Nelle prime ora della mattinata è finita sotto attacco la raffineria di Salavat, in Baschiria, la quale lavora da sola circa il 2,7% del greggio del paese. L’impianto di proprietà di Gazprom, è in realtà un grande complesso integrato di raffinazione, petrolchimica e fertilizzanti: uno degli obiettivi energetici russi più rilevanti raggiunti dai droni ucraini in profondità. È stata colpita almeno quattro volte documentabili dal maggio 2024 al luglio 2026. Ha una capacità nominale di 10 milioni di tonnellate, sebbene nel 2024 si sia attestata sui 7,2 milioni. Il suo valore strategico aumenta perché combina produzioni di carburanti con petrolchimica e fertilizzanti. Produce anche cherosene, GPL, alcol, polietilene, polistirene e ammoniaca. Il 14 luglio scorso, dopo l’ultimo attacco da parte di droni ucraini, due fonti del settore citate da Reuters riferirono danni e arresto di entrambe le unità primarie, CDU-4 e CDU-6, con fermata complessiva dell’impianto. Il governatore baschiro Radiy Khabirov sostenne invece che i danni principali riguardassero passerelle portacavi e condotte di servizio e che il ritorno alla normalità avrebbe richiesto pochi giorni. L’impianto aveva da poco ripreso a funzionare parzialmente. Altri attacchi stanotte sono avvenuti nel sud, con esplosioni a Melitopol, Berdyansk e Mariupol, ma soprattutto in Crimea, dove è stata colpita anche la centrale di Balaklava, lasciando al buio l’intera area di Sebastopoli. #Energia #Geopolitica #Ucraina


