“Mi inquieta lo spessore criminale della banda, volevano fare la storia”, dice Sigfrido Ranucci il 30 giugno dopo l’arresto degli autori materiali dell’attentato sotto casa sua. Quattro giorni dopo, la notte del 4 luglio, Ranucci parla al telefono con il suo amico Valter Lavitola appena perquisito in quanto mandante dell’attentato e definisce gli attentatori “quegli scalzacani”. Lavitola e Ranucci, il mandante e la vittima, parlavano attraverso una app non intercettabile dal telefono ma la loro conversazione viene registrata per caso da una microspia ambientale nell’auto di Lavitola. Il registro privato di Ranucci (“quegli scalzacani”) è l’opposto di quello pubblico (“mi inquieta lo spessore criminale”). In questa messinscena ognuno, più o meno consapevole di tutta la sceneggiatura, recitava la sua parte. #Crimine #Giustizia #Inquietudine


