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#SlavaUkraïni

La Crimea è Ucraina, non può sopravvivere senza l’Ucraina e la guerra iniziata nel 2022 sta paradossalmente dimostrando quanto l'annessione del 2014 sia stata incauta e di fatto insostenibile. Lo scrivo, con buona pace di Travaglio, ma soprattutto di Lucio Caracciolo, che sulla rivista Limes, continua a proporre cartine in cui si ritrova la regione illegalmente occupata puntualmente dello stesso colore della Russia, quasi a legittimare per via editoriale ciò che il diritto internazionale vieta. In questi giorni, infatti, si parla molto - l’ho fatto io stesso - del blocco logistico che sta paralizzando i rifornimenti della penisola, legato all’abbandono del traffico ferroviario attraverso il ponte di Kerch, oltre ai colpi inferti all’Ucraina sia ai traghetti che operano nello stretto, sia ai collegamenti via terra lungo la M-14, la strada che attraversa tutte le aree occupate del sud-est dell’Ucraina. Si susseguono notizie sui razionamenti della benzina e sui social appaiono immagini di code interminabili ai distributori per accaparrarsi quel poco di carburante che non viene requisito dalle forze di occupazione per le esigenze militari. Ma ci sono almeno altre due emergenze che ora rischiano di esplodere e che ben rappresentano come la visione imperiale di Vladimir Putin sia del tutto scollegata dalle reali capacità militari e logistiche di una media potenza come la Russia. La prima è quella energetica. La Crimea viene rifornita attraverso cavi sottomarini che operano già al massimo della capacità, anche a causa delle necessità dell’esercito e dei sistemi di difesa. L’infrastruttura è quindi estremamente fragile, dal momento che le sottostazioni elettriche sia sul lato della Crimea che su quello di Krasnodar sono esposte al fuoco ucraino e il loro danneggiamento causerebbe il collasso dell’intera rete. Per compensare il deficit, la Russia ha costruito due grandi centrali termoelettriche a ciclo combinato, Tavridska (vicino a Simferopol) e Balaklava (vicino a Sebastopoli). Questi impianti sono alimentati a gas, ma l'intero sistema di generazione di supporto (inclusi i massicci generatori diesel d'emergenza installati per proteggere i siti militari, i radar e gli ospedali) dipende appunto dalla logistica dei combustibili liquidi, che, come si è detto, è praticamente interrotta. I flussi turistici estivi rischiano di mettere a dura prova la tenuta del sistema. La seconda e assai più grave emergenza è quella idrica. La scelta folle delle forze di occupazione russe di far saltare la diga di Kakhovka nel giugno del 2023 per ostacolare la controffensiva ucraina ha di fatto azzerato la portata del Canale Nord-Crimeano (Severo-Krymskiy Kanal), che storicamente forniva l’85% dell’acqua utilizzata dalla penisola. I bacini idrici che alimentano il sud-est e il centro della Crimea (in particolare il bacino di Belogorsk e quello di Taigan) mostrano ampie aree completamente deidratate. Il fiume Biyuk-Karasu, che dovrebbe alimentarli, è quasi in secca. Le riserve accumulate ad inizio anno, nonostante le rassicurazioni delle autorità, difficilmente sopravviveranno alla stagione estiva. A questo si aggiungono le recenti criminali perforazioni disposte dall’amministrazione, le quali hanno causato la contaminazione delle falde con acqua salata. Dai rubinetti in molte zone della penisola esce quindi acqua salmastra, inutilizzabile sia per scopi potabili, sia per l’irrigazione, elemento questo, che sta azzerando tutte le coltivazioni intensive. Il Cremlino sta stanziando miliardi di rubli in sussidi d'emergenza per salvare almeno la viticoltura e la frutticoltura, ma gli idrologi locali concordano sul fatto che, senza una soluzione strutturale, la Crimea si avvia verso un processo di progressiva desertificazione interna. Il paradosso vero è che le azioni criminali del Cremlino stanno ricreando artificialmente esattamente le condizioni che costrinsero l’allora leader dell’URSS Nikita Chruščëv a “donare” la Crimea all’Ucraina nel 1954. Una scelta ritenuta scellerata da Putin. Secondo la retorica del capo del Cremlino - avvalorata anche da diversi accademici nostrani, che sostengono che la penisola sia "sempre stata russa” - quella cessione fu infatti un’elargizione azzardata ed ingiusta, ma la realtà dei fatti è che fu allora una scelta non solo oculata, ma anche necessaria. Dopo la deportazione nel ‘44 di 200.000 tatari, la popolazione turcofona indigena della penisola, accusati falsamente di collaborazione col nazismo (un evergreen della propaganda di Mosca), Stalin vi spostò decine di migliaia di russi, i quali tuttavia, a differenza dei nativi, non riuscirono a coltivare le aride terre interne con la poca acqua disponibile, facendo così crollare la produzione agricola e l’economia della regione. Fu allora progettato proprio il Canale Nord-Crimeano, che avrebbe dovuto portare acqua dal Dnipro grazie alla diga di Kakhovka, ma il fatto che la mastodontica opera dovesse essere gestita da due diverse amministrazioni (russa e ucraina) rendeva l’impresa un incubo burocratico. Chruščëv decise dunque di rendere la Crimea ucraina proprio per ragioni “idriche”, sebbene avesse presentato la cessione come un "nobile atto del popolo russo" per commemorare il 300° anniversario del Trattato di Perejaslav (1654), interpretato dalla propaganda sovietica come la "riunificazione eterna" tra Ucraina e Russia, ottenendo peraltro anche l’appoggio della potente élite politica di Kyiv. Non ci vuole molto per capire che nella Crimea ucraina, che fino al 2014 i russi frequentavano senza restrizioni come splendido paradiso turistico, oggi quegli stessi russi si ritrovano su spiagge piene di denti di drago, con chilometri di filo spinato sulla battigia e trincee per la fanteria, per poi immergersi in un mare minato, spesso a due passi da postazioni missilistiche che rappresentano obiettivi militari, mentre mancano benzina, acqua ed energia e la situazione agricola del 2026 somiglia a quella dei primi anni ‘50. Piaccia o no ai propagandisti nostrani, il fallimento della presa di Kherson nel 2022 rende impensabile uno scenario in cui la Crimea possa sopravvivere senza l’Ucraina. La Russia d’altra parte fa, anche lì, le uniche cose che sa fare: uccidere, deportare, militarizzare, desertificare, distruggere. #CrimeaIsUkraine #SlavaUkraini #CrimeaIsUkraine #Ukraine #Russia

Apache 3d

Kaunista ! Suloisessa Volgogradissa oli valtava öljynjalostamo - eikä suloisessa Volgogradissa ole enää valtavaa öljynjalostamoa🔥🔥 Kunnia Ukrainan asevoimille ja sotureille ! 🇺🇦🇺🇦 #Ukraina #Ukraine #SlavaUkraïni #oilrefinery #Volgograd #öljynjalostamo https://t.co/12UvC2noCi #Ukraina #Ukraine #Volgograd

nomfup 4d

(TR) Reading today's Italian newspapers, the interviews from both right and left about Ukraine, in the Kremlin they will toast to the mission accomplished. Distinction, cheering, cowardice, interests #slavaukraini

nomfup 2w

(TR) In the eyes of Yana Zinkevych, all the pain and strength of Ukraine. Together with the Hospitallers, they save thousands of lives at the front, the European front of democracy and freedom. An honor to receive her in the Senate. #slavaukraini

Culture. Identity. Freedom. Today we celebrate Vyshyvanka Day and stand united with Ukraine 🇱🇹🤝🇺🇦 #VyshyvankaDay #StandWithUkraine #SlavaUkraini https://t.co/SjhJBUtP7W #VyshyvankaDay #StandWithUkraine #SlavaUkraini #LT #UA

Artikkel käsitleb Oleksandr Tšernovi nelja-aastast vangistust Ukraina kohtus, mille tulemusena koheldakse Kahtlusi MTÜ Slava Ukraini juhtide Johanna-Maria Lehtme ja Hennadi Vaskivi vastu, ning rõhutab, et Eesti ja Ukraina vaheline koostöö ei tohi selle olukorra tõttu kannatada. #SlavaUkraini #Eesti #MTÜ

JAANUS PIIRSALU, ILMAR RAAG ⟩ Slava Ukraini lugu ei tohi lõppeda nii, et vangi läheb ilmselt vale mees

RT @maria_avdv: Ukraine’s Leléka closes her Eurovision set with a trident and “Slava Ukraini” from the stage 💙💛 https://t.co/SZECalIJaI #Eurovision #SlavaUkraini #Ukraine #UA

❗️For Ukrainian war refugees in Lithuania❗️This page will help you find a job in Lithuania 🇱🇹🇺🇦❗️💙💛 #SlavaUkraini https://t.co/EEWRlULMb7 -

P

Navzdory bahnu, do kterého se teď propadáme, existuje v té smrduté bažině pevná deska, od níž se můžeme odrazit - @prezidentpavel ❤. Neutopíme se. Děkuji. A pro všechny kolaborantské vocamry: #SlavaUkraini 🇨🇿🇺🇦✌ -

J
Lucie Hrdá Dec 17

Děkuju moc dětským lékařům FNKV za super přístup. Jsem úplně hotová, takže se omlouvám psychologům za včera zrušenou přednášku a dneska ukazuju jen stromeček z Ukrajiny. #SlavaUkraini #gerojamslava https://t.co/lhluAymBUG -