"Conobbi Sinisa in un ristorante romano al Gianicolo e fu un colpo di fulmine, da lì non ci siamo più lasciati. Lui mi propose di vivere con lui. Gli risposi 'solo da sposata' e dopo un anno di fidanzamento abbiamo detto si. Volevamo entrambi una famiglia numerosa. Oggi sono anche nonna di due nipoti e tutto questo affetto dei figli mi aiuta a non soccombere alla sofferenza. Nel 2019 eravamo in Sardegna, una notte Sinisa sentì un dolore fortissimo e dopo tutti gli accertamenti scoprimmo quella malattia molto aggressiva. La diagnosi era terribile, ma noi facemmo un patto: "Affrontiamo tutto insieme e vinceremo questo brutto male". Sono stati anni faticosi ma lui cercava sempre di sorridere e alla fine delle terapie eravamo sicuri di avercela fatta. Il momento peggiore è arrivato quando scoprimmo la recidiva. Lui mi chiedeva sempre: "Ce la farò?" Gli dicevo di sì, non mi sono mai fatta vedere da lui con le lacrime, anzi, ero allegra perché lui spiava le mie reazioni per capire quanto stesse male. Quando fu chiaro che era alla fine, facemmo un viaggio tristissimo da Bologna a Roma. Sinisa taceva, mi disse solo: "Mi dispiace non vedere crescere i miei figli". Lasciai cadere quella frase, ormai non c'era più nulla da fare. Sinisa tornò in ospedale. Era a letto, io accanto a lui. E mi disse: "Arianna ricordati che ti amo, ora ci sarai tu come guida per i nostri figli". E dopo poco mi lasciò la mano dolcemente e se ne andò, sereno, perché mi aveva affidato il suo amore e la sua famiglia". ARIANNA RAPACCIONI, moglie del grande SINISA MIHAJLOVIC #AmoreEterno #Famiglia #Coraggio
