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#MichelsenTiafoe

Recap quarti #usopen I due quarti di finale sono stati una botta di adrenalina così forte che potremmo fare qualunque cosa: scalare montagne, attraversare oceani, cancellare le iscrizioni alle newsletter promozionali. I primi a scendere in campo sono Michelsen e Tiafoe: slam di casa, pubblico di casa, pressione di casa. Niente di che, solo 20mila compatrioti che aspettano di incoronare il nuovo Capitan America, la notte di Natale sull’Arthur Ashe. La partita è di livello altissimo. I primi due set Tiafoe voleva vincere e Michelsen non voleva perdere. I successivi tre, Michelsen voleva vincere e Tiafoe non voleva perdere. Sembra la stessa cosa, ma non lo è. Non la spunta mai chi vuole vincere, ma chi si rifiuta di perdere. È la storia dei grandi esploratori, dei marinai, di Mila e Shiro. Pur sentendo il bisogno di accecarmi contro uno spigolo ogni volta che guardo il servizio di Big Foe, devo togliermi il cappello per il suo pragmatismo. Per quella capacità di giocare a tutto campo, che tante volte in passato era stata compromessa dall’istinto strategico di una pallina del flipper. Michelsen perde e scoppia in lacrime. Abbraccia Frances, Frances abbraccia lui, noi abbracciamo tutti e due. Il derby della canotta inizia tardi e termina alle 3:30 di notte. Nota della comunità: Shame. Shame. Shame. USO merita di attraversare ignudo le strade di Approdo del Re. Giocare a quell’ora è sbagliato, in tutti i modi in cui una cosa può essere sbagliata. Torniamo a noi. Shelton ha corretto diversi bug di sistema. Sono stati trovati e rimessi nelle gabbie i topolini che rosicchiavano i cavi del rovescio. Soprattutto, è stato fatto un grande upgrade del sangue freddo. Alcaraz, invece, è un computer che va benissimo e ogni tanto si blocca. Fa l’unica cosa che funziona sempre: si spegne e poi riaccende. Ma Carlos è pure una AI generativa, che impara dagli umani e da sè stesso. Infatti riesce a portare il match nel suo regno del quinto set. La partita è bellissima, siamo incollati alla tv. Alla quarta ora non capiamo più niente. È tardi ma è pure presto. È notte ma è pure giorno. Malediciamo Ben quando sbaglia Carlos e Carlos quando sbaglia Ben. Una sorta di dissociazione agonistica da cui non vorremmo svegliarci. Se non fosse che siamo già svegli da 150 ore. Shelton espugna il regno e vince. Carlos perde. Sorride in campo davanti a tutti e nel tunnel da solo con sè stesso. Mi rifiuto di credere che non fosse amareggiato, ma per un attimo, forse, gli sarà passata per la mente tutta la bellezza di questo sport. #MichelsenTiafoe #SheltonAlcaraz #tennis #tennis #USOpen #Sport