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Angelo Mangiante

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Angelo Mangiante

✍️ Appunti di viaggio  Un viaggio fantastico per Flavio Cobolli. Prima volta in carriera vola in semifinale in uno Slam. Prima volta in carriera vola nei Top Ten. Se non bastasse, ci regala pure la certezza di un italiano in finale al Roland Garros domenica.  In un mercoledì da leoni pieno di vento, Flavio non si è mai fatto mai travolgere dall'onda anomala stavolta rappresentata da Felix Ager Aliassime. Uno con il fisico scolpito e fibre muscolari da paura, ma senza la praticità, il temperamento, la scaltrezza, la furbizia di Flavio cresciuto scivolando sulla terra rossa.  Si è messo lì Flavietto. Sul Philippe Chatrier da sempre altezzoso con gli italiani. Si è guardato intorno ma non per cercare il consenso. Voleva solo aspettare tra il vento l'arrivo dell'onda perfetta da cavalcare.  Il vento non è mai un avversario. È un alleato, così va trattato, con intelligenza. "Winning ugly" il libro borderline di Brad Gilbert. Vincere sporco, quando serve. Senza paura di infilarsi nei peggiori bar di Caracas. Perché alla fine l'onda perfetta arriva, anche dopo la mareggiata del primo set: 6-4 per l'aitante surfista canadese.  Nello scorrere del tempo tra alternanza di inquietudine e spensieratezza cambia però la regia. Via John Milius e dentro Stefano Cobolli. Il Philippe Chatrier diventa davvero Malibù, California. Le nuvole grigie si allargano e lasciano spazio al Big Wednesday. Cambia pure la musica e si presenta Basil Paledouris con il suo stile imponente ed epico perché serve una colonna sonora di quelle serie per l'occasione. Finisce 4-6 6-4 6-4 6-4. È tutto  vero. Un vero mercoledì da leoni per Flavio e per il tennis italiano. L'onda lunga azzurra non si è ancora esaurita.  ✍️ Angelo #Tennis #RolandGarros #FlavioCobolli

✍️ Appunti di viaggio 40 anni oggi e un mito che non tramonterá mai. Rafa ha insegnato il rispetto, come si vince e come si perde. Un gladiatore sempre sporco di terra rossa e candido nei suoi valori. Lo sport come educazione. Una filosofia di vita per non mollare mai. Il privilegio di averlo conosciuto da vicino da quando aveva 16 anni. Era il suo primo Masters 1000 in carriera, a Montecarlo. Si qualifica e in tabellone giocò contro Kucera, ex top ten, in quel momento n.49. Ero con Paolo Bertolucci nella postazione commento del Country Club ed era la prima telecronaca per quel ragazzo dal viso da indios che correva come una furia su tutte le palle. Con Paolo ci sfilammo per un attimo le cuffie. Mettiamo il mute sul microfono. All'unisono guardandoci stupiti: "ma questo è un fenomeno!'. Fece fuori Kucera e al secondo turno andò oltre battendo Albert Costa, n.7 al mondo. Un capolavoro: 76 63. Si arrese solo al miglior Guillermo Coria, il mago, 76 63. Ma da quel giorno vinse il torneo per i successivi 10 anni, perdendo solo da Djokovic nel 2013. Si è imposto 11 volte in totale a Montecarlo, 92 tornei vinti, 22 titoli dello Slam. Un cerchio chiuso con Rafa al Roland Garros nel 2022. Ero lì per Sky Sport, era il suo ultimo Parigi. Stava a pezzi con il piede. Antidolorifici, ghiaccio, antiinfiammatori, giocava sul dolore al piede e al cuore. Riuscì a battere, con una gamba sola, Aliassime in ottavi, match mostruoso con Nole nei quarti, Zverev in semifinale per ritiro nel secondo set del tedesco e partita perfetta in finale contro Ruud intimorito da tanta leggenda di fronte. Era il suo 14esimo Slam a Parigi. 22esimo e ultimo. Il giorno dopo Rafa volle che fossi presente anche in un lussuoso Hotel di Parigi per l'intervista di rito al vincitore. In realtà non ci spettava come Tv, ma Rafa è Rafa e ha un cuore enorme. Per sempre speciale per me. Buon compleanno leggenda @RafaelNadal ❤️ #RafaelNadal #Tennis #Sport

Quante emozioni qui al Roland Garros. Le maratone epiche, il grande ritorno dei due Mattei, il derby azzurro, Flavio che vola, una terra azzurra, tre italiani per la prima volta nei quarti in uno Slam. Il piacere e l'onore di essere qui per @SkySport La vita è meravigliosa ❤️ https://t.co/labWOX6T9a #RolandGarros #Tennis #Slam

È già storia a Parigi!! Senza Sinner, Musetti e Darderi, ci pensano gli ABC. ARNALDI 🇮🇹 BERRETTINI 🇮🇹 COBOLLI 🇮🇹 Prima volta nell'Era Open tre italiani nei quarti in uno Slam. Arnaldi batte Tiafoe 6-4 al 5° set dopo 5 ore! Nei quarti Arnaldi-Berrettini e Cobolli-Aliassime 💪 https://t.co/rnRgbXU1YE #Tennis #RolandGarros #ATP

SPLENDIDO 🔥 Matteo Berrettini (30 anni e 42 giorni) è l'italiano meno giovane in Era Open a raggiungere i quarti di finale in uno Slam. Battuto JM Cerundolo 63 76 76 e 7° quarto Slam in carriera, secondo italiano dopo Sinner (14 volte nei QF). Matteo eguaglia QF al RG nel 2021 https://t.co/qtcKZsvR5N #Tennis #Berrettini #GrandSlam

✍️ Appunti di viaggio 🔥 Con o senza Jannik, l'Italia detta legge anche a Parigi. Quarti di finale per la prima volta al Roland Garros per Flavio Cobolli. Splendido. Un solo set perso, oggi, in quattro partite giocate. Unico a riuscirci. Addomesticato sul centrale anche l'americano Svaida 6-2 6-3 6-7 7-6 in più di tre ore. È stato salvifico il tie break vinto al quarto, dopo aver sprecato il vantaggio di 5-1 e un match point sul 5-4. È stata meravigliosa la reazione per evitare un pericoloso quinto set. Perché Flavio vuole continuare a sfruttare questa grande occasione. Perché aveva già rotto in ghiaccio con i quarti a Wimbledon. Perchè era già salito al n.12 al mondo e ora di più. Perché sulla terra interpreta strategia e colpi come chi è cresciuto da sempre sul rosso e conosce come pochi i segreti. Non a caso, scivola meglio di tutti. Un gioco di gambe da cineteca. Miglior difensore al mondo, insieme a Nole. Devi fargli il punto 2-3 volte. Pattina ovunque alternando rotazioni e cambi di ritmo. Mai due palle uguali. È un momento molto particolare a Parigi. L'edizione senza un Re. Non mi riferisco ai 14 titoli da marziano di Rafa. Non ci sono più neppure gli inavvicinabili finalisti della scorsa edizione. Una delle finale migliori di sempre per qualità dei colpi e pathos alle stelle tra Jannik e Alcaraz. Gli altri sono umani. Sono sempre lì, ma non fanno male i vari Medvedev, Ruud, Rublev, Fritz, Tsitsips e vari.  Zverev è nel dilemma amletico di sempre: essere o non essere. Per lui stavolta è ora o mai più.  Sono troppo spesso con i cerotti Draper e Fils. Fanno paura invece i due 2006, Fonseca e Jodar, la new age di un tennis di altissimo livello. Hanno stili differenti, sono diversi nel modo in cui stanno in campo, ma azzannano allo stesso modo. Entrambi sicuri protagonisti nel presente/futuro e già per la prima volta a 19 anni nei quarti in uno Slam. Nella scia in cui c'è anche il 2005 Mensik. C'è però ancora spazio per inserirsi per Cobolli. Credici Flavio. Con umiltà e la giusta ambizione. Il viaggio durissimo con papà Stefano lo conoscono in pochi. Pochi come i soldi in tasca. Tanta volontà, passione e notti insonni per arrivare dove sei ora. In pochi conoscono il significato di un inferno come il circuito Atp. Pieno di forche caudine e serpenti. Dove non arriva a guadagnare un euro il 200 al mondo, con tutte le spese a carico da affrontare. Il n.300 Atp addirittura perde soldi a fine anno, pur allenandosi full time da professionista tutti i santi giorni come i top ten. Ci sei passato in quelle sabbie mobili e ora stai nelle parti altissime, n.11 come best ranking con i quarti al RG. Gustatela fino in fondo. Perché con questa consapevolezza raggiunta, sai che puoi spingerti ancora più avanti a Parigi. Portando con orgoglio in campo tutto il lavoro splendido che hai ora addosso. Una corazza in grado di  proteggerti.  ✍️ Angelo #RolandGarros #Tennis #FlavioCobolli

✍️ Appunti di viaggio  Stavolta in aereo, in volo per Parigi. Nel sogno di un'Italia che ci fa sentire sempre più orgogliosi di questi ragazzi. Cambiano le facce, ma dentro sono sempre ispirati da una luce particolare. A Parigi stavolta non ci sono in ottavi, per motivi diversi, Sinner e  Musetti. Neppure Darderi. Ma c'è un gruppo che ha risorse infinite se a rappresentarci  ci sono tre lottatori strepitosi come Cobolli, Berrettini e Arnaldi. Significa che il nostro stato dell'arte del tennis italiano è a livello paradisiaco. Viene ogni volta riscritta una scalata sorprendente. Mai scontata. Conquistata anche in condizioni estreme. Era già successo pochi mesi fa con la Coppa Davis a Bologna. Out Jannik & Lorenzo, non convocato Darderi (allora n.27) e dentro due gladiatori come Matteo & Flavio. The Italian Golden Era. Fanno bene a chiamarla così in giro per il mondo.  Solo una volta nell'Era Open, avevamo portato tre azzurri in ottavi al RG: Jannik, Musetti e Berrettini nel 2021.  Vado in rigoroso ordine alfabetico e non importa come andrà a finire.  The joy is the jouney not the destination.  🔥 ARNALDI Prestazioni da 10. 10-4 come il super tie-break contro un tostissimo Collignon al 5° set.  10 come le vittorie negli ultimi 11 match giocati (ha perso solo al terzo set vs Jodar in ottavi a Roma e trionfato a Cagliari in precedenza in finale su Hurkacz). Era uscito dai primi 100, ora contro Tiafoe (ex n.10, adesso n. 22) se la giocherà consapevole di fare paura sulla terra (1-1 precedenti, perso a Wimbledon, ma vinto a Madrid sul rosso).  ----  🔥 BERRETTINI La trasformazione rispetto al Foro dà la misura della reazione dentro se stesso. Ha pianto di gioia dopo match epico vs Comesana e ha fatto venire i lacrimoni pure a noi. 5 ore e 16', la partita (15-13 al 5°) più lunga della carriera, annullando due match point.  "Vendetta Cerundolo per Jannik" è un titolo sbagliato. Vendetta nasconde acredine. Matteo e Jannik non hanno sentimenti negativi, per questo li amiamo. Contro Juan Manuel Cerundolo nessun precedente, serve cuore e tanto martello.  Piccola riflessione. Matteo in carriera è stato n.6 al mondo, più finale nel Tempio sacro, semifinale a US Open e Open d'Australia, più quarti al RG e ha vinto due Coppe Davis. Please, rispetto. Prima di criticarlo, contare fino a 1.000, poi maneggiare con cura un campione. Sì, Matteo è un campione.  -----  🔥 COBOLLI È Flavioloso il modo in cui gioca e si batte. I migliori piedi del circuito. Il più rapido. Un motorino sotto le gambe. Il servizio poi  migliorato con effetto fionda e un triplo arco dorsale oltre i limiti umani. Sa fare tutto. Sa anche essere l'unico a non aver finora perso un set in questa edizione nel forno al microonde del Roland Garros. Un tris azzurro bellissimo. Nel frattempo.... ✈️ Appena atterrato a Parigi.  The Italian Job.  Forza 🇮🇹 🇮🇹 🇮🇹  ✍️ Angelo # SkySport #Tennis #RolandGarros #Italia

Per questo gesto gli avrei consegnato il Pallone d'Oro direttamente in campo. Un cuore grande. Prima ancora di esultare va a consolare il connazionale Gabriel disperato per l'errore decisivo. Capitano vero ❤️ @marquinhos_m5 https://t.co/vjQmwfa8gx #PalloneDoro #Capitano #Calcio

FANTASTICO TRIS !!!!!! 🔥 COBOLLI 🔥 BERRETTINI 🔥 ARNALDI OTTAVI DI FINALE AL ROLAND GARROS 🇮🇹🇮🇹🇮🇹 #RolandGarros #Tennis #Italia

Siiiiiii 🇮🇹 🇮🇹 Aspettando Arnaldi, #Berrettini & #Cobolli volano negli ottavi al Roland Garros!!! Matteo vince una battaglia EPICA 7-6 al 5° set con l'argentino Comesana dopo 5 ore!!! Flavio domina tre set a zero Tien (n.18 Atp). La fantastica coppia Davis avanza a Parigi 💪💪 https://t.co/pdh6yfDC1O #RolandGarros #Tennis #Italia

✍️ Appunti di viaggio Sono passate ventiquattro ore dalla sconfitta di Sinner. Il velo di tristezza è ancora presente. Sì, presente e pure tanto. Nessuna vergogna ad ammetterlo. Si vince con Jannik. Si perde con Jannik. Ormai è così. Aggiungo solo qualche riflessione, prima di guardare avanti. Ho letto critiche esagerate su Sinner. Definito troppo vulnerabile, poco resistente al caldo, troppi infortuni e crampi, fantasmi, ansie e via a ruota libera. Qualcuno non vedeva l'ora di tirar fuori il file ammuffito dopo 6 Masters 1000 vinti e 30 match vinti di fila. La faziosità di chi riesce a esultare vedendo Jannik in difficoltà fisica sul campo evidenzia invidie recondite. Non perdo tempo a smontare questi teoremi fake. Meglio l'indifferenza, ce lo insegna Jannik. Non ti curar di loro ma guarda e passa. C'è qualcosa di più serio su cui riflettere. La cultura della sconfitta. Ha perso da eroe Jannik. È riuscito a rimanere in piedi di fronte a una sconfitta dolorissima. Una spada addosso ma non è crollato. Ha sbandato ma è rimasto lì. Stordito, ma senza cadere in quella dannata polvere rossa. In quell'inferno infuocato di un cratere chiamato Philippe Chatrier. Zero alibi a cui aggrapparsi, eppure ne aveva tantissimi. Zero scuse per giustificare una sconfitta. Poteva andare negli spogliatoi e rimanerci. Avrebbe perso per ritiro, non per l'avversario. È invece rimasto piegato in due ma ha voluto arrivare alla fine per stringere la mano ad un avversario che aveva dominato 6-3 6-2 5-1. Prima che il malore spazzasse via tutto. Questa sconfitta vale come i 30 match vinti. Perché Jannik ci ha mostrato come perde un fenomeno. Con dignità. Con rispetto. Con dolore al cuore, ma senza piangersi addosso. Sinner non ci ha insegnato solo la cultura della vittoria che nel tennis italiano conoscevamo poco. Ma ci ha insegnato anche questa cultura della sconfitta che forse non conoscevamo per niente. Quella più difficile da accettare. Senza scuse e senza alibi. Un diamante raro anche su questo. Un eroe anche nelle sconfitte. ✍️ Angelo #Sinner #Tennis #CulturaDellaSconfitta

✍️ Appunti di viaggio Premessa. Una sconfitta che non cambia di un centimetro il giudizio su Sinner. Fino al 6-3 6-2 5-1 aveva dominato Juan Manuel Cerundolo, n.56 al mondo. Poi il colpo di calore. Il caldo torrido. Un dannato match cominciato in un mezzogiorno di fuoco e proseguito tra accenni di crampi e sensazioni di vomito. In tanti si sono sentiti male finora a Parigi. È toccata anche a lui. Al più forte di tutti. Fisioterapista e spogliatoi per respirare. Una lotta per non crollare a terra. Provare a non mollare ma le gambe non rispondono. Il pubblico non lo aiuta, a parte poche eccezioni, ma nessuno si aspettava un aiuto da loro. Figuriamoci. "Sento di dover vomitare" dice alla squadra. Sull'orlo dello sfinimento, giocando quasi da fermo. Il mondo addosso. La caduta dell'uomo dei record, 6-1 al quinto set. Peccato, nel catino infuocato da una temperature torrida era ormai diventato un altro sport. Non era tennis. Sinner è stato commovente. Rimasto in campo soffrendo fino all'ultimo respiro. Dimostrando una capacità di sopportazione del dolore fisico quasi disumana. Abbiamo sofferto pure noi. Perché la proprietà transitiva non c'è solo quando alza trofei in tutto il mondo e siamo strafelici. Sei Masters 1000 vinti di fila. Trenta partite vinte consecutivamente dalla sconfitta con Mensik a Doha. È andata così. Annata strepitosa, annata in cui ha riscritto la storia del tennis.  Ora riposo, recupero fisico e nervoso. Una stagione bellissima ma massacrante per lui. Gestione del recupero adesso. Poi via a ricordare nel Tempio Sacro sull'erba chi comanda. A Wimbledon c'è da difendere il titolo e lo farà attaccando come sa fare. Una certezza. Parigi non cambia di una virgola nulla. Ci sarà tempo e modo per vincere il Roland Garros. Jannik rimane di gran lunga il n.1 al mondo. Per distacco il migliore di tutti. ✍️ Angelo #Tennis #JannikSinner #RolandGarros

✍️ Appunti di viaggio  Esordio in scioltezza per Jannik. Look da Principe azzurro, trattando il carneade francese Tabur con la disinvoltura di chi oggi pratica un altro sport rispetto agli umani. Pronti, via, 8 punti di fila per Jannik. 6-1 in 27' e dominio totale. Buona la prima: 6-1 6-3 6-4. Due ore tranquille e a casa. Risparmiando energie che serviranno nei tapponi di montagna del Tour de France piazzati nella settimana decisiva. Riassaporando intanto, nel suo esordio, il frullatore dell'atmosfera francese da prendere sempre con le molle. Parigi, Roland Garros, Bois de Boulogne, quel concetto mai tramontato della Grandeur. Tra potenza e declino. La decadenza dei modi. Lo scivolamento dell'ego. Fino purtroppo allo sciovinismo d'Oltralpe in cui Jannik è rimasto impigliato, suo malgrado, nella mega trappola della finale bollente dello scorso anno. La più dolorosa per Jannik e quindi, per la proprietà transitiva, per noi che eravamo lì. Quel puntino dentro l'immenso Philippe Chatrier riassegna la vera grandezza. Quel puntino, alto e asciutto di nome Jannik, è tornato dentro il catino. Dove un anno fa più di qualcuno si era perso nella Senna la parola "classe". Ma non è un problema. Perché già a Wimbledon, il mese dopo, Jannik aveva risistemato tutto. Anche stavolta, tornando sul luogo di un anno fa, sa perfettamente che c'è da finire un lavoro. Nessuna vendetta o chissà cosa. I sentimenti negativi non li conosce Jannik. Ma c'è da rimettere la cose a posto.  Aggrappandosi al suo tratto distintivo: la cultura del miglioramento. Lo ha insegnato a tutti. La cultura del miglioramento lo ha portato dal non aver mai vinto un grande torneo sul rosso, a trionfare in tre Masters 1000 di fila sulla terra (Montecarlo, Madrid, Roma). Come solo Nadal era riuscito per l'ultima volta nella stessa stagione nel 2010.  La scalata alla Tour Eiffel è ricominciata. Provando in ogni partita, anche facile come stasera, a migliorare qualcosa. A sperimentare, a elaborare, a testare, a non buttare neppure un punto per poter aggiungere qualcosa nel repertorio. Questo Sinner, così pieno "di classe", sarà difficile, molto difficile, da fermare. Oui, très difficile à arrêter.  ✍️ Angelo #RolandGarros #Tennis #JannikSinner

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