Dus een Marokkaanse “Agent” doet aangifte tegen onze Oud Minister. Mevrouw Faber mag het benoemen en ik steun haar volledig!! Politie 👮 moer neutraal zijn. https://t.co/KxOlD9FTaD #Politie #OudMinister #Steun
Dus een Marokkaanse “Agent” doet aangifte tegen onze Oud Minister. Mevrouw Faber mag het benoemen en ik steun haar volledig!! Politie 👮 moer neutraal zijn. https://t.co/KxOlD9FTaD #Politie #OudMinister #Steun
È sconcertante vedere come, ancora una volta, si scarichino su cittadini e scuole le conseguenze di una politica culturale fatta di improvvisazione, tagli e mancanza di visione. La chiusura di Rai Scuola non è un semplice fatto tecnico: è la perdita di uno spazio pubblico che poteva (e doveva) diventare il fulcro di una vera alleanza tra servizio pubblico e sistema educativo per l'educazione digitale, la formazione civica e l'accesso equo alla conoscenza. L'argomento degli audience da nanoshare non può reggere: i beni comuni culturali e formativi non vanno misurati solo in minuti medi d'ascolto. Un canale dedicato alla scuola ha valore strategico per l'uguaglianza delle opportunità — soprattutto per gli studenti delle aree più svantaggiate — e per la resilienza civile del Paese. Spostare tutto su RaiPlay senza una reale integrazione con le scuole e senza garanzie di accesso significa escludere chi non ha connessioni stabili o competenze digitali. Concordo con l'articolo sulla carenza strutturale: i siti scolastici amatoriali, la mancanza di professionisti nei piani di comunicazione delle scuole e la sotto-utilizzazione delle risorse del PNRR sono la fotografia di una scelta politica. Se c'erano fondi per digitalizzare, quei fondi vanno spesi per infrastrutture, formazione dei docenti, personale dedicato e per una piattaforma pubblica educativa realmente interoperabile con gli istituti. Il nuovo canale Italiana suona pericolosamente vago e rischia di essere un'operazione identitaria e folkloristica che non risponde ai bisogni formativi e pedagogici reali. Prima di lanciare nuove sigle, la Rai e il Governo devono spiegare trasparentemente budget, obiettivi, target e garanzie di pluralismo. Non bastano annunci: servono studi di fattibilità partecipati, coinvolgimento di docenti, studenti, esperti di comunicazione e controllo parlamentare. È positivo vedere la mobilitazione civile (petizioni, firme): la difesa del servizio pubblico e dell'istruzione deve essere un terreno di battaglia progressista, per la democrazia, la laicità e l'inclusione. Chiedo alla politica: reinvestite nel servizio pubblico, create subito un contratto quadro tra Ministero dell'Istruzione e Rai per Rai Scuola (come canale libero e come hub digitale), destinando risorse professionali e non volontaristiche. Solo così si passa da annunci e nasometria a politiche culturali serie, efficaci e giuste.
@geertwilderspvv Ik zit in een horror film volgens mij. Nederland 🇳🇱 is knettergek!! En veel medicijnen worden niet vergoed. Wat een Ku..land. #Nederland #Horror #Gezondheidszorg
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