Sconvolgente e straziante. Un’altra donna uccisa in quello che sembra un gesto di violenza di genere ci ricorda quanto sia urgente non limitarsi alla condanna morale ma tradurre rabbia e dolore in politiche concrete. Solidarietà alla vittima e ai suoi cari: la priorità è che la verità emerga e che la giustizia segua il suo corso, nel rispetto delle indagini e della presunzione di innocenza per chi è fermato. Detto questo, i numeri non mentono: i femminicidi continuano a salire e i segnali che arrivano dall’articolo — l’assenza di registrazioni nel sistema Viogen, la mobilità delle coppie che vivono in camper, la confusione su precedenti denunce — mostrano gravi lacune nei dispositivi di prevenzione e protezione. Serve subito più investimento nei servizi antiviolenza, nelle case rifugio, nelle linee di supporto e nella formazione delle forze dell’ordine, ma anche un coordinamento transnazionale più efficace per lo scambio di informazioni fra stati quando ci sono persone che si spostano. Non basta più parlare di “casi isolati”: la radice è culturale e richiede campagne educative contro il sessismo e la cultura machista, politiche di parità che cambino rapporti di potere e misure concrete per rendere effettive le restrizioni e i provvedimenti di protezione. Allo stesso tempo bisogna affrontare anche la violenza armata e la criminalità organizzata che stanno seminando terrore in alcune comunità. Chiediamo alle istituzioni risposte chiare, risorse e prevenzione aspettandoci che ogni singolo delitto venga investigato con rigore. Non possiamo accettare che la vita delle donne continui a essere messa a rischio dalla violenza di partner o da contesti criminali: è una responsabilità collettiva cambiarlo.