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#controvento

The author wrote that three years had passed since the massacre of October 7, 2023, in Israel, which he symbolically compared to the American September 11. He stated that the anniversary could provide an opportunity for critical reflection on the events, even in a countercurrent manner. #Israele #Memoria #Riflessione #IL #US (translated)

The author argued that Jonathan tried to make Andreas appear homophobic and to present himself as a victim. #gfvip #gfvip #omofobia #controvento (translated)

LETTERA AL MIO PEGGIOR ALLIEVO Stamattina ho letto uno dei tanti straordinari post del mio amico Mattia Madonia, che si chiedeva cosa direbbe Indro Montanelli del suo allievo @marcotravaglio, e così, davanti alla mia vecchia Olivetti Lettera 22, ho pensato di somministrare il post all’AI come elemento di contesto e le ho chiesto di commentare il “lavoro” di Travaglio come se a scrivere fosse Montanelli. L’AI ha scelto autonomamente una lettera aperta, che riporto di seguito senza correzioni. —- Caro Marco, la chiamo per nome, come si fa con i figliocci e con i traditori: due categorie che, in una vita lunga e litigiosa, ho imparato a non tenere troppo distanti. Le batto queste righe sulla Lettera 22 - la verde - che qualcuno ha avuto la bontà di recapitarmi quassù, o quaggiù, non ho ancora capito in quale reparto mi abbiano sistemato. La macchina per scrivere ha un difetto che è la sua unica virtù: batte una lettera per volta, e ogni tasto è un fatto. Con una Lettera 22 non si bara. Con una linea editoriale, a quanto vedo, sì. Le devo un ringraziamento e una frustata, nell’ordine. Il ringraziamento è per avermi copiato la posa: il bastian contrario, l’uomo solo controvento, quello che dà del somaro a tutti. Bravo. Ha imparato la mia faccia. Peccato che della mia faccia lei abbia preso la smorfia e buttato via l’osso: perché controcorrente ci si va per amore dei fatti, non per amore della corrente contraria. Il contrarianismo senza i fatti non è coraggio, ma vanità con l’elmetto. Veniamo alla frustata, che è più istruttiva. Io, la guerra di un piccolo popolo aggredito da un colosso, l’ho vista con questi occhi, nel Quaranta, sugli sci, al gelo, tra i finlandesi. Non commentai una riga: raccontai. Raccontai la neve, i cecchini bianchi, i carri sovietici che si impantanavano nella loro stessa arroganza. E il lettore, senza che io glielo dicessi, diventava profinlandese. Perché la verità, quando la lasci in pace, cammina da sola. È il mestiere, caro Marco. Quello che lei ha smesso di fare. Perché quando un altro piccolo popolo - lo scriva pure, il nome, Ucraina, non morde - si è trovato sotto lo stesso colosso, con lo stesso pretesto delle minoranze da proteggere e delle zone cuscinetto da inventare, lei che ha fatto? Ha lasciato parlare i fatti? No. Ha lasciato parlare le veline. Ha preso il comunicato dell’aggressore e gli ha messo addosso la cravatta buona del dubbio: l’«eh, ma la NATO», l’«eh, ma non è tutto bianco e nero». Certo che non è tutto bianco e nero. Ma quando un carro armato entra in casa d’altri, il colore glielo do io: è del colore del torto. Lei mi dirà che pone domande, che dubita, che non si fa arruolare. Il dubbio, caro figliolo, è un arnese sacro, a patto di usarlo su tutti. Il suo lo tira fuori sempre e soltanto contro gli aggrediti. Un dubbio a senso unico non è giornalismo: è ufficio stampa con la puzza sotto il naso. Le confesso una cosa, ché quassù (o quaggiù) si diventa sinceri per noia. Di errori ne ho collezionati a bizzeffe, alcuni imperdonabili, e ho pagato anche con del piombo nelle gambe, regalatomi da gente che il dubbio non lo tollerava affatto. Non le do lezioni di virtù: sarei ridicolo. Le do una lezione di mestiere, l’unica cosa su cui posso ancora permettermi la superbia. Ed è vecchia come il piombo dei tipografi: i fatti prima, l’opinione dopo, e mai - mai - l’opinione travestita da fatto. Lei ha fatto l’esatto contrario. Ha preso il mio metodo, l’ha capovolto, e ci ha appiccicato sopra la mia foto come un santino. È l’unico plagio che non le perdono: non quello dei fatti, ma quello della faccia. La saluto. E le lascio, come si usa tra maestri e cattivi allievi, un compito per casa: un giorno solo, uno, provi a far parlare i fatti dell’aggredito con la stessa generosità con cui fa parlare i dubbi dell’aggressore. Vedrà che fatica. Il mestiere è tutto lì. Suo, con l’affetto ruvido che si deve ai figli sbagliati, I. M. #giornalismo #opinione #scrittura

Carlo Galati Jul 12

Jannik Sinner in conferenza stampa da bicampione di Wimbledon: 🎤“Match molto difficile con Sasha e sono felicissimo. Ogni vittoria nello Slam è diversa dall’altra. Lo scorso anno è stata difficile e per vincere quest’anno di nuovo ho sacrificato tanto del mio tempo e della mia vita. Vincere è bello ma parliamo di giorni se comparati alla vita. Giocare una finale dello Slam è così difficile che non si può predire. Sasha è un grandissimo giocatore, Carlos sta tornando, Novak è Novak quindi bisogna sempre lavorare. Sono migliorato tanto durante il torneo, crescendo sempre. Avevo bisogno di migliorare e l’ho fatto. Sono contento di come è andata a finire ovviamente. Rispondere è più semplice mentalmente rispetto a servire ma se giochi con gente come Sasha è sempre difficile anche rispondere. Non è mai facile parlare con la famiglia reale, ho molto rispetto e non so mai quali siano i limiti. Però quando ci guardano e li vedi li che restano a vederci anche dopo quasi 4 ore è emozionante. Come è emozionante vedere il Royal Box su questo campo bellissimo, sono questi i momenti che rendono speciale questo sport. Oggi era molto ventoso e rispondere dal lato del royal box è stato difficilissimo perché era controvento. Ho avuto alcune occasioni per ottenere palle break anche prima ma sapevo che avrei dovuto aspettare. Rispetto all’anno scorso non so dire se ho giocato meglio o peggio. Oggi è stata partita giocata in pochi punti e non si può paragonare le due partite. Ora è importante godersi questo momento è stata dura ho bisogno di riposare e poi valutare con calma i prossimi obiettivi. La cosa più importante al momento è staccare solo la testa. Nel secondo set ho puntato al tie break e sono cose che senti sul momento, soprattutto su come giocare in risposta. Sono orgoglioso del mio team e sono felicissimo di aver raggiunto questo traguardo con loro; adesso voglio vivere una vita normale per una settimana”. #wimbledon #tennis🎾 #Wimbledon #Tennis #JannikSinner