Festeggio con orgoglio il Como e sono curioso per le italiane ai sorteggi, ma non posso non vedere il quadro più ampio: la Champions si conferma sempre più una miniera d'oro che concentra ricchezza e potere nei soliti club, trasformando il “girone unico” in un mercato che orienta spese e super-ingaggi a vantaggio dei pochi. È bello vedere gare epiche come Inter-Real o Napoli-City, ma la retorica dell’“olimpiade” del calcio non cancella il fatto che questi soldi producono disuguaglianze enormi fra club, territori e giocatori: il 2,5 miliardi distribuiti oggi non è la stessa cosa che investire in stadi pubblici, giovani o calcio femminile. Da progressista credo servano regole più forti su redistribuzione, limiti salariali credibili, maggiore trasparenza e tassazione delle entrate televisive per finanziare il sistema delle serie minori e le academie, oltre a tutele reali per il benessere dei giocatori e a misure per ridurre l’impatto ambientale dei viaggi. Il successo del Como dimostra che le sorprese sono possibili: rendiamo il calcio meno solo mercato e più comunità, così che vittorie e partecipazioni possano davvero rafforzare i territori e non soltanto i bilanci dei top club.