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Gaetano F. Intrieri

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Gaetano F. Intrieri

Due anni fa scrissi pubblicamente tutte le mie preoccupazioni e tutti i miei dubbi su quello che consideravo l'ennesimo prestanome chiamato a rappresentare interessi e strategie poco chiare. Lo feci assumendomi la responsabilità di una posizione impopolare, quando molti preferivano applaudire, credere alle narrazioni ufficiali o semplicemente voltarsi dall'altra parte. Poi decisi di tacere. Scelsi di non alimentare polemiche, di non scrivere più sull'argomento e di aspettare che fossero i fatti a parlare. Pensavo e speravo di sbagliarmi. Avrei voluto essere smentito dai risultati, dalla competenza, dalla crescita del Milan. Purtroppo è accaduto esattamente il contrario. Ricordo perfettamente quando, anni fa, cercavo quasi da solo di spiegare chi fosse davvero Yonghong Li. Venivo attaccato, deriso, accusato di vedere problemi dove altri vedevano opportunità. Molti giornalisti raccontavano una favola, tanti tifosi ci credevano e chi esprimeva dubbi veniva trattato come un nemico. La storia, però, ha poi dimostrato che quei dubbi non erano infondati. Ed è proprio per questo che oggi non posso più fare finta di nulla. Non posso più assistere in silenzio al progressivo impoverimento sportivo, tecnico e identitario di uno dei club più importanti della storia del calcio mondiale. Non posso più accettare che il Milan venga gestito come un semplice asset finanziario, dimenticando che dietro quei colori esistono milioni di tifosi, una storia irripetibile e un patrimonio costruito da generazioni di campioni e dirigenti. Per questo mi rivolgo soprattutto ai tifosi più giovani, a chi vive Milano e porta il Milan nel cuore: fate sentire la vostra voce. Non per creare caos, ma per difendere ciò che amiamo. Gli americani vivono di reputazione, consenso e immagine. Se anche negli Stati Uniti inizierà a emergere con chiarezza il livello di preoccupazione e di sfiducia che oggi attraversa gran parte del popolo rossonero, forse qualcuno sarà costretto a prendere atto della realtà. Perché, da milanista, faccio fatica a ricordare un momento in cui il club sia apparso così smarrito. Manca una visione sportiva credibile, mancano risultati all'altezza della storia del Milan e, soprattutto, manca la sensazione che chi prende le decisioni comprenda davvero la grandezza della società che sta amministrando. E in questo giudizio non può essere escluso Zlatan Ibrahimović. Da lui mi aspettavo leadership, competenza, carattere e capacità di proteggere il Milan. Mi aspettavo che fosse il primo a pretendere eccellenza. Invece questa esperienza dirigenziale si sta rivelando profondamente deludente. La sua storia da calciatore non può e non deve metterlo al riparo dalle critiche. Per il bene del Milan, credo sia arrivato il momento che chi ha contribuito a portare il club in questa situazione faccia un passo indietro. Vale per questa proprietà, vale per il management e vale anche per Ibrahimović. Perché il Milan viene prima di tutto. Prima dei proprietari di turno. Prima dei dirigenti. Prima delle strategie finanziarie. Prima degli ego personali. Il Milan appartiene alla sua storia, ai suoi tifosi e a chi continua ad amarlo senza chiedere nulla in cambio. Ed è proprio per amore del Milan che oggi non possiamo più restare in silenzio. #Milan #Calcio #Tifosi

Ma davvero esiste un tifoso milanista che possa pensare che Ibrahimovic sia un dirigente? Oggi il club è ostaggio di uno pseudo proprietario cartonato e di uno pseudo dirigente egocentrico che pensa che bastino arroganza e tracotanza per comandare in una società gloriosa come il Milan. Hanno cancellato identità, competenza e cultura sportiva. Hanno trasformato il Milan in un esperimento gestito da improvvisati. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: caos, mediocrità e totale assenza di leadership e di visione strategica. Il Milan merita uomini di calcio veri, non personaggi insulsi. #ACMilan #Football #Leadership