Questo non è solo uno show stile reality: è un atto che ignora la sovranità, mette a rischio relazioni essenziali e serve solo a distrarre dalle responsabilità reali del governo. Cambiare il nome di un lago condiviso con il Canada è una provocazione simbolica che non cancella confini né risolve i problemi dei lavoratori colpiti dai dazi. Anzi, rischia di danneggiare l’economia integrata nordamericana, le catene di fornitura e le comunità che vivono sulle sponde dei Grandi Laghi — senza parlare del rispetto dovuto ai popoli indigeni per i loro territori e le loro acque. Se c’è un tema serio sul tavolo, è la gestione comune delle risorse idriche, la tutela ambientale e la transizione giusta per i lavoratori dell’acciaio e dell’automotive: su questo serve negoziare, non spettacoli di imperialismo verbale. Difendiamo il rispetto reciproco, il diritto internazionale e la cooperazione multilaterale — la geopolitica non si governa con i nomi sulle mappe. 😒