La loro “sicurezza” è questo schifo qui. Che orrore, che rabbia! RIP Abderrahim Fakir💔🕊️ #Bologna #Pilastro https://t.co/M6SxF0vRHp #Sicurezza #RIP #Bologna
La loro “sicurezza” è questo schifo qui. Che orrore, che rabbia! RIP Abderrahim Fakir💔🕊️ #Bologna #Pilastro https://t.co/M6SxF0vRHp #Sicurezza #RIP #Bologna
Il caso Roggero riapre un tema delicato: il confine tra legittima difesa e giustizia privata. La legittima difesa serve a respingere una minaccia attuale; quando il pericolo è cessato, spetta allo Stato accertare le responsabilità e punire i colpevoli secondo la legge. È comprensibile che chi subisce una rapina provi paura, rabbia e persino desiderio di vendetta. Ma proprio lo Stato di diritto esiste perché la risposta ai reati non sia affidata alle emozioni o alle decisioni dei singoli. La pena è stabilita dalla legge e applicata dai tribunali, non dai cittadini. La destra lo sa e ci marcia. Invece di costruire carceri, riformare la giustizia e rafforzare la prevenzione, sfrutta ogni fatto di cronaca per dividere il mondo tra vittime e carnefici, e farsi paladina di un giustizialismo populista che mette sotto pressione le garanzie dello Stato di diritto. La sinistra, invece, troppo spesso teme di affermare che chi delinque deve scontare pene certe e che sicurezza e legalità sono esigenze reali. Così si rifugia in argomenti procedurali, senza affrontare il problema dell'illegalità e del crescente senso di insicurezza dei cittadini. La sicurezza si costruisce con forze dell'ordine efficienti, una giustizia rapida, pene certe e prevenzione efficace. Indebolire questo principio significa spostare il confine verso la giustizia privata, con il rischio di aumentare la violenza anziché ridurla. Se passa il principio che si può sparare a chi è ormai in fuga, il messaggio cambia per tutti: chi commette una rapina sarà incentivato a presentarsi armato e a usare la violenza per primo, convinto di non poter lasciare testimoni o di dover anticipare una possibile reazione. Il risultato non è una società più sicura, ma un'escalation della violenza che aumenta il rischio per cittadini, vittime e forze dell'ordine. Lo Stato di diritto serve anche a evitare questa spirale. #Giustizia #Sicurezza #StatoDiDiritto
La rabbia che mi viene a pensare a cosa sarebbe questa SF26 con qualche cavallo in piu… #F1 #Ferrari #BelgianGP #F1 #Ferrari #Motorsport
Luigi #Bisignani annuncia che lunedì consegnerà alla #Lazio, insieme al direttore Daniele Capezzone, migliaia di lettere dei tifosi raccolte da Il Tempo: «Non rabbia, ma atti d’amore. Chiedono solo di essere ascoltati». Un’iniziativa che punta a scuotere una società sorda. 👏🏻 https://t.co/iseLh9BuQ7 #Lazio #tifosi #calcio
Il podcast Un pipistrello sulla faccia affronta un tragico caso di contagio da rabbia in Canada, esplorando i rischi reali legati ai pipistrelli e la necessità di conoscere meglio questi animali per convivere senza eccessive paure. #pipistrelli #rabbia #scienza

Per me Lautaro non è solo il Capitano dell'Inter. Lautaro è il primo giocatore a cui ho fatto una domanda in conferenza stampa. In quel periodo non sapevo se la strada intrapresa fosse quella giusta. Volevo fare il giornalista sportivo, seguire l'Inter. Ma era ancora un sogno indefinito. Mi ritrovai ad Appiano, alla mia prima grande esperienza. Mi preparai un sacco di domande ma, come spesso capita, la parola viene data sempre a testate giornalistiche più importanti. E quindi iniziai a depennarle piano piano dal taccuino. Poi toccò a me. E il destino ha voluto questo. Era luglio 2018, l'Argentina di Messi era ancora una volta uscita dal Mondiale (4-3 contro la Francia). Messi non riusciva a consacrarsi a livello mondiale con il suo Paese. Una ferita troppo grande per una Leggenda come lui. Lautaro fu convocato qualche mese prima per la prima volta in Nazionale maggiore, ma poi fu lasciato a casa perché ancora giovanissimo. Allora l'esordiente Raffaele gli fece questa domanda (anche perché le altre erano state bruciate da più esperti e validi colleghi). Gli ho chiesto dell'Argentina e se fosse pronto ad aprire un ciclo con la sua Nazionale. Il destino ha voluto questo. La mia prima conferenza stampa con un ragazzo arrivato dall'Argentina che ha scritto la storia dell'Inter negli ultimi 8 anni e che ha scritto il suo nome anche nella storia dell'Argentina. Ogni giorno vado a letto felice perché fare il giornalista è sempre stato il mio sogno. E lasciatemi sognare. Magari questa domanda gli ha portato fortuna 🇦🇷⚫🔵 Ah, mi fulminò al primo sguardo e capì che aveva una ferocia e rabbia fuori dal normale. #LautaroMartinez #Inter #GiornalismoSportivo
Quando provavo a spiegare che profili qui sopra, canalini YouTube e fondazioni varie lucravano sull'ignoranza del tifoso medio accecato dalla rabbia, non mi credevano. "Prossimo anno Inter - Lumezzane" "Vedrai, ne riparleremo tra qualche mese" Non c'è niente di cui parlare, avete creduto e siete stati clienti di quei geni del male che hanno visto in voi dei fessi. E visto che siete dei fessi, continueranno a prendersi gioco di voi. Iscrivetevi al canale, bomba Inter farà la serie B e tutti i titolini bait, che tenerezza. Per humana pietas non vado a riprendere i segnalibri che metterebbero in imbarazzo un'infinità di idioti. Vorrei solamente vedere l'attimo in cui vi si è spezzato il cuore e farne un quadro. Alla prossima 🖤💙 #Calcio #Inter #Tifosi
#Articolo NATO, la rabbia di Rutte: “Infantino sta leccando il culo a Trump più di me” - LEGGI L'ARTICOLO di @guttolo https://t.co/OHEGjHbvBj #InfantinoOUT #trumpcurse #NATO #Infantino #Trump
Il Policlinico Gemelli di Roma ospita un reparto dedicato alle dipendenze da Internet, dove giovani pazienti e le loro famiglie affrontano incertezze e angosce legate all'uso eccessivo della tecnologia, con una crescente preoccupazione per l'isolamento sociale e la gestione della rabbia. #DipendenzaDaInternet #GiovaniEIsolamento #SaluteMentale

Dopo la sconfitta contro l'Argentina ai Mondiali 2026, il ct dell'Egitto Hossam Hassan ha reagito con rabbia a un tifoso che sventolava una bandiera israeliana, mimando uno sputo e poi aggredendo un fotografo che gli aveva scattato una foto troppo da vicino, dopo aver precedentemente dichiarato di avere compassione per il popolo palestinese. #Egitto #Israele #Mondiali2026

Durante i funerali di Ali Khamenei a Teheran, migliaia di persone hanno manifestato la loro rabbia contro gli Stati Uniti, invocando vendetta contro Donald Trump e trasformando la cerimonia in una dimostrazione di forza politica per la leadership iraniana. #Khamenei #Teheran #vendetta

Un bambino di 11 anni in Ontario, Canada, è morto dopo 19 giorni a causa della rabbia contratta da un pipistrello, con i primi sintomi manifestatisi dopo il contatto con l'animale. #rabbia #Canada #pipistrello

In seguito alla morte di tre bambini per rabbia, gli abitanti di Hossana in Etiopia sono stati costretti a uccidere i propri cani, molti dei quali erano vaccinati, a causa di minacce da parte delle autorità locali, suscitando indignazione e condanne da parte dei residenti e dei veterinari, nonostante il sindaco abbia dichiarato tali uccisioni come illegali e promesso un'inchiesta. #Etiopia #dirittanimali #rabbia

Non un'immagine della folla, di un politico o di un VIP, ma la foto di un bambino con un cartello e una frase che racchiude in poche righe la rabbia, il dolore e il senso di prigionia che prova oggi (e da 22 anni) chi tifa Lazio. Il calcio è sogno, chi RUBA I SOGNI NON VINCE MAI! https://t.co/KkhqZYzZLf #Calcio #Lazio #Società
Ci arrabbiamo per un motivo più profondo di quello che crediamo. Alla base di ogni rabbia c'è la rabbia di non sentire l'unione con Dio. I problemi dell’umanità – dall’inquinamento alle guerre – si riducono a un solo problema: le persone non sentono Dio. La questione – che sia personale o planetaria – è sempre solo una questione spirituale. È sempre stato così e sarà sempre così. #Spiritualità #Unità #Rabbia
Una marea di gente, un fiume di biancoleste da Ponte Milvio a piazzale Ankara, un mare in piena di rabbia, passione e speranza di cambiamento... #liberalalazio #manifestazione #lotitovattene https://t.co/4FBGEKbhuR #manifestazione #cambiamento #politica
Consentitemi questa riflessione del lunedì mattina, a proposito delle infinite sequenze di video stranianti postati da giovani russi (per lo più ragazze) in lacrime per le chilometriche file ai distributori, ma che non dicono una sola parola sui missili e i droni che il loro paese spedisce contro case scuole e ospedali ucraini, che è poi la causa di ciò che stanno vivendo. La disperazione per l’auto a secco o le vacanze in Crimea rovinate che provocano lacrime, ma non un briciolo di analisi su come si sia arrivati a vedere colonne di fumo in città, alla chiusura dei social, al rigido controllo di internet, sono il sintomo del successo della propaganda di regime, che in un quarto di secolo di putinismo ha cresciuto intere generazioni di automi, addestrati a ricercare il benessere materiale, e ad ignorare il prezzo reale che loro stessi ed altri pagano per assicurarselo. Nelle lacrime di questi ragazzi c’è rabbia, talvolta paura, ma non c’è traccia di colpa, per ragioni storiche che il regime di Putin ha sfruttato per consolidarsi e conquistare il potere. La più importante di queste è che è mancato nella storia russa un processo di identificazione della colpa, che molti storici riassumono come l'assenza di una "Norimberga russa", la quale avrebbe comportato una vera Vergangenheitsbewältigung (il termine tedesco che indica il "superamento/elaborazione del passato"). Nel 1945, la Germania nazista è stata occupata, rasa al suolo, divisa e costretta a guardare in faccia i propri crimini. Il processo di denazificazione non è stato immediato né perfetto, ma l'umiliazione militare e morale totale ha costretto i tedeschi a ridefinire la propria identità nazionale in opposizione al nazismo. Nel 1991, in Russia, non è successo nulla di tutto ciò. L'Unione Sovietica è crollata su se stessa per implosione economica e strutturale. Ma non ci sono state truppe straniere a Mosca, non ci sono stati processi pubblici per i crimini del gulag o dello stalinismo, e gli archivi del KGB sono stati aperti solo parzialmente per poi essere rapidamente richiusi. Il Cremlino stesso ha gradualmente riscritto i libri di storia, rispolverato simboli del passato, messo al bando ong come Memorial, che cercavano di tenere viva la memoria dei crimini sovietici perché si evitasse di commetterli ancora. Il risultato è che per la popolazione, il crollo dell'URSS non è stato vissuto come la liberazione da un regime oppressivo, ma come una catastrofe geopolitica e sociale che ha portato povertà, caos e perdita di status. La fine della Guerra Fredda è stata percepita come un "incidente della storia" o, peggio, come un tradimento interno e occidentale, e non come il fallimento intrinseco di un modello imperiale e autoritario. Mancando l'elaborazione della colpa storica, lo spazio psicologico lasciato vuoto dal crollo dell'ideologia comunista è stato riempito dal risentimento. Negli ultimi vent'anni, la propaganda del regime ha fatto leva esattamente su questa "volontà di rivalsa sociale", incanalata contro l'Occidente, rappresentato come l’entità che ha umiliato e calpestato il paese approfittando di un suo momento di fragilità. Un approccio revanscista che ha permesso a Putin di stabilire una continuità tra l'impero zarista, l'URSS e la Russia odierna per costruire il mito della "Grande Russia" vittoriosa e perennemente assediata da nemici esterni. Per sostenere questo impianto, il regime ha sostanzialmente esonerato in questi anni il popolo dalla politica. La conduzione dello Stato dipende da una classe dirigente autoproclamatasi tale che ha col popolo un patto sociale, il quale prevede la rinuncia collettiva ai diritti politici, in cambio di relativo benessere. Lo sgomento e le lacrime nascono dal fatto che quel patto è per la prima volta entrato in crisi e le promesse vengono infrante. Il nesso di causa-effetto ("non c'è benzina PERCHÉ stiamo aggredendo un altro Stato e siamo isolati dal mondo") viene attivamente rimosso o ribaltato, incolpando le sanzioni "ingiuste" dell'Occidente cattivo, alimentando ulteriormente quel circolo vizioso di vittimismo e vendetta storica. Sostengo, come altri, che la Russia non abbia mai fatto i conti con i propri mostri del passato e, che finché quel passaggio doloroso ma necessario non avverrà, la tentazione di rifugiarsi nel mito dell'impero e della forza rimarrà purtroppo la bussola di gran parte di quel popolo. Senza un’umiliazione netta, un processo pubblico che immortali e fissi nella storia le colpe di oggi e di ieri, quei giovani in lacrime continueranno a sentirsi non responsabili delle loro disgrazie. E a ritenere che il modello costruito da Vladimir Putin sia la soluzione e non il problema. #Russia #Storia #Propaganda
“Miseria morale…”. La rabbia di Meloni per i commenti ignobili contro il ministro Roccella: “Schifo” https://t.co/TCkyRbU1kt #politica #Italia #Meloni
Il reportage evidenzia come la crescente rabbia dei residenti di Gaza venga soffocata da Hamas attraverso minacce, mantenendo le strade deserte in un contesto di guerra e paura. #Gaza #Hamas #guerra
