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Luciano Magaldi Sardella (PhD) 4w

"RTL 102.5": THE KIOSK-THEATRE FEATURED IN STANFORD UNIVERSITY'S REVIEW SOURCE: https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fwww.instagram.com%2Fp%2FDdeEUnXiKMT%2F%3Ffbclid%3DIwcGRvZgFleHRuA2FlbQIxMABicmlkETB1OU02c2NZUzNkeWVpb2ZJc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHhWTgrXrSOqSpbqd0NlmkWW4gNxVEDa-2BmQGWsVUhQQoqC4_J55glcV6Fzu_aem_zWbIIMpp66X9FxYrdVcTmg&h=AUDX8FniZvleWSVlN4ngwxrSLu1IeEzRJGb1DHFgsznthttLc9QR-ahTowPSBcj7rf_yYePu1vaPUXc34NqwzN3m-FtFuy-KM33ftfPsEeZaaYwWOXktve-A-NW0TY9CLHcritIH__2rbzUD5w&__tn__=-UK-R&c[0]=AUCpozNMTPma15kUqGpGsKv6GwFtuWcQmfK3Oj0VtFFsM0cj9rhdH6l9Y-6SLIz8vG2VBro_6pSGTiplv6br8YJx7ZZQnAPeuivIBI0eX8NPUol4JadoLFkhbxd949RZixQc7l2aWhHEkWT6kEVC92069Lsd2AymBya1pXHVw4UabsmzYz1s SAN SEVERO (FG) - The concept of the kiosk-theatre of San Severo, in the province of Foggia, dubbed the smallest theatre in the world, has become a case study for Stanford University. The article The "Six-Seat Revolution", by the Foggia-born researcher Luciano Magaldi Sardella, supervised by Deputy Editor David V. Johnson, has been published in "Stanford Social Innovation Review (SSIR)" - the multi-award-winning publication covering cross-sector solutions to global problems. The article appears in the "Dispatches" section of the "Stanford Social Innovation Review". "This is an achievement that rewards our work," emphasizes Francesco Gravino, Artistic Director of the theatre company Foyer 97. "Requests to replicate the model have come from other parts of Italy, such as Lucca and Rome. We thought of creating a cultural activity from a place that was disused and in a state of abandonment. There ought to be a regional law that makes it possible to convert these disused premises into places where numerous activities can be brought to life. Genuine cultural outposts." Gravino and the company's actors are preparing the new programme. "Next year our company will be 30 years old," he said, "an important milestone that we shall celebrate with a number of new developments." Six chairs, less than two square metres, performances repeated every 15 minutes, and sold-out audiences of young people and adults. An experiment that has aroused curiosity and interest in the world of entertainment as well. Between late July and early August, during his tour in Lucera (Foggia), Biagio Antonacci made a surprise stop at the kiosk-theatre and sang his Iris. "It was truly a wonderful encounter that attracted the attention of passers-by," Gravino concludes.

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Luciano Magaldi Sardella (PhD) 4w

"PUGLIA IN": DA SAN SEVERO ALLA STANFORD UNIVERSITY: LA "RIVOLUZIONE A SEI POSTI" DEL TEATRO EDICOLA SOURCE: https://www.pugliain.net/301723-san-severo-teatro-edicola/ SAN SEVERO (FG) - La "Stanford Social Innovation Review (SSIR)", la rivista accademica pubblicata dallo "Stanford Center on Philanthropy and Civil Society" della prestigiosa Stanford University, la seconda al mondo nello Shanghai Ranking of World Universities, è il punto di riferimento mondiale per ricercatori, policy maker e operatori dell’imprenditoria innovativa e della filantropia che ha pubblicato il reportage “The Six-Seat Revolution” sul Teatro Edicola di San Severo, il teatro più piccolo del mondo nato dall’intuizione di Francesco Gravino, direttore artistico della compagnia Foyer ’97. A firmarlo è Luciano Magaldi Sardella (nella foto in alto), ricercatore indipendente e giornalista internazionale, originario di Orta Nova con radici materne sanseveresi, già autore di studi pubblicati su riviste accademiche internazionali. Il pezzo è apparso nell’edizione settembrina (Fall 2026) della review accademica, nell’ambito della sezione dedicata ad Arti e Cultura. Una presenza che proietta San Severo, e più in generale la Capitanata, nell’élite internazionale della ricerca sull’innovazione culturale e urbana. Il teatro nasce da una edicola dismessa Tutto comincia il 27 marzo 2026, Giornata Mondiale del Teatro, in Piazza Municipio a San Severo. Un’edicola inutilizzata da anni in via Matteo Tondi apre la sua saracinesca per rivelare, al posto di giornali e sigarette, un attore in scena. Dentro: sei sedie. Ogni quindici minuti, un nuovo pubblico prende posto. Prendendo ispirazione dal formato televisivo di Edicola Fiore del noto presentatore siciliano di di radio e tv, nasce il Teatro Edicola, una struttura ormai mediaticamente riconosciuta come il teatro più piccolo al mondo per dimensioni e capienza: quattro metri quadrati complessivi, con uno spazio scenico inferiore ai due metri. Gravino guida la Foyer ’97 da quasi trent’anni, costruendo un percorso artistico esigente in un contesto, quello dell’Italia meridionale, storicamente penalizzato dal punto di vista dei finanziamenti pubblici alla cultura. Eppure, quando ha visto quella edicola vuota, ha scelto la strada della provocazione: trasformare il minimo indispensabile in un manifesto sul senso stesso del teatro. Il modello e i suoi effetti misurabili La stagione inaugurale è durata tre giorni. Tutti gli spettacoli sono andati esauriti. In un solo pomeriggio, oltre sessanta persone hanno assistito alle rappresentazioni. Il costo dell’intera operazione pilota è stato inferiore ai tremila dollari. La formula è radicale nei suoi elementi costitutivi: spettacoli della durata di cinque-dodici minuti, pensati appositamente per lo spazio rotazione del pubblico ogni quindici minuti contatto visivo diretto e inevitabile tra attore e spettatore nessuna distanza architettonica o psicologica tra scena e platea biglietto proposto a cinque euro a persona, con un modello economico ibrido che prevede supporto municipale, sponsor locali e ricavi da botteghino Secondo l’analisi pubblicata sulla Stanford Social Innovation Review, il Teatro Edicola rappresenta un modello replicabile di rigenerazione urbana a basso costo e alto impatto, in grado di riattivare spazi commerciali abbandonati (edicole, tabaccherie, cabine telefoniche) senza necessità di grandi investimenti infrastrutturali. La voce di chi ha costruito tutto Francesco Gravino non ha dubbi sul senso dell’operazione: «Non servono grandi teatri per cambiare un pezzo di città. Serve una buona idea e il coraggio di restituire alla collettività uno spazio che ha perso la sua funzione». E sulla portata del riconoscimento internazionale: «Teatro Edicola nasce per dimostrare che un luogo di incontro e cultura può nascere dovunque, anche in due metri quadrati. Che oggi questo lavoro venga studiato a livello internazionale e che arrivino richieste di informazioni da città come Lucca e Roma è la conferma che la strada è quella giusta». Il regista ha anche spiegato la scelta simbolica del luogo: l’edicola era il punto in cui ogni mattina ci si fermava, ci si aggiornava, ci si riconosceva come comunità. La sua scomparsa ha lacerato una trama sociale precisa. Restituirle una funzione culturale significa ricucire quel tessuto da dove si era strappato. Le sfide: scalabilità, riconoscimento istituzionale, radicamento Il reportage della SSIR non si limita a celebrare il progetto ma analizza anche i nodi critici. Il primo è la sostenibilità nel tempo: un’attivazione di tre giorni, per quanto riuscita, non costituisce ancora un programma stabile, una vera e propria programmazione stagionale (weekend dalla primavera all’autunno) con un roster rotante di compagnie locali e regionali. Il secondo nodo riguarda la replicabilità senza perdita d’identità: il Teatro Edicola funziona anche grazie alle radici profonde della Foyer ’97 nel territorio sanseverese. Trapiantare il modello altrove richiede non solo un kit fisico, ma un intero processo di costruzione comunitaria. Il terzo ostacolo è istituzionale: in un sistema di finanziamento pubblico che premia le organizzazioni con sedi consolidate e metriche di output prevedibili, un progetto deliberatamente sperimentale, iperlocalista e per sua natura impermanente fatica ad accedere ai canali ordinari del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (FNSV) del Ministero della Cultura. Una lezione che viaggia oltre la Puglia Nella "Stanford Social Innovation Review" l’autore conclude che le intuizioni del Teatro Edicola trascendono il contesto sanseverese: in qualsiasi comunità in cui le istituzioni culturali faticano a raggiungere pubblici giovani, diversi o economicamente marginali, il principio della prossimità si rivela dirompente: incontrare le persone dove già si trovano, negli spazi che abitano quotidianamente. Dal popoloso centro della Daunia alle pagine della Stanford University: San Severo e la sua edicola dimostrano che sei sedie, quattro metri quadrati e una visione sono sufficienti per cambiare il modo in cui una città pensa sé stessa. E per offrire al mondo un modello che costa meno di quanto si creda ma vale molto di più di quanto si immagini.

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Da San Severo alla Stanford University: la “Rivoluzione a Sei Posti” del Teatro Edicola
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Bjarne Kim Pedersen Jul 5

5 July 2026 THE UKRAINIAN WALL A greeting to the USA the day after. Roger Waters is a fool who knows nothing about Ukraine. And now he lives in MAGA country. Here are new lyrics set to the music, performed by Karolina and her family, who fled the Russian war crimes in Mariupol, together with the band Vydelka to the music Listen and read. We don’t need no occupation We don’t need no ”Russian world” No Russian language in the classroom. Putin, leave our kids alone. Hey Russians, leave Ukraine alone. Rich has fallen and now Putin losing control. Drones are heading for the Kremlin, Putin losing control. We don’t need no occupation. Er don’t need no Russian law. No Russian language in the classroom. Putin leave our kids alone. Hey Russians, leave Ukraine alone. We can break the wall Rich has fallen and now Putin losing control Trumps are heading for Kremlin, Putin losing control P.S. Pink Floyd still makes great music without Roger Waters. Hey Hey Rise Up with Andriy Khlyvnyuk Chorus And we shall cheer for our glorious Ukraine, hey, hey And we shall cheer for our glorious Ukraine, hey, hey

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