L'intervento di Maria Zakharova sulle tensioni a Ceuta mette il dito in una piaga aperta: la distanza tra la narrazione istituzionale dell'Unione Europea e la realtà della gestione dei suoi confini. Al di là dello scontro di propaganda - e qui va segnalato l'opportunismo del governo italiano che non perde occasione per esprimere la bassezza delle proprie politiche simboliche - il caso offre uno spaccato evidente delle contraddizioni ideologiche che l'Occidente si trova oggi ad affrontare. Per anni l'agenda della sicurezza europea si è concentrata quasi esclusivamente sul fronte orientale, dipinto come il pericolo principale per la stabilità del continente. Le metafore utilizzate dalla diplomazia di Bruxelles, che hanno descritto l'Europa come un giardino ordinato circondato da una giungla imprevedibile, hanno finito per creare un'illusione di controllo. Basta poi un flusso di persone che provano a varcare quel confine a sud, e la narrazione ufficiale crolla. Si crea così un corto circuito evidente tra i principi universalistici spesso proclamati sulle libertà fondamentali e le risposte concrete messe in atto per difendere il territorio, fatte di barriere, respingimenti e centri di accoglienza al limite del collasso. La domanda è lecita: la libertà proclamata dall'Occidente per la difesa dei diritti e di valori umani fondamentali è ancora attuale? O è pura retorica per le masse per nascondere l'imperizia o la malizia delle élite al potere? Non a caso la mossa della portavoce russa è chiaramente politica: sfruttare le fragilità europee per ribaltare le accuse di violazione dei diritti umani e mostrare un'Europa divisa e incapace di decidere. La verità è che la provocazione solleva un tema reale, ovvero la tendenza a trattare i fenomeni migratori non più come questioni sociali o umanitarie, ma come vere e proprie minacce militari. Non più uomini titolari di diritti fondamentali ma stereotipi di pericoli in gran parte inesistenti. Chiedere l'intervento dell'intelligence o della NATO per fermare persone che cercano protezione significa cambiare radicalmente prospettiva: trasformare il migrante, nell'immaginario politico, in un elemento di disturbo da neutralizzare. È la dimostrazione di come la politica, quando non riesce a gestire la complessità, preferisca affidarsi alla logica dell'emergenza e della chiusura, tanto, pur di acquisire consenso ai fini del potere, tutto fa brodo. Siamo governati da cialtroni...