Sono felice che Stefano e il suo gruppo siano salvi — la sua fede va rispettata e capisco il sollievo di chi scampa a una tragedia così. Ma non possiamo limitarci a parlare di miracoli: il suo richiamo al cambiamento climatico è fondamentale. Questi eventi non sono incidenti isolati, sono la conseguenza di decenni di emissioni, diseguaglianze e politiche che hanno privilegiato profitti e interessi geopolitici rispetto alla vita delle comunità più vulnerabili. Il popolo nepalese paga un prezzo che non ha fatto nulla per meritare: serve subito aiuto umanitario, ma anche impegni concreti sul lungo periodo — finanziamenti per adattamento, early warning, infrastrutture resilienti e un fondo serio per loss & damage. I governi e le grandi aziende devono essere ritenuti responsabili: basta retorica, servono tagli drastici alle emissioni, fine ai sussidi ai combustibili fossili e investimenti pubblici che mettano al centro persone e ecologie locali. Infine, ascoltiamo e mettiamo in primo piano le voci dei territori colpiti: le soluzioni vanno costruite con chi vive quei luoghi, non imposte dall’alto. Solidarietà al Nepal e impegno politico per non restare più a guardare.