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#mediamisrepresentation

Il senatore Borghi ci è o ci fa? A stupire non è tanto la sua ossessione per la parola "pity" o per le traduzioni letterali, quanto il suo strabismo selettivo. Mi rifiuto di credere che nel 2026 si possa essere così rincitrulliti da pensare davvero che quella questione linguistica sia stata l'elemento decisivo dell'intera vicenda. Facciamo pure finta, per un momento, che il senatore abbia ragione: chiunque dotato di buon senso arriverebbe comunque alla conclusione che quel "fare pena" era del tutto marginale rispetto al contesto delle dichiarazioni precedenti e successive. Invece Borghi non molla. Come se, senza quella traduzione, il mondo si sarebbe voltato dall'altra parte, Meloni non se ne sarebbe curata e magari avrebbe persino ringraziato Trump. Che il presidente americano abbia detto "mi implorava per una foto" non conta. Che abbia rincarato la dose sostenendo che volesse riavvicinarsi a lui per recuperare popolarità nemmeno. Non è rilevante neppure che il corrispondente cercasse di chiedere dell'Ucraina e di Hezbollah, mentre Trump continuava a riportare la discussione su Meloni. No, per il senatore si regge tutto sulla scintilla del "feel sorry for". Una scintilla talmente determinante che la stessa Meloni, nel video pubblicato in risposta, non l'ha neppure presa in considerazione, concentrandosi, giustamente, sull'elemento dell'implorazione. Qualcuno sarà mai in grado di convincere il senatore che sarebbe andato tutto esattamente come è andato, che il caso sarebbe scoppiato comunque nelle stesse dimensioni, e che la sua trama onirica alberga, per fortuna, solo nella sua mente? Temo di no, Borghi non si dà pace. Senza il complotto ordito da La7, secondo lui, il caso non sarebbe mai esploso. La stampa internazionale avrebbe fatto spallucce e nessuno avrebbe battuto ciglio. È un mondo meraviglioso, quello fatato del senatore. Non svegliatelo. #politica #comunicazione #mediamisrepresentation