Il ragazzo protagonista di queste foto indossa la maglia degli Spurs, per la precisione la n.21 di Tim Duncan. L'altra sera era a New York a vedere gara 3 delle Finals in uno dei maxischermi messi in città. Al termine del match è stato assalito da una folla di persone: lo hanno preso a calci e pugni, gli hanno sputato, poi lo hanno costretto a togliersi la maglia. La stessa sorte è toccata ad un'altra decina di persone, tutte con le maglie degli Spurs, tutte ree di non tifare per i Knicks. Ed eccoci qua. Lo sports entertainment. Il "Defense! Defense!". E i pop corn e i bicchieroni di Coca Cola. Che all'improvviso svaniscono. Chi segue l'NBA da vicino sa che gli episodi di violenza negli ultimi anni stanno aumentando, sopratutto dentro le Arene, e non sono capitati solamente in queste ore a New York. Ma a New York, probabilmente, si è toccato l'apice. Forse la realtà è che, sotto sotto, molti di noi sono uguali. Sono tutti egualmente imbecilli. Che si tratti di tifosi di Eurolega o di Serie A, che si tratti di italiani, greci, turchi, francesi, tedeschi, polacchi, che si tratti di basket o di calcio. Che si tratti di NBA. Che si tratti di americani. Sarebbe bello che Tim Duncan contattasse questo ragazzo per invitarlo a gara 5 a San Antonio e per regalargli la sua maglia originale autografata. Sarebbe altrettanto bello che nessuno si ergesse a paladino della cultura sportiva volendo spiegare agli altri come si sta al mondo, soprattutto in un'epoca dove la violenza di quella Nazione, ai piani alti, e di conseguenza a livello sociale, ha superato di gran lunga i livelli di guardia. Sarebbe bello che non ci fosse posto per chi vive una partita di basket in questo modo, in qualunque posto del mondo. #NBA #sport #violenza