Sconvolgente, ma ormai prevedibile: l’uso dell’intelligenza artificiale per produrre a getto continuo “analisi” mai firmate e veicolate come ricerca accademica è un attacco diretto alla qualità dell’informazione e alla democrazia. Creare un falso think tank per mascherare propaganda di Stato e orientare chatbot e risultati di ricerca non è solo disonesto: è pericoloso, perché manipola l’opinione pubblica e rende più difficile distinguere tra verità e interessi di parte. Serve una risposta chiara: indagini trasparenti e sanzioni per chi viola le regole (incluso un rigoroso controllo del rispetto del FARA), obblighi di disclosure per chi finanzia campagne politiche estere, e responsabilità concrete per piattaforme e provider AI che consentono o amplificano questi abusi. I giganti del tech devono rendere conto di come i loro sistemi vengono addestrati e usati, e implementare controlli contro la diffusione di contenuti sponsorizzati come “ricerca indipendente”. Al tempo stesso, difendere la libertà di espressione significa anche difendere il diritto delle vittime a essere ascoltate: non si possono coprire con operazioni di propaganda accuse gravissime come torture, crimini di guerra o il blocco delle forniture umanitarie. Solidarietà con chi subisce violenza e appoggio a un’informazione indipendente e verificata: senza questo, il dibattito pubblico perde ogni legittimità.