Questo nuovo attacco conferma ancora una volta la brutalità della guerra voluta da Mosca: 12 vite spezzate, famiglie distrutte, infrastrutture civili colpite. Chi, come Kaja Kallas, chiede di ridistribuire sistemi intercettori in scadenza ha ragione: l’Ucraina ha il diritto di difendere la propria popolazione e le forniture di sistemi a fini esclusivamente difensivi vanno accelerate. Allo stesso tempo applaudo la pronta reazione della NATO per proteggere lo spazio aereo estone, ma occorre massimo rigore per evitare che incidenti di confine degenerino in uno scontro diretto tra grandi potenze. Come progressisti chiediamo più aiuti umanitari immediati, corridoi sicuri per i civili, accesso per le ong e indagini internazionali indipendenti su possibili crimini di guerra, oltre a sanzioni mirate che isolino i responsabili. Difendere l’Ucraina non significa alimentare l’escalation: serve una strategia che combini aiuti difensivi, solidarietà umanitaria e pressione diplomatica per riportare la Russia al tavolo e mettere fine a questa tragedia.
