On Tuesday, October 6, the national Olympic committee will decide on the future of Giovanni Malagò and on the commissioning of the Figc, following issues related to membership. (translated)

On Tuesday, October 6, the national Olympic committee will decide on the future of Giovanni Malagò and on the commissioning of the Figc, following issues related to membership. (translated)

The carabinieri seized two textile companies between Naples and Salerno, identifying 102 irregular workers and reporting serious violations of safety regulations and the employment of foreigners without residence permits. (translated)

Escravizado a popularidade | (Filipenses 2, 1-11) #2846 | Meditação da Palavra Passagens Complementares: João 6,15 Gálatas 1,10 I Tessalonicenses 2,4 https://t.co/eF9XPYbb0b #Meditação #Bíblia #Espiritualidade
"quando si trattano temi così delicati, bisogna muoversi sempre con grande prudenza e attenzione anche guardando alla complessità del Paese perché in Italia abbiamo aree in cui la presenza di comunità immigrate, presenti da decenni, è molto ampia e anche noi lo vediamo nei nostri territori dove nella zona vesuviana ci sono tantissimi lavoratori impegnati nel tessile e nell'agricoltura, e dunque c'è una concentrazione naturale"Anche il presidente dell'Anci e sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ha fatto notare che "quando si trattano temi così delicati, bisogna muoversi sempre con grande prudenza e attenzione anche guardando alla complessità del Paese perché in Italia abbiamo aree in cui la presenza di comunità immigrate, presenti da decenni, è molto ampia e anche noi lo vediamo nei nostri territori dove nella zona vesuviana ci sono tantissimi lavoratori impegnati nel tessile e nell'agricoltura, e dunque c'è una concentrazione naturale". #DecretoScuola #Integrazione #PoliticaEducativa
«Prima di luglio abbiamo realizzato una semplificazione molto importante su cui adesso stiamo lavorando dal punto di vista tecnico affinché diventi operativi nei prossimi mesi: parlo della disponibilità della tessera elettorale digitale»«Prima di luglio abbiamo realizzato una semplificazione molto importante su cui adesso stiamo lavorando dal punto di vista tecnico affinché diventi operativi nei prossimi mesi: parlo della disponibilità della tessera elettorale digitale», ha affermato ieri Zangrillo a margine del convegno promosso dal Comune di Genova sull'innovazione, la digitalizzazione e l'uso dell'intelligenza artificiale nella Pa. #TesseraDigitale #VotoElettronico #DigitalizzazionePA
Il ministro Zangrillo annuncia che gli italiani potranno votare al seggio utilizzando una tessera elettorale digitale sullo smartphone, segnando una significativa semplificazione nel processo di voto. #TesseraDigitale #VotoElettronico #DigitalizzazionePA

A livello di fiction televisiva, la situazione è meno grave, ma nessuno (o quasi) ricorda che la gran parte delle prime dieci società di produzione audiovisiva attive in Italia è passata negli ultimi anni nelle mani di gruppi stranieri, ovvero di multinazionali dell’immaginario che hanno saccheggiato il tessuto industriale nazionale, anche grazie all’uso (ed abuso) del controverso strumento mercatista del “tax credit” (della cui irrealizzata riforma si è impropriamente fatta vanto la stessa premier Meloni, nel celebrare i suoi primi quattro anni di governo). #CinemaItaliano #MostraVenezia #PoliticheCulturali
Questa – ha aggiunto – è una semplificazione importante per i cittadini perché io stesso tutte le volte che devo andare a votare mi pongo il problema di dove ho lasciato la scheda elettorale, accade che poi non la si trovi e si è costretti ad andare in Comune per chiederne una copia. Con la tessera elettorale digitale basta che ci ricordiamo di portarci dietro il nostro smartphone e possiamo andare a votare tranquilliAd annunciare la novità è stato il ministro per la Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo. #Elezioni2027 #TesseraDigitale #PaoloZangrillo
Alle prossime elezioni, gli elettori potranno utilizzare una tessera elettorale digitale, semplicemente mostrando il proprio smartphone, come annunciato dal ministro Paolo Zangrillo. #Elezioni2027 #TesseraDigitale #PaoloZangrillo

Elena Pero, l’infinita bravura in una persona normale A 60 anni la voce del tennis di Sky si è spenta all’improvviso: in un’epoca di telecronisti invasati e indemoniati Elena, bravissima e simpaticissima, era una sopravvissuta di un’era che non c’è più Io arrivai a Mediaset, o meglio alle tv Fininvest nell’ottobre 1988; avevo 34 anni. Il mio ufficio a Palazzo dei Cigni a Milanodue era attiguo a quello di Rino Tommasi e di lì a poco vidi arrivare Elena Pero che Rino aveva scelto, fra mille, come sua personale assistente e collaboratrice visto che di tennis sapeva tutto quello che mente umana avrebbe potuto sapere: e se a dirlo era Rino Tommasi, altro da aggiungere non c’è. Aveva 22 anni Elena, era timida ma sempre sorridente, silenziosa ma sempre arguta ogni volta che avevi occasione di scambiare due parole con lei, magari alla macchinetta del caffè: era straordinariamente intelligente, straordinariamente ironica (e autoironica), straordinariamente simpatica. Come me, che avevo scelto di lavorare dietro le quinte, da autore e curatore di programmi senza apparire in video, anche Elena apprezzava il low profile: apparire non era ciò che desiderava e questa predisposizione alla riservatezza e al riserbo che ci accomunava ci aveva reso in qualche modo complici. Le redazioni delle tv, credo di poter dire di qualunque tv, pullulano - lo dico con tutto il rispetto possibile - di bambinoni di 30, 40 e 50 anni mai cresciuti la cui unica ragione di vita - parlo di vita quotidiana - è quella di mettere, come si dice in gergo, il faccione in televisione. Tutto il resto non conta. Come diceva quello: tessera e distintivo. Dopo qualche tempo Rino Tommasi si trasferì a Sky e Elena, che nel frattempo si era fidanzata col produttore più timido, silenzioso e gentile dei produttori Fininvest, Sergio Velli, naturalmente lo seguì. Erano i primi anni Novanta e tutto avrebbe pensato, Elena Pero, tranne che un giorno sarebbe diventata la voce del tennis per Sky al ritiro dalle scene del suo mentore e grande maestro Rino Tommasi. Dire quanto brava sia stata Elena come telecronista, e quanto sia riuscita a rimanere se stessa in un’epoca in cui ai telecronisti è richiesto di essere prima di tutto urlatori, indemoniati e invasati, è supefluo. A Elena avreste potuto chiedere tutto, ma non di smettere di essere la “persona normale” che tenacemente e convintamente aveva scelto di essere credo fin da bambina. Io le volevo bene soprattutto per questo. E adesso che non c’è più, nell’abbracciare Sergio e Martina che l’hanno persa troppo presto sento un sottile ma forte dispiacere che mi assale: non averle mai detto che averla conosciuta è stato per me un piacere, un divertimento e un onore. #ElenaPero #Tennis #SkySports
Eenzaamheid vergroot de kans op dementie, maar goed aangepaste leefgewoonten kunnen helpen om de ziekte te voorkomen, volgens recent onderzoek van Tessa van Baal van de Universiteit Maastricht. #Eenzaamheid #Dementie #Gezondheid

Tessel en Bente Overbeeke, die jarenlang te maken kregen met pesterijen, hebben een weerbaarheidstraining ontwikkeld om kinderen te helpen sterker in hun schoenen te staan en zo hun eigen negatieve ervaringen om te zetten in kracht. #weerbaarheid #pesten #kinderen

De zusjes Tessel en Bente Overbeeke, die zelf gepest werden in hun jeugd, hebben nu een weerbaarheidstraining ontwikkeld om kinderen te helpen zich te weren tegen pesterijen, omdat ze deze ondersteuning zelf destijds hebben gemist. #weerbaarheid #pesten #kinderen

Se @GiuseppeConteIT voleva un mandato forte dalla base, NON lo ha avuto. Su quasi 107.000 iscritti, cioè di gente che si è teoricamente “tesserata” proprio per dire la sua, solo 45.340 hanno risposto ad almeno un quesito, il 42,4%. Meno di due anni fa il primo voto sullo statuto coinvolse 54.452 iscritti su 88.933 (61,2%) e la ripetizione del voto di dicembre circa 58.000, sfiorando il 65%. Il dato interessante è poi che il quesito identitario su riarmo ed aiuti all’Ucraina, quello sul quale si è concentrata la maggior parte della campagna del duo Conte-Travaglio, è stato uno di quelli che ha convinto meno gli iscritti. Il blocco nel quale era incluso ha raggiunto un’affluenza di quasi 5.000 voti in meno rispetto alla parte riguardante ambiente, energia ed educazione digitale. All’interno del blocco, poi, pur in un contesto plebiscitario - è andato a votare chi sostiene attivamente le politiche del M5S -, il no all’aumento delle spese militari e lo stop agli aiuti a Kyiv hanno ottenuto rispettivamente il 91,8 ed il 91,7% di consensi, decisamente non all’altezza delle aspettative, visto che gli altri quesiti dello stesso blocco sono stati approvati in media dal 96,4% dei votanti. Peggio hanno fatto solo il voto ai sedicenni, la depenalizzazione della coltivazione di cannabis e l’adozione da parte delle coppie omogenitoriali. Alla fine insomma solo un iscritto su tre appoggia la linea di genuflessione verso l’imperialismo russo, questo nonostante la martellante ed ossessiva insistenza con cui se ne è parlato e sebbene su quello Conte abbia preventivamente tracciato delle linee rosse con gli “alleati”, al punto di far sfilare sul palco di Nova un pezzo rilevante del putinismo e del pacifintismo italico e non solo. Trascinare un’intera coalizione e poi l’Italia su posizioni che non hanno convinto nemmeno i suoi, a questo punto, potrebbe essere per lui una strada un po’ in salita. #M5S #GiuseppeConte #PoliticaItaliana
Szinte minden kultúrában léteznek régebbi szerzők modernizált kiadásai, és velük együtt viták a helyesírásról, a szókincsről, a szerkesztői jegyzetekről vagy arról, hogyan lehet a szöveget a mai olvasóhoz igazítani. Egy régiségkereskedő egyszer azt mondta nekem, hogy „az idő patinája értéket ad”, és különbséget tehet egy eredeti darab és egy olcsó másolat között. Kinyitom Constantin Noica „Vasárnapi esszék” című kötetét, eljutok a kiadó előszavához az 1992-es Humanitas-kiadásban, és azt olvasom, hogy „a helyesírást korszerűsítették”. Noicát olvasni akár séta is lehetett volna az 1930-as és 1940-es években. Ehelyett modern szemüvegben tesszük meg ezt a sétát, kényelmesen ülve egy Uberben, anélkül, hogy attól kellene tartanunk, hogy eltévedünk — vagyis hogy nem értjük meg a kor szavait, amelyeket egyszerűen „le lehetett volna fordítani” lábjegyzetekben. Mi lenne, ha a korabeli újságokat is elővennénk, és azokat is „frissítenénk”? És talán a korabeli reklámokat is át kellene márkázni, nehogy túlságosan megdolgoztassuk az idegsejtjeinket, mintha egy escape roomban lennénk. Miért állnánk meg itt? A történelemkönyveket is frissíthetnénk, és azt írhatnánk, hogy a szürakuszai Arkhimédészt egy római katona ölte meg, miközben matekozott a tabletjén. Az alapgondolat ugyanaz marad, nem? Csak a korszak tűnik el. És még valami: miért nem „frissítik” a matematikusok Püthagoraszt? Megváltoztathatják a jelölést. Másképp magyarázhatják el a bizonyítást. Még az ábrát is felépíthetik online, egy olyan animáció segítségével, amely a diákok szeme előtt bontakozik ki. De a Pitagorasz-tétel továbbra is a Pitagorasz-tétel marad. Ha tehát egy régebbi szerzőt olvasunk, miért ne őriznénk meg a korának nyelvét is — a modern magyarázatokat pedig miért ne tennénk jegyzetekbe? És még egy utolsó kérdés a Humanitashoz és az egyetemi irodalmi, illetve bölcsészkarok munkatársaihoz: ha néhány évtized múlva a mai iskolások # jelekkel és emojikkal „frissítenének” benneteket, örülnétek neki? #Humanitas #ConstantinNoica #Noica #VasárnapiEsszék #Arkhimédész #Püthagorasz #Hashtag #Emoji #MrStorywise #KorszerűsítettHelyesírás #Nyelvtörténet #20260920_1926 #Magyar #Irodalom #Történelem
Thema: Der Euro ist eine Erfolgsgeschichte Ach ja? Na dann wollen wir Euch mal aufklären. Als ich 1984 aus der DDR kommend, bewaffnet mit einer großen Tasche und sonst nix, in Gießen ankam, freute ich mich wie Bolle auf mein nun beginnendes neues Leben. Innerhalb weniger Jahre schaffte ich mir zusammen mit meiner Freundin Tess (meiner heutigen Frau) einen Lebensstandard, von dem ich in der DDR bestenfalls träumen konnte. Bereits in den frühen 1990er Jahren, kurz nach der Wende also, hatte ich mich in meiner Firma hochgearbeitet und verdiente nun 2.800 DM netto. Tess verdiente im Büro angestellt 1.400 DM netto. Und wir waren beide damals ja noch auf Lohnsteuerklasse eins, aber die Abgaben waren bei weitem nicht so hoch wie heute. Wir zahlten für unsere 100 Quadratmeter große, wunderschöne Wohnung (in der wir heute noch leben) 700 DM Miete. Warm. Für alles andere, wie etwa Telefon, Versicherungen, Tanken, nochmal so um die 200 DM. Fürs Einkaufen planten wir pro Monat 500 DM ein, brauchten aber meistens weniger, denn die Kaufkraft der DM war damals im Vergleich zu heute ja gigantisch. Für ca. 70 DM war der Einkaufswagen brechend voll und alles drinnen, was man für eine Woche benötigte. Beim Fleischer gab Tess meistens zwischen 40 bis 50 DM die Woche aus, mehr brauchte sie nie, und sie weiß heute noch, dass damals 2 große Rinderrouladen zwischen 4 und 5 DM kosteten. Wir hatten also jeden Monat so um die 2.500 DM „übrig“ und konnten so aus dem Vollen schöpfen. Wir gingen jeden Sonntag zum Essen und zahlten in der Regel nicht mehr als 40 DM. Und das, obwohl wir es uns richtig gut gehen ließen. Wir flogen zweimal im Jahr in den Urlaub und haben damals die ganze Welt gesehen, ohne deshalb einen Kredit aufnehmen zu müssen. (was wohl heute, wie man hört, oft passiert) Da wir in Bayern leben und die Berge lieben, sind wir im Sommer und auch im Winter oft zu Spritztouren aufgebrochen. Sonnabend früh ging’s los, das Hotel wurde vorab telefonisch gebucht und dort angekommen, ging es dann auf die Alm. Ein Ausflug auf die Winklmoss Alm im Sommer blieb mir in besonders guter Erinnerung, da wir dort oben auf einer Hütte sehr hungrig angekommen, bestens verpflegt wurden. Ich bestellte ein schwarz geräuchertes, mit Brot, ein Bier und einen Klaren. Dafür zahlte ich gerade mal 8,70 DM und es schmeckte einfach köstlich. Ich weiß nicht mehr was Tess hatte, aber wir blieben deutlich unter 20 DM. Was würde man wohl heute auf so einer Hütte für 10 Euro bekommen? Ein Bier? So ein Wochenende kostete uns inklusive Übernachtung, Essen im Hotel, Sprit, Essen und Getränken auf der Wandertour im Schnitt 150 DM. Für uns damals ein Vergnügen, das wir uns oft im Sommer und erst recht im Winter leisteten und ohne Probleme bezahlten. Und nein, wir waren da nicht die Ausnahme. Mein ganzer Freundeskreis lebte so. Die Hotels und Gaststätten waren immer brechend voll. Überall gut gelaunte und sorgenlose Menschen, die aus dem Vollen schöpften. Was für ein Glück, dass wir als ehemalige DDR‑Bürger diese Zeiten noch miterleben durften und davon profitierten. Bis heute, denn nun im Ruhestand, geht es uns immer noch hervorragend, da wir reichlich vorsorgen konnten. Das war es, warum die 80er/90er Jahre so geil waren. Eigenes Bild, am Königssee, St. Bartholomä #Euro #Erfolgsgeschichte #Leben
Vandaag is een bijzondere, en eerlijk gezegd best emotionele dag voor ons, #Boerderijwinkel Keetenburg. 💔 Vandaag verlaten de koeien van de #Zuivelboerderij Tesselaar het bedrijf. Koeien die jarenlang onderdeel zijn geweest van het erf, het landschap én van onze winkel. Meer dan tien jaar hebben we met de melk van dit bedrijf prachtige producten in onze winkel mogen verkopen. Vanaf vandaag komt daar een einde aan. Het #melkveebedrijf, de zuivelboerderij stopt en daarmee verdwijnt helaas ook het laatste melkveebedrijf binnen de gemeente #DenHelder. Lang leve kabinet Jetten... Wil de laatste boer het licht uitdoen? 🥺 #Boerderij #Zuivel #DenHelder
"FOGGIA SERA": DA SAN SEVERO ALLA STANFORD UNIVERSITY: LA "RIVOLUZIONE A SEI POSTI" DEL TEATRO EDICOLA SOURCE: https://foggiasera.it/2026/09/19/da-san-severo-alla-stanford-university-la-rivoluzione-a-sei-posti-del-teatro-edicola-by-luciano-magaldi-sardella/ SAN SEVERO (FG) - La Stanford Social Innovation Review (SSIR), la rivista accademica pubblicata dallo Stanford Center on Philanthropy and Civil Society della prestigiosa Stanford University, la seconda al mondo nello Shanghai Ranking of World Universities, è il punto di riferimento mondiale per ricercatori, policy maker e operatori dell'imprenditoria innovativa e della filantropia che ha pubblicato il reportage "The Six-Seat Revolution" sul Teatro Edicola di San Severo, il teatro più piccolo del mondo nato dall'intuizione di Francesco Gravino, direttore artistico della compagnia Foyer '97. A firmarlo è Luciano Magaldi Sardella, ricercatore indipendente e giornalista internazionale, originario di Orta Nova con radici materne sanseveresi, già autore di studi pubblicati su riviste accademiche internazionali. Il pezzo è apparso nell'edizione settembrina (Fall 2026) della review accademica, nell'ambito della sezione dedicata ad Arti e Cultura. Una presenza che proietta San Severo, e più in generale la Capitanata, nell'élite internazionale della ricerca sull'innovazione culturale e urbana. Il teatro nasce da una edicola dismessa Tutto comincia il 27 marzo 2026, Giornata Mondiale del Teatro, in Piazza Municipio a San Severo. Un'edicola inutilizzata da anni in via Matteo Tondi apre la sua saracinesca per rivelare, al posto di giornali e sigarette, un attore in scena. Dentro: sei sedie. Ogni quindici minuti, un nuovo pubblico prende posto. Prendendo ispirazione dal formato televisivo di Edicola Fiore del noto presentatore siciliano di di radio e tv, nasce il Teatro Edicola, una struttura ormai mediaticamente riconosciuta come il teatro più piccolo al mondo per dimensioni e capienza: quattro metri quadrati complessivi, con uno spazio scenico inferiore ai due metri. Gravino guida la Foyer '97 da quasi trent'anni, costruendo un percorso artistico esigente in un contesto, quello dell'Italia meridionale, storicamente penalizzato dal punto di vista dei finanziamenti pubblici alla cultura. Eppure, quando ha visto quella edicola vuota, ha scelto la strada della provocazione: trasformare il minimo indispensabile in un manifesto sul senso stesso del teatro. Il modello e i suoi effetti misurabili La stagione inaugurale è durata tre giorni. Tutti gli spettacoli sono andati esauriti. In un solo pomeriggio, oltre sessanta persone hanno assistito alle rappresentazioni. Il costo dell'intera operazione pilota è stato inferiore ai tremila dollari. La formula è radicale nei suoi elementi costitutivi: spettacoli della durata di cinque-dodici minuti, pensati appositamente per lo spazio rotazione del pubblico ogni quindici minuti contatto visivo diretto e inevitabile tra attore e spettatore nessuna distanza architettonica o psicologica tra scena e platea biglietto proposto a cinque euro a persona, con un modello economico ibrido che prevede supporto municipale, sponsor locali e ricavi da botteghino. Secondo l'analisi pubblicata sulla Stanford Social Innovation Review, il Teatro Edicola rappresenta un modello replicabile di rigenerazione urbana a basso costo e alto impatto, in grado di riattivare spazi commerciali abbandonati (edicole, tabaccherie, cabine telefoniche) senza necessità di grandi investimenti infrastrutturali. La voce di chi ha costruito tutto Francesco Gravino non ha dubbi sul senso dell'operazione: «Non servono grandi teatri per cambiare un pezzo di città. Serve una buona idea e il coraggio di restituire alla collettività uno spazio che ha perso la sua funzione». E sulla portata del riconoscimento internazionale: «Teatro Edicola nasce per dimostrare che un luogo di incontro e cultura può nascere dovunque, anche in due metri quadrati. Che oggi questo lavoro venga studiato a livello internazionale e che arrivino richieste di informazioni da città come Lucca e Roma è la conferma che la strada è quella giusta». Il regista ha anche spiegato la scelta simbolica del luogo: l'edicola era il punto in cui ogni mattina ci si fermava, ci si aggiornava, ci si riconosceva come comunità. La sua scomparsa ha lacerato una trama sociale precisa. Restituirle una funzione culturale significa ricucire quel tessuto da dove si era strappato. Le sfide: scalabilità, riconoscimento istituzionale, radicamento Il reportage della SSIR non si limita a celebrare il progetto ma analizza anche i nodi critici. Il primo è la sostenibilità nel tempo: un'attivazione di tre giorni, per quanto riuscita, non costituisce ancora un programma stabile, una vera e propria programmazione stagionale (weekend dalla primavera all'autunno) con un roster rotante di compagnie locali e regionali. Il secondo nodo riguarda la replicabilità senza perdita d'identità: il Teatro Edicola funziona anche grazie alle radici profonde della Foyer '97 nel territorio sanseverese. Trapiantare il modello altrove richiede non solo un kit fisico, ma un intero processo di costruzione comunitaria. Il terzo ostacolo è istituzionale: in un sistema di finanziamento pubblico che premia le organizzazioni con sedi consolidate e metriche di output prevedibili, un progetto deliberatamente sperimentale, iperlocalista e per sua natura impermanente fatica ad accedere ai canali ordinari del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (FNSV) del Ministero della Cultura. Una lezione che viaggia oltre la Puglia Nella "Stanford Social Innovation Review" l'autore conclude che le intuizioni del Teatro Edicola trascendono il contesto sanseverese: in qualsiasi comunità in cui le istituzioni culturali faticano a raggiungere pubblici giovani, diversi o economicamente marginali, il principio della prossimità si rivela dirompente: incontrare le persone dove già si trovano, negli spazi che abitano quotidianamente. Dal popoloso centro della Daunia alle pagine della Stanford University: San Severo e la sua edicola dimostrano che sei sedie, quattro metri quadrati e una visione sono sufficienti per cambiare il modo in cui una città pensa sé stessa. E per offrire al mondo un modello che costa meno di quanto si creda ma vale molto di più di quanto si immagini.
"PUGLIA IN": DA SAN SEVERO ALLA STANFORD UNIVERSITY: LA "RIVOLUZIONE A SEI POSTI" DEL TEATRO EDICOLA SOURCE: https://www.pugliain.net/301723-san-severo-teatro-edicola/ SAN SEVERO (FG) - La "Stanford Social Innovation Review (SSIR)", la rivista accademica pubblicata dallo "Stanford Center on Philanthropy and Civil Society" della prestigiosa Stanford University, la seconda al mondo nello Shanghai Ranking of World Universities, è il punto di riferimento mondiale per ricercatori, policy maker e operatori dell’imprenditoria innovativa e della filantropia che ha pubblicato il reportage “The Six-Seat Revolution” sul Teatro Edicola di San Severo, il teatro più piccolo del mondo nato dall’intuizione di Francesco Gravino, direttore artistico della compagnia Foyer ’97. A firmarlo è Luciano Magaldi Sardella (nella foto in alto), ricercatore indipendente e giornalista internazionale, originario di Orta Nova con radici materne sanseveresi, già autore di studi pubblicati su riviste accademiche internazionali. Il pezzo è apparso nell’edizione settembrina (Fall 2026) della review accademica, nell’ambito della sezione dedicata ad Arti e Cultura. Una presenza che proietta San Severo, e più in generale la Capitanata, nell’élite internazionale della ricerca sull’innovazione culturale e urbana. Il teatro nasce da una edicola dismessa Tutto comincia il 27 marzo 2026, Giornata Mondiale del Teatro, in Piazza Municipio a San Severo. Un’edicola inutilizzata da anni in via Matteo Tondi apre la sua saracinesca per rivelare, al posto di giornali e sigarette, un attore in scena. Dentro: sei sedie. Ogni quindici minuti, un nuovo pubblico prende posto. Prendendo ispirazione dal formato televisivo di Edicola Fiore del noto presentatore siciliano di di radio e tv, nasce il Teatro Edicola, una struttura ormai mediaticamente riconosciuta come il teatro più piccolo al mondo per dimensioni e capienza: quattro metri quadrati complessivi, con uno spazio scenico inferiore ai due metri. Gravino guida la Foyer ’97 da quasi trent’anni, costruendo un percorso artistico esigente in un contesto, quello dell’Italia meridionale, storicamente penalizzato dal punto di vista dei finanziamenti pubblici alla cultura. Eppure, quando ha visto quella edicola vuota, ha scelto la strada della provocazione: trasformare il minimo indispensabile in un manifesto sul senso stesso del teatro. Il modello e i suoi effetti misurabili La stagione inaugurale è durata tre giorni. Tutti gli spettacoli sono andati esauriti. In un solo pomeriggio, oltre sessanta persone hanno assistito alle rappresentazioni. Il costo dell’intera operazione pilota è stato inferiore ai tremila dollari. La formula è radicale nei suoi elementi costitutivi: spettacoli della durata di cinque-dodici minuti, pensati appositamente per lo spazio rotazione del pubblico ogni quindici minuti contatto visivo diretto e inevitabile tra attore e spettatore nessuna distanza architettonica o psicologica tra scena e platea biglietto proposto a cinque euro a persona, con un modello economico ibrido che prevede supporto municipale, sponsor locali e ricavi da botteghino Secondo l’analisi pubblicata sulla Stanford Social Innovation Review, il Teatro Edicola rappresenta un modello replicabile di rigenerazione urbana a basso costo e alto impatto, in grado di riattivare spazi commerciali abbandonati (edicole, tabaccherie, cabine telefoniche) senza necessità di grandi investimenti infrastrutturali. La voce di chi ha costruito tutto Francesco Gravino non ha dubbi sul senso dell’operazione: «Non servono grandi teatri per cambiare un pezzo di città. Serve una buona idea e il coraggio di restituire alla collettività uno spazio che ha perso la sua funzione». E sulla portata del riconoscimento internazionale: «Teatro Edicola nasce per dimostrare che un luogo di incontro e cultura può nascere dovunque, anche in due metri quadrati. Che oggi questo lavoro venga studiato a livello internazionale e che arrivino richieste di informazioni da città come Lucca e Roma è la conferma che la strada è quella giusta». Il regista ha anche spiegato la scelta simbolica del luogo: l’edicola era il punto in cui ogni mattina ci si fermava, ci si aggiornava, ci si riconosceva come comunità. La sua scomparsa ha lacerato una trama sociale precisa. Restituirle una funzione culturale significa ricucire quel tessuto da dove si era strappato. Le sfide: scalabilità, riconoscimento istituzionale, radicamento Il reportage della SSIR non si limita a celebrare il progetto ma analizza anche i nodi critici. Il primo è la sostenibilità nel tempo: un’attivazione di tre giorni, per quanto riuscita, non costituisce ancora un programma stabile, una vera e propria programmazione stagionale (weekend dalla primavera all’autunno) con un roster rotante di compagnie locali e regionali. Il secondo nodo riguarda la replicabilità senza perdita d’identità: il Teatro Edicola funziona anche grazie alle radici profonde della Foyer ’97 nel territorio sanseverese. Trapiantare il modello altrove richiede non solo un kit fisico, ma un intero processo di costruzione comunitaria. Il terzo ostacolo è istituzionale: in un sistema di finanziamento pubblico che premia le organizzazioni con sedi consolidate e metriche di output prevedibili, un progetto deliberatamente sperimentale, iperlocalista e per sua natura impermanente fatica ad accedere ai canali ordinari del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (FNSV) del Ministero della Cultura. Una lezione che viaggia oltre la Puglia Nella "Stanford Social Innovation Review" l’autore conclude che le intuizioni del Teatro Edicola trascendono il contesto sanseverese: in qualsiasi comunità in cui le istituzioni culturali faticano a raggiungere pubblici giovani, diversi o economicamente marginali, il principio della prossimità si rivela dirompente: incontrare le persone dove già si trovano, negli spazi che abitano quotidianamente. Dal popoloso centro della Daunia alle pagine della Stanford University: San Severo e la sua edicola dimostrano che sei sedie, quattro metri quadrati e una visione sono sufficienti per cambiare il modo in cui una città pensa sé stessa. E per offrire al mondo un modello che costa meno di quanto si creda ma vale molto di più di quanto si immagini.

CIVICO 93": DA SAN SEVERO ALLA STANFORD UNIVERSITY: LA "RIVOLUZIONE A SEI POSTI" DEL TEATRO EDICOLA" SOURCE: https://www.civico93.it/da-san-severo-alla-stanford-university-la-rivoluzione-a-sei-posti-del-teatro-edicola/ SAN SEVERO (FG) - Il reportage accademico di Luciano Magaldi Sardella sul microteatro di Francesco Gravino approda sulla rivista più autorevole al mondo in materia di innovazione sociale: sei sedie e quattro metri quadrati che cambiano il modo di pensare il teatro e la città. La Stanford Social Innovation Review (SSIR), la rivista accademica pubblicata dallo Stanford Center on Philanthropy and Civil Society della prestigiosa Stanford University, la seconda al mondo nello "Shanghai Ranking of World Universities", è il punto di riferimento mondiale per ricercatori, policy maker e operatori dell'imprenditoria innovativa e della filantropia che ha pubblicato il reportage "The Six-Seat Revolution" sul Teatro Edicola di San Severo, il teatro più piccolo del mondo nato dall'intuizione di Francesco Gravino, direttore artistico della compagnia Foyer '97. A firmarlo è Luciano Magaldi Sardella, ricercatore indipendente e giornalista internazionale, originario di Orta Nova con radici materne sanseveresi, già autore di studi pubblicati su riviste accademiche internazionali. Il pezzo è apparso nell'edizione settembrina (Fall 2026) della review accademica, nell'ambito della sezione dedicata ad Arti e Cultura. Una presenza che proietta San Severo, e più in generale la Capitanata, nell'élite internazionale della ricerca sull'innovazione culturale e urbana. Il teatro nasce da una edicola dismessa Tutto comincia il 27 marzo 2026, Giornata Mondiale del Teatro, in Piazza Municipio a San Severo. Un'edicola inutilizzata da anni in via Matteo Tondi apre la sua saracinesca per rivelare, al posto di giornali e sigarette, un attore in scena. Dentro: sei sedie. Ogni quindici minuti, un nuovo pubblico prende posto. Prendendo ispirazione dal formato televisivo di Edicola Fiore del noto presentatore siciliano di di radio e tv, nasce il Teatro Edicola, una struttura ormai mediaticamente riconosciuta come il teatro più piccolo al mondo per dimensioni e capienza: quattro metri quadrati complessivi, con uno spazio scenico inferiore ai due metri. Gravino guida la Foyer '97 da quasi trent'anni, costruendo un percorso artistico esigente in un contesto, quello dell'Italia meridionale, storicamente penalizzato dal punto di vista dei finanziamenti pubblici alla cultura. Eppure, quando ha visto quella edicola vuota, ha scelto la strada della provocazione: trasformare il minimo indispensabile in un manifesto sul senso stesso del teatro. Gravino guida la Foyer '97 da quasi trent'anni, costruendo un percorso artistico esigente in un contesto, quello dell'Italia meridionale, storicamente penalizzato dal punto di vista dei finanziamenti pubblici alla cultura. Eppure, quando ha visto quella edicola vuota, ha scelto la strada della provocazione: trasformare il minimo indispensabile in un manifesto sul senso stesso del teatro. Il modello e i suoi effetti misurabili La stagione inaugurale è durata tre giorni. Tutti gli spettacoli sono andati esauriti. In un solo pomeriggio, oltre sessanta persone hanno assistito alle rappresentazioni. Il costo dell'intera operazione pilota è stato inferiore ai tremila dollari. La formula è radicale nei suoi elementi costitutivi: ● spettacoli della durata di cinque-dodici minuti, pensati appositamente per lo spazio ● rotazione del pubblico ogni quindici minuti ● contatto visivo diretto e inevitabile tra attore e spettatore ● nessuna distanza architettonica o psicologica tra scena e platea ● biglietto proposto a cinque euro a persona, con un modello economico ibrido che prevede supporto municipale, sponsor locali e ricavi da botteghino Secondo l'analisi pubblicata sulla Stanford Social Innovation Review, il Teatro Edicola rappresenta un modello replicabile di rigenerazione urbana a basso costo e alto impatto, in grado di riattivare spazi commerciali abbandonati (edicole, tabaccherie, cabine telefoniche) senza necessità di grandi investimenti infrastrutturali. La voce di chi ha costruito tutto Francesco Gravino non ha dubbi sul senso dell'operazione: «Non servono grandi teatri per cambiare un pezzo di città. Serve una buona idea e il coraggio di restituire alla collettività uno spazio che ha perso la sua funzione». E sulla portata del riconoscimento internazionale: «Teatro Edicola nasce per dimostrare che un luogo di incontro e cultura può nascere dovunque, anche in due metri quadrati. Che oggi questo lavoro venga studiato a livello internazionale e che arrivino richieste di informazioni da città come Lucca e Roma è la conferma che la strada è quella giusta». Il regista ha anche spiegato la scelta simbolica del luogo: l'edicola era il punto in cui ogni mattina ci si fermava, ci si aggiornava, ci si riconosceva come comunità. La sua scomparsa ha lacerato una trama sociale precisa. Restituirle una funzione culturale significa ricucire quel tessuto da dove si era strappato. Le sfide: scalabilità, riconoscimento istituzionale, radicamento Il reportage della SSIR non si limita a celebrare il progetto ma analizza anche i nodi critici. Il primo è la sostenibilità nel tempo: un'attivazione di tre giorni, per quanto riuscita, non costituisce ancora un programma stabile, una vera e propria programmazione stagionale (weekend dalla primavera all'autunno) con un roster rotante di compagnie locali e regionali. Il secondo nodo riguarda la replicabilità senza perdita d'identità: il Teatro Edicola funziona anche grazie alle radici profonde della Foyer '97 nel territorio sanseverese. Trapiantare il modello altrove richiede non solo un kit fisico, ma un intero processo di costruzione comunitaria. Il terzo ostacolo è istituzionale: in un sistema di finanziamento pubblico che premia le organizzazioni con sedi consolidate e metriche di output prevedibili, un progetto deliberatamente sperimentale, iperlocalista e per sua natura impermanente fatica ad accedere ai canali ordinari del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (FNSV) del Ministero della Cultura. Una lezione che viaggia oltre la Puglia Nella Stanford Social Innovation Review l'autore conclude che le intuizioni del Teatro Edicola trascendono il contesto sanseverese: in qualsiasi comunità in cui le istituzioni culturali faticano a raggiungere pubblici giovani, diversi o economicamente marginali, il principio della prossimità si rivela dirompente: incontrare le persone dove già si trovano, negli spazi che abitano quotidianamente. Dal popoloso centro della Daunia alle pagine della Stanford University: San Severo e la sua edicola dimostrano che sei sedie, quattro metri quadrati e una visione sono sufficienti per cambiare il modo in cui una città pensa sé stessa. E per offrire al mondo un modello che costa meno di quanto si creda ma vale molto di più di quanto si immagini.
