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#Tokmak

Ukrainas Bruņotie spēki veikuši uzlidojumus Krievijas naftas pārstrādes rūpnīcai Sizraņā, kā arī desmit tankkuģiem un četriem prāmjiem Azovas jūrā, izraisot eksplozijas un ugunsgrēkus, kā arī triecienu Krievijas vilcienam ar degvielas kravu Tokmakas apkārtnē. #Ukraina #Krievija #nafta

Ukraina devusi triecienus naftas pārstrādes rūpnīcai Krievijā; arī tankkuģiem un prāmjiem Azovas jūrā

Bei ukrainischen Angriffen während einer großangelegten Offensive sind laut russischen Angaben mindestens zehn Menschen getötet worden, darunter mehrere Opfer einer Drohnenattacke in Tokmak, während Russland am Vortag in Kiew über 30 Tote zu beklagen hatte und die Ukraine Vergeltung angekündigt hat. #Ukraine #Russland #Konflikt

Russland: Zehn Tote bei ukrainischen Angriffen

Une frappe ukrainienne sur un marché à Tokmak, ville du sud de l'Ukraine contrôlée par Moscou, a causé la mort d'au moins cinq personnes et blessé 18 autres, selon le gouverneur local pro-russe, qui a dénoncé cette attaque comme une agression contre des civils. #Ukraine #Tokmak #Russie

Cinq morts dans une frappe ukrainienne sur une ville sous contrôle russe

Ieri il capo delle forze ucraine dei sistemi senza pilota Madyar annunciava di voler isolare del tutto la Crimea e in un certo senso è già successo. Mentre emergeva l’entità dei danni degli ultimi attacchi ucraini ai ponti che collegano il nord della Crimea con Kherson (sul ponte di Armiansk è stato distrutto un convoglio di 50 mezzi che trasportavano carburante e munizioni), le autorità hanno disposto il blocco totale del transito commerciale, perché metterebbe a rischio le poche corsie rimaste o riallestite attraverso pontoni provvisori. L’unica grande arteria di collegamento della penisola resta dunque il ponte di Kerch a est, sul quale tuttavia è da tempo vietato il transito di materiali esplodenti e i transiti stradale e ferroviario sono consentiti solamente per carichi leggeri. Ma mentre la Crimea subisce contraccolpi soprattutto in termini di carenza di combustibili, è la linea di difesa mantenuta dagli occupanti a Kherson a rischiare le conseguenze peggiori. Un'ondata di esplosioni a catena ha infatti colpito stanotte i nodi nevralgici delle retrovie nelle zone occupate a Melitopol, Tokmak e Henichesk. Subito dopo le detonazioni (che hanno preso di mira depositi e nodi di smistamento, inclusa l'area di Yakymivka nel distretto di Melitopol), si è verificato un collasso totale della rete elettrica e delle comunicazioni. Nelle tre città è quasi del tutto sparito il segnale internet e la telefonia mobile. Il gruppo partigiano ATESH attribuisce questo blackout non solo ai danni fisici alle centraline, ma al fatto che i russi abbiano attivato al massimo i propri sistemi di guerra elettronica (EW) nel tentativo disperato di schermare la zona da ulteriori ondate di droni guidati, finendo però per isolare le proprie stesse linee di comando e gettare nel panico la logistica civile. Gli attacchi rientrano nella strategia di blocco logistico, che prosegue senza sosta, anche con continui attacchi sui convogli stradali. Sul piano strettamente tattico, lo Stato Maggiore ucraino segnala che i russi hanno tentato una serie di piccoli contrattacchi diversivi a sud-ovest di Kherson City, in particolare nell'area dell'isola di Bilohrudyi (nel delta del Dnipro). I tentativi di sbarco della fanteria leggera russa sono stati tutti respinti dall'artiglieria ucraina e dai droni FPV, senza che i russi riuscissero a guadagnare alcuna posizione. Negli ultimi giorni le forze ucraine hanno invece intensificato le incursioni anfibie ed esplorative lungo tutto il corso inferiore del Dnipro e nell'area dell'estuario (sfruttando il vuoto lasciato dai russi con il ritiro dallo spit di Kinburn), per sfruttare il blocco logistico ed accelerare l’esaurimento delle riserve di carburante e munizioni da parte degli occupanti, dando anche chirurgicamente la caccia ai depositi di armi. Dunque, mentre la Russia si accanisce da 8 mesi su Kostantianyvka, in Donbas, dove ha già perso, secondo alcune stime, tra i 15 ed i 22.000 uomini (di cui almeno 7.000 morti) e dove rischia di diventare impossibile immaginare ulteriori avanzate a causa del dissanguamento delle truppe, al sud intere regioni rischiano di collassare, obiettivo che Kyiv intende perseguire a tutti i costi, non solo per ridicolizzare lo sforzo militare russo che sta portando il paese all’autodistruzione, recuperando terreno in regioni che il Cremlino ha fatto inserire nella costituzione come russe, ma anche nella prospettiva di ridurre nei prossimi mesi la linea del fronte, complicando ulteriormente la vita all’invasore. #Ucraina #Crimea #Guerra