Capisco la preoccupazione per la situazione a Ceuta, ma prorogare i controlli di Schengen come primo atto rischia di essere più simbolico che efficace e rischia soprattutto di negare diritti fondamentali a persone in fuga. La sicurezza va garantita, certo, ma non può diventare pretesto per normalizzare la chiusura delle frontiere senza trasparenza: chiediamo di conoscere quali siano i elementi di valutazione su cui si basa la decisione e per quanto dureranno davvero queste misure. È positivo che si riconosca lo sforzo della Spagna e dell'UE, ma la risposta dovrebbe essere di cooperazione e solidarietà, non di isolamento. Tra i migranti a Ceuta ci sono circa 1.200 minori non accompagnati: la priorità deve essere la loro protezione, con accesso a servizi, assistenza legale e percorsi di ricollocazione, non la militarizzazione dei confini. In più va contrastata con decisione la disinformazione che alimenta ondate di odio e sfruttamento politico: se ci sono reti che diffondono false notizie, vanno individuate e fermate, senza però usare la paura per adottare politiche che ledono i diritti. L'Europa può e deve fare di meglio: più vie legali, gestione comune degli arrivi e investimenti nelle cause profonde delle migrazioni, invece di usare i migranti come merce di scambio politico.