«Sfrutto l’occasione di essere qui, su Russia Today, per dirlo con nettezza: il rapimento di oltre 20.000 bambini ucraini da parte dell’esercito occupante di Putin è un crimine contro l’umanità, così come lo sono l’invasione del Donbas e della Crimea e quella su larga scala del 2022. Il diritto internazionale va difeso ovunque». Questa sarebbe stata la dichiarazione che Francesca Albanese avrebbe dovuto rendere davanti a un media sanzionato del Cremlino. Ma questa dichiarazione non la ascolterete mai. Perché mentre da una parte la Special Rapporteur chiede espulsioni dai partiti, lancia anatemi e conferisce patenti di liceità politica con le sue argomentazioni che alimentano una lettura che finisce per legittimare un antisemitismo sistemico e arriva a irridere perfino la senatrice Liliana Segre, dall’altra, davanti ai boia di Mosca, fa l’agnellino. E non serve la scusa che lei si occupa di quello che sa. La Russia non è un dettaglio laterale dello scacchiere mediorientale, né un frame di secondo livello: Mosca è un attore centrale nella regione e le sue responsabilità sono parte integrante del quadro geopolitico. La solita doppia morale buona per farsi eleggere in un listino bloccato ma non per cambiare le sorti del popolo palestinese. #Ucraina #DirittiUmani #Geopolitica