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Abolizione del suffragio universale

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Abolizione del suffragio universale

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Il nuovo conduttore di Report, Daniele Piervincenzi, ha collaborato con Welcome to Favelas e Massimiliano Zossolo, tra l’altro durante il periodo in cui quest’ultimo era ai domiciliari. Non abbiamo altro d’aggiungere, vostro onore. #Report #giornalismo #DanielePiervincenzi

Il TG1 ha collocato la morte di #Guccini come ultima (sì, ultima!) notizia. Mentre la scomparsa del Maestrone apriva e apre tutti i principali quotidiani online, il TG5 e Sky, sulla rete ammiraglia del servizio pubblico bisognava mettersi comodi e aspettare il turno. Perché prima c’erano le grandi emergenze della nazione. Il caldo tremendo che ci aspetta a Ferragosto. Conte convocato in commissione Cov*d. Papa Leone con i giovani ad Assisi. Un 25enne accusato di aver ucciso la nonna. I lettini e gli ombrelloni distrutti da una baby gang nei lidi ferraresi. Un quindicenne italiano finito in cella a Malta per una storia di videogame e ricatti. Solo a quel punto è arrivato Guccini. Ultimo titolo. Parcheggiato in fondo: "Ah, già, prima di andare via: è morto uno dei più grandi cantautori italiani". Che immane vergogna. #TeleMeloni #Guccini #notizie #Italia

Quando al Catechismo spiegavano il settimo comandamento, non rubare, era impegnato a divorziare. #Adinolfi #Catechismo #SettimoComandamento #Divorzio

Oggi Pedro Sánchez ha espresso solidarietà a Giorgia Meloni. Lo ha fatto davanti alle telecamere, a fine Consiglio europeo, e in privato, guardandola in faccia. "Le ho espresso la mia solidarietà, anche in privato, di fronte a questo attacco che non è né politico né personale e che sinceramente non so neanche come qualificare". E lo ha fatto a poche ore di distanza da quando, sempre a Bruxelles, la stessa Meloni aveva accusato la Spagna di aver regolarizzato mezzo milione di cittadini stranieri. E allora vale la pena ricordare cosa ha fatto lei, in tutti questi mesi, per lui. Quando Trump, appena insediato, ha liquidato la Spagna come una "nazione BRICS" e ha minacciato di colpirla con dazi al cento per cento, Meloni se ne stava a Mar-a-Lago a farsi celebrare come la sua alleata più fidata in Europa. Quando Trump, al vertice NATO dell'Aja, ha minacciato Sánchez perché si fermava al 2,1 per cento di spese militari, gridando "è terribile" e promettendo di fargli pagare il doppio sui dazi, Meloni applaudiva il target del cinque per cento e lo chiamava "necessario e sostenibile", arrivando a negare (mentendo) che la Spagna avesse rifiutato l'imposizione. Quando Trump, in mondovisione, è arrivato a dire che la Spagna "forse dovrebbe essere espulsa dalla NATO", una cosa mai sentita, una minaccia aperta a un Paese alleato, da Palazzo Chigi è sceso un silenzio assoluto. E quando, ad aprile, il Pentagono ha persino valutato di sospendere la Spagna dall'Alleanza atlantica, perché Sánchez si era rifiutato di prestare le sue basi per bombardare l'Iran, Meloni, ancora una volta, si è girata dall'altra parte. Un anno e mezzo. Un anno e mezzo di insulti, minacce di dazi e di espulsione contro un leader europeo. Un anno e mezzo in cui Giorgia Meloni ha trovato il tempo di andare a Domenica In a commuoversi sulle pastarelle della domenica con i nonni, ma per Pedro Sánchez, preso a sportellate settimana dopo settimana, mai una parola. Una sola. Poi è arrivato oggi. Oggi Trump si è voltato e ha colpito lei. E nel giro di poche ore, il primo a difenderla in pubblico e in privato, è arrivato proprio lui, Pedro Sánchez. Che ha insegnato a Giorgia Meloni una cosa che lei, in due anni, si è sempre dimenticata di fare: comportarsi da persona perbene. E con la schiena rigorosamente dritta. #Solidarietà #Politica #Europa