BETA nonprofit public democratic european moderated

Eleonora Aloise

20 posts
Profile compiled from news and social media. Claim profile

Eleonora Aloise

Gaia Piccardi è una Lucarelli che non ce l’ha fatta. Una cinica senza arguzia. Una snob senza eleganza. Vi risparmio il link all’articolo per non regalarle mezza visualizzazione. Sappiate che non c’è mezza parola sul suo valore in campo e quello delle altre tenniste citate. Il metro di valutazione è la capacità di fare marchette social, imbonire stampa e sponsor con l’esuberanza. Il dubbio che non possa riuscire a “promuovere e vendere il prodotto chiamato Wta sugli scaffali dello sport internazionale”. La necessità di “fare un salto di qualità alla narrazione del personaggio.” Deprimente. Ridicolo. Deprimente l’ho già detto? Deprimente. #tennis #rybakina #tennis #sport #femminile

Sabalenka - Ribakina #usopen Aryna Sabalenka ha appena perso la quarta finale slam sulle ultime cinque giocate. Per tutto il match ha seguito una sceneggiatura di Ferzan Özpetek: drammi, isterie plateali, pianeti contro. Alla fine, spacca la racchetta e si siede accanto al fidanzato. Poi, fissa il vuoto ingioiellata da capo a piedi. È La bevitrice d’assenzio di Degas: stessa scena, ma in un cafè di Montmartre di fine ‘800. Per Elena Rybakina, invece, tutto è accaduto in una stanza dentro la sua testa. Si è presa il primo posto del ranking e ha vinto il terzo slam, il secondo in un anno. Giocando così bene, che su un’isola deserta porteremmo un barattolo di Nutella e il suo rovescio. In un impeto di euforia abbraccia il team, come si fa col commercialista per gli auguri di Natale. Due modi opposti di stare a questo mondo, ma certamente autentici. È più facile empatizzare con Aryna, perché siamo abituati a confondere l’emozione con la sua rappresentazione. Perché siamo figli dell’emotività performativa, in 4k e formato IMAX. Un sentimento privato è anche un atto sociale. Diversamente, si fa fatica a leggerlo. Un analfabetismo che non tollera le scale di grigio e tutto ciò che richiede uno sforzo di comprensione. La verità, è che la retorica sul coraggio di mostrarsi sempre e comunque, urbi et orbi, è un concetto da tazze con le scritte motivazionali. Da buongiornissimi. Aryna se la caverà con l’ironia che fa parte di lei. Come quella tigre tatuata, che in realtà in natura dorme 20 ore al giorno. Se potessi, direi ad Elena mille volte grazie per questa gioia immensa. Lei risponderebbe ok. #tennis #RybakinaSabalenka #tennis #USOpen #sport

Su Coco Gauff ho una mia personale teoria: è stato costruito su di lei un tennis basato sulle caratteristiche più evidenti - fisico, esplosività, potenza - invece che intorno a ciò che sa fare con maggiore naturalezza. In fondo, trasformare una ragazza con qualità da bombardiera in una bombardiera era la cosa più ovvia da fare. Perché la scuola americana è fatta così e il mondo sarà sempre orfano delle sportellate di Serena, che pure non aveva le sue doti atletiche. Coco è una giocatrice difensiva e di contrattacco. La parte nel mezzo, quella della costruzione, ha spesso un ruolo sacrificato. Ma andando a guardare, è in questo che, per me, c’è qualcosa che stride. Nel contrattacco soffre di quell’impugnatura di dritto estrema. Le permette di generare moltissimo spin, ma la rende fallosa perché è più sensibile agli errori di timing e posizione. Problemi di timing li ha da sempre anche nel servizio, costruito per essere una big server che non è. Certo, quando servizio e dritto funzionano è potentissima, ma è talmente poco affidabile che una riflessione la suscita. Col rovescio, invece - il suo colpo più naturale al quale non deve pensare - con grande facilità usa variazioni, disegna il campo, legge, crea. È come se il suo istinto e la sua natura le dicessero costruisci, ma il suo tennis le dicesse attacca. Lo so, ha vinto slam e raggiunto tanto. Il mio è un discorso quasi sull’identità e io non sono lei, quindi rimangono mere supposizioni e chiacchiere fra amici. Mi chiedo solo quale sarebbe potuto essere il suo massimo potenziale, se Coco avesse giocato più da Coco. #gauff #tennis #usopen #gauff #tennis #sport

Recap quarti #usopen I due quarti di finale sono stati una botta di adrenalina così forte che potremmo fare qualunque cosa: scalare montagne, attraversare oceani, cancellare le iscrizioni alle newsletter promozionali. I primi a scendere in campo sono Michelsen e Tiafoe: slam di casa, pubblico di casa, pressione di casa. Niente di che, solo 20mila compatrioti che aspettano di incoronare il nuovo Capitan America, la notte di Natale sull’Arthur Ashe. La partita è di livello altissimo. I primi due set Tiafoe voleva vincere e Michelsen non voleva perdere. I successivi tre, Michelsen voleva vincere e Tiafoe non voleva perdere. Sembra la stessa cosa, ma non lo è. Non la spunta mai chi vuole vincere, ma chi si rifiuta di perdere. È la storia dei grandi esploratori, dei marinai, di Mila e Shiro. Pur sentendo il bisogno di accecarmi contro uno spigolo ogni volta che guardo il servizio di Big Foe, devo togliermi il cappello per il suo pragmatismo. Per quella capacità di giocare a tutto campo, che tante volte in passato era stata compromessa dall’istinto strategico di una pallina del flipper. Michelsen perde e scoppia in lacrime. Abbraccia Frances, Frances abbraccia lui, noi abbracciamo tutti e due. Il derby della canotta inizia tardi e termina alle 3:30 di notte. Nota della comunità: Shame. Shame. Shame. USO merita di attraversare ignudo le strade di Approdo del Re. Giocare a quell’ora è sbagliato, in tutti i modi in cui una cosa può essere sbagliata. Torniamo a noi. Shelton ha corretto diversi bug di sistema. Sono stati trovati e rimessi nelle gabbie i topolini che rosicchiavano i cavi del rovescio. Soprattutto, è stato fatto un grande upgrade del sangue freddo. Alcaraz, invece, è un computer che va benissimo e ogni tanto si blocca. Fa l’unica cosa che funziona sempre: si spegne e poi riaccende. Ma Carlos è pure una AI generativa, che impara dagli umani e da sè stesso. Infatti riesce a portare il match nel suo regno del quinto set. La partita è bellissima, siamo incollati alla tv. Alla quarta ora non capiamo più niente. È tardi ma è pure presto. È notte ma è pure giorno. Malediciamo Ben quando sbaglia Carlos e Carlos quando sbaglia Ben. Una sorta di dissociazione agonistica da cui non vorremmo svegliarci. Se non fosse che siamo già svegli da 150 ore. Shelton espugna il regno e vince. Carlos perde. Sorride in campo davanti a tutti e nel tunnel da solo con sè stesso. Mi rifiuto di credere che non fosse amareggiato, ma per un attimo, forse, gli sarà passata per la mente tutta la bellezza di questo sport. #MichelsenTiafoe #SheltonAlcaraz #tennis #tennis #USOpen #Sport

Poteva vincere solo uno, ma alziamoci in piedi ad applaudire questi due fenomeni. #tennis #usopen #shelton #alcaraz https://t.co/sICJaCjQJk #tennis #usopen #sport

Recap Quarti #usopen Zverev - Van de Zandschulp Zverev favorito. Van de Zandschulp potrebbe fare la cosa più divertente del mondo, controvoglia. Comunque vada sarà un momento catartico nella vita di Corrado Scagazzutti: shine on you crazy Botic. Alcaraz - Shelton Il derby della canotta. L’epopea del bicipite. La trilogia delle sportellate. Carlos è avanti 3-0 negli h2h. Ben giura di essere diverso. Cambiato. Migliorato. Photoshoppato. Carlos giura di essere quello di sempre. Quale delle due cose fa più paura lo scopriremo stanotte col favore delle tenebre. Tiafoe - Michelsen Tiafoe sta in piena onda. Un surfista a rete, un transatlantico da fondo. Come può uno scoglio arginare il mare, si chiede Michelsen. La natura però è imprevedibile. Quella di Big Foe, di sicuro. Khachanov - Blokx Con Blokx, Khachanov finisce l’album di figurine dei next gen. Blokx non vende sogni ma solide realtà, Karen però ha sbeffeggiato Kyrgios e gli Dei del tennis sono dalla sua parte. L’impossibilità di fare un pronostico è esso stesso il pronostico. #tennis [📸 Served with Andy Roddick] #tennis #usopen #sport

Mini commento nostalgico nerd. Più guardo USO, più mi accorgo quanto sia difficile trovare, in altri, la capacità di Sinner di variare posizione in risposta e usarla come mind game. Di trasformare un colpo difensivo a offensivo. Per farlo bisogna capire i momenti, elaborarli, provare a manipolarli. Poi trasferirli in azioni adattando la biomeccanica del colpo al variare del tempo e punto d’impatto. Avere pure una goccia di sangue freddo e sfacciataggine. Tutto in pochi secondi. Che ci vuole, dirà qualcuno, basta la dannata mente a sciame di Stranger Things. Comunque. Le posizioni in risposta sono come gli incipit dei libri: alcuni sono interlocutori, altri sono buoni e alcuni memorabili. Tutti, indistintamente, difficili da scrivere. Jannik, datti una mossa por favor. #sinner #tennis #usopen #tennis #usopen #nostalgia

Recap ottavi #usopen Zverev - Darderi Zverev arriva col piano di vincere giocando peggio. Darderi invece con nessun piano. Che nel tennis è spesso un ottimo piano. Sempre meglio di un cattivo piano. Cerundolo – Blockx Un cocktail intrigante. Tipo il Sex on the beach: sulla carta imbevibile, ma l’abbiamo provato tutti. Gea – Van de Zandschulp Gea deve ancora capire come sia arrivato fin qui. Botic invece lo sa ma preferisce non parlarne. Khachanov – Tien Khachanov porta in campo esperienza e peso di palla. Tien porta la lista di Arya Stark coi nomi di quelli che gli davano del fragilino. Medvedev – Tiafoe Dostoevskij contro Eminem. Scopriremo quale titolo si adatterà meglio al match: I demoni o Lose yourself. Paul – Alcaraz Paul ha già dimostrato di poterlo infastidire parecchio, ma Alcaraz per ora non se ne è accorto. Michelsen – Etcheverry Michelsen è un piccolo Shelton. Etcheverry è un piccolo Etcheverry. Uno picchia e l’altro rimanda tutto indietro. Tempo match stimato: 40 giorni e 40 notti. Shelton – Tsitsipas Potenza americana contro estetica greca. Una specie di Fast & Furious con le quadrighe. Da 150 anni c’è sempre stato un rovescio a una mano ai quarti. A difendere il record ci pensa Tsitsipas: cosa potrà mai andare storto. #tennis #usopen #tennis #sport

Trovo assurdo che non esista nemmeno un tempio, una bocciofila, una statua equestre o un francobollo dedicato alla bellezza di Sorana Cirstea. #tennis #usopen #tennis #SoranaCirstea #usopen

In un giorno, Musetti ha avuto un colpo di calore e Auger-Aliassime vertigini e macchie davanti agli occhi. Sono solo gli ultimi episodi di una lunga lista. Ci ricordiamo benissimo Sinner oppure Mensik stramazzato a terra. I malori ci sono sempre stati, lo sappiamo. Il caldo fa parte delle condizioni, come il vento, la pioggia, l’invasione di campo di animali mortali in Australia. Ma l’incidenza comincia ad essere preoccupante, credo sia pericoloso relegarla solo ad una scorretta idratazione o preparazione. Prima che ci scappi la tragedia, bisognerebbe interrogarsi su tutto il sistema: sui parametri delle heat policy, gli orari in cui si gioca, il calendario bulimico, i tempi di recupero. Sul clima che sta cambiando più rapidamente dei regolamenti. Perché mi sembra che stiano chiedendo agli atleti di adattarsi a condizioni a cui, forse, dovrebbe adattarsi per primo il tennis. #tennis #usopen #tennis #salute #clima

È vero, sembra che a Sonego manchi sempre un soldo per fare una lira, direbbe nonna mia. Sempre a un passo da qualcosa. Però, c’è un però gigantesco. Non avrà la grazia del predestinato, ma ha la tenacia del cagnaccio. I cagnacci rifiutano la resa e non capiscono il concetto di pronostico. Una forma di analfabetismo agonistico che va profondamente rispettata. Se lo chiedete a me, pure celebrata. Il venerdì sera è meglio essere predestinato, ma il lunedì mattina è meglio essere Sonego. #sonego #tennis #usopen #tennis #sport #determinazione

Recap #usopen Stan Wawrinka ha giocato la sua ultima partita Slam in carriera. Arrivati a una certa età è un effetto domino inarrestabile: caduto il primo, cadono tutti. Come quando un amico si fidanza e in un attimo ti ritrovi a quattro matrimoni e tre battesimi. Ad agosto. Perché ti odiano. Navarro batte Boisson, che regala il video dell’anno sfracellando la racchetta sullo sfondo durante l’intervista dell’americana. Tsitsipas travolge Fils. Rublev rimonta Virtanen. Cocciaretto perde e Arnaldi pure. Mensik vince e Tien pure. Cinà si arrende a Michelsen. È andata come una di quelle divertenti sfide di velocità fra un Boeing e un motorino. Tu pensi che se l’hanno fatta è perché il motorino una chance ce l’ha, invece no perché quello è un Boeing. Federico fatica a gestire la sua stazza nei movimenti e l’impugnatura del dritto semi-western sembra non essere proprio la sua. Rimaniamo ottimisti: quando la mobilità migliorerà, arriverà meglio sulla palla e ne finiranno di meno nel fiume Hudson. Alcaraz batte Safiullin annullando numerose palle break, per vedere che fanno nella vita i tennisti normali. Il rodaggio procede bene, ma il servizio sembra il fondamentale più arrugginito. È normale, essendo la più grande red flag del tennis: tutto gira intorno a lui e se osi distrarti un attimo ti ghosta per settimane. Canotta voto 3. Capelli voto 8. Risata senza motivo voto 10. Nel tumulto dei match e del caos dei primi giorni, penso a quando gli Dei si sono messi a tavolino per creare il mondo. Chissà come gli è venuto in mente di inventare le papere, i criceti, le infiammazioni tendinee alle ginocchia destre. #tennis #tennis #usopen #sport

Śledztwo w sprawie kosztownego, AI-napisanego raportu ujawnia, że bez przejrzystych procedur i rzetelnej kontroli publiczne pieniądze łatwo trafiają na propagandę i amatorskie eksperymenty — dymisja i zamknięcie fundacji to za mało, chcemy pełnego rozliczenia i realnych reform.

Jodar - Nakashima L’unstoppable Jodar ha capito la vera qualità che deve avere il terzo incomodo: stare antipatico alle tifoserie degli altri due in egual misura. Se la vedrà con Nakashima, che per ordine e pulizia dei colpi vorrei facesse il decluttering a casa mia. Terminator contro Marie Condo. Shelton - Tien Shelton lo sappiamo. Picchia il più delle volte a casaccio, come noi di notte con la ciavatta contro le zanzare. Ma quando invece gli astri si allineano sono dolori, e infatti ci sta l’eclissi di Sole. Un caso? Io non credo. Incontrerà Tien. Lo scacchista. Colui che usa i rally infiniti per ghermirli e nell’oscurità incatenarli. Ma pure l’amico che vorresti per tuo figlio al liceo. QI tennistico contro il braccio. Tony Stark contro Thor. Ai posteri l’ardua sentenza. #tennis #obnopen #tennis #JodarNakashima #SheltonTien

C’è Rinderknech e poi ci sono io che non cambio canale perché il telecomando sta lontano #tennis https://t.co/XTNlD2ubGY #tennis #humor #life

Su Sinner non si capisce più niente. Sappiamo che il suo ufficio stampa è sempre parco di informazioni e lo rispettiamo. Però forse stavolta una nota ufficiale di due righe avrebbe evitato questo circo. #sinner #tennis #tennis #sport #comunicazione

Il problema di commentare Musetti è l’impossibilità, per molti, di sottrarsi all’ipnosi collettiva del rovescio a una mano. È come certe specie in via d’estinzione da proteggere a tutti i costi, pure controvoglia, come quell’attaccabrighe del delfino rosa dell’Amazzonia. Da qualche tempo il servizio sembrava aver trovato una quadra, dopo gli aggiustamenti del movimento e soprattutto del lancio di palla. Eppure è di nuovo regredito in modo significativo. Se sulle questioni tecniche pesano gli infortuni e il naturale bisogno di rodaggio, sull’atteggiamento no. È tornato passivo, puntando quasi tutto sugli attimi di magia del rovescio lungolinea. Per quanto sia bello, non basta un delfino a costruire un intero ecosistema. Mentre scrivo, mi rendo conto di quanto sia inutile parlare per l’ennesima volta della testa o del team. Sono vecchi discorsi che durano quanto una piantina di basilico. Una domanda invece mi insegue: perché Musetti ha la capacità di irritare così tanto le persone? C’è qualcosa di profondamente fastidioso nel suo immobilismo, perché almeno una volta nella vita l’abbiamo sperimentato tutti. Al lavoro, nelle relazioni, nello studio. L’ignavia è il peggiore dei peccati, diceva Dante. Vederla negli altri, irrita sia chi la combatte, sia chi convive col senso di colpa di non provarci mai. Musetti non è l’eroe coraggioso. Non ha i doni trascendenti dei campioni. Non è un esempio immacolato. Dubita, si ritrae. A volte pensa di aver imparato e invece no. Come noi, quando andiamo a sbirciare i social degli ex. Lorenzo dà fastidio perché mostra lati umani che non vogliamo vedere. Forse è proprio per questo che continuiamo a proteggerlo, pure controvoglia, come il delfino rosa. Anche se è un attaccabrighe. #musetti #tennis #tennis #sport #mentalità

La dichiarazione di Nole ha risvegliato il Comitato per l’Ammodernamento del Tennis. Tutto va accorciato, compresso, ottimizzato. Una volta avevo scritto che il minimalismo è la rovina della civiltà. E infatti. I set a quattro game perché pure le partite al meglio dei tre durano troppo, poi uno s’annoia. Avevo capito che sotto l’ora si chiamassero highlights, poi non lo so. Ci stanno quelli che vorrebbero un solo servizio, che abolirebbero i vantaggi, i 25 secondi tra un punto e l’altro o il let perché si perde troppo tempo. Salvo poi passare tre ore a discutere sui social se il dritto del 2022 di Carreno Busta fosse meglio di quello del 2023. Accorciare. Comprimere. Ottimizzare. Ma poi, che altro c’avrete da fà. #tennis #sinner #tennis #minimalismo #ottimizzazione

Davvero incredibile che il n.1 del mondo, alle porte di un mille e di uno slam, abbia fatto arrivare il fisiatra di fiducia. Forse aveva chiamato il medico di base, ma ad agosto ci stava il sostituto. Comunque. Quello che attualmente sappiamo è che l’altro giorno aveva un cerotto sul ginocchio, ma ha continuato ad allenarsi. Con la mia specializzazione in ortopedia presa all’università del tennis twitter, suggerisco di chiudere Jannik in freezer fino a Cincy grazie ciao. #sinner #tennis #tennis #ATP #injury

1994, credo. Ad attendere il Milan all’aeroporto di Ciampino eravamo io, una mia compagna di classe e suo padre, che si chiedeva in cosa avesse sbagliato. A quei tempi ero innamorata di Maldini e di un ragazzino che aveva gli occhi suoi. Non capivo niente di calcio e col tempo le cose non sono tanto migliorate, dico la verità. Mi pareva solo che la passione per quella squadra non andasse compresa con la razionalità, come succede con le cose della natura. Come per Maldini e il ragazzino con gli occhi suoi. Franco Baresi era stato il primo a fermarsi per una foto. Per rispetto, per il ruolo di capitano, forse per tenerezza verso due ragazzine che rischiavano la revoca della cittadinanza. A guardarlo, era impossibile definire quanti anni avesse. Sarà che quando si è piccoli, tutti gli adulti appaiono come monumenti. Ma lui lo era proprio. Era uno di quei busti degli Imperatori che sembrano anziani, poi scopri che avevano 23 anni. Ma è così che succede, chi fa la storia non ha mai un’età, e per questo non ha una fine. #baresi #francobaresi #Milan #calcio #nostalgia