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ElisabettaAldrovandi

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ElisabettaAldrovandi

Incredibile. Incredibile come risultanze investigative e dati scientifici possano diventare oggetto interpretazioni così differenti, da essere addirittura opposte. Qui non si tratta di sfumature velate, di parziali divergenze. Si tratta di opinioni completamente inconciliabili, al punto che A diventa per uno B, per un altro C, per un altro ancora ABC. Eppure, la capacità di leggere e comprendere un testo scritto è alla base della capacità relazionale e comunicativa. E la capacità di leggere un dato scientifico è alla base di chi ha, o dovrebbe avere, quelle competenze specifiche cui il dato si riferisce. Eppure, così non è. Ci troviamo di fronte allo storpiamento sistematico di ciò che, in realtà, appare “ictu oculi” chiaro ed evidente. E ciò che è chiaro ed evidente è che, per la Procura, ci sono 21 indizi a carico di Andrea Sempio, indagato per l’omicidio aggravato da crudeltà e futili motivi di Chiara Poggi. Per la difesa, non ci sono. E ci sta, non foss’altro perché è la difesa. In mezzo, una pletora di gente più o meno competente che parla (o meglio, straparla) di fantasie, fandonie, fuffa, inventate per salvare Stasi e dargli ottenere la revisione. O di prove certe, inconfutabili, che inchiodano l’indagato senza possibilità di scampo, già visto condannato all’ergastolo. Forse, sarebbe bene partire dall’inizio. O dalle basi. Come quelle, che dimostrano senza tema di smentita gli innumerevoli errori commessi nel passato. E che dimostrano la volontà di approfondire, laddove un tempo si è preferito tralasciare. Partiamo da qui. E magari, leggiamo, e capiamo. Giusto un pochino. #garlasco #giustizia #verità #scienza

L’impronta 33. Quella fantomatica impronta palmare lasciata sul muro che conduce dal piano terra di casa Poggi al seminterrato, sulle cui scale fu rinvenuto il corpo di Chiara. Quell’impronta visibilmente bagnata e anche per questo considerata fin da subito quella dell’assassino, tanto da essere rilevata con sostanze dirette a verificare la presenza di sangue o altre sostanze biologiche. Quell’impronta che suscitò l’interesse dei Carabinieri intervenuti poche ore dopo l’omicidio, dei Ris arrivati tre giorni dopo, della PM dottoressa Muscio, che chiese ad Alberto Stasi se quando vide il corpo della fidanzata lungo le scale si fosse appoggiato con la mano destra al muro. Quell’impronta che secondo una relazione dei Ris di Roma del 2020 era “logico fattuale” appartenere all’assassino, e che in base a tre diverse modalità di raffronto coinciderebbe per 15 minuzie a quella di Andrea Sempio. Per la Corte di Cassazione ne servono 16/17 per un’attribuzione certa, ma se c’è un impianto accusatorio solido basato anche su altri elementi indiziari ne bastano meno, perfino 12. Per i consulenti dell’indagato quelle rilevate non sono minuzie ma increspature del muro. Per altri professionisti si contano al massimo cinque punti di contatto tra la mano di Sempio e quelle della traccia, che oggi non esiste più perché il reperto è stato buttato, e quindi il confronto è esclusivamente fotografico. Una cosa, tra tutte queste, è certa. Che mai, e sottolineo mai, né durante le indagini né durante i cinque processi né ora, nessuno ha mai attribuito quell’impronta ad Alberto Stasi. Semplicemente perché non è sua. Qualcosa, vorrà pur dire. In uno Stato di diritto. #garlasco #giustizia #cronaca #inchiesta