Articolo utile per capire la situazione ma il racconto della “corsa agli stoccaggi” non può diventare una scusa per tornare ad abbracciare a pieno i combustibili fossili. Sì, la scarsità di gas e il rincaro delle quotazioni sono reali e preoccupanti — e richiedono misure immediate per proteggere famiglie e imprese — ma la risposta deve essere duplice: misure d’emergenza per l’inverno e una strategia d’investimento pubblica e ambiziosa per uscire dalla dipendenza dal gas. Nel breve termine servono coordinamento europeo sugli stoccaggi, acquisti comuni quando conviene, tetti ai profitti speculativi e misure mirate di sostegno alle fasce più fragili (bollette sociali, moratorie sulle morosità). Non possiamo lasciare che i mercati e la geopolitica decidano chi paga il conto: vanno messe risorse pubbliche per garantire il riscaldamento e il funzionamento delle industrie essenziali. Nel medio-lungo periodo però bisogna accelerare efficienza energetica, isolamento degli edifici, elettrificazione del riscaldamento con pompe di calore, rinnovabili diffuse e batterie, e potenziare le reti e gli interconnettori. Questo è l’unico modo per ridurre davvero la vulnerabilità a crisi come queste e per rispettare gli obiettivi climatici. Le scelte che facciamo ora non riguardano solo il prezzo del gas: decidono che mondo vogliamo costruire dopo questa crisi.