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#SinnerMochizuki

Recap #SinnerMochizuki Diciamolo subito, nessuno dubitava dell’esito. Perché va bene che la palla è rotonda, la felicità a momenti e il futuro incerto, ma ci stanno delle leggi della natura che superano persino la più capricciosa delle fatalità: una di queste è Sinner Mochizuki in tre. Andiamo con ordine. Il gioco del giapponese è un cocktail retrò, agitato non mescolato. Erbaiolo puro, va a rete 40 volte a match, 50 nei turni dispari. Ha la seconda di Errani e un motorino sotto i piedi. Gioca palle lente, basse e piatte, ma poi usa il rovescio lungolinea come una katana. Per lo più pacato e monoespressivo come Ben Affleck senza JLo, le poche volte che sbaglia una volée ingoierebbe il manico della racchetta. Per un giocatore di ritmo come Sinner, tentare di appoggiarsi su pastarelle e maritozzi per due ore e mezza non è stato proprio il massimo della vita. Mochizuki non è mai veramente pericoloso, ma sicuramente fastidioso. Come quella zanzara che su 149 milioni di km² di terre emerse, decide di ronzare proprio sull’orecchio tuo. Il gioco di Sinner migliora, ma continua ad avere qualche alto e basso. In parte per le caratteristiche di Muchizuki, ma anche per l’atteggiamento aggressivo e propositivo che a Wimby non ha ancora trovato continuità. Nota per i Tuttapposters: per alti e bassi s’intende nella scala Jannik, non in quella degli umani. La cosa positiva è che i bassi sono sempre meno bassi e gli alti sono sempre più maestosi, e tanto basta. Però lo ammetto: vederlo giocare il tie break col sangue di drago del vero erede del Trono di Spade, mi ha fatto chiedere come sia stato possibile proprio arrivarci al tie break. Forse se lo è chiesto pure lui, visto il modo in cui diverse volte con lo sguardo ha incenerito il box e l’anima di Vagnozzi. Non importa, è giusto che le leggi della natura conservino i loro piccoli misteri. Struff ai quarti. Forza alè alè. #sinner #janniksinner #tennis #wimbledon #tennis #sinner #wimbledon