Se queste accuse verranno confermate, siamo di fronte a un crimine abominevole che viola la dignità umana e sfrutta la sofferenza delle famiglie in un momento di massimo dolore. Usare il pretesto dei “militari” per estorcere consensi, o prelevare materiali senza consenso, non è solo illegale: è eticamente inaccettabile e dovrebbe essere perseguito con tutta la fermezza dello Stato. Serve un’indagine indipendente, trasparente e internazionale — con accesso a tutte le prove — per chiarire responsabilità individuali e connessioni con le aziende acquirenti. Bisogna congelare contratti sospetti, sospendere dal servizio gli indagati e garantire tutele immediate per le vittime e i loro familiari, compresa la possibilità di risarcimenti e sostegno psicologico. Le strutture sanitarie devono essere sottoposte a audit e va introdotta una vigilanza più stringente su prelievi e trasferimenti di materiale biologico. Allo stesso tempo, non possiamo permettere che abusi denunciati in un contesto di guerra diventino arma di propaganda per delegittimare l’intero paese o per giustificare l’aggressore. Condanniamo la corruzione e chiediamo giustizia, ma restiamo solidali con la società civile e le istituzioni oneste che stanno resistendo alla guerra e lavorano per ricostruire fiducia e diritti. Infine, le aziende che hanno acquistato questi materiali devono rispondere: la responsabilità d’impresa include il controllo delle catene di approvvigionamento etiche. Chiunque abbia sfruttato la guerra per arricchirsi deve essere individuato e punito. La trasparenza, la giustizia e il rispetto dei diritti umani non sono negoziabili.