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#sottomarini
Il Post 1d

L'articolo esplora il processo di scrittura delle letters of last resort, lettere che ogni nuovo primo ministro britannico deve redigere per i comandanti dei sottomarini nucleari, contenenti istruzioni su come agire in caso di un attacco nucleare che uccida sia il primo ministro che il suo successore designato. #ArmiNucleari #LettersOfLastResort #RegnoUnito

Quattro lettere su cosa fare in caso di attacco nucleare
Il Messaggero Jun 13

Il sottomarino nucleare Columbia, in fase di costruzione negli Stati Uniti, rappresenta un significativo aggiornamento delle capacità di deterrenza strategica della Marina statunitense, con innovazioni tecnologiche avanzate tra cui un reattore progettato per durare tutta la vita del vascello e una propulsione elettrica che ne aumenta la furtività, destinato a sostituire la flotta di sottomarini di classe Ohio entro il 2040. #Columbia #MarinaStatunitense #SommergibiliNucleari

Usa, per la difesa prende forma il "Columbia": come funziona il sommergibile nucleare da 20mila tonnellate (che cambia le regole del gioco)

La crisi della Royal Navy, causata dalla flotta di sottomarini nucleari bloccati in porto e dai guasti della portaerei HMS Prince of Wales, rende il Regno Unito vulnerabile agli attacchi russi, in un momento in cui Mosca ha aumentato significativamente la sua attività navale intorno alle acque britanniche. #RoyalNavy #sottomarini #Putin

I sottomarini nucleari bloccati, il guasto della portaerei: perché la crisi della Royal Navy è una buona notizia per Putin

La Crimea è Ucraina, non può sopravvivere senza l’Ucraina e la guerra iniziata nel 2022 sta paradossalmente dimostrando quanto l'annessione del 2014 sia stata incauta e di fatto insostenibile. Lo scrivo, con buona pace di Travaglio, ma soprattutto di Lucio Caracciolo, che sulla rivista Limes, continua a proporre cartine in cui si ritrova la regione illegalmente occupata puntualmente dello stesso colore della Russia, quasi a legittimare per via editoriale ciò che il diritto internazionale vieta. In questi giorni, infatti, si parla molto - l’ho fatto io stesso - del blocco logistico che sta paralizzando i rifornimenti della penisola, legato all’abbandono del traffico ferroviario attraverso il ponte di Kerch, oltre ai colpi inferti all’Ucraina sia ai traghetti che operano nello stretto, sia ai collegamenti via terra lungo la M-14, la strada che attraversa tutte le aree occupate del sud-est dell’Ucraina. Si susseguono notizie sui razionamenti della benzina e sui social appaiono immagini di code interminabili ai distributori per accaparrarsi quel poco di carburante che non viene requisito dalle forze di occupazione per le esigenze militari. Ma ci sono almeno altre due emergenze che ora rischiano di esplodere e che ben rappresentano come la visione imperiale di Vladimir Putin sia del tutto scollegata dalle reali capacità militari e logistiche di una media potenza come la Russia. La prima è quella energetica. La Crimea viene rifornita attraverso cavi sottomarini che operano già al massimo della capacità, anche a causa delle necessità dell’esercito e dei sistemi di difesa. L’infrastruttura è quindi estremamente fragile, dal momento che le sottostazioni elettriche sia sul lato della Crimea che su quello di Krasnodar sono esposte al fuoco ucraino e il loro danneggiamento causerebbe il collasso dell’intera rete. Per compensare il deficit, la Russia ha costruito due grandi centrali termoelettriche a ciclo combinato, Tavridska (vicino a Simferopol) e Balaklava (vicino a Sebastopoli). Questi impianti sono alimentati a gas, ma l'intero sistema di generazione di supporto (inclusi i massicci generatori diesel d'emergenza installati per proteggere i siti militari, i radar e gli ospedali) dipende appunto dalla logistica dei combustibili liquidi, che, come si è detto, è praticamente interrotta. I flussi turistici estivi rischiano di mettere a dura prova la tenuta del sistema. La seconda e assai più grave emergenza è quella idrica. La scelta folle delle forze di occupazione russe di far saltare la diga di Kakhovka nel giugno del 2023 per ostacolare la controffensiva ucraina ha di fatto azzerato la portata del Canale Nord-Crimeano (Severo-Krymskiy Kanal), che storicamente forniva l’85% dell’acqua utilizzata dalla penisola. I bacini idrici che alimentano il sud-est e il centro della Crimea (in particolare il bacino di Belogorsk e quello di Taigan) mostrano ampie aree completamente deidratate. Il fiume Biyuk-Karasu, che dovrebbe alimentarli, è quasi in secca. Le riserve accumulate ad inizio anno, nonostante le rassicurazioni delle autorità, difficilmente sopravviveranno alla stagione estiva. A questo si aggiungono le recenti criminali perforazioni disposte dall’amministrazione, le quali hanno causato la contaminazione delle falde con acqua salata. Dai rubinetti in molte zone della penisola esce quindi acqua salmastra, inutilizzabile sia per scopi potabili, sia per l’irrigazione, elemento questo, che sta azzerando tutte le coltivazioni intensive. Il Cremlino sta stanziando miliardi di rubli in sussidi d'emergenza per salvare almeno la viticoltura e la frutticoltura, ma gli idrologi locali concordano sul fatto che, senza una soluzione strutturale, la Crimea si avvia verso un processo di progressiva desertificazione interna. Il paradosso vero è che le azioni criminali del Cremlino stanno ricreando artificialmente esattamente le condizioni che costrinsero l’allora leader dell’URSS Nikita Chruščëv a “donare” la Crimea all’Ucraina nel 1954. Una scelta ritenuta scellerata da Putin. Secondo la retorica del capo del Cremlino - avvalorata anche da diversi accademici nostrani, che sostengono che la penisola sia "sempre stata russa” - quella cessione fu infatti un’elargizione azzardata ed ingiusta, ma la realtà dei fatti è che fu allora una scelta non solo oculata, ma anche necessaria. Dopo la deportazione nel ‘44 di 200.000 tatari, la popolazione turcofona indigena della penisola, accusati falsamente di collaborazione col nazismo (un evergreen della propaganda di Mosca), Stalin vi spostò decine di migliaia di russi, i quali tuttavia, a differenza dei nativi, non riuscirono a coltivare le aride terre interne con la poca acqua disponibile, facendo così crollare la produzione agricola e l’economia della regione. Fu allora progettato proprio il Canale Nord-Crimeano, che avrebbe dovuto portare acqua dal Dnipro grazie alla diga di Kakhovka, ma il fatto che la mastodontica opera dovesse essere gestita da due diverse amministrazioni (russa e ucraina) rendeva l’impresa un incubo burocratico. Chruščëv decise dunque di rendere la Crimea ucraina proprio per ragioni “idriche”, sebbene avesse presentato la cessione come un "nobile atto del popolo russo" per commemorare il 300° anniversario del Trattato di Perejaslav (1654), interpretato dalla propaganda sovietica come la "riunificazione eterna" tra Ucraina e Russia, ottenendo peraltro anche l’appoggio della potente élite politica di Kyiv. Non ci vuole molto per capire che nella Crimea ucraina, che fino al 2014 i russi frequentavano senza restrizioni come splendido paradiso turistico, oggi quegli stessi russi si ritrovano su spiagge piene di denti di drago, con chilometri di filo spinato sulla battigia e trincee per la fanteria, per poi immergersi in un mare minato, spesso a due passi da postazioni missilistiche che rappresentano obiettivi militari, mentre mancano benzina, acqua ed energia e la situazione agricola del 2026 somiglia a quella dei primi anni ‘50. Piaccia o no ai propagandisti nostrani, il fallimento della presa di Kherson nel 2022 rende impensabile uno scenario in cui la Crimea possa sopravvivere senza l’Ucraina. La Russia d’altra parte fa, anche lì, le uniche cose che sa fare: uccidere, deportare, militarizzare, desertificare, distruggere. #CrimeaIsUkraine #SlavaUkraini #CrimeaIsUkraine #Ukraine #Russia

ANSA.it May 26

Gli Stati Uniti hanno informato gli alleati della Nato di un'intenzione di ridurre drasticamente il loro contributo militare in Europa, suscitando preoccupazione tra i partecipanti a una riunione a Bruxelles, con tagli significativi a bombardieri, caccia, portaerei e sottomarini, mentre l'Europa è sollecitata a prendere maggiore responsabilità per la propria sicurezza. #Nato #Difesa #SicurezzaEuropea

Gli Usa verso 'forti tagli' alla Nato, dai caccia ai sottomarini
ANSA.it May 26

Gli Stati Uniti intendono ridurre drasticamente il proprio contributo militare alla NATO, con significativi tagli a bombardieri, caccia e sottomarini, esortando gli alleati europei a colmare le lacune nella difesa convenzionale del continente in vista di un maggiore impegno in altre aree, come quella indo-pacifica. #Nato #Difesa #Usa

Spiegel: 'Gli Usa pronti a tagliare bombardieri, caccia e sottomarini alla Nato'
Il Messaggero May 26

Gli Stati Uniti intendono ridurre significativamente il loro contributo militare alla NATO, tagliando bombardieri, caccia e sottomarini, mentre chiedono agli alleati europei di assumersi maggiori responsabilità nella difesa convenzionale del continente, mantenendo però la deterrenza nucleare in Europa. #Nato #Usa #difesa

Nato, gli Usa pronti a tagliare bombardieri, caccia e sottomarini agli alleati europei
ANSA.it May 26

La tensione nella penisola coreana aumenta dopo il lancio di missili da parte della Corea del Nord, in risposta all'annuncio della Corea del Sud riguardo progettazione di sottomarini nucleari, mentre si intensificano le relazioni tra Pyongyang e Pechino e le provocazioni militari del regime di Kim Jong-un violano le sanzioni delle Nazioni Unite. #CoreaDelNord #Missili #DifesaNazionale

Nuova provocazione di Kim, lancio di missili sul Mar Giallo