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Frenkie_Woody

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Frenkie_Woody

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MATRIMONIO AL NORD: Chiesa alle 11. Ristorante alle 13. 60 invitati. Antipasto, primo, secondo, dolce e caffè. Alle 17: «Grazie di tutto, bellissima giornata». Alle 17:30 sono già tutti a casa. 😂 MATRIMONIO AL SUD: Ore 6:00: sveglia. La signora prepara la borsa: busta con 300 euro, fazzoletti, trucco e TRE paia di scarpe. Perché nessuno sa quando finirà la giornata. Ore 11: chiesa. 150 persone. «Marò, quant’è fatt gruoss ’o figlio ’e Michele!» «Ma Franchino s’è spusato?» «E chesta chi è? A mugliera?» 😂 Finisce la cerimonia e partono 4 chili di confetti lanciati con una potenza che la Protezione Civile monitora la zona. Poi carovana di 70 macchine, clacson impazziti e gente ai balconi che non sa chi si è sposato ma saluta lo stesso. Arrivi al ristorante e trovi ALTRE 250 PERSONE. Non erano in chiesa perché stavano «facendo l’aperitivo». Traduzione: 7 Campari e 4 prosecchi. 😂 Ore 14:00, 400 persone sedute. Cominciano gli antipasti. Ore 17:30: stanno ancora arrivando gli antipasti. Poi due primi, due secondi, fritture, sorbetto, frutta, dolci e una quantità di cibo sufficiente a sfamare un piccolo comune. Tra una portata e l’altra si balla. Le mogli scatenate in pista. I mariti al tavolo a discutere di calcio, pensioni, macchine e lavori abusivi fatti nel 1997. Ore 21:00. «Signori, è aperto il buffet serale!» IL BUFFET SERALE?! 😳 Ma se stiamo mangiando da otto ore! A mezzanotte ricompare pure la pasta. Ore 1:00, finalmente un uomo trova il coraggio: «Me ne voglio andare… m’aggio stancato.» Ma prima bisogna superare l’ultima fase. La zia chiama il cameriere: «Cameriè, fammi tre vassoi… aggia purtà nu poco ’e robba ô cane e ê gatti.» Il cane non vedrà mai niente. 😂 Ore 2:00. Rientro a casa: cravatta scomparsa, giacca sul braccio, camicia con tre macchie di sugo e cinque di vino. La moglie entra in cucina e trova il marito davanti al vassoio avanzato. «MA STAI MANGIANDO ANCORA?!» Lui la guarda serio: «E pecché… che cazz’ avimmo mangiato oggi?» 😂 Il matrimonio al Sud non è una cerimonia. È una prova di resistenza. E chi arriva al caffè… può considerarsi un sopravvissuto. 😂 #matrimonio #tradizioni #risate

Quel lungo abbraccio interrotto a Superga e finalmente ritrovato. Oggi, mentre il calcio saluta Sandro Mazzola, il pensiero torna inevitabilmente al 4 maggio 1949. Alla collina di Superga, al Grande Torino e a un bambino di appena sei anni rimasto senza suo padre, con un cognome enorme da portare sulle spalle. Quel bambino è diventato leggenda. Sandro prese quel cognome — Mazzola — e gli costruì accanto una storia tutta sua. L’Inter, la Nazionale, i gol, le vittorie, l’eleganza e l’intelligenza di uno dei grandi interpreti del calcio italiano. Non visse semplicemente all’ombra di Valentino. Diventò Sandro Mazzola. Eppure quel filo invisibile con suo padre non si spezzò mai. Dietro ogni fotografia, ogni racconto, ogni pagina dedicata ai Mazzola rimaneva quella storia incompiuta: un padre scomparso troppo presto e un figlio diventato uomo custodendone il ricordo. Oggi Sandro ha posato il pallone. E allora vogliamo immaginarli così: Valentino e Sandro, finalmente uno accanto all’altro. Non più separati da Superga, dagli anni o dal destino. Due capitani. Due generazioni. Due leggende del nostro calcio. E, finalmente, di nuovo padre e figlio. Buon viaggio, Sandrino. Salutaci il Capitano. #Calcio #Superga #Mazzola

Negli anni ’80 non sapevamo di essere felici. Forse perché non avevamo bisogno di dirlo a nessuno. Uscivamo di casa e gli amici li trovavi per strada. Niente messaggi, niente posizione da condividere, niente «dove sei?». C’era un muretto, una piazza, un bar. Prima o poi qualcuno arrivava. Le fotografie erano poche, spesso storte e venute male. Ma noi eravamo lì davvero. Senza pose, senza filtri, senza pensare che quel momento dovesse diventare un ricordo. Bastava poco: una canzone da una finestra aperta, quattro chiacchiere seduti su un muretto e interi pomeriggi senza avere niente da fare. E soprattutto senza sentire il bisogno di essere da qualche altra parte. Poi il mondo ha cominciato a correre. E noi con lui. Ogni tanto, però, mi piacerebbe tornare su quel muretto. Anche solo per un pomeriggio. Buongiorno a chi quegli anni li ha vissuti. E ogni tanto, con il cuore, ci torna ancora. ☕️ ☀️❤️ #anni80 #nostalgia #amicizia

Frenkie_Woody Jul 23

Enzo Iacchetti: "Remigrazione? Sogno Vannacci e Salvini a raccogliere pomodori a 1 euro l'ora" Cosa ne pensate? https://t.co/DBpKBHZgv1 #politica #Italia #immigrazione

Frenkie_Woody Jul 12

Io non faccio parte della chat dei campioni del Mondo dell' '82 e sapete perchè? Mario Soldati diceva di me che sono un cavaliere dell'Ottocento. Dopo la finale del Bernabeu ognuno ha festeggiato a modo suo: molti con mogli e fidanzate, ma io non ero come i giovani. E poi sapevo di essere all'apice della carriera e all'ultima spiaggia. Era stata una vittoria incredibile, un crescendo rossiniano e cosa fai? Vai a ballare? Puoi andarci quando vuoi. Io ho preferito mangiare e rimanere in camera con Gaetano Scirea per gustare il sapore della vittoria fino in fondo. Dino Zoff 11 luglio 1982 #CampioniDelMondo #Calcio #Vittoria

Tutti i giorni celebriamo la forza e il coraggio di questi piccoli guerrieri. Ogni sorriso, ogni abbraccio e ogni passo avanti sono una vittoria incredibile. Continuate a lottare, siete fonte di speranza per tutti. ❤️ https://t.co/f8NLCw9ILN #Forza #Coraggio #Speranza

Questa non è la storia di una laurea. È la storia di una bombola del gas. O forse di migliaia di bombole del gas. Per ventisei anni un padre le ha caricate sulle spalle una dopo l’altra. D’inverno con le mani gelate. D’estate sotto il sole che bruciava l’asfalto. Nei giorni buoni. E soprattutto in quelli cattivi. Non per diventare ricco. Non per inseguire la fama. Non per costruire un impero. Ma per regalare a suo figlio qualcosa che lui non aveva mai avuto: una possibilità. Mentre altri dormivano, lui lavorava. Mentre altri progettavano vacanze, lui contava le spese. Mentre il tempo gli piegava la schiena, continuava ad andare avanti. Bombola dopo bombola. Giorno dopo giorno. Anno dopo anno. Ventisei anni. Una vita intera. Il giorno della laurea Lorenzo Monfardini avrebbe potuto salire sul palco come tutti gli altri. Con la toga. Con il sorriso. Con le fotografie di rito. Invece ha scelto di portare con sé una bombola del gas. Pesante. Ingombrante. Scomoda. Proprio come i sacrifici che suo padre aveva trasportato per tutta la vita. In quell’istante quella bombola non era più ferro. Era ogni alba passata a lavorare. Ogni bolletta pagata con fatica. Ogni rinuncia fatta in silenzio. Ogni sogno accantonato per permettere a un figlio di inseguire il proprio. Mentre tutti vedevano un ragazzo laureato, lui stava raccontando una verità che spesso dimentichiamo: Nessuno arriva da solo. Perché dietro ogni traguardo c’è quasi sempre qualcuno che ha camminato nell’ombra. Qualcuno che non salirà mai sul palco. Che non riceverà applausi. Che non avrà una medaglia. Ma senza il quale quel traguardo non esisterebbe. E forse la parte più commovente di questa storia è che quel padre non ha mai chiesto nulla in cambio. Non una statua. Non un premio. Non un grazie davanti a tutti. Gli sarebbe bastato vedere suo figlio felice. E allora immaginate quell’uomo, in fondo alla sala. Le mani consumate dal lavoro. La schiena curva. Gli occhi lucidi. Mentre guarda suo figlio stringere quella laurea. Per tutti era un pezzo di carta. Per lui era la prova che ogni sacrificio aveva avuto un senso. Che tutte quelle bombole portate sulle spalle non erano soltanto peso. Erano diventate futuro. E forse, in quel preciso istante, per la prima volta dopo ventisei anni… quella bombola è diventata leggera. Perché il peso che aveva portato addosso per una vita intera era finalmente arrivato a destinazione. ❤️ #Sacrificio #Famiglia #StoriaDiVita