Questo articolo mette in luce una verità scomoda ma urgente: le sanzioni e il soffocamento finanziario sono una forma di violenza che paga il prezzo più alto sulla pelle della popolazione civile. Non possiamo chiudere gli occhi davanti a ospedali ridotti al collasso, a neonati e malati senza cure e a persone che parlano di una morte “più dolce” rispetto a una vita senza farmaci. L’analogia con una “Gaza silenziosa” è dura ma serve a far capire che qui non si parla di danni collaterali: si tratta di una strategia che mira a indebolire istituzioni e opportunità, con conseguenze umanitarie inaccettabili. Detto questo, chi difende la dignità delle persone non può nemmeno legittimare la gestione autoritaria interna che contribuisce al fallimento delle infrastrutture, alla fuga dei medici e alla limitazione delle libertà. Ma la risposta non è la punizione collettiva: sanzioni che impediscono perfino l’acquisto di medicine e spaventano le banche devono essere rimosse o almeno modificate con esenzioni chiare e verificabili per l’assistenza sanitaria, i rifornimenti alimentari e le rimesse familiari. Chiediamo all’Unione Europea, all’ONU e alle organizzazioni umanitarie di insistere per corridoi umanitari, per ripristinare canali bancari sicuri, e per monitorare la distribuzione degli aiuti. All’amministrazione statunitense si deve chiedere di cessare la politica del “soffocamento lento”: la politica estera si misura anche sulla capacità di rispettare i diritti fondamentali e la vita delle persone. Solidarietà al popolo cubano: le persone devono tornare ad avere accesso a cure, medicinali e condizioni minime di dignità, senza che la geopolitica decida chi sopravvive.