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pier luigi pinna

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pier luigi pinna

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Questo è Jack Moylan, calciatore del Cardiff City, subito dopo aver segnato il gol del 3 a 0 della nazionale irlandese contro Israele. Esulta così: si sfila la fascia nera che indossava, come tutti i compagni, in segno di lutto e la bacia, dedicando la rete al popolo palestinese. Non è successo solo questo stasera a Debrecen, campo neutro in Ungheria, in occasione della partita Israele Irlanda valida per la Nations League. Il capitano dell’Irlanda Dara O’Shea si è rifiutato di stringere la mano al capitano di Israele, Solomon (che, ad esempio, ha negato che ad attaccare ospedali palestinesi siano state le forze armate israeliane). Come hanno fatto tutti i calciatori dell’Irlanda. Al momento di suonare gli inni nazionali, hanno poi tenuto le teste basse, in segno di lutto, mentre suonavano le note di quello israeliano. Ancora prima della partita, il secondo portiere dell’Irlanda, Bazunu, aveva scelto di non rendersi disponibile per le due partite contro Israele: non si gioca con una nazionale che rappresenta il genocidio. Hanno fatto più loro in solidarietà con il popolo palestinese che tutti i governi europei. #Calcio #Solidarietà #NationsLeague

Loredana Bertè e Adriano Panatta a spasso nel 1976: quando lo stile anni '70 incontra una delle storie d'amore più iconiche e affascinanti di sempre! https://t.co/qAsCWKqJW1 #anni70 #storia #amore

L'Italia è quel paese in cui il presidente del consiglio va alla Milano Fashion Week e un ragazzo di 25 anni che gioca a Tennis parla all'assemblea ONU del futuro dei bambini. Jannik Sinner si schiera dalla parte dei bambini. Il campione azzurro del tennis, numero uno al mondo, ha inviato un videomessaggio all'Onu per l'evento “Multiply Possibility” promosso al Palazzo di Vetro, annunciando il sostegno della propria fondazione alla Global Partnership for Education (Gpe): "Voglio ringraziare l’Italia e la Nigeria per avere organizzato questo evento. Due Paesi in due continenti, uniti dalla convinzione condivisa che ogni bambino meriti la possibilità di crescere, imparare e costruire un futuro radioso. Quando le nazioni si uniscono con tale impegno, lanciano un messaggio potente al mondo. È così che avviene il vero cambiamento". E aveva prima parlato di sé: "Crescendo in una piccolissima città del nord Italia sono stato molto fortunato. Ho avuto insegnanti incredibili, una famiglia che mi ha sostenuto e la possibilità di inseguire i miei sogni ma a milioni di bambini in tutto il mondo non è data la stessa opportunità. Più di 270 milioni di bambini non hanno ancora accesso a un’aula, a un insegnante, a una scuola sicura o a un ambiente che favorisca il loro apprendimento e la loro crescita. E non è perché a questi bambini manchino talento o determinazione. È perché sono state loro negate le opportunità che meritano". #JannikSinner #DirittiInfanzia #IstruzionePerTutti

"Conobbi Sinisa in un ristorante romano al Gianicolo e fu un colpo di fulmine, da lì non ci siamo più lasciati. Lui mi propose di vivere con lui. Gli risposi 'solo da sposata' e dopo un anno di fidanzamento abbiamo detto si. Volevamo entrambi una famiglia numerosa. Oggi sono anche nonna di due nipoti e tutto questo affetto dei figli mi aiuta a non soccombere alla sofferenza. Nel 2019 eravamo in Sardegna, una notte Sinisa sentì un dolore fortissimo e dopo tutti gli accertamenti scoprimmo quella malattia molto aggressiva. La diagnosi era terribile, ma noi facemmo un patto: "Affrontiamo tutto insieme e vinceremo questo brutto male". Sono stati anni faticosi ma lui cercava sempre di sorridere e alla fine delle terapie eravamo sicuri di avercela fatta. Il momento peggiore è arrivato quando scoprimmo la recidiva. Lui mi chiedeva sempre: "Ce la farò?" Gli dicevo di sì, non mi sono mai fatta vedere da lui con le lacrime, anzi, ero allegra perché lui spiava le mie reazioni per capire quanto stesse male. Quando fu chiaro che era alla fine, facemmo un viaggio tristissimo da Bologna a Roma. Sinisa taceva, mi disse solo: "Mi dispiace non vedere crescere i miei figli". Lasciai cadere quella frase, ormai non c'era più nulla da fare. Sinisa tornò in ospedale. Era a letto, io accanto a lui. E mi disse: "Arianna ricordati che ti amo, ora ci sarai tu come guida per i nostri figli". E dopo poco mi lasciò la mano dolcemente e se ne andò, sereno, perché mi aveva affidato il suo amore e la sua famiglia". ARIANNA RAPACCIONI, moglie del grande SINISA MIHAJLOVIC #AmoreEterno #Famiglia #Coraggio

Carlé sei stato rimandato in 4 materie e poi in due nei primi due anni di liceo, poi bocciato al terzo, metti incinta, a 16 anni, la segretaria del compagno di mamma tua. Un disastro. Ciuccio forte forte in matematica. Università così e così. Tuo nonno paterno, Carlo, ambasciatore e consigliere del Presidente della Repubblica Pertini, amico di Montezemolo, ti piazza in Ferrari (solo per un breve stage e nemmeno retribuito) e poi in Confindustria. Provi il concorso per la carriera diplomatica e nonostante la forte raccomandazione di nonno sei trombato ma becchi comunque un incarico per soli due mesi. Incarico che fà imbestialire l'intero corpo diplomatico italiano. Sei costretto a mollare l'osso. Ti fai raccomandare, immagino, per entrare in Sky ma vieni presto mandato a casa. Scegli la politica come ripiego e Montezemolo ti raccomanda a Letta e poi a Renzi. Diventi vice ministro e poi ministro, addirittura. Un fallimento a 360 gradi (Leggi ILVA). Sfrutti la situazione (40%) e il PD ti piazza in Europa a 40 mila euro al mese. E poi vai in giro dicendo che hai un curriculum per governare l'Italia, gli altri no. Che tristezza Carlé, lo vedi questo al tuo fianco??? Dai un'occhiata al suo di curriculum, è da paura. Lui si che mi rappresenta. Tu?...cambia mestiere, se un mestiere lo sai fare... #politica #curriculum #fallimento

La gente di solito va nei musei e guarda quattrocento quadri in un’ora e mezza. Torna con dei piedi gonfi così e va alla ricerca di una Coca - Cola tiepida per dimenticare l’esperimento. I luoghi dove stanno i quadri si chiamano pinacoteche, come esistono i luoghi dove stanno i libri che si chiamano biblioteche. Nessuno va in biblioteca e legge tutti i libri. Uno che va in una pinacoteca, in un museo, dovrebbe andare a vedere due quadri. All’inizio, a mio parere, addirittura uno solo. Quello che l’ha fatto il quadro spesso ci ha messo due anni a farlo. O anche due mesi a farlo… Cosa mi dà il diritto a me di guardarlo in venticinque secondi? Quando erano in Chiesa, la gente li vedeva da quando nasceva a quando moriva: tutta la vita. E adesso deve vederlo in un minuto mentre stai correndo al quadro prossimo? ». Philippe Daverio (1949 - 2020), #Musei #Cultura #Arte

"I fascisti non sono mica come i funghi, che nascono così, in una notte. No. I fascisti sono stati i padroni a seminarli, li hanno voluti, li hanno pagati. E coi fascisti i padroni hanno guadagnato sempre di più, al punto che non sapevano più dove metterli i soldi. Così hanno inventato la guerra. Ci hanno mandato in Africa, in Russia, in Grecia, in Albania, in Spagna! Ma chi paga siamo sempre noi! Chi paga: il proletariato, gli operai, i contadini, i poveri" Bernardo Bertolucci #Fascismo #Proletariato #Storia

Il grembiule nero della scuola elementare di una volta era l'uniforme più democratica che esiste - quella tela nera che copriva i vestiti di tutti i bambini e li rendeva uguali indipendentemente da quello che c'era sotto, dal vestito buono del figlio del medico o dai pantaloni rattoppati del figlio del contadino. Il grembiule nero con il colletto bianco - quello dei maschi - e il grembiule nero con il fiocco rosa o azzurro - quello delle femmine. Il nome scritto sull'etichetta cucita dentro. Il grembiule che la mamma lavava e stirava ogni settimana. I bottoni che si perdevano e si ricucivano. L'odore del grembiule pulito del lunedì mattina. E quella foto di classe con tutti in grembiule nero allineati davanti all'obiettivo - una fila di bambini identici e tutti diversi insieme - che è la fotografia più democratica che la scuola italiana abbia mai prodotto. Il grembiule diceva: qui siamo tutti uguali. Quella bugia bella che la scuola raccontava ogni giorno era anche il suo insegnamento più importante. Post di Patrizia Benelli dalla pagina "Gruppo come eravamo" FB. #scuola #grembiule #uguaglianza

Sto seguendo gli europei di nuoto e sono rimasto estremamente impressionato dalle interviste post gara di questi ragazzi. I vari Ceccon, Martinenghi, l'allegria della Curtis. Proprietà di linguaggio, riflessività, compostezza. Rispetto ai monosillabi gutturali del 90% dei calciatori non uno ma due mondi di differenza. Complimenti! #nuoto #europei #sport

Mi chiedo se ci rendiamo conto di quanto sia imbarazzante, vergognoso tutto ciò. Ci sono tante persone che per 1000€ al mese devono essere laureate, avere master ed esperienza. Loro senza competenze, percepiscono più di quanto un essere umano normale può ottenere nella sua vita. E non è l'unico. #Lavoro #Disuguaglianza #Meritocrazia

Lei insulta i lavoratori iscritti ai sindacati, insulta gli studenti che dissentono, insulta gli italiani che scendono in piazza, insulta i poveri che avevano chiesto un reddito di cittadinanza, insulta chiunque sia di sinistra, insulta leader europei migliori di lei e poi si offende se insultano lei? In questo momento, per colpa della sua fottuta arroganza, i porti e gli aereoporti spagnoli sono diventati off limits per gli italiani . In questo momento le mense della Caritas sono piene. In questo momento fare un pieno di diesel è un salasso. In questo momento gli italiani più deboli e vulnerabili rischiano la vita per questo caldo e nessuna forma di aiuto da parte di questo Stato, si è attivata per i più fragili. In questo momento le carceri traboccano per lo spropositato aumento dei reati voluti da questo governo. In questo momento gli organici delle forze dell’ordine e dei medici sono ai minimi storici. Ha portato il Paese allo sfascio totale e vuole pure i cuoricini mentre si tuffa beata e spensierata con la figlia, la scorta e tutto il suo cucuzzaro, in un resort extra lusso a spese nostre. Ma la prendessero di mira un branco di meduse antifasciste! Altro che cuoricini e commenti di apprezzamento ! #Italia #Politica #GiustiziaSociale

"Senza Livore..." Sapete perché Guccini non condivideva le vostre idee? Perché l'uomo alla sua sinistra, papà Ferruccio, passò due anni nei campi di prigionia di Leopoli e Amburgo. Nel 1943, dopo l'8 settembre, rifiutò di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e venne internato nei campi di lavoro in Germania Tornò a casa nel 1945, pelle e ossa, distrutto dal lavoro e dalla fame e dopo aver visto cose disumane che non volle mai raccontare. Fece appena in tempo a vedere nascere Francesco e quando lo rivide aveva già 5 anni. Pensate cosa si prova a non avere un padre per i primi 5 anni di vita, pensate come ci si sente a crederlo morto... Non avete mai preso pienamente le distanze da chi lo ha reso orfano per 5 anni, minizzate, ironizzate, idolatrate, ricordate, omettete, manipolate, rievocate, riaccendete... Potevate tacere come avete fatto il 2 agosto invece avete scelto la strada del vittimismo. "Voi siete solo un'ombra e tu, Francesco, il sole" #Guccini #MemoriaStorica #Vittimismo

Cominciò a mostrare i segni della demenza, una malattia progressiva che lentamente gli portò via i ricordi, la lucidità e la capacità di parlare con scioltezza. Durante questo periodo devastante, lei non si tirò mai indietro. Invece di allontanarsi dal dolore, Micheline gli rimase accanto ogni singolo giorno, assumendo il ruolo di badante principale con infinita pazienza, dignità e devozione incondizionata. Prendersi cura di un coniuge con demenza è uno dei percorsi emotivi e fisici più duri che si possano affrontare, eppure Micheline fece in modo che Sean Connery fosse sempre circondato da sicurezza, calore e affetto costante nella loro tranquilla casa. Si assicurò che si sentisse amato anche quando le parole diventavano scarse. Creò per lui una routine confortante in cui potesse sentirsi sereno, proteggendo la sua dignità fino al suo ultimo respiro. Micheline parlò apertamente di quei momenti privati e finali, e di quanto fosse stata dura la malattia per l'uomo che tutti ammiravano. «Aveva la demenza e ha avuto il suo peso su di lui», raccontò Micheline dopo la sua scomparsa. «Il suo ultimo desiderio è stato esaudito: andarsene senza fare storie». Quando il mondo pensa a Sir Sean Connery, immagina l'attore leggendario che ha definito James Bond per generazioni intere. Era l'icona suprema del grande schermo, famoso per la sua voce autorevole, il fascino ineguagliabile e la presenza hollywoodiana indimenticabile. #Demenza #Cura #Amore

"AI CONFINI DELLA REALTA'!?!". La7: "Avete trovato qualcuno in arrivo da Ceuta dopo la sospensione di Schengen?". Antonio Tajani: "Non ci risulta". La7: "E le pare plausibile che lo troverete?". Tajani: "È importante controllare i confini, come con la Slovenia". La7: "E il confine con la Spagna qual è?". Tajani: "Possono arrivare con la nave o l'aereo...". (InOnda, La7, 2 agosto). #AI #Confini #Realità

Nella primavera del 2019, sui campi in terra battuta di Roma, nessuno avrebbe potuto prevedere che un normale match del primo turno si sarebbe trasformato in un momento cruciale nella storia del tennis. Un diciassettenne italiano relativamente sconosciuto, Jannik Sinner, ricevette una wild card e si ritrovò ad affrontare l'esperto americano Steve Johnson, un giocatore che conosceva bene l'atmosfera dei tornei del Grande Slam e l'intensità della competizione. L'incontro iniziò con un sorprendente dominio incontrastato, con Johnson che impose la sua esperienza e domini completamente il primo set, vincendo 6-1. Sembrava che la partita si stesse avviando verso un esito prevedibile tra un giocatore esperto e un esordiente che si affacciava al livello superiore. Ma ciò che accadde dopo fu tutt'altro che ordinario: fu l'inizio di una storia straordinaria. Sinner reagì con altrettanta forza, pareggiando il punteggio sul 6-1, e poi i due giocatori si affrontarono in un'intensa battaglia mentale nel terzo set. Sotto 2-5, con la sconfitta ormai imminente, tutti pensavano che il sogno fosse finito. Ma Sinner si rifiutò di arrendersi. Salvò un match point e iniziò a ribaltare la situazione punto dopo punto, fino a realizzare una rimonta straordinaria e vincere l'incontro per 7-5, con grande stupore del pubblico e persino del suo avversario. Non fu solo una vittoria; fu l'annuncio della nascita di un giocatore di un altro livello. Lo shock non fu solo per il punteggio, ma anche per l'impatto psicologico. Johnson ammise in seguito che dopo la partita si sentiva così devastato da aver pensato al ritiro, incapace di comprendere come avesse potuto perdere contro un giovane giocatore allora sconosciuto. Fu un momento doloroso, ma allo stesso tempo, una testimonianza indiretta dell'immenso talento che era improvvisamente emerso davanti a lui. #Tennis #JannikSinner #GrandSlam

Durante le riprese di "Il ragazzo di campagna" (1984), Renato Pozzetto decise di fare qualcosa che oggi definiremmo “alla Pozzetto”: usare il suo vero trattore. Non era una trovata scenica, né un mezzo preso a noleggio dalla produzione. Quel trattore rosso fiammante era davvero suo, acquistato per il suo agriturismo. Quando propose di utilizzarlo nel film, lo fece con la naturalezza di chi non vede alcuna differenza tra la vita e il set. La scena in cui Artemio guida il trattore verso Milano divenne iconica, ma ciò che molti non sanno è che Pozzetto arrivò davvero in città con quel mezzo agricolo. I passanti lo guardarono increduli, qualcuno rise, altri pensarono a una trovata pubblicitaria. In realtà era semplicemente Renato che, come sempre, portava nel cinema la sua autenticità: nessuna costruzione, nessuna maschera, solo la sua comicità spontanea che si mescola alla vita quotidiana. Questo aneddoto racconta bene chi è Pozzetto: un artista che non ha mai avuto bisogno di artifici per far ridere, perché la sua forza è sempre stata la naturalezza. Il trattore non era un oggetto di scena, ma un pezzo della sua vita portato sullo schermo, come a dire che la comicità più vera nasce dalle cose semplici, dalle scelte istintive, da ciò che siamo davvero. E oggi, mentre spegne 86 candeline, questo ricordo ci restituisce tutta la sua genuinità: un uomo che ha fatto ridere generazioni senza mai smettere di essere se stesso. Buon compleanno, Renato! #RenatoPozzetto #Cinemaitaliano #Commedia

A un certo punto, durante la conferenza stampa di chiusura del vertice NATO di Ankara, ad alzarsi in piedi e a prendere la parola è un eroico giornalista danese. Il suo nome è Rasmus Svaneborg, dell'agenzia di stampa Ritzau. E rivolgendosi direttamente Mark Rutte, segretario generale della NATO e maggiordomo di Trump, gli rivolge una domanda che, in Italia, nessun giornalista avrebbe osato porre: "Mark, lei era seduto accanto a Donald Trump nei momenti in cui ha parlato di conquistare la Groenlandia, si è scagliato contro alleati come la Spagna e ha minacciato di scatenare guerre commerciali: cose che il vecchio Mark Rutte non sembrava approvare. Tutto questo ha qualche effetto sul suo amor proprio quando lei siede lì a fianco a lui e non dice nulla?". Rutte ha risposto così: "Quello che faccio sempre è riconoscere il merito quando è dovuto. E credo che dovremmo dare merito a Donald Trump, perché la NATO è molto più forte". Aveva davanti una domanda sul proprio rispetto di sé. Ha scelto di elogiare l'uomo che minaccia di annettersi il territorio di un Paese alleato. Ecco. In una sala gremita di potenti, davanti al capo della NATO e alla sua corte, un cronista danese ha dimostrato cosa voglia dire davvero la parola coraggio. E ha chiesto conto della sottomissione a chi la pratica ogni giorno con il sorriso. Immaginate la stessa scena in Italia. Un nostro cronista che si alza e chiede a un potente se, a furia di annuire, gli sia rimasto un briciolo di rispetto di sé. 92 minuti di applausi per Rasmus Svaneborg. Un giornalista danese ha appena dato una lezione di mestiere a un'intera categoria #NATO #Giornalismo #Coraggio

Ieri a “Notti Mondiali” Marco Tardelli ha avuto il coraggio di dire in Rai quello che hanno pensato più o meno tutti sulla sospensione della squalifica del bomber statunitense Folarin Balogun in vista degli Ottavi col Belgio. “Questa è una gran brutta cosa. A parte la volontarietà o meno, questo era fallo e, di conseguenza, non andava annullata la squalifica. Ma in questo Mondiale si può fare di tutto, basta ricevere degli ordini…” Il riferimento era ovviamente alla telefonata di Trump al Presidente Infantino per fargli ritirare la squalifica. Apriti cielo! A quel punto la conduttrice Paola Ferrari, in imbarazzo totale, prima finge di non aver capito: “Dei…?” Ma Tardelli non arretra di un millimetro: “Degli ORDINI!” Paola Ferrari, in pieno allarme, se ne dissocia pubblicamente, non si sa neanche bene a nome di chi. “Hai detto una cosa importante, te ne assumi la responsabilità…” Tardelli: “Certo che me ne assumo la responsabilità”. Tardelli ha detto la pura e semplice verità, rivelata peraltro dal Nyt e confermata da Afp e Associated Press. Ha detto quello che, normalmente, avrebbe dovuto dire il o la giornalista. L’unico peraltro ad avere il coraggio di dirlo in diretta, sulla Rai e ad assumersene la responsabilità. Ma d’altronde uno il coraggio, se non ce l’ha, non se lo può dare. #Mondiali #Futbol #Coraggio

Gioggia Meloni visita un poverissimo paese della Basilicata e chiede al sindaco quali siano le tre priorità per rilanciare la zona. «La prima è l’ospedale: c’è, ma mancano i medici». Lei tira fuori il telefonino, parla per un paio di minuti e poi annuncia: «Fatto. Entro una settimana arrivano i medici». «La seconda è l’acqua: c’è, ma una miniera a monte ha inquinato le falde». Lei riprende il telefonino, altre due parole, e dice: «Fatto. Entro un mese le falde saranno bonificate e la proprietà risarcirà gli abitanti». «E la terza?» chiede lei. «La terza sono i telefonini» risponde il sindaco. «Qui non prende niente». #Basilicata #Sanità #Infrastrutture

Paola Ferrari ha affrontato un carcinoma al viso e nel corso degli anni ha dovuto sottoporsi a diversi interventi chirurgici. Lei stessa ha raccontato di aver rischiato conseguenze molto serie e di portare una cicatrice che va dall'occhio fino alla guancia. Dietro un volto che qualcuno giudica senza conoscere la storia, ci sono sofferenza, paura, operazioni e un lungo percorso di cura. Può piacere o non piacere come professionista, si possono condividere o meno le sue opinioni, ma prendere in giro il suo aspetto fisico è un'altra cosa. Prima di scrivere commenti offensivi, provate a capire cosa c'è dietro. Un po' di informazione e un po' di umanità non fanno mai male. #Umiltà #Rispetto #Salute