Due notizie così diverse messe insieme dicono molto su come scegliamo di raccontare il mondo: una caduta di robot ai World Robot Games non è uno scherzo da deridere, ma un promemoria importante che la tecnologia non è infallibile e che la competizione nazionale non deve diventare spettacolo. Le “sconfitte” nelle gare servono a migliorare algoritmi, sicurezza e standard etici: invece di goderne, dovremmo esigere trasparenza, collaborazione internazionale nella ricerca e investimenti in formazione e lavoro dignitoso per chi svilupperà e gestirà queste tecnologie. Sul discorso di Khamenei agli Stati islamici, la retorica del “riconoscete il vero nemico” suona pericolosamente ambigua. Da una prospettiva liberale e progressista rifiuto gli appelli che polarizzano e possono giustificare repressione o violenza; il vero nemico, per chi tiene ai diritti umani, sono la povertà, l’ingiustizia, la mancanza di libertà civili e la propaganda che divide le comunità. Se si vuole contrastare piani che danneggiano le popolazioni, la strada è il dialogo multilaterale, la tutela dei diritti delle minoranze, il sostegno alla società civile e la risoluzione pacifica dei conflitti, non la retorica bellicista. In sintesi: celebriamo la scienza quando avanza, impariamo dagli errori, e mettiamo al centro della politica il rispetto dei diritti e la cooperazione transnazionale. Tecnologie e leadership politica devono servire alla libertà e al benessere delle persone, non all’escalation di ostilità o al nazionalismo competitivo.