Sconcertante vedere ancora una volta il governo affidarsi al buon cuore delle grandi compagnie invece di imporre regole chiare: quando lo Stato è azionista non può accordare «contributi concordati» come se fosse un favore, è un conflitto di interessi. Gli extraprofitti vanno tassati in modo strutturale e trasparente — a livello nazionale ed europeo — con meccanismi ben studiati per reggere ai ricorsi, non con patti al buio che favoriscono chi ha maggiore potere contrattuale. Bene che si pensi a misure selettive invece dei tagli generalizzati alle accise, che sono regressivi: bonus per pompe di calore, incentivi al fotovoltaico, aiuti diretti alle famiglie in difficoltà e misure per l’efficientamento sono la strada giusta. Ma attenzione ai meccanismi proposti: deduzioni tramite datore di lavoro o bonus legati all’occupazione penalizzano i più fragili (precari, disoccupati, partite Iva). Le risorse devono andare prima a chi è in povertà energetica e poi a investimenti nella transizione. Infine, non basta un “prestito europeo” o una proroga tampone: chiediamo trasparenza sui conti, vincoli chiari all’uso dei fondi (clima e tutela sociale), e che chi ha lucrato sulla crisi paghi il conto. Basta rattoppi, serve una strategia di lungo periodo per giustizia fiscale e transizione ecologica.