BETA nonprofit public democratic european moderated

SUPERNONNO IL RITORNO

20 posts
Profile compiled from news and social media. Claim profile

SUPERNONNO IL RITORNO

“Non risulta che la sciacquetta che non si sciacqua Giulia Innocenzi sia iscritta all’Albo dei giornalisti, né nell’elenco dei professionisti né in quello dei pubblicisti”. Lo scrive il sindacato Unirai-Figec nella nota sulla vicenda Report. Eppure eccola lì, con un’arroganza degna di chi sembra essersi autoproclamata proprietaria del fortino, a dettare condizioni alla Rai. Ma Report cos’era, un partito? La Rai una proprietà privata? E da quando chi lavora in un programma del servizio pubblico può decidere chi entra, chi esce e quali regole valgono? Qualcuno ricordi a Innocenzi una cosa semplice: la Rai non è casa vostra. [Siete dei poveri comunisti] #giornalismo #Rai #Report

Il duro e puro Nicola Fratoianni avvistato in Salento al lido Togo Bay, uno degli stabilimenti più esclusivi e rinomati della costa. Bollicine in fresco accanto al lettino, IQOS d’ordinanza tra le dita e l’inseparabile Tesla ad attenderlo fuori. D'altronde la lotta di classe richiede sacrifici… Hasta la fattura siempre! 🍾☀️ #Salento #NicolaFratoianni #Lifestyle

Ho una notizia positiva per l'elettore di sinistra e una negativa. Da quale comincio? Ok, da quella positiva. L'uomo che a Ovada ha tentato di difendere la sua auto dai ladri è stato accoltellato alla gamba e al costato e ora è in pericolo di vita, ma non ha reagito come ha fatto Mario Roggero, per cui i ladri stanno bene. Ripeto: i ladri stanno bene. Capisco che c'è stata immediata apprensione perché non arrivavano notizie certe su cosa fosse accaduto, ma adesso sono qui per fornire la risposta che aspettavate. Quindi, ripeto: il proprietario della macchina è in fin di vita, ma nessuno dei criminali ha subito lesioni se non un forte spavento. Spero che ci sia uno sportello con qualche psicologa che possa aiutarli a superare il trauma, ma su questo non posso ancora sbilanciarmi. E la notizia negativa? Beh quella riguarda l'avvocato del parastato: non ci sono i margini per fare ottenere alle famiglie dei ladri un risarcimento. Forse, si può studiare una causa legata allo stress oppure alle urla del proprietario del bene che voleva stupidamente difendere, ma e' un po' difficile, bisogna essere onesti al riguardo. Se ci sono nuovi aggiornamenti, vi avviso. #giustizia #sicurezza #notizie

Come sia possibile che ancora l’ 11% degli italiani dichiari di voler votare Giuseppi la chiacchiera, non è più una questione politica, ma sanitaria. Perché votare Conte non è una scelta politica. È un caso clinico da affidare al Servizio Sanitario Nazionale. https://t.co/XBykfhUP8q #politica #GiuseppeConte #salute

Quello che vedete a sinistra, è.Alberto Beneduce, che era un economista, e fu ministro del lavoro nel governo Mussolini, nei primissimi anni 30 del secolo scorso. Erano gli anni della terribile crisi mondiale iniziata nel 1929, con il crollo di Wall Street. Quella crisi dove i banchieri americani, si buttavano dai grattacieli per intenderci. Questa crisi, colpì in modo inesorabile pure l'europa, e Beneduce, ebbe un'idea geniale per salvaguardare le banche italiane, e di conseguenza tutta la nazione, ne parlò con Mussolini, che intuì la genialità del suo ministro, e gli diede carta bianca stanziando la cifra monstre per quei tempi, di 15 miliardi delle vecchie lire, circa il 10% del pil annuale del paese (rapportato ad oggi, se ci fosse ancora la lira, circa 40.000 miliardi). Con quei soldi, Beneduce, fondò l'IRI (istituto ricostruzione industriale), e rilevò i titoli e i crediti industriali tossici che le banche in crisi detenevano, salvandole così dal fallimento, e così facendo, nazionalizzando decine di industrie, e aziende che finirono sotto il controllo dello stato. L'Italia di Mussolini, fu uno dei pochissimi paesi che seppe far fronte alla peggiore crisi economica mondiale, soprattutto grazie a questo ministro. Negli anni, l'IRI, divenne un vero gioiello, lo stato italiano, deteneva il controllo delle migliori aziende e industrie del paese, siderurgia( ILVA), energia, armamenti, telefonia, banche, ricerca, etc..erano orgogliosamente, di tutti gli italiani. Ma questo gioiello faceva gola, e dava fastidio al resto del mondo, soprattutto in europa...e a questo punto, entra in gioco il signore della seconda foto, : Romano Prodi, che nominato di nuovo presidente dell'IRI dal presidente Ciampi ( quello stesso Ciampi, che da governatore della banca d'Italia, bruciò in una notte 15.000 miliardi delle vecchie lire, in favore del finanziere speculatore Soros, che ne intascò ben 9.000, e che per premio, fu eletto presidente della repubblica, mentre a Soros, fu data la laurea honoris causa, dall'università fi Bologna ), finì lo sporco lavoro iniziato nei primi anni 80, quando fu pure allora presidente. Così, cominciò a smembrare e svendere il gioiello degli italiani . Un esempio per tutti : la svendita del Banco di Napoli, per 61 miliardi di lire, sostenendo falsamente, che fosse in crisi ( il Banco di Napoli, fu rivenduto due anni dopo, da chi lo acquistò, per 6.000 miliardi ). Questo fece il campione delle sinistre, con la complicità di Ciampi. Ora, ogni giorno vediamo le sinistre, incolpare il governo per il disastro dell'ILVA di Taranto, che è solo una delle aziende rase al suolo dalla loro incapacità, e la cosa peggiore, è sentire gli operai, che queste cose non le sanno, seguirli come tanti pecoroni, nella speranza di non perdere il lavoro. Ecco, con questo post, volevo mettere a confronto due uomini : uno che nessuno ricorda, e magari sapendo chi fu, viene maledetto, ma salvò il suo paese che amava, e uno che viene rispettato, riverito, ed osannato, tanto da proporlo come capo dello stato, che però, ha odiato il suo paese, tanto da smembrarne l'economia, e svenderla. #Economia #Storia #Italia

Ma perché Report può rivelare dettagli economici di aziende private e nessuno può rivelare dettagli economici di una trasmissione del Servizio pubblico? ➡️ Ieri la stampa ha pubblicato un documento che riassume i costi (folli) di Report. In particolare le centinaia di migliaia di euro a stagione che percepiscono i suoi reporter. Ranucci e company si sono incassati come delle bisce querelando e minacciando sfracelli per la diffusione di “un documento interno strategico”. Manco avessero diffuso i piani di fabbricazione di un’atomica. La trasparenza, evidentemente, vale solo per gli altri. Mica quando si parla di cifre finanziate dal canone e dai soldi pubblici. Ha pure sostenuto che quelle cifre includevano i costi che i poveri reporter a partita iva anticipano di tasca propria. Bello: vorrei essere anche io un reporter di sinistra in grado di anticipare decine e decine di migliaia di euro di costi all’anno e campare pure. Sarà un mestiere che possono fare solo i figli e le figlie dei radical chic delle Ztl. La questione però va al di là di queste cifre faraoniche, percepite o rimborsate che siano. Avete notato che dopo una vita alle spalle dei contribuenti, vengono pure ricompensati - sempre a spese dei contribuenti - in incarichi politici strapagati gentilmente forniti dal Pd? Ruotolo, la Gruber, l’Annunziata e ora forse pure Ranucci: tutti sistemati in politica a spese nostre. Ma per i servigi resi a chi? Al pubblico o al Pd? #Trasparenza #ServizioPubblico #Economia

Un Paese senza disciplina perde se stesso. Roberto Vannacci propone di reintrodurre un servizio di leva moderno, diverso da quello del passato, per restituire ai giovani il senso delle regole, della responsabilità e dell’appartenenza alla comunità. Non un semplice ritorno nostalgico alla vecchia caserma, ma un percorso capace di insegnare puntualità, rispetto, sacrificio e collaborazione. Indossare una divisa non dovrebbe significare imparare la guerra, ma comprendere che la libertà non è scontata e che ogni diritto porta con sé anche dei doveri. Significa alzarsi quando si vorrebbe restare fermi, aiutare chi è in difficoltà e mettere per qualche mese il bene collettivo davanti alle comodità personali. Una proposta destinata a dividere, ma che affronta un problema reale: troppi ragazzi vengono lasciati soli, senza punti di riferimento e senza qualcuno che insegni loro il valore dell’impegno. L’Italia non ha bisogno di giovani più aggressivi, ma di cittadini più consapevoli, preparati e capaci di servire il proprio Paese con dignità. Perché una nazione forte non si costruisce soltanto con le parole: si costruisce attraverso educazione, responsabilità e rispetto. #Educazione #Responsabilità #Cittadinanza

BREVE STORIA Il geometra di una ditta specializzata in "cappotti" fa dei segni tecnici su un muro prima di iniziare i lavori, passa una specie di senatrice ovviamente del PD (con quella faccia non poteva non essere di sx) e lancia l'allarme "fascista" 🤣🤣🤣 Umanamente, oltre a farmi pena, mi fa un pò di tenerezza #politica #satira #società

Per chi non si beve tutto. Mentre gran parte del giornalismo italiano si esercita nell’antica arte del copia-incolla da agenzie ONU e comunicati di Hamas, c’è un giornalista in Rai che ha deciso di non farsi dettare la linea da Ramallah. Si chiama Giovan Battista Brunori, e oggi è una rarità: uno che ha ancora la schiena dritta. Capo della sede RAI a Gerusalemme, Brunori ha fatto qualcosa che nel 2025 equivale a un atto di insubordinazione: ha mostrato Gaza da un altro angolo, quello scomodo, quello che smentisce le lacrime facili e la propaganda prefabbricata. Quando il Tg1 ha disturbato la narrazione La settimana scorsa, il suo servizio per il Tg1 ha fatto tremare più tastiere che razzi. Le immagini? Scorte di aiuti umanitari marcite al sole perché “nessuno andava a ritirarle”. La frase? Tagliente come un referto: «Il cibo a Gaza sta avariando perché non ci sono organizzazioni che lo vanno a prendere.» Apriti cielo. Le ONG si sono stracciate le vesti. La sinistra ha invocato la gogna. La Rai? È corsa ai ripari con una replica del Tg3, in pieno stile “scusate il giornalismo”. Ma Brunori non ha indietreggiato. Perché il giornalismo, quello vero, non chiede il permesso prima di disturbare. Sul campo, non su Zoom Giovan Battista Brunori non racconta Gaza da un bar di Ramallah o da un attico romano. Nel 2024 era tra i pochi a documentare l’attacco del 7 ottobre, le infiltrazioni di Hamas, le case distrutte degli israeliani di Netiv HaAsara, a due passi dal confine. Mentre altri parlavano di “resistenza”, lui mostrava famiglie sgozzate, villaggi assaltati, bambini presi in ostaggio. Un crimine? No. Un servizio pubblico. Ma questo oggi basta per finire nella lista nera degli “squilibrati filo-israeliani” (copyright collettivi studenteschi). La colpa di raccontare tutto Brunori non si limita a un copione. Non chiude gli occhi dove serve. Nel caos informativo della guerra Israele-Gaza, è uno dei pochi a non affidarsi alle infografiche dell’UNRWA e ai pianti in slow motion rilanciati da Al Jazeera. E questo lo rende pericoloso. Perché chi racconta tutto, rompe l’incantesimo. Non c’è spazio per i “Mr. Fafo”, i martiri ricorrenti da Instagram, quando si mostra la realtà nuda: tunnel sotto gli ospedali, miliziani travestiti da soccorritori, aiuti bloccati da Hamas per esigenze belliche. Il problema? È difficile smentirlo Brunori ha un curriculum da campo: Afghanistan, Iraq, Libano, Ucraina. Ha vinto il premio Ilaria Alpi (1998), il Premio Feniks (2021) e quello Delio Costanzo (2024). Ma il suo vero trofeo è l’indipendenza. Non lavora per far contenti i partiti. Né le ambasciate. Né le piazze. Parla arabo. Conosce la storia. E quando va in onda, non ha bisogno di urlare per dire cose gravi. In un mondo dove la verità è soggetta al sentiment, Brunori è rimasto fedele alla sostanza. Non piacerà a chi cerca eroi prefabbricati e vittime su commissione. Ma è l’unico in Rai che ancora ti fa cambiare canale perché dice troppo, non perché dice poco. E oggi, questo, è rivoluzionario. Chi non si inginocchia alla propaganda, chi ha ancora fame di giustizia, ti guarda e ti dice: vai avanti. Perché oggi, raccontare la verità è un atto di coraggio. @LuigiGiliberti2 #Giornalismo #Verità #LibertàDiStampa

TOTI: IL FANGO RESTA, MA CHI LO HA LANCIATO? Ve lo ricordate il “sistema Toti”? Ve le ricordate le piazze, le urla, le accuse, le richieste di dimissioni? Ve li ricordate Schlein, Conte, Fratoianni, Bonelli e compagnia cantante pronti a trasformare un’inchiesta giudiziaria in una sentenza politica? E soprattutto: ve lo ricordate il linciaggio mediatico? Perché oggi arriva una notizia che dovrebbe far riflettere tutti! Il GIP di Genova ha disposto l’archiviazione del filone bis dell’inchiesta, ritenendo che non ci fossero elementi idonei a formulare una ragionevole previsione di condanna e che non fosse sostenibile l’ipotesi di reato contestata in quel procedimento!! E allora una domanda diventa inevitabile: chi restituisce a Giovanni Toti quello che gli è stato tolto? Chi gli restituisce la dignità politica? Chi gli restituisce i mesi agli arresti domiciliari? Chi restituisce alla sua famiglia l’umiliazione di vedere il proprio nome trascinato quotidianamente nel fango? Chi restituisce alla Liguria la serenità istituzionale sconvolta da quella vicenda? E soprattutto: chi chiederà scusa? Perché in Italia funziona troppo spesso così: l’inchiesta finisce sui giornali con titoli cubitali, l’indagato diventa immediatamente “colpevole” nell’immaginario collettivo, la politica si getta sul cadavere ancora caldo dell’avversario e le televisioni fanno il resto. Poi, quando arrivano archiviazioni, assoluzioni o ridimensionamenti, improvvisamente cala il silenzio. Nessuna piazza. Nessuna manifestazione. Nessun titolo a caratteri cubitali. Nessuna autocritica. Il fango fa rumore quando viene lanciato. Le smentite, invece, fanno pochissimo rumore. E questo è il vero problema. Non sto dicendo che la magistratura non debba indagare. Deve farlo. Sempre. Ma proprio perché la magistratura è uno dei pilastri dello Stato di diritto, bisogna pretendere che un’indagine non diventi una condanna mediatica prima ancora di arrivare davanti a un giudice. E alla politica dico ancora di più: quando un avversario viene travolto da un’inchiesta, la prudenza dovrebbe essere un dovere. Perché domani potrebbe toccare a voi. A Toti è stato tolto il potere politico. La macchina mediatica gli ha tolto reputazione. La pressione giudiziaria e politica ha contribuito alla fine della sua esperienza da governatore. E adesso, davanti a un’archiviazione che certifica l’insufficienza degli elementi per sostenere l’accusa in quel filone, io vorrei vedere almeno una cosa: DA PARTE DI QUESTA GENTAGLIA UN PO’ DI VERGOGNA. Da parte di chi lo ha già condannato. Da parte di chi ha trasformato un’inchiesta in propaganda. Da parte di chi ha scambiato il garantismo con il tifo politico. Ma temo che resterà soltanto il silenzio. Perché il problema non è soltanto il fango che viene gettato. Il problema è che, in Italia, troppo spesso nessuno paga mai il prezzo del fango che ha gettato sugli altri. E questa, signori miei, non è giustizia. È una devastante giustizia mediatica di parte!!! #Giustizia #Politica #LibertàDiStampa

Però una cosa mi dovete far capire: perché, se arrivano migliaia di migranti in Spagna, si tratta di un attacco all'integrità territoriale mentre se arrivano a Lampedusa vanno salvati e fatti entrare? Perché, se muoiono centinaia di persone a Cheuta, Sanchez è un politico lungimirante mentre se muoiono in mezzo al Mediterraneo, neanche a Lampedusa, la Meloni è un'assassina? Perché Sanchez difende legittimamente i confini spagnoli coi muri e l'esercito mentre Salvini viene processato? #Migrazione #Politica #Mediterraneo

PEGGIORE DELLO SCHIFO CI SONO SOLTANTO LE RANCOROSE ACIDE PSEUDO-DONNE DI SINISTRA "Nana". "Caciottara a mollo". "È venuta a infestare il nostro mare, spero si sia disinfettata con l'amuchina". Il bersaglio: una madre in vacanza con la figlia di nove anni. Le firme, in gran parte: donne. Questo il trattamento riservato a Giorgia Meloni per tre giorni alla Maddalena. Tre giorni di volo di linea, traghetto, gommone a noleggio e panini nella borsa frigo. Niente yacht, niente voli di Stato: la fila all'imbarco come qualunque madre italiana d'agosto. Ed è proprio questa normalità che ha fatto impazzire la muta di cani rabbiosi. "Nullafacente da sempre", "le ferie le prende chi lavora": quasi quattro anni alla guida del governo, evidentemente, non contano come mestiere. Fino al capolavoro dell'amuchina. Infestare: il verbo che si riserva agli insetti. Quando l'avversario politico diventa un agente contaminante non siamo più nell'insulto, siamo nella disumanizzazione da manuale. Quella su cui si scrivono i saggi e si organizzano i convegni. Quando capita agli altri. E qui il dato che nessuno vuole vedere. Donne che danno della nana a una donna. Donne che deridono la maternità di una donna. Donne che evocano un disinfettante per una donna che fa il bagno con la figlia. La sorellanza, parola d'ordine di ogni piazza femminista degli ultimi dieci anni, si ferma al tornello della tessera politica. Di là dal tornello non ci sono sorelle: c'è una preda. Qualcuna, nel coro, ha pure fornito la teoria: "questa destra ha sdoganato la violenza verbale e ora vi meravigliate che qualcosina torni indietro". Eccola, l'assoluzione preventiva. Se l'è cercata. La stessa identica grammatica che il femminismo denuncia - giustamente - quando viene usata contro qualunque altra donna. La gonna troppo corta, il rientro troppo tardi, le idee troppo di destra: cambia il pretesto, la logica è quella. Ma applicata a Meloni diventa improvvisamente analisi politica. E la rabbia ha una radice precisa, che il vocabolario confessa da solo. Caciottara, borgatara, pescivendola: insulti di censo, non di politica. È il disprezzo del salotto per il mercato rionale, firmato da una sinistra che ormai vince ai Parioli e ha perso nelle borgate che furono sue. La prima donna al vertice di Palazzo Chigi doveva essere una di loro: laurea giusta, quartiere giusto, salotto giusto. Invece il soffitto di cristallo lo ha sfondato una madre della Garbatella che parla come il popolo che loro hanno smesso di frequentare. Non le perdonano le idee. Non le perdonano di essere arrivata prima, partendo da sotto. Né si può dire che manchi il contesto. Due mesi fa, alla Camera, il capogruppo grillino in commissione Esteri Francesco Silvestri ha spiegato che la premier "ha indossato delle ginocchiere per stare più comoda". Detto in aula, a verbale, dal pulpito della Repubblica. E nella stessa seduta si è consumata la scena che vale un trattato di sociologia: l'onorevole Boldrini indignata perché un collega aveva osato dire "signor presidente" - il maschile, che scandalo - e silente sull'allusione alle ginocchiere. La sentinella del linguaggio monta la guardia sull'articolo e dorme sulla sostanza. Risultato: nel giro di giorni, "ginocchiere" era l'argomento più gettonato sotto i post d'odio contro la premier. Il linguaggio non sale dalla fogna al palazzo. Scende dal palazzo alla fogna. E non è la prima volta. Quando Landini la definì "cortigiana", dalle piazze femministe. Quando la televisione di Stato russa la chiamò con epiteti da postribolo, sempre silenzio. Quando un professore augurò alla figlia di nove anni la fine di Martina Carbonaro e quando un camerunense davanti a una questura fece alla stessa bambina allusioni che non si trascrivono, le piazze che si riempiono per un asterisco rimasero vuote. Il copione non cambia mai: si cambia solo la vittima designata e la si toglie dall'elenco delle donne difendibili. Perché di questo si tratta. Il movimento che vede il patriarcato in una pubblicità, in una desinenza, in una ricetta di cucina, davanti alla prima donna presidente del Consiglio della storia repubblicana - coperta di insulti sessisti, minacciata, con la figlia minorenne nel mirino da tre anni - non ha mai trovato dieci minuti per un presidio. Non una fiaccolata. Non un corteo di Non Una di Meno. Non una riga delle firme che vivono di questo. Dov'era il patriarcato quando serviva davvero? Era in vacanza pure lui? La risposta la conosciamo ed è la stessa che spiega un altro silenzio: quello sulle donne musulmane. Sui matrimoni forzati, sulle mutilazioni, sui niqab imposti alle bambine nelle nostre città, il femminismo militante pratica da anni la medesima sordità selettiva. Le donne velate a forza e la premier detestata condividono lo stesso destino: sono donne sbagliate, la cui oppressione non porta consenso. E allora non esistono. Un femminismo che sceglie quali donne difendere in base alla convenienza non è un movimento di liberazione. È un ufficio stampa con la bandiera sbagliata. Il patriarcato lo vedono ovunque, tranne dove c'è una donna che non gli piace. E ogni giorno di questo silenzio, mentre una madre viene linciata per un traghetto e una bambina cresce sotto scorta digitale, quel silenzio firma. Con nome, cognome e sigla dell'associazione. #Femminismo #Sorellanza #Politica

Peggio della indignata che ha abbandonato il concerto in onore di De Andrè perché c’era Salvini, c’è solo la nipote di De Andrè, Alice de Andrè, (che non ha mai conosciuto suo nonno in quanto morto prima che nascesse lei) che, per 5 minuti di visibilità, è salita in cattedra e ci ha detto che il nonno gli avrebbe risposto per le rime a Salvini. Peccato che De Andrè è stato spesso duramente contestato durante i suoi concerti e LUI NON HA MAI CACCIATO NESSUNO, semmai ha cercato il confronto. Adesso non solo puoi fare l’artista solo se sei di sinistra, ma anche per ASCOLTARE UN CONCERTO TE DEVI PORTA LA TESSERA DEL PD, AVS o quella di antifascista. E poi voi sareste gli APERTI DI MENTE?!🤡 #DeAndrè #Musica #LibertàDiEspressione

Ilaria Salis non ha mai pagato un conto in vita sua, e io ve lo dimostro con le date. Vi hanno raccontato la maestra incatenata in un'aula di Budapest, la vittima del sistema di Orban, la martire diventata eurodeputata per riscatto morale. Io sono andato a controllare cosa c'è PRIMA di quella storia e cosa è successo DOPO, e il quadro cambia parecchio. Prima: una casa popolare Aler occupata dal 2008, un debito da 90mila euro mai saldato, quattro condanne definitive per resistenza a pubblico ufficiale e invasione di edifici, ventinove denunce sulle spalle. Non è finita a Budapest per caso: ci è andata con quel curriculum già scritto. Dopo: una candidatura lanciata mentre il processo era ancora aperto, dichiaratamente costruita sulla sua prigionia (lo ha detto Fratoianni stesso: "ci hanno accusato di candidature a fini strumentali, abbiamo fatto bene"). Eletta, immunità, processo sospeso all'istante. E ieri l'altro? Condannata a Milano a risarcire con oltre 300mila euro due ex collaboratori licenziati senza giusta causa, senza nemmeno presentarsi in tribunale a difendersi. Io la vedo così: un'eurodeputata non è diventata tale per rappresentare qualcuno, ma per non scontare un giorno di quello che le veniva contestato. E lo schema si ripete sempre identico, che si tratti dell'Aler o dello stipendio di chi ha lavorato per lei — prendere tutto, non rispondere di niente, chiamarlo militanza. Voi la vedete come me o pensate che stia esagerando? qui sotto trovate l'articolo completo con tutti i documenti, le sentenze e le date. https://t.co/gaVXdgs3Sp #Politica #Giustizia #Corruzione

In Germania i problemi li risolvono alla radice. Se fosse capitato in Italia avrebbero arrestato 2000 tra carabinieri polizia e finanza, manifestazioni ovunque e lutto cittadino. https://t.co/u7pBtpKEfF #Germania #Italia #ProblemiSocietari

Nicola Musiani è morto dopo un violento pestaggio. Eppure questa notizia non interessa a nessuno e i compagni emiliani non sono scesi in piazza, come invece hanno fatto a Bologna sfasciando tutto. Perché il PD, AVS e tutto il carrozzone sinistrato non spendono mezza parola su questo caso? #Giustizia #DirittiUmani #Politica

Le compressioni toraciche, se eseguite secondo le linee guida BLS possono provocare la rottura delle costole nel 40-80% dei casi. Conseguenze possibili: pneumotorace, emotorace, contusione polmonare, versamento ematico in sede polmonare fino alla lacerazione del fegato. Quindi invece di gridare ancora “ASSASINI" agli agenti che stavano svolgendo SOLTANTO il loro lavoro, aspettiamo di conoscere la causa. Intanto, le prime risultanze dell'esame radiologico e autoptico non pone certo a favore delle "sentenze" di quei quattro strampellati faziosi, gli sciacalli, i terroristi rossi che continuano a puntare il dito sulla polizia e sul governo. Scusate, definirli sciacalli è riduttivo, ma non trovo altra definizione da poter utilizzare apertamente in pubblico. OSSERVATE COME IL POLIZIOTTO PER TUTTO IL TEMPO TIENE LA GAMBA E IL BRACCIO ESTERNI PER SOSTENERE IL SUO PESO . SE SI GUARDA ANCHE IL VIDEO PER INTERO NON C È UN SOLO MOMENTO IN CUI SI POGGIA PIEGANDOLE . QUESTA È UNA REGOLA SPECIFICA LEGATA ALLA MANOVRA PER IMPEDIRE E SCONGIURARE IL RISCHIO DI MAMCANZA DI ARIA. NON È UNA POSIZIONE SPONTANEA MA STUDIATA. L ALTRO POLIZIOTTO È SULLE GAMBE , IL PRIMO STA CERCANDO DI UNIRE I POLSI PER METTERE LA FASCETTA CHE IN SEGUITO DOVEVA CONSENTIRE IL TRASPORTO E LO FA ESEGUENDO SCRUPOLOSAMENTE LA MANOVRA STUDIATA. NON C ERA NESSUN MOTIVO NE INTENZIONE DI FARGLI DEL MALE. #BLS #Polizia #Sicurezza

Per gli stramaledetti luridi vermi schifosi che hanno subito puntato il dito sulla polizia ... ​Le chiacchiere e i processi di piazza stanno a zero, contano le evidenze e i dati ufficiali. ​Nel caso di Abderrahim Fakir la realtà dei fatti emersa finora parla chiaro, un individuo in palese e violento stato di alterazione psicofisica dovuta a una forte assunzione di droga che ha costretto le forze dell’ordine a intervenire per garantire la sicurezza del quartiere. ​I primi riscontri diagnostici ed esami sulla salma (confermati dalle testate di cronaca come Il Dubbio, Open e la stampa locale) hanno evidenziato la presenza di polmoni pieni di sangue e una grave compromissione delle vie respiratorie. Un quadro clinico devastato in partenza, dove gli accertamenti tossicologici dovranno chiarire il peso determinante dell'assunzione di sostanze stupefacenti. Evidenziato dalla TAC ossea, non risulta alcuna lesione o azione violenta da parte dei poliziotti intervenuti sul posto. Parliamo di servitori dello Stato trovatisi a gestire un’emergenza strada per strada contro un soggetto totalmente fuori controllo. ​Prima di strumentalizzare la vicenda e puntare il dito contro chi fa soltanto il proprio dovere in strada, ci si ricordi da dove nascono queste tragedie. In attesa del deposito definitivo della perizia medico-legale entro 90 giorni, il contesto di partenza resta fin troppo evidente.

Quello con la camicia azzurra, che sembra quasi nascondersi, mentre dalle sale comunali osserva il 'successo' della manifestazione da lui stesso appoggiata, è Matteo Lepore, sindaco di Bologna. Colui che non permise la proiezione della finale di Coppa Italia Milan-Bologna in Piazza Maggiore, ma ha promosso quella di Francia-Marocco ai mondiali. RISULTATO: Ore 18.00 - Centro storico pieno di turisti, soprattutto stranieri, decorso stracolmi di clienti che apprezzano cucina e storia della mia città. Ore 20.30 - Elicotteri della polizia che aorvolano la città, messa a ferro e fuoco dei soliti delinquenti. Ho provato, dopocena, ad avventurarmi di nuovo in centro, ma, a causa dei lacrimogeni, sono dovuto subito rientrare. Gente che scappa, molti ragazzi normali, usciti con amici o fidanzate per un giretto estivo, costretti a lasciare in centro, lacrimando e spesso con fazzoletti a proteggere bocca, naso ed occhi. BENE, allora mi chiedo, se io non sia veramente nel giusto a consoderare questo personaggio che siede a Palazzo d'Accursio, addirittura peggiore e più pericoloso dei teppisti che ammorbano ormai questo Paese ed in particolare la mia città, proprio perché riveste un ruolo istituzionale e dovrebbe fungere da paciere e non da sobillatore della violenza... LEPORE, per me sei la più grande vergogna di Bologna! #Bologna #MatteoLepore #Protesta

In uno Stato di diritto questo mezzo uomo, dopo aver convocato una manifestazione per criminalizzare la Polizia di Stato, con gravissimo spregio di molteplici principi costituzionali, andrebbe incriminato e contestualmente dichiarato decaduto. https://t.co/v7KkyDZqib #StatoDiDiritto #Giustizia #DirittiUmani