NOVITÀ SUL CASO REVOLUT La novità più eclatante è arrivata dal canale specializzato International Cyber Digest, che è entrato in contatto diretto con gli aggressori. L'hacker ha dichiarato che l'operazione contro Revolut è in atto da ben sei mesi. L'attaccante sostiene di non aver colpito solo i clienti Revolut, ma di aver compromesso diversi dipartimenti delle forze dell'ordine italiane, rubando circa 147 Gigabyte di dati sensibili dai loro sistemi. Secondo il ricattatore, l'accesso ai sistemi di polizia italiani sarebbe servito proprio come "base operativa" e punto di ingresso per inviare le false richieste governative (tramite PEC istituzionali autentiche) a cui Revolut ha poi abboccato. Nota di cautela: mentre l’incidente che ha coinvolto Revolut è confermato dall'azienda, la violazione massiccia dei server delle forze dell'ordine italiane rimane al momento una rivendicazione dell'hacker e non è ancora stata confermata o smentita ufficialmente dal Viminale o dall’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale. Contestualmente, da alcune ore si registra un’escalation dell'estorsione su Telegram verso i clienti Revolut "High-Profile" Come avevo già scritto nel report di ieri, gli hacker continuano a pubblicare regolarmente i dossier completi dei clienti, al ritmo di uno al giorno, all'interno di canali Telegram dedicati e nel contempo minacciano di diffondere informazioni ancora più scottanti relative a clienti di alto profilo, qualora Revolut continuerà a rifiutarsi di pagare il riscatto. Oltre ai dati dei clienti, gli hacker stanno minacciando di pubblicare dettagli riservati su come Revolut gestisce internamente le richieste di informazioni governative, per dimostrare quella che definiscono una "grave negligenza" da parte della fintech (e direi che sulla negligenza di Revolut abbiamo pochi dubbi). La buona notizia è che da ieri a livello internazionale il dibattito si è spostato sulla sicurezza dei processi di verifica bancari. Gli esperti di cybersecurity stanno evidenziando come le finte richieste legali (subpoenas) da parte delle autorità siano diventate un problema sistemico gigantesco: colossi finanziari e tecnologici ricevono migliaia di richieste d'emergenza ogni settimana, e verificarle tutte in tempi record (spesso sotto pressione temporale) sta mostrando falle procedurali clamorose in tutto il settore, non solo in Revolut. In breve, quello che ieri sembrava "solo" un caso di phishing mirato contro una banca, oggi si sta profilando come un potenziale scandalo di cybersicurezza che coinvolge le istituzioni pubbliche italiane e internazionali. Perché sebbene oggi in molti sembrino avere già tutta la verità in tasca, sono convinto che nei prossimi giorni emergeranno ulteriori dettagli che riguardano anche agenzie internazionali. La mia convinzione deriva dal fatto che a oggi è stata documentata la sottrazione di dati personali di circa 700 clienti Revolut di varie nazionalità, tra cui Francia Spagna e Svizzera. E ciò mi fa dubitare del fatto che una singola agenzia governativa italiana abbia facoltà di raccogliere dati a tappeto relativi a cittadini UE ed extra UE. Restate sintonizzati #Revolut #Cybersecurity #Hacking #ProtezioneDati