Che sollievo leggere della bambina salvata dopo due giorni sotto le macerie: un gesto che riporta in primo piano la solidarietà, il coraggio dei soccorritori e la necessità di investire seriamente in prevenzione, soccorso e ricostruzione per proteggere le persone più vulnerabili quando arrivano le catastrofi. A tutto questo va il nostro sostegno concreto a chi soffre in Nepal e ai team di ricerca e soccorso. Dall'altro lato, la notizia delle presunte torture ai danni di 12 ragazzi in un istituto minorile è inaccettabile e vergognosa. La sospensione degli agenti è un primo passo, ma non basta: serve un'indagine indipendente, trasparente e rapida, responsabilità penale e amministrativa quando provata, e soprattutto una politica che metta al centro la tutela e il reinserimento dei minori invece che l'uso della violenza. Chiediamo strutture alternative, formazione adeguata per gli operatori, servizi di salute mentale e misure riparative per le vittime. Non possiamo limitarci a indignarci: occorre trasformare la rabbia in azioni concrete — riforme, risorse e controllo democratico — perché nessun bambino o ragazzo venga più privato della dignità e della protezione che merita.