BETA nonprofit public democratic european moderated

Search

#Connessione
ANSA.it 13h

For the first time, an image has been quantum teleported using entangled photons over 100 channels simultaneously, representing an important step forward towards the practical use of quantum teleportation in secure communications and the connection of quantum computers. (translated)

Primo teletrasporto quantistico di un'immagine, su 100 canali simultaneamente

Cosa fa avere un giocatore con la qualità di Christian Pulisic in trequarti, con tutto il rispetto per chi ci ha giocato nelle altre tre partite. La prossimità con Chuku innesca una connessione tecnica che dal nulla crea il primo gol. I giocatori di qualità devono giocare vicini. Christian chiude l’uno due a Chukwueze e subito dopo fa ciò che è mancato al Milan in tutto il primo tempo: attacca lo SPAZIO. Stessa cosa che fa Rabiot, pigro e sempre schiacciato addosso ai tre difensori nel primo tempo, in costante movimento e ad attaccare gli spazi nel secondo. È qui che il Milan ha svoltato: ha smesso di essere piatto e prevedibile, e ha iniziato a mandare in confusione i riferimenti a uomo della Lazio con tanto movimento e più prossimità tra i giocatori di qualità. Da qui si deve ripartire. #Calcio #Milan #Pulisic

The article highlights the significant involvement of Israeli universities in research projects and programs related to the military operations of Tel Aviv, revealing a deep connection between higher education and the defense system of the State. (translated)

Così gli atenei israeliani sono coinvolti nelle operazioni militari di Tel Aviv

Loretta Napoleoni's article highlights the connection between war, energy, and climate change, emphasizing how these three challenges are intrinsically linked and how geopolitical decisions could worsen the climate crisis rather than alleviate it. (translated)

Parliamo di guerra, energia e clima come fossero problemi distinti. Ma sono tre facce della stessa crisi
rachele 2w

zeudiners facciamo il punto della situazione su diverse cose, così è tutto più chiaro per tutti ed evitiamo di fare più volte le stesse domande o cercare ogni volta nuove soluzioni STREAMER AWARDS 🏆 le nomination apriranno il 12 settembre ma saranno solo le nomination, non ancora le votazioni finali. probabilmente proveremo a candidarla in più categorie, così da avere più possibilità che venga scelta per la fase finale se ci arriveremo invece ci concentreremo su una sola categoria, così da non disperdere i voti e avere più possibilità di vincere. per ora non possiamo ancora fare nulla quindi capiremo man mano come muoverci LIVE ANNIVERSARIO 🎂 si avvicina il primo anniversario e sono state proposte diverse idee molto belle per una live speciale. noi fandom possiamo sicuramente preparare dei video da guardare insieme, sia edit che raccolgono questo anno dall’inizio ad oggi con i momenti più belli, i traguardi, le festività ecc sia cose più divertenti sulle prime live, i problemi tecnici e zeudi che cercava di capire come funzionasse tutto chi fa edit e ha voglia di preparare qualcosa può farlo in questi giorni SOLUZIONE INTERNET LIVE IRL 📡 per migliorare la connessione delle live fuori casa come ha detto anche zeudi in live, sappiamo già cosa potrebbe servire e al momento stiamo valutando diverse alternative sicuramente la qualità verrà migliorata, bisogna solo capire quale sia la soluzione migliore. sono cose che hanno dei costi e soprattutto caratteristiche diverse, quindi bisogna valutare bene cosa sia più adatto al tipo di live che zeudi vorrà fare e ai posti in cui dovrà utilizzarlo, sono cose molto tecniche che vanno esaminate bene CLIP SUI SOCIAL 🎬 ultimamente sto vedendo sempre più persone che hanno iniziato a pubblicare clip delle live di zeudi sui vari social e questa cosa è davvero IMPORTANTISSIMA, quindi grazie davvero a chi lo sta facendo se qualcuno guarda le live e ha voglia di iniziare può farlo anche senza essere bravo con gli edit, anzi non serve proprio editare nulla. basta anche una registrazione di 30 sec di qualcosa di interessante successo in live e pubblicarla sui vari social questa cosa ci permette di arrivare a tantissime persone che magari ancora non conoscono zeudi, gli altri social possono essere sfruttati per l'enorme visibilità che possono offrire, il mondo è enorme e le persone a cui possiamo arrivare e piacere sono infinite.. già adesso ogni giorno stanno arrivando nuove persone quindi continuate davvero a farlo perché aiuta tantissimo se ancora non lo fate mettete da qualche parte "ZeudiDiPalma01" o comunque fate in modo che chi vede la clip riesca facilmente a capire chi è e dove trovarla PENITENZE RUOTA 🎡 come aveva detto anche zeudi in live, le penitenze possono tranquillamente cambiare dopo un po’ ed è anche più interessante così, perché alcune penitenze una volta fatte poi non hanno più lo stesso effetto.. quindi se avete idee particolari ma comunque fattibili potete scriverle. non significa che verranno sicuramente aggiunte, semplicemente possiamo raccogliere un po’ di idee e poi vedere man mano cosa può essere carino fare SISTEMARE EMOTE 😴 avete fatto giustamente notare che alcune emote anche se carine, quando vengono utilizzate in chat risultano molto piccole e alcuni dettagli non si vedono bene. quindi sì quelle che ne hanno bisogno verranno sistemate e rese più adatte alle dimensioni con cui vengono utilizzate SUB CON PRIME 👀 alcune persone hanno prime e vorrebbero utilizzare la sub gratuita su zeudi ma non sanno bene come fare e capisco benissimo perché non è così immediato capire tutti i passaggi abbiamo già aggiunto nella chat un link automatico che può aiutare, ma vorrei preparare il prima possibile anche un video tutorial fatto proprio da noi per noi.. nel modo più semplice e chiaro possibile, passo per passo, così chi può fare la sub gratuitamente ma non sa come fare può seguire direttamente quello GRAZIE ❤️ #ZEUDINERS #Streaming #Community #Fandom

Freeman della City di Londra: Onoreficenza Ordinaria per Tutti, Onoraria per Pochi. SOURCE: https://www.linkedin.com/pulse/freeman-della-city-di-londra-dal-1996-unonoreficenza-sardella-ph-d--qlt0f/ Abstract La Freedom della City of Londra è un'istituzione di origini medievali documentata fin dal 1237, originariamente concepita per garantire ai cittadini liberi protezione dai vincoli feudali, diritto al commercio e proprietà fondiaria entro le mura della Square Mile (la denominazione del territorio della City londinese). Progressivamente trasformatasi da privilegio economico concreto a riconoscimento civico e simbolico, essa ha mantenuto nel tempo la propria rilevanza attraverso successive riforme normative (notevolmente l'apertura a tutte le nazionalità nel 1996) e conta oggi circa 1.800-2.000 nuove ammissioni annue. Il presente articolo esamina l'evoluzione storico-giuridica del titolo, illustra le molteplici vie di accesso previste dalla normativa vigente (servitù per apprendistato, patrimonio, riscatto per nomina diretta, presentazione tramite le Livery Company (o Compagnie di Livrea) e iscrizione al registro elettorale), e analizza il profilo contemporaneo dei Freemen alla luce di ammissioni recenti a figure di spicco dei mondi della finanza, della cultura, dello sport e delle istituzioni. Contrariamente all'immagine elitaria che circonda molte onorificenze britanniche, la Freedom ordinaria si rivela accessibile a qualsiasi persona, indipendentemente da nazionalità o condizione economica, a fronte di requisiti minimi e di una quota amministrativa di £180-185. Il contributo conclude riflettendo sul significato contemporaneo dell'istituzione: non nei privilegi residuali ormai perlopiù simbolici, ma nella sua funzione identitaria, civico-partecipativa e di connessione con la lunga storia della città più antica e autorevole d'Europa. Parole chiave: Freedom of the City of London; Livery Companies; City of London Corporation; onorificenze britanniche; identità civica urbana. Contenuto dell’articolo Introduzione Nel panorama delle onorificenze storiche britanniche, poche istituzioni evocano un immaginario così ricco come la Freedom della City di Londra. Menzionata in film, romanzi e articoli di costume con toni di esclusività e mistero, essa appare frequentemente associata a figure di altissimo profilo: sovrani, capi di Stato, comandanti militari di ritorno dalle guerre. Eppure, a uno sguardo più ravvicinato e metodicamente documentato, emerge un quadro assai diverso: quello di un titolo che, nella sua dimensione ordinaria e non onorifica, è oggi accessibile a un numero considerevole di persone ogni anno, senza che siano richiesti meriti straordinari né mezzi economici elevati. Il presente contributo si propone di esaminare l'istituzione nella sua duplice valenza, storica e contemporanea, con l'obiettivo di sfatare l'equivoco più diffuso: quello che confonde la Freedom ordinaria con la Honorary Freedom (o Freeedom onoraria) quest'ultima effettivamente rara e riservata a figure di standing internazionale. L'articolo ripercorre le origini medievali e l'evoluzione normativa (§ 2), illustra le vie di accesso vigenti (§ 3), discute requisiti, costi e procedimento (§ 4), analizza la composizione contemporanea del corpo dei Freemen (§ 5), esamina diritti, privilegi e obblighi (§ 6), passa in rassegna i destinatari più illustri degli ultimi decenni (§ 7), e conclude con alcune riflessioni sul significato odierno dell'istituto (§ 8). Origini e Sviluppo Storico dell'Istituzione La Freedom della City di London è documentata fin dal 1237, durante il regno di Enrico III, come forma di status civico che designava gli individui non soggetti a un signore feudale e quindi titolari delle protezioni garantite dalle carte della City. In questa accezione originaria, il termine freeman indicava l'uomo libero in senso pieno: colui che poteva commerciare liberamente nel perimetro della Square Mile, il Miglio Quadrato, possedere beni e aderire alle corporazioni di mestiere senza interferenze esterne. I privilegi pratici erano di portata concreta e direttamente funzionali all'economia medievale: esenzione da determinati pedaggi, tra cui il celebre diritto di condurre greggi di pecore attraverso il London Bridge senza pagamento, concessione radicata nel commercio della lana che dominava l'economia inglese, protezione contro l'arresto arbitrario fuori dalla giurisdizione della City, e accesso ai mercati regolamentati dalle corporazioni. Come confermato dalle successive riemissioni della Magna Carta da parte di Enrico III nel 1225, tali libertà erano intrinsecamente legate all'autogoverno della City, che le difendeva dall'ingerenza regia e baronale. La progressiva codificazione dell'istituzione avvenne attraverso ordinanze regie a partire dal XIV secolo: nel 1319 Edoardo II emanò costituzioni che limitavano l'accesso alla Freedom ai membri delle corporazioni di mestiere, vietando l'ammissione di estranei non affiliati e formalizzando così la "servitù per apprendistato" come via principale per i nuovi entrati, mentre la via patrimoniale garantiva la continuità per le famiglie già stabilite. I monarchi successivi , da Edoardo III in poi, confermarono ripetutamente le libertà cittadine attraverso carte concesse spesso in cambio di prestiti finanziari, consolidando l'autonomia della City e il suo ruolo di creditore della Corona. Nel XIX secolo, con l'industrializzazione e l'espansione demografica di Londra, il controllo corporativo sul commercio si rivelò sempre meno applicabile: il Municipal Corporations Act del 1835 ampliò l'eligibilità a chiunque vivesse, lavorasse o avesse un legame significativo con Londra, sganciando parzialmente il titolo dall'appartenenza corporativa e trasformandolo progressivamente in una distinzione onorifica a carattere civico. Nel corso del Novecento ulteriori riforme inclusivizzarono l'accesso: le donne, già ammesse informalmente come vedove ereditiere in epoche precedenti, ma formalmente escluse dalle vie standard, videro riconosciuto il diritto all'ammissione ordinaria, con Angela Burdett-Coutts che aveva già ricevuto la Honorary Freedom (Freeedom Onoraria) nel 1872 e Florence Nightingale nel 1908, mentre la parità formale si consolidò nel XX secolo. Infine, nel 1996, fu abolito il requisito della cittadinanza britannica o del Commonwealth, aprendo il titolo a qualsiasi nazionalità. Le Vie di Accesso: Quadro Normativo Vigente La normativa vigente, gestita dalla Corte del Ciambellano della City of London Corporation, prevede cinque principali modalità di accesso alla Freedom della City londinese, che riflettono i diversi legami storici tra l'individuo e le istituzioni cittadine. Per servitù (by servitude) conferisce il titolo al completamento di un apprendistato formale secondo la Consuetudine di Londra, tradizionalmente della durata di sette anni, presso un maestro freeman di una Compagnia di Livrea (Livery Company). Questa via, la più antica e di maggior portata storica, verifica il merito attraverso la competenza pratica e la lealtà alla corporazione; gli apprendisti finali vengono ammessi senza necessità di approvazione della Court of Common Council qualora iscritti al registro elettorale della City da almeno un anno, e in tal caso non è previsto alcun contributo economico. Per patrimonio (by patrimony) conferisce l'eligibilità automatica ai figli di Freemen, purché il genitore detenesse questo titolo al momento della nascita del candidato e sia fornita adeguata documentazione. Storicamente limitato ai figli maschi, fu esteso alle figlie con il Municipal Corporations Act del 1835. Il candidato doveva aver compiuto il diciottesimo anno di età, non essere un "fallito non riabilitato" e non avere condanne penali rilevanti. Per riscatto (by redemption) costituisce la via aperta a chiunque: il candidato presenta domanda alla Corte del Ciambellano, supportato da due garanti, i Consiglieri Comunali, Aldermen o Liverymen con almeno un anno di atttvità che attestano la sua reputazione, e la pratica è esaminata dal Vicecomitato delle Ammissioni alla Freedom (Freedom Applications Sub-Committee) e approvata dalla Corte del Consiglio Comunale. La quota amministrativa (Freedom Fine) ammonta a £180 dalla revisione tariffaria del 1° aprile 2024 (£185 nella modalità per nomina diretta). Per i candidati iscritti al Ward List, il registro elettorale della City, la procedura è gratuita. La presentazione tramite Compagnia di Livrea (Livery Company) è la via più frequentemente percorsa nella prassi contemporanea: il candidato diviene dapprima membro della propria corporazione di riferimento, a sèguito di una procedura variabile per ciascuna delle 113 Compagnie di Livrea attualmente attive, e successivamente invia la domanda online alla Corte del Ciambellano per il passaggio alla Freedom della City, con approvazione nella quasi totalità dei casi di carattere routinario. Requisiti, Costi e Procedimento I requisiti per l'accesso alla Freedom ordinaria sono di una semplicità sorprendente rispetto all'aura di esclusività del titolo. Il candidato deve aver compiuto diciotto anni, non essere un "fallito non ristabilito" e non avere condanne penali non ancora estinte ai sensi del Rehabilitation of Offenders Act del 1974. Non è previsto alcun requisito di nazionalità, residenza, livello di istruzione o stato patrimoniale. La documentazione richiesta è di carattere anagrafico standard: certificato di nascita integrale, eventuale certificato di matrimonio o documento attestante il cambio di nome, e se mediante presentazione, il certificato di appartenenza della corporazione di riferimento. La domanda viene inoltrata online tramite il portale della City of London Corporation. La cerimonia di ammissione si svolge alla Guildhall di Londra, nell'Aula Tribunalizia del Ciambellano, ogni giorno feriale tra le 10:30 e le 12:00 e tra le 14:00 e le 15:30. Il neo-Freeman è invitato a leggere ad alta voce la Dichiarazione di un Freeman (Declaration of a Freeman) e a firmare il Registro delle Ammissioni, ricevendo al termine il certificato calligrafato su pergamena e una copia delle Regole di Condotta di Vita (Rules for the Conduct of Life), il documento settecentesco di orientamento morale che invita il titolare a condurre una vita retta, compassionevole e socialmente attiva. Per chi non possa recarsi fisicamente a Londra, la City Corporation ha mantenuto la possibilità di svolgere la cerimonia in modalità virtuale, introdotta durante la pandemia e successivamente conservata. Composizione Contemporanea del Corpo dei Freemen Un dato empirico significativo contribuisce a ridimensionare la dimensione elitaria del titolo: ogni anno vengono ammesse tra le 1.800 e le 2.000 nuove persone, in un corpo complessivo che conta oltre 300.000 ammissioni documentate nel corso dei secoli. Come rileva la stessa City of London Corporation, i Freemen contemporanei comprendono "un'ampia sezione trasversale della popolazione", includendo professionisti, studenti, artigiani, imprenditori, personale militare e cittadini stranieri. Il crescente apporto di studenti universitari, spesso presentati in gruppi dalle proprie istituzioni accademiche e di professionisti internazionali, ha ulteriormente ampliato la base demografica. La cerimonia di gruppo del 2024, in cui 40 individui provenienti da settori che spaziano dalla scienza alla medicina, dall'imprenditoria alle iniziative per la diversità, hanno ricevuto il titolo simultaneamente, esemplifica questa apertura. Va ribadita, tuttavia, una distinzione fondamentale: la Freedom Onoraria della City di Londra costituisce un'istituzione del tutto separata e di portata radicalmente diversa. Concessa dalla Corte of Consiglio Comunale con una risoluzione speciale, è riservata a figure di eccezionale statura internazionalte tipicamente meno di una dozzina di concessioni annue e rappresenta, nelle parole della stessa City Corporation, il massimo onore che essa possa conferire. È questa la Freedom di cui hanno goduto Winston Churchill, la regina Elisabetta II e, più di recente, la presentatrice televisiva Rachel Riley (ottobre 2025) per il suo impegno nell'educazione alla Shoah e nella lotta all'antisemitismo. La confusione tra le due forme è la principale responsabile della percezione distorta dell'istituto nel dibattito pubblico. Il Significato Contemporaneo: tra Identità e Partecipazione Se la quasi totalità dei privilegi pratici un tempo associati alla condizione di Freeman è oggi scomparsa o ridotta a forma cerimoniale solenne, ciò che persiste è il potente valore simbolico e identitario del titolo. La cerimonia conserva elementi di solennità rituale la lettura della Dichiarazione, la firma sullo storico Registro delle Ammissioni, il ricevimento del certificato calligrafato su pergamena, che inscrivono il nuovo Freeman in una catena di continuità di quasi otto secoli, collegando figure eterogenee attraverso un legame condiviso con la storia del Miglio Quadrato (o Square Mile). La nobile istituzione londinese svolge altresì una funzione di coesione nell'ecosistema della City e delle Compagnie di Livrea: le 113 corporazioni attive hanno erogato collettivamente oltre 81 milioni di sterline in attività benefiche nel 2024, con programmi di formazione professionale, borse di studio e apprendistati tecnici che preservano competenze specializzate in settori economicamente rilevanti. Essere Freeman costituisce un prerequisito formale per l'avanzamento a Liveryman, e quindi per l'esercizio dei diritti elettorali nella governance della City: un residuo di democrazia corporativa che, per quanto distante dai modelli di suffragio universale, mantiene una sua logica istituzionale nell'architettura giuridica unica del Miglio Quadrato londinese. Critici di orientamento progressista hanno rilevato che il sistema favorisce reti consolidate e accessi per via ereditaria o professionale, potenzialmente escludendo strati più ampi della popolazione londinese con un bacino di Freemen viventi ben inferiore all'1% dei nove milioni di residenti nella Grande Londra (Great London). Tuttavia, i dati sulle ammissioni recenti, con riconoscimenti che spaziano dall'imprenditoria africana allo sport comunitario, dalla radiofonia alla medicina, suggeriscono una traiettoria di apertura progressiva che, pur senza raggiungere la piena rappresentatività demografica, testimonia la volontà istituzionale di mantenere l'istituto come tradizione viva piuttosto che reliquia esclusiva. Conclusioni L'analisi condotta permette di formulare alcune considerazioni conclusive. La Freedom della City, quella ordinaria, è oggi un'onorificenza accessibile a una platea ben più ampia di quanto l'immaginario collettivo suggerisca: i requisiti di ammissione sono minimi, i costi contenuti, le procedure relativamente snelle e aperte a qualsiasi nazionalità. La persistente confusione con la Freedom Onoraria, riservata a figure di eccezionaleelevatura internazionale, è la principale responsabile di una percezione distorta che merita di essere corretta. Il valore contemporaneo del titolo non risiede nei privilegi residuali, ormai perlopiù solenni e cerimoniali, ma in tre dimensioni complementari: quella identitaria, che connette il titolare a quasi otto secoli di storia istituzionale; quella civico-partecipativa, che attraverso l'accesso alle Livery Companies e al sistema elettorale della City inserisce il Freeman in reti realmente operative; e quella comunitaria, che attraverso i meccanismi di riconoscimento onorifico celebra contributi di portata e provenienza sempre più eterogenee. In questo senso, la Freedom rappresenta un caso di studio istruttivo su come le istituzioni storiche possano reinventarsi senza perdere autenticità, mantenendo vivo il proprio significato attraverso l'inclusione piuttosto che l'esclusione. Riferimenti e Fonti: City of London Corporation. (2024). Freedom of the City of London. https://www.cityoflondon.gov.uk/about-us/law-historic-governance/freedom-of-the-city Guild of Freemen of the City of London. (2025). Freedom of the City. https://www.guild-freemen-london.co.uk/freedom-of-the-city Livery Committee. (2025). Freedom of the City. https://liverycommittee.org/about/membership-freedom-and-livery-clothing/freedom-of-the-city/ Municipal Corporations Act 1835. UK Parliament. Rehabilitation of Offenders Act 1974. UK Parliament. Grokipedia. (2025). Freedom of the City of London. https://grokipedia.com/page/Freedom_of_the_City_of_London City Solicitors' Educational Trust. (2025). Applying for the Freedom of the City of London. LondradaVivere.com. (2025). La "Freedom of the City of London": un'antica libertà ancora viva. City of London Corporation. (2023). Livery Companies: Charitable Activities Report 2024. ONS / City of London Corporation. (2023). Financial Services Contribution to UK GDP.

Freeman della City di Londra: Onoreficenza Ordinaria per Tutti, Onoraria per Pochi.

"RadioText-RadioSoftware (1983–1989)": Il Primo Programma Radiofonico (dimenticato) della Divulgazione Informatica in Italia SOURCE: https://www.linkedin.com/pulse/radiotext-radiosoftware-19831989-il-primo-programma-sardella-ph-d--hkcpf/ Radiosoftware costituisce il pioniere italiano in assoluto della divulgazione via etere di alfabetizzazione digitale nel Belpaese Abstract Il presente contributo ricostruisce la storia di Radiosoftware, il prilo programma radiofonico italiano che ha anticipato di oltre un decennio la divulgazione della microtelematica, dell'informatica e del digitale, e le moderne modalità di distribuzione digitale del software. Nato nel 1983 presso Radio Popolare e successivamente sviluppato come iniziativa nazionale su Rai Radio 3 dal 1984 al 1989, Radiosoftware rappresenta il primo radioprogramma italiano con divulgazione e trasmissione via etere di software eseguibile per home computer. Attraverso l'analisi della sua evoluzione tecnica, dei contenuti didattici e dell'impatto culturale, questo articolo dimostra come l'iniziativa abbia costituito un precedente significativo nell'alfabetizzazione informatica nazionale, nella democratizzazione dell'accesso al software e nello sviluppo di comunità di programmatori amatoriali, ponendosi come capostipite di un ecosistema mediale dedicato alla divulgazione tecnologica che si è esteso fino all'era contemporanea. Keywords: storia dell'informatica italiana, divulgazione tecnologica, broadcasting digitale, alfabetizzazione informatica, Radio Popolare Introduzione: L'Alba della Divulgazione Informatica in Italia Nel panorama della storia dei media digitali italiani, un capitolo fondamentale rimane poco esplorato dalla letteratura accademica: quello della divulgazione informatica attraverso il mezzo radiofonico negli anni Ottanta. In un'epoca caratterizzata dall'assenza di connettività di rete e da barriere economiche e geografiche nell'accesso alle tecnologie informatiche, la radio si configurò come strumento democratico per la diffusione della cultura digitale nascente. Radiosoftware emerge in questo contesto come iniziativa pionieristica assoluta in Italia, anticipando non solo analoghe esperienze italiane, ma posizionandosi tra i primi esperimenti europei di trasmissione di software via etere. La sua genesi presso Radio Popolare nel 1983 e la successiva evoluzione come programma nazionale su Rai Radio 3 testimoniano un percorso di innovazione tecnica e pedagogica che merita un'analisi approfondita. Contenuto dell’articolo La Fase Originaria: Radio Popolare (1983) La nascita di Radiosoftware presso Radio Popolare nel 1983 costituisce il momento fondativo della divulgazione informatica radiofonica in Italia. In un periodo in cui i personal computer rappresentavano ancora oggetti di nicchia, il programma si propose di esplorare sistematicamente linguaggi di programmazione, architetture hardware e applicazioni pratiche dell'informatica domestica, rivolgendosi a un pubblico eterogeneo composto da studenti, insegnanti, hobbisti e professionisti. Questa prima incarnazione stabilì i paradigmi concettuali che avrebbero caratterizzato l'intera tradizione successiva: accessibilità linguistica, vocazione didattica, attenzione alle dimensioni sociali e culturali della tecnologia, promozione della partecipazione attiva degli ascoltatori. Contenuto dell’articolo L'Evoluzione Nazionale: da Radiotext a Radiosoftware (1984–1989) L'esperienza maturata presso Radio Popolare trovò sviluppo sistematico nell'iniziativa nazionale coordinata da Rai Radio 3. La fase pilota, denominata Radiotext, prese avvio l'11 maggio 1984 come segmento sperimentale all'interno del programma di attualità Un certo discorso, condotto da Pasquale Santoli. Otto episodi da 30 minuti, trasmessi il venerdì alle 16:00 con repliche domenicali, testarono la fattibilità tecnica e l'interesse del pubblico verso la trasmissione di software eseguibile attraverso segnali audio. Curata da Luigi Grimaldi e Giovanni Sighele della Lega Informatica di Firenze, in collaborazione con Arci Media, la fase pilota dimostrò la viabilità del concetto. Nell'autunno del 1984, il formato si consolidò con la denominazione definitiva Radiosoftware, espandendosi a episodi di un'ora e mantenendo la collocazione all'interno di Un certo discorso. Contenuto dell’articolo La terza stagione, inaugurata il 7 febbraio 1986, introdusse una strutturazione tematica articolata in tre segmenti distintivi: "Hard & soft news" (aggiornamenti e recensioni), "Studiare con il computer" (applicazioni didattiche) e "Radio + informatica" (intersecazioni sperimentali tra broadcasting e informatica). Questa fase evidenziò una crescente sofisticazione pedagogica e una maggiore attenzione alle applicazioni educative formali. Nel tardo 1986, il programma acquisì autonomia editoriale, trasformandosi in trasmissione indipendente con collocazione notturna nei weekend. Il 1987 segnò un'innovazione tecnica significativa con l'introduzione dell'interfaccia hardware a 4800 bit/s sviluppata dal Centro Ricerche RAI di Torino, che consentiva la connessione diretta alla porta seriale RS-232, superando i limiti del metodo audio-cassetta. La fase conclusiva, dal febbraio al giugno 1989, adottò un formato quotidiano breve (10 minuti, dal lunedì al venerdì alle 19:45), concentrandosi su software compatibile MS-DOS. Nonostante l'annuncio di un ciclo per il 1990, nessuna trasmissione nazionale è documentata oltre il giugno 1989. Contenuto dell’articolo Il Metodo Audio-Cassetta (1984–1987) La metodologia iniziale replicava i meccanismi di caricamento da cassetta tipici degli home computer degli anni Ottanta. I programmi venivano codificati come sequenze di impulsi audio—rumori elettronici incomprensibili all'orecchio umano—che gli ascoltatori registravano su audiocassette vergini collegando un registratore all'uscita audio della radio. La cassetta registrata veniva successivamente riprodotta attraverso l'interfaccia cassetta del computer, che decodificava i segnali caricando il software in memoria. Questo approccio, basato su tecniche di modulazione simili al frequency-shift keying (FSK), garantiva compatibilità con piattaforme eterogenee quali ZX Spectrum 48K, Commodore 64, Olivetti M10, successivamente estese ad Apple II, MSX, BBC Micro, Olivetti M24 e M28. Ogni episodio trasmetteva sequenzialmente versioni specifiche per ciascuna piattaforma. Sebbene accessibile e rivoluzionario per la distribuzione di massa nell'Italia pre-Internet, questo metodo presentava limitazioni significative: bassa velocità di trasmissione, suscettibilità agli errori indotti da interferenze radio o rumore ambientale, necessità di precise regolazioni di volume e timing. Contenuto dell’articolo L'Interfaccia Hardware RAI-Radiosoftware (1987) Nel 1987, il Centro Ricerche RAI di Torino sviluppò un'interfaccia avanzata documentata nei rapporti CCIR come sistema RAI-Radiosoftware. L'innovazione principale consisteva nella trasmissione diretta a 4800 bit/s utilizzando modulazione bifase organizzata in pacchetti, consentendo la connessione alla porta seriale RS-232 del computer senza intermediazione di cassette. L'interfaccia era progettata per l'indipendenza dal sistema operativo, con software di gestione adattabile per MS-DOS, CP/M e potenziali estensioni future a Macintosh. Per i computer Olivetti M24 e M28 era disponibile una versione con scheda interna. Il Centro Ricerche sviluppò inoltre software di gestione, cassette di test e manuali, considerando una commercializzazione iniziale a circa 90.000 lire. Questa evoluzione tecnica rappresentò un significativo avanzamento in termini di velocità, affidabilità e usabilità, pur mantenendo in parallelo il metodo audio-cassetta per garantire l'accesso universale. Contenuto dell’articolo Tipologie di Software Trasmesso Il catalogo di software distribuito attraverso Radiosoftware rifletteva un'ampia gamma di applicazioni: utilità pratiche (database tematici su moda, musica, itinerari, diete personalizzate), strumenti educativi (programmi didattici per scuole medie, superiori e conservatori), software ludico (giochi come il pentathlon olimpico per Commodore 64), dimostrazioni grafiche e strumenti creativi (basi per composizione musicale, fumetti digitali). Particolarmente significativa fu l'introduzione, dalla terza stagione, di software didattico sviluppato in collaborazione con il Ministero della Pubblica Istruzione, progettato specificamente per l'utilizzo scolastico in diverse discipline, non limitato all'informatica. Contenuto dell’articolo Partecipazione Comunitaria: La Sezione ORSA L'Osservatorio Radiofonico del Software Autoprodotto (ORSA), riproposto nella terza stagione dal febbraio 1986, costituì uno spazio dedicato alla trasmissione di programmi creati dagli ascoltatori. Questa rubrica trasformò Radiosoftware in una piattaforma bidirezionale, anticipando logiche collaborative che caratterizzeranno decenni dopo le comunità open source e le culture partecipative digitali. La sezione "posta degli ascoltatori" in "Hard & soft news" facilitava inoltre un dialogo continuo con il pubblico, integrando feedback, domande e suggerimenti nella programmazione. Questionari distribuiti alla fine dei cicli e indagini condotte da riviste specializzate come Sperimentare con l'elettronica e il computer fornivano ulteriori meccanismi di valutazione e orientamento editoriale. Contenuto dell’articolo Collaborazioni Istituzionali e Esperimenti Scolastici Nel 1987, Radiosoftware collaborò con l'ITIS Enrico Fermi di Roma per produrre una serie di trasmissioni dedicate allo sviluppo e all'applicazione di software didattico in contesti scolastici. L'iniziativa coinvolse centri di ricezione sperimentali in 60 scuole italiane, dove studenti e insegnanti utilizzavano le interfacce specializzate sviluppate dal Centro Ricerche RAI per catturare e caricare direttamente il software trasmesso. Questi esperimenti posizionarono Radiosoftware come strumento operativo di innovazione pedagogica, estendendo il suo impatto oltre l'utenza hobbistica verso l'integrazione formale nel sistema educativo nazionale. Contenuto dell’articolo Confronto con Esperienze Europee Sebbene Radiosoftware rappresenti la prima iniziativa nazionale italiana, non fu il primo esperimento europeo di trasmissione radiofonica di software. Nei Paesi Bassi, il programma Hobbyscoop dell'emittente pubblica NOS iniziò a trasmettere programmi informatici via radio intorno al 1979-1980, sviluppando successivamente lo standard Basicode (dal 1982). Questo formato standardizzato utilizzava un sottoinsieme ristretto di comandi BASIC e routine di traduzione specifiche per piattaforma, garantendo portabilità attraverso architetture eterogenee mediante modulazione FSK a 1200 bps. Contenuto dell’articolo Nel Regno Unito, The Chip Shop di BBC Radio 4, condotto da Barry Norman e lanciato nel 1984, includeva un servizio "takeaway" che trasmetteva programmi Basicode in orario notturno su VHF. Contenuto dell’articolo Differenziazione Tecnica e Culturale Diversamente dagli approcci basati su Basicode, che privilegiavano la portabilità a livello di linguaggio interpretato, Radiosoftware trasmetteva file eseguibili specifici per piattaforma, spesso in codice macchina, codificati come toni audio analoghi ai segnali di caricamento da cassetta. Questa scelta rifletteva priorità differenti: massimizzare le prestazioni e le capacità specifiche di ciascuna architettura piuttosto che garantire compatibilità universale attraverso un linguaggio standardizzato. L'introduzione successiva dell'interfaccia a 4800 bit/s con connessione RS-232 rappresentò un'ulteriore differenziazione, bypassando completamente la registrazione su cassetta. Queste specificità tecniche testimoniano un percorso di sviluppo autonomo, orientato alle caratteristiche del mercato e dell'ecosistema informatico italiano. Contenuto dell’articolo Transizione verso il Telesoftware Tra il 1988 e il 1989, Radiosoftware fu progressivamente affiancato e superato dal telesoftware trasmesso attraverso Televideo, il sistema teletext di RAI. Definito tecnicamente dal Centro Ricerche RAI in collaborazione con Olivetti, il sistema divenne operativo nel 1989 dopo esperimenti scolastici coordinati con il Ministero della Pubblica Istruzione e Seleco nel 1988. Il telesoftware rappresentava un'evoluzione naturale che spostava la distribuzione dalla radio alla televisione, offrendo vantaggi in termini di capacità di banda e infrastruttura di ricezione già diffusa. Questa transizione rifletteva tendenze più ampie nella convergenza mediale e nell'evoluzione delle tecnologie di broadcasting digitale. Contenuto dell’articolo Obsolescenza e Ascesa di Internet L'emergere di Internet negli anni Novanta rese obsoleti sia i metodi di distribuzione software basati su radio che quelli basati su teletext. Le reti digitali bidirezionali offrivano velocità, scalabilità e interattività incomparabili, trasformando radicalmente i paradigmi di accesso e distribuzione del software. Tuttavia, l'eredità concettuale di Radiosoftware persiste: l'idea di distribuzione massiva di contenuti digitali eseguibili attraverso canali di broadcasting anticipò logiche che riemergono nelle moderne distribuzioni over-the-air di firmware e aggiornamenti software per dispositivi mobili e IoT. Contenuto dell’articolo L'Ecosistema della Divulgazione Informatica Radiofonica Italiana 📻 TIMELINE COMPLETA Dalla nascita della divulgazione informatica in radio all'ecosistema digitale contemporaneo 🟦 1983 — L'ORIGINE Radiosoftware – Radio Popolare (1983) Il primo programma italiano interamente dedicato all'informatica, ai linguaggi di programmazione e ai personal computer. Capostipite assoluto della tradizione italiana di divulgazione tecnologica radiofonica. 🟦 ANNI '80 — I PRIMI EREDI 1984–1989 — Bit, Byte & Musica – Radio Popolare Tecnologia, elettronica, prime reti, cultura hacker. Prosegue lo spirito pionieristico di Radiosoftware, esplorando le dimensioni controculturali e comunitarie dell'informatica nascente. 11987–1990 — Decoder / Cyberpunk – Radio Popolare Prime discussioni sistematiche su BBS, crittografia, telematica alternativa, anticipando tematiche che diventeranno centrali nell'era Internet. 🟩 ANNI '90 — L'ERA INTERNET 1993 — Golem – Radio3 Riflessione critica su media e tecnologie digitali, inserendo la trasformazione tecnologica in un quadro culturale e filosofico più ampio. 1994 — Eta Beta – Radio1 Innovazione, società dell'informazione, trasformazione digitale. Divulgazione tecnologica per un pubblico generalista in fase di prima alfabetizzazione digitale. 1995 — Internetworkcity – Radio Deejay Condotto da Claudio Cecchetto e Marco Camisani Calzolari, rappresenta il primo programma pop-commerciale dedicato a Internet, introducendo email, siti web, chat e cultura cyber al grande pubblico con linguaggio accessibile e approccio divulgativo massificato. 1996–1999 — Mediamente (versione radiofonica) – RAI Divulgazione su Internet, reti, cultura digitale, con particolare attenzione alle implicazioni sociali e cognitive delle tecnologie emergenti. 1997–2000 — Cybernet / Tecnologie e Libertà – Radio Sherwood Software libero, diritti digitali, reti civiche. Prosecuzione della tradizione critica e comunitaria inaugurata da Radio Popolare, con focus su dimensioni politiche e libertarie della tecnologia. Questa timeline evidenzia come Radiosoftware non rappresenti un fenomeno isolato, ma il punto di origine di una tradizione continuativa che ha attraversato oltre quattro decenni. Dai linguaggi di programmazione e dalla trasmissione di software via etere degli anni Ottanta, attraverso le esplorazioni delle BBS e della telematica alternativa, fino all'alfabetizzazione di massa su Internet negli anni Novanta e alle riflessioni critiche su software libero e diritti digitali, si delinea un filo conduttore che testimonia il ruolo del mezzo radiofonico come spazio privilegiato per la mediazione culturale delle tecnologie emergenti. Contenuto dell’articolo Riconoscimento Contemporaneo e Preservazione Archivistica In anni recenti, Radiosoftware ha acquisito rinnovata attenzione come iniziativa pioneristica nella storia dell'informatica italiana. Nel 2024, contributi di studiosi come Andrea Fortuna hanno descritto il programma come capitolo affascinante nella diffusione del personal computing in Italia, sottolineando il suo approccio innovativo alla distribuzione di software eseguibile nell'era pre-Internet. La RAI ha preservato selezioni dalla fase iniziale del programma attraverso piattaforme digitali come RaiPlay Sound, dove una playlist dedicata nella serie "Via Asiago 10" include diversi episodi pilota del 1984, originariamente trasmessi su Rai Radio 3. Sforzi di preservazione da parte di appassionati hanno ulteriormente contribuito a mantenere accessibili porzioni dell'eredità del programma, con registrazioni audio parziali e interviste agli ascoltatori disponibili su siti dedicati. Radiosoftware costituisce un caso di studio significativo per molteplici prospettive disciplinari. Dal punto di vista della storia dei media, rappresenta un'innovazione nell'utilizzo del mezzo radiofonico, estendendo le sue funzionalità oltre la trasmissione di contenuti audio verso la distribuzione di codice eseguibile. Nella storia dell'informatica, testimonia strategie di democratizzazione dell'accesso al software in contesti caratterizzati da scarsità di risorse e infrastrutture. Dal punto di vista pedagogico, anticipa modelli di apprendimento distribuito e comunitario che riemergono nelle moderne piattaforme educative online. La dimensione partecipativa incarnata dalla sezione ORSA prefigura dinamiche collaborative che caratterizzeranno le culture open source. La sua posizione come capostipite di un ecosistema mediale continuativo dedicato alla divulgazione tecnologica—da Radio Popolare attraverso le emittenti pubbliche nazionali fino alle esperienze degli anni Novanta—sottolinea il ruolo del broadcasting radiofonico come infrastruttura culturale essenziale nei processi di alfabetizzazione digitale nazionale. In un'epoca in cui la distribuzione over-the-air di aggiornamenti software è divenuta pratica ordinaria per miliardi di dispositivi connessi, Radiosoftware emerge non come curiosità antiquaria, ma come antecedente concettuale che illumina genealogie tecnologiche spesso trascurate. La sua riscoperta e preservazione archivistica costituiscono operazioni essenziali per una comprensione completa delle radici della cultura digitale italiana.

"RadioText-RadioSoftware (1983–1989)": Il Primo Programma Radiofonico (dimenticato) della Divulgazione Informatica in Italia

Qual è il primo Social Network della Storia? In Italia: Dada o InterNetWork City? SOURCE: https://www.linkedin.com/pulse/qual-%C3%A8-il-primo-social-network-della-storia-italia-o-sardella-ph-d--tfl3f Quando si parla di primati tecnologici, la precisione storica è fondamentale. Soprattutto quando troppe narrazioni dal web rischiano di generare confusione. Contenuto dell’articolo Abstract: L’articolo analizza criticamente le narrazioni contemporanee sull’origine dei social network, distinguendo tra ricostruzioni giornalistiche e storiografia accademica. Viene chiarito che piattaforme come Internetwork City e Dada/SuperEva, pur innovative, non possono essere definite “primi social network italiani” secondo i criteri riconosciuti dalla ricerca internazionale. Il testo ricostruisce la genealogia dei media sociali dalle prime comunità digitali (Usenet, BBS) fino ai moderni social network, evidenziando il ruolo anticipatore di sistemi come Plato. Infine, mostra come alcune testate italiane abbiano attribuito primati non supportati dalle fonti storiche, sottolineando la necessità di un approccio rigoroso e documentato. Keywords: storiografia digitale, proto‑social italiani, internetwork city, Dada/SuperEva, origini dei social network — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — Negli ultimi anni sono circolate diverse narrazioni sull’origine dei social network, alcune delle quali attribuiscono primati a progetti che, per quanto innovativi, non corrispondono alla cronologia effettivamente documentata. Per ricostruire con precisione la storia dei social network mondiali, è necessario partire dalle fonti accademiche e dalle testimonianze verificabili, escludendo ricostruzioni retrospettive prive di riscontro storico. Ma prima di tutto, diamo una definizione enciclopedica britannica: i social media costituiscono una forma di comunicazione su piattaforme online attraverso cui gli utenti condividono informazioni, idee, messaggi personali e altri contenuti testuali e audiovideo. Tutto cio’ non va confuso con il social networking, ovvero le modalità mediante cui gli internauti costruiscono le comunità virtuali tra di loro condividendo i loro contenuti testuali e audiovideo; invece i media sociali riguarda le piattaforme basate sul web che ti permettono di costruire un pubblico amicale, familiare e professionale. Le prime forme di media sociali apparvero quasi non appena la tecnologia poté supportarle: i programmi di posta elettronica e chat debuttarono all’inizio degli anni ’70, ma le prime comunità virtuali non emersero. Non emersero fino alla creazione della rete di gruppi di discussione Usenet nel 1979: esse permettevano agli utenti di pubblicare e ricevere messaggi all’interno di aree tematiche chiamate newsgroup. Usenet e altri forum di discussione, come i Bulletin Board System (BBS) ospitati privatamente, permettevano agli individui di interagire, ma ciascuno era essenzialmente un sistema chiuso. Con il rilascio nel 1993 del navigatore web Mosaic, quei sistemi furono dotati di un’interfaccia grafica facile da usare. Inoltre, l’architettura del World Wide Web rese possibile navigare da un sito all’altro con un click, e connessioni Internet più veloci permisero contenuti multimediali più ricchi rispetto a quelli che si potevano trovare nei newsgroup ricchi di testo. Il primo Social Network mondiale moderno: SixDegrees.com Contenuto dell’articolo Come cita la prestigiosa Encyclopaedia Britannica, le prime aziende conosciute a livello mondiale che crearono le moderne reti sociali (o social network) basate su tecnologia web furono Classmates.com e SixDegrees.com. Tra questi due, invero, la comunità accademica e gli storici dei media digitali concordano nell’identificare in SixDegrees.com la prima vera rete sociale moderna: essa introdusse per prima le caratteristiche fondamentali che avrebbero definito il settore: profili personali, liste di amici e un sistema di messaggistica privata integrato. Infatti Classmates.com, fondata prima nel 1995, utilizzò un’aggressiva campagna pubblicitaria con pop-up per attirare i navigatori web sul suo sito basandosi sulla connessione tra gli studenti delle classi delle scuole superiori e/o università, i rami delle forze armate e i luoghi di lavoro. SixDegrees.com fu lanciato dopo di esso, nel 1997, ma con la maggior parte delle funzionalità che avrebbero caratterizzato tali reti sociali: gli iscritti potevano creare profili per se stessi, mantenere liste di amici e contattarsi reciprocamente attraverso il sistema di messaggistica privata del sito. Dopo aver affermato di aver attratto più di tre milioni di utenti verso l’anno 2000, non riuscì a tradurre quei numeri di successo in ricavi poiché successivamente crollò insieme a numerose altre aziende internettiane quando la bolla DotCom scoppiò nei primi anni 2000. Il primo Social Network italiano: Quale? Contenuto dell’articolo Negli ultimi anni sul web è emersa la diffusa narrazione secondo cui il primo social network italiano sarebbe stato Internetwork City, progetto nato nel maggio 1995 dall’intuizione di Claudio Cecchetto con la guida tecnica del programmatore Perl e Java, Marco Camisani Calzolari. Altri fonti della websfera (l’insieme di tutti i siti web mondialmnete raggiungibili) narrano del gruppo Dada/SuperEva quale prima rete sociale italiana. Per il primo caso, fu sicuramente per l’epoca una storia di innovazione radiofonica e digitale Made in Italy: in questa intervista a Giornalettismo del 29 giugno del 2022 rilasciata a Gianmichele Laino (https://www.giornalettismo.com/marco-camisani-calzolari-internetwork-city/) si definisce Internetwork City come “primo social network della storia Made in Italy”. Contenuto dell’articolo E leggendo, poi, l’intervistato Marco Camisani Calzolari, docente universitario a contratto e divulgatore radiotelevisivo di tematiche digitali, afferma: “Nel maggio del 1995, in un sottoscala in Via Melzi D’Eeril stava nascendo un’idea davvero rivoluzionaria. Dietro c’era l’intuizione di Claudio Cecchetto e la guida di Marco Camisani Calzolari: Internetwork City è il primo social network al mondo, uno spazio all’interno del quale gli utenti riuscivano a interagire, in un’epoca in cui la rete era un luogo dove le possibilità di interscambio erano ancora una eventualità futuristica.” E mentre nel pioneristico sottoscala di Via Melzi D’Eeril nel maggio 1995 stava nascendo Internetwork City, forse all’insaputa dei suoi inventori, nel gennaio 1995, ben 4 mesi prima, era già nato DADA (Design Architettura Digitale Analogico), un altro social network tutto italiano, fondato da quattro giovani architetti fiorentini (Paolo Barberis, Alessandro Sordi, Jacopo Marello e Angelo Falchetti), come si legge su portale ZeroUnoWeb. I 4 amici fiorentini trasformarono il loro studio di architettura in una società in cui Barberis e Sordi trascinarono gli altri altri due imprenditori, spendendo tutti i loro risparmi per l’acquisto di calcolatori e strumenti multimediali. Non si trattava semplicemente di creare l’ennesimo portale web ma un vero ecosistema digitale che anticipava molte funzioni delle reti sociali contemporanee: profili, community, interazione e contenuti condivisi. Questa narrazione di DADA, pero’, viene “nuovamente smentita” se leggiamo l’articolo giornalistico di Repubblica del 27 maggio 2021 portante la firma del giornalista Riccardo Luna, intitolato “A Milano Claudio Cecchetto (e Marco Camisani Calzolari) lanciano un social network,” leggibile cliccando il seguente link: https://www.repubblica.it/tecnologia/2021/05/27/news/a_milano_claudio_cecchetto_e_marco_camisani_calzolari_lanciano_un_social_network-302961639/ Contenuto dell’articolo Il sottotitolo (o sommario) riecheggia:“E’ stato il primo social network della storia e nacque in Italia. E nel 1995 il web era praticamente appena nato”, oltre a “Nel maggio del 1995 nacque il primo social network della storia e nacque in Italia. Forse il primo. Chissà. Ma se si pensa che Facebook è del 2004, Second Life e MySpace del 2003, si capisce benissimo l’enormità di quello che ho appena scritto. Nel 1995 il web era praticamente appena nato”. Ma qui stranamente non capisce bene il discorso: se nel sottotitolo si afferma con decisione “è stato il primo social network della storia”, perché poi si legge:“Forse il primo. Chissà” Mi sembra un controsenso, sinceramente. Ma lasciamo l’arduo compito decisionale ai lettori imparziali. Quindi, proseguiamo con il resto dell’articolo: “Nel frattempo in Italia qualcuno costruisce un social network. Chi? Claudio Cecchetto. Sì lui, l’autore del Gioca Jouer, l’inventore di Radio Deejay e di un altro modo di fare radio. E’ stato anche un pioniere di Internet. Nel maggio del 1995 lancia un social network chiamato Internetwork City, la città del network di Internet. Lo aveva costruito, una riga di codice dopo l’altra, un giovane programmatore che, grazie a questa storia, sarebbe diventato brillante divulgatore di digitale (da tempo è uno dei volti di Striscia la Notizia): Marco Camisani Calzolari. Quando ripensa a quei tempi MCC si entusiasma: “Era un social network a tutti gli effetti. Un luogo dove ci si poteva iscrivere, avere un profilo e parlare con gli altri. Era uno dei primi della storia del web, e lo aveva inventato Claudio Cecchetto. Lo aveva pensato navigando con il Videotel, ma poi era arrivato il world wide web. Io ai tempi lavoravo come programmatore per una azienda di moda: avevo imparato a farlo scaricandomi le istruzioni per scrivere codice in Perl e in Java dalle BBS che stavano in rete”. Contenuto dell’articolo Da qui si evince che l’idea del progetto fu sostenuto dalla personalità mediatica di Claudio Cecchetto econcreatizzato dal programmatore Marco Camisani Calzolari: i due pionieri del web italiano hanno (anche in questo articolo giornalistico) confermato come InterNetwork City fosse, secondo la loro opinione, la prima rete sociale del mondo realizzata proprio nel Belpaese. Ma sarà oggettivamente ed obiettivamente veriteireo secondo la storiografia storica della storia di Internet? Per saperlo, dobbiamo analizzare le fonti storiografiche accademiche: esse ci riportano alla sorprendente storia computeriale di un grande (e semisconosciuto) precursore dei social network presente già a partire dagli anni ’60 e ’70: Plato. Plato: il Precursore di tutti i Social Network del Mondo Contenuto dell’articolo Plato (Programmed Logic for Automatic Teaching Operations) rappresenta uno dei casi più affascinanti di tecnologia anticipatrice nella storia dell’informatica: sviluppato presso l’Università dell’Illinois di Urbana-Champaign a partire dal 1960 da Donald L. Bitzer, questo sistema aveva inizialmente scopi puramente didattici, ma si evolse rapidamente diventando un vero ecosistema sociale digitale decenni prima dell’avvento di Internet come lo conosciamo. Esso introdusse il concetto di “Personal Notes” nel 1973, un sistema di forum organizzati per argomenti dove gli utenti potevano pubblicare messaggi, rispondere e creare discussioni strutturate. Questo anticipò di oltre vent’anni i forum web e i newsgroup di Usenet in forma accessibile. Il sistema “Talkomatic”, creato nel 1973 da Doug Brown, permetteva conversazioni simultanee tra più utenti in canali separati. Ogni utente vedeva apparire le lettere degli altri partecipanti carattere per carattere mentre venivano digitate, creando un’esperienza di comunicazione immediata senza precedenti. “Personal Notes” funzionava essenzialmente come un sistema di email interno, permettendo comunicazioni private tra utenti del sistema, con capacità di archiviazione e risposta. Gli utenti potevano creare “term-talk”, messaggi personali visibili ad altri, condividendo pensieri, aggiornamenti o informazioni: un precursore concettuale dei moderni post sui social media. Plato non era solo tecnologia: era una vera comunità. Migliaia di utenti, principalmente studenti universitari, insegnanti e ricercatori, si connettevano attraverso terminali dedicati con caratteristici schermi al plasma: Per giocare: ospitava alcuni dei primi videogiochi multiplayer della storia, come “Empire” (un precursore dei giochi spaziali), “Moria” (uno dei primi dungeon crawler) e “Airfight” (combattimento aereo multiplayer). Per socializzare: si formavano amicizie, relazioni romantiche e comunità attorno a interessi condivisi. Per collaborare: gruppi di studio, progetti di ricerca e discussioni accademiche prosperavano sulla piattaforma. Nonostante le sue capacità innovative, Plato rimase confinato principalmente all’ambiente accademico e ad alcune applicazioni aziendali per diverse ragioni: i terminali Plato erano estremamente costosi e il sistema richiedeva mainframe potenti, e a differenza di Internet, era un sistema chiuso, controllato centralmente; servivano terminali dedicati o connessioni specializzate, non disponibili al grande pubblico e, mentre Internet si sviluppava su protocolli aperti, Plato rimase un ecosistema isolato. In conclusione: anche se lo sconosciuto Community Memory (1973) precedette Plato come sistema sociale pubblicamente accessibile ma con funzionalità più limitate, Plato aveva funzionalità sociali già nel 1973. Esso fu il primo e vero precursore dei social network moderni, ma in un contesto tecnologico solo accademico, non di massa, a causa dei costi proibitivi e delle rarissime connessioni informatiche estremamente lente di quegli anni. Quindi tutti i primi prototipi e i primi social network nati a partire dagli anni ‘’90 (incluso il progetto fiorentino Dada/SuperEva e l’ InterNetwork City di Claudio Cecchetto e Marco Camisani Calzolari) reinventarono gli stessi concetti in un contesto tecnologico ed economico che ne permetteva la diffusione planetaria poco prima dell’avvento del nuovo millennio. Ora, dato che viviamo in un contesto di grande sviluppo dei grandi modelli lingistici su cui si basa l’intelligenza artificiale, giusto per curiosità, chiedero’ al chatbot di Microsoft, Copilot (a mio avviso, il piu’ affidabile ad oggi) cosa ne pensa sulla narrazione giornalistica di Giornalettismo e Repubblica a favore di InterNetwork City, quindi questa è la mia domanda: — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — “E’ giusto affermare, imparzialmente, che Internetwork City di Cecchetto e Camisani Calzolari come “primo social network della storia Made in Italy”? La risposta si evince dalle seguenti foto. Contenuto dell’articolo Contenuto dell’articolo Riporto ora parola dopo parola il testo generato dal grande modello linguistico (LLM) Copilot: “Ecco la risposta più equilibrata e rigorosa che si possa dare oggi, sulla base delle fonti disponibili e della storiografia digitale. È corretto definirlo “primo social network della storia Made in Italy”? 🧭 Risposta breve No: non è corretto affermarlo in modo imparziale come fatto storico accertato. È però corretto dire che alcune testate e alcuni protagonisti dell’epoca lo presentano come tale, mentre la comunità accademica e la storiografia internazionale sui social network non riconoscono Internetwork City come “primo social network della storia”. 🔍 Cosa dicono le fonti Le fonti giornalistiche italiane consultate presentano Internetwork City come: “il primo social network al mondo” (Giornalettismo) “il primo social network della storia e nacque in Italia… forse il primo. Chissà.” (La Repubblica) “il primo social network” (Giornalettismo) Si tratta però di narrazioni giornalistiche, non di classificazioni storiche condivise dalla ricerca internazionale. 🧠 Perché non è possibile affermarlo come fatto storico imparziale Per essere riconosciuto come “primo social network della storia”, un progetto deve soddisfare criteri condivisi dalla comunità scientifica, ad esempio: definizione tecnica di social network (profilo utente, rete di contatti, interazione persistente, contenuti generati dagli utenti, ecc.) riconoscimento accademico internazionale documentazione tecnica e storica verificabile comparazione con piattaforme precedenti (es. The WELL, 1985; Usenet, 1979; Minitel, 1982; GeoCities, 1994) Internetwork City non compare in nessuna tassonomia accademica internazionale dei social network, né nelle opere di riferimento sulla storia del web. Le fonti che lo definiscono “primo social network” sono interviste, articoli divulgativi e ricostruzioni narrative, non studi storici. 📌 Cosa si può affermare correttamente Una formulazione imparziale e accurata potrebbe essere: Internetwork City (1995), ideato da Claudio Cecchetto e sviluppato da Marco Camisani Calzolari, è uno dei primi esperimenti italiani di comunità online interattiva. Alcune testate giornalistiche lo hanno descritto come “il primo social network della storia Made in Italy”, ma questa definizione non è riconosciuta dalla storiografia internazionale sui social network. Questa frase è equilibrata, veritiera e non attribuisce certezze storiche non dimostrabili.” Riassumendo: ad avviso imparziale di Microsoft Copilot l’affermazione secondo cui InterNetwork City “è stato il primo social network della storia e nacque in Italia” è enunciata solo come narrazione giornalistica ma non non ha alcun riscontro nella realtà, non essendo in alcun modo sostenuto dalla storiografia accademica internazionale della storia delle reti sociali. — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — Ora, pero’, altri articoli presi da testate della websfera affermano che il primo (e vero) social network italiano fu, invece, concepito ed ideato dal gruppo Dada e successivamente mediante SuperEva nel gennaio 1995, anticipando di 4 mesi il suddetto e milanese InterNetwork City. Ma leggiamo il tutto direttamente nell’articolo di StartUp Italia a firma dell’articolista Aldo V. Pecora che riportero’ da questo link: https://startupitalia.eu/education/scuola/quando-prima-di-facebook-4-italiani-avevano-inventato-un-social-network-la-storia-di-dada-e-di-supereva/#:~:text=Alla%20base%20di%20questa%20visione,il%20valore%20aggiunto%20del%20sito. Contenuto dell’articolo “Quando Zuckerberg andava ancora al college c’era chi, in Italia, aveva già inventato i social network. Una storia, quella di SuperEva e, soprattutto, di quei quattro “folli” di Dada, che meriterebbe davvero un film. Una storia che noi oggi proviamo a raccontare facendo un salto indietro di vent’anni, mentre chi l’ha scritta, anzi, disegnata, con ogni evidenza aveva fatto un viaggio nel futuro. Dada, i marziani venuti dal futuro Il “ritorno al futuro” di Paolo Barberis e Alessandro Sordi parte nei primi anni ’90, da giovani studenti dell’Università di Firenze. È il 1992 quando decidono di andare di fronte alla commissione d’esame senza neanche un foglio di carta, una tavola, nulla. Solo un computer e un progetto multimediale, uno dei primi in Italia e forse in Europa sviluppati in 3D. «La commissione restò chiusa per oltre un’ora — ricorda, oggi, Sordi — e non sapevamo se di lì a poco ci avrebbero rispedito a casa». Invece fu un successo e l’inizio di un’avventura. Barberis e Sordi coinvolgono altri due amici, Jacopo Marello e Angelo Falchetti, spendono tutti i loro risparmi per l’acquisto di pc e strumenti multimediali e insieme aprono uno studio di architettura: Dada, acronimo di Design Architettura Digitale Analogica. Così Dada ha connesso Firenze a Internet Anno 1995. Si cambia. Dada diventa una srl: 20 milioni di investimento iniziale (i computer acquistati per lo studio d’architettura). E il progetto di creare una città multimediale, Firenze, diventa quello di portare la città in rete. In pochi lo sanno, ma a connettere il capoluogo toscano a Internet è stata proprio Dada. Non c’erano ancora l’Adsl e le connessioni cosiddette broadband. Che anni, quegli anni. Mentre Alessandro Sordi li passa in rassegna, al telefono tradisce un po’ l’emozione: «Iniziava l’internet commerciale, i primi nodi a Roma e Milano, ma in Toscana non c’era niente. Decidiamo di comprare il cavo e portiamo a Firenze la prima CDN». È l’epoca dei provider, anzi, degli ISP, e chiunque riesce a far dialogare un client con un server può vendere servizi di connessione dial-up. Sordi e soci coinvolgono family and friends. Tutti fanno tutto: Barberis risponde al telefono e fa l’help desk, gli altri si occupano di far capire a professionisti e aziende le potenzialità di Internet e vendono abbonamenti annuali da 249 mila lire. Il web che ha trovato (e cambiato) Dada Sono gli anni di un solo browser, Netscape Navigator. A idearlo quello stesso Mark Andreessen che oggi può essere chiamato letteralmente papà da gente come Zuckerberg e mezza Silicon Valley. È il web 0.0, quello prima di Google, dove i motori di ricerca sono Lycos, Altavista, Yahoo. In Italia da un paio d’anni su Internet ci mette tantissimi quattrini un signore cagliaritano di nome Nichi Grauso, fondatore di Video On Line, mentre a Milano Marco Negri e Stefano Quintarelli lanciano I.net e Joy Marino ITNet. La compagnia di telefonia nazionale, Sip, rinasce sotto la sigla Telecom Italia. Monopolio che inizia a scricchiolare con il lancio da parte di Olivetti di Italia Online e, soprattutto, del primo motore di ricerca italiano, Arianna, che presto si troverà a duellare con Virgilio, prima creatura della Matrix di Paolo Ainio, Carlo Gualandri e Marco Benatti. Dada ha capito prima di altri in che direzione sarebbe andato il web. «Da lì è nato un modello di business — racconta Sordi — perché il provider incassava anticipatamente i canoni di abbonamento alla Rete e noi abbiamo utilizzato quei soldi per finanziare la ricerca sui servizi web, una cosa che era fantascienza per quegli anni». “Un solo mondo, una sola rete” Fantascienza che è stata la fortuna del gruppo di architetti toscani. Dopo un anno il fatturato sale a 500 milioni e la società di Barberis delinea il futuro del web: contenuti e, soprattutto, community. Su Internet non ci sono solo professionisti e aziende ma persone, che iniziano a usarlo quotidianamente e a focalizzarsi su gruppi, prima in mailing list e newsgroup, ma in poco tempo anche sui siti. Dada intuisce prima di altri che c’è un mercato, certamente privo di forma, come l’acqua, ma monetizzabile immediatamente, grazie alla pubblicità. Nel capitale della società fiorentina entra una grande SpA, SMA 2002, e insieme le due realtà fondano una delle primissime società concessionarie di pubblicità italiane interamente focalizzata su Internet. 1997: inizia la fase 2 di Dada. Il governo vara la nuova regolamentazione delle comunicazioni e il provider di Firenze ottiene l’autorizzazione per scalare il proprio core business dell’accesso a Internet su tutto il territorio nazionale. Ricorda, sorridendo, Sordi. Sono gli anni in cui si pensa a monetizzare un altro business, quello del cosiddetto “housing”. Nel frattempo qualcuno è già con la testa nel futuro. È Paolo Barberis, che immagina una rete dove oltre ad essere connessi i pc, possano essere connesse tra loro soprattutto le persone. «Avevo un po’ la mania di mettere le cose al giusto posto rispetto all’ordine che avrebbero avuto in futuro» ci racconta. Un ordine che secondo Barberis passa dalla «metafora della scrivania». «Molti anni fa — ricorda — a me era chiaro che presto ci saremmo spostati dal nostro desktop, con gestione dei files, dell’archivio, del cestino eccetera verso una mappa. Quello che oggi chiamiamo “map as a service”. Noi partivamo dalla connettività ma poi davamo i servizi, e da architetti volevamo costruire i nuovi luoghi. Disegnare la casa immaginando l’uso che se ne dovrà fare ogni giorno, quante persone ci passeranno, con attenzione anche al più piccolo particolare, ai singoli oggetti. Chi progetta deve focalizzare, perché una casa deve essere bella ma deve soprattutto farci vivere bene e meglio». Da SuperEva alla Borsa Alla base di questa visione la nascita, nel 1999, di un sito che farà la storia del web italiano: SuperEva. Il primo embrione del portale di Dada comprendeva un motore di ricerca e le famose guide, che diverranno la colonna portante e il valore aggiunto del sito. Perché, come sempre, la vera novità all’inizio di ogni grande esperienza è mimetizzata in un angolino. Attraverso le guide, Dada inizia a creare delle micro-community tematiche che stanno in piedi grazie alla pubblicità. Da lì in poi Dada inizierà a macinare milioni su milioni. Di euro e non più di lire. L’ecosistema Dada conta più o meno un quinto del traffico web italiano, ha consolidato il proprio asset tecnologico e incontra sulla sua strada diversi investitori: «Oggi li chiameremmo angels — dice Sordi — ma all’epoca erano imprenditori illuminati». Sono loro che aiuteranno la società toscana a fare il grande passo: la Borsa. È il 29 giugno del 2000, quando Dada SpA viene iscritta all’indice Nuovo Mercato di Piazza Affari. Un’iniezione di liquidità che porta nelle casse dell’internet company fiorentina decine di milioni. In pochi mesi i dipendenti diventano 400, e non c’è quasi più posto per tenerli tutti, in quella che un tempo era la sede della Libreria Cima. Intanto Barberis & Co. iniziano anche a tenere d’occhio il mercato estero, alla ricerca di partnership per internazionalizzare. Sempre tenendo i piedi per terra. Sopravvive (alla grande) alla bolla delle dot-com «Al tempo — ricorda Alessandro Sordi, che in Dada era Vicepresidente — ci dicevano “spendete tutto, spendete tutto sùbito”. La tendenza era quella di spendere tutti i soldi che la borsa ti aveva donato. Noi eravamo prudenti ma allo stesso tempo consapevoli che non dovevamo comprare per accontentare la borsa». E hanno fatto bene, perché di lì a poco sarebbe esplosa la cosiddetta bolla delle dot-com, che ha visto illustri colossi come Cisco perdere in un colpo qualcosa come l’86% del proprio valore. Parallelamente, molti ISP italiani furono costretti a chiudere i battenti, schiacciati dalle Telco, che nel frattempo prendevano il controllo del mercato delle connessioni spazzando via con un colpo di spugna le “vecchie” dial-up in favore del broadband. Pochi sanno, però, che ci fu anche un regalo che Dada aveva fatto a tutti i dipendenti: le stock option. Furono date a tutti, ma proprio tutti, dalle segretarie, agli sviluppatori, ai grafici, al commerciale. Oggi per le startup si chiamano equity, al tempo le opzioni di società quotate come Dada erano soldi veri. Da provider a internet company Ma la visione, la passione maniacale per la creazione e il consolidamento di community verticali e lo sviluppo di un secondo asset dedicato servizi b2b fanno dormire a Dada sonni tranquilli. Ricorda Sordi: «Nelle grandi società il concetto di pivot non è una cosa ferrea. Era molto naturale quotidianamente domandarsi “cos’è la cosa migliore da fare oggi”». Perché è una grande startup dove succedono le cose, prima degli altri. E dove tu puoi farle succedere. Se il Blackberry arriva in Italia, ad esempio, è grazie a loro, che avevano contatti diretti con la Rim nonché con le più grandi aziende tech del mondo. Le startup ideate dai dipendenti Sperimentano, si divertono, e tanto. Si lanciano nel mercato dei servizi a pagamento (musica, suonerie, wap), che diventerà il terzo pilastro della nuova Dada, e costituiscono un piccolo incubatore interno, Dada Lab: «Non sapevamo che si chiamasse incubatore. Ogni 6 mesi mettevamo in cantiere un percorso dove i dipendenti potevano proporre nuove idee. Si facevano i pitch ma non si chiamavano pitch. Il migliore progetto decidevamo di portarlo avanti», racconta Sordi. Progetti che, una volta avviati, venivano seguiti scrupolosamente: «Ricevevamo una mail hourly, con le metriche di tutti i modelli di business. C’erano dei sistemi agganciati ai modelli che registravano ogni ora. Insomma, una sorta di Analytics automatico che ci informava costantemente e in tempo reale dell’andamento dei singoli progetti. Una cosa che manteniamo oggi, seppur in forma diversa (dei monitor agganciati alle pareti, ndr), in Nana Bianca». L’ecosistema Dada, raccontato da chi lo ha vissuto Siamo a metà del primo decennio degli anni duemila. A quel tempo Dada conosce l’epoca di massimo splendore. Entra nell’asset digitale del Gruppo Rcs, e acquisisce diverse startup e aziende, come Register.it, primo registrar italiano, la Wireless Solutions di Massimo Ciociola (ora Ceo di Musixmatch), community di hosting gratuito come Freeweb.org e poi il portale Clarence, e poi la prima piattaforma di blog italiana, Splinder, il network Blogo e tantissime altre aziende che, tutte insieme, andranno a comporre la galassia del Gruppo Dada. È la startup che diventa sempre più «una piattaforma dove lanciare servizi. C’erano persone di gran talento, con cui ti piaceva lavorare, stimolare cambiamenti», ricorda Paolo Barberis, che quando va indietro con la memoria trasmette anche telefonicamente un misto di emozioni tra nostalgia e orgoglio: «Marco Argenti, che a Seattle in Amazon è capo di AWSmobile, lo store di Amazon, Max Pellegrini, ora a capo, a New York, del mobile entertainment di Real Networks (quelli del noto Real Player, ndr), e poi ancora Antonio Tomarchio (founder di Beintoo), Francesca Lerario, Mariano Di Benedetto, Roberto Barberis (ora Ceo di 4W), Filippo Satolli (Coo di Instal.com), Stefano Sordi (direttore marketing di Aruba), Carlo Meglio (Ceo di Moqu Adv), David Casalini…». Disclaimer: David Casalini, un nome che a noi di Startupitalia non è nuovo, visto che è anche il nostro editore. A questo punto una telefonata con lui è d’obbligo. «Avevo 23 anni quando sono arrivato in Dada», ricorda Casalini. «Ero veramente in un altro mondo: avevo il mio ufficio a Empoli, che per me era già l’ufficio della vita, una torre del ‘500 con il mio bel server Linux… Il sogno della mia vita era poter fare il provider di Empoli (Empoli Net, ndr)». Poi, un giorno, arriva la telefonata di Angelo Falchetti. «In poco tempo mi trovai a gestire un team di 30 persone. Tutti talenti coi quali lavorare era uno spettacolo. Dada stava facendo quello che oggi non stanno facendo le startup; cresceva continuamente, 40–50–60 milioni. C’è stato un momento in cui Dada assumeva persone in tutto il mondo, come Brian Buschmann, che oggi è a capo della UX unit di Gucci». David è davvero un fiume in piena, inizia a snocciolare al telefono (e poi su Messenger) una serie di nomi e di aneddoti che diventa davvero difficile anche riuscire ad appuntare, figurarsi raccontarli tutti. Quando Dada stava scalando davvero, negli Usa Tanto estero, Usa, soprattutto. Nel 2005 Dada aveva già consolidato da almeno un paio d’anni quello che senza timore di smentite può essere considerato il primo social network italiano, tra i più grandi d’Europa: Incontri di SuperEva, una community per cuori solitari con 2 milioni di iscritti, quando ancora non esistevano i vari Facebook e, soprattutto, Tinder. Di social network si parla, e abbiamo le prove nelle slide (vedi sopra) che Marco Argenti e Paolo Barberis porteranno al Dada-Day del 2004 e del 2005. Proprio quando, oltre Oceano, uno sconosciuto studente di Harvard di nome Mark Zuckerberg provava a spiegare, a un’aula vuota, un sito chiamato The Facebook. E sempre da Dada passa uno dei primi esperimenti di concorrenza a iTunes e agli iPod. Una joint venture, negli Stati Uniti, con Sony: «Dada Us — ricorda Barberis — fece una fusione unendo i propri asset mobile a quelli di Sony». Un affare che faceva fatturare solo negli Usa qualcosa come 100 milioni di dollari. Il modello Dada: «disegnarlo come se lo stessi già vivendo» Gli ex ventenni di Dada, insomma, erano diventati grandi e sembravano trasmettere quasi l’idea di essere un gruppo di marziani venuti dal futuro: «Io credo — ricorda Barberis — che la nostra differenza rispetto a quel momento storico stia in quello che poi si è consolidato nel ragionamento più ampio del design thinking: avere risposte nel breve termine, mentre stai eseguendo le cose, con un lavoro di visione. Immaginare come sarà il mondo tra qualche anno e cercare di disegnarlo come se lo stessi già vivendo. Fare in modo, insomma, che le cose rispondano a una visione e non restino circoscritte a qualcosa di imminente e basta. Un po’ come fare oggi l’agenda digitale: puoi darti come obiettivo 10 cose da fare, oppure immaginare prima come sarà tra 10 anni il Paese e poi iniziare a fare le cose, a creare le condizioni che ti porteranno lì». Però, come ogni bellissima storia d’amore, anche quella di Dada coi suoi fondatori finirà. Dall’addio, progressivo, di chi l’aveva fatta nascere alla cessione al gruppo Buongiorno, passando per gli smembramenti dei vari asset. Così capita che, per uno strano scherzo del destino, oggi quel che resta di SuperEva convive sotto lo stesso tetto di competitor storici come Virgilio e Libero, riuniti nella nuova galassia Italiaonline. Ma questa è un’altra storia. Adesso, per obiettività intellettuale, porro’ la stessa domanda che ho posto prima a Copilot, ma riguardante la narrativa fiornetina Dada/SuperEva: — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — “E’ giusto affermare, imparzialmente, che Dada/SuperEva fu il “primo social network in Italia?” La risposta si evince dalle seguenti foto. Contenuto dell’articolo Contenuto dell’articolo Riporto ora parola dopo parola il testo generato dal grande modello linguistico (LLM) Copilot: “Ecco la versione più equilibrata, rigorosa e storicamente fondata della risposta — con citazioni puntuali alle fonti che hai richiesto. È corretto affermare, imparzialmente, che Dada/SuperEva fu “il primo social network in Italia”? 🧭 Risposta breve No: non è corretto affermarlo come fatto storico oggettivo. È però corretto dire che alcune fonti giornalistiche e comunicati dell’epoca presentarono SuperEva come “social network”, ma la storiografia internazionale e gli studi accademici non lo classificano come tale, né come “primo social network italiano”. 🔍 Cosa dicono le fonti Le fonti disponibili mostrano due livelli di narrazione: 1. Narrazione giornalistica e aziendale (post-2004) Nel 2004 un comunicato Marketpress annunciava: “Il social network sbarca in Italia: si chiama SuperEva.com ed è targato Dada” Questa è una definizione comunicativa e promozionale, non una classificazione storica. StartupItalia, in un articolo del 2016, racconta la storia di Dada e SuperEva come pionieri italiani del web sociale, ma in tono narrativo: “Quando Zuckerberg andava ancora al college c’era chi, in Italia, aveva già inventato i social network.” Anche qui: narrazione, non storiografia. 2. Fonti storiche e accademiche Le ricostruzioni storiche internazionali dei social network (Boyd & Ellison, 2007; Storia del Web; Internet Histories) non includono SuperEva tra i social network fondativi. Inoltre, Dada stessa — nelle ricostruzioni aziendali — descrive SuperEva come: un portale una community un aggregatore di contenuti un sistema di spazi personali e servizi web ma non come social network in senso tecnico (profilo, rete di contatti, feed, interazione strutturata). Esempio: ZeroUno definisce Dada “il player italiano più importante per le community e i social network”, ma riferendosi al periodo successivo e all’ecosistema complessivo, non a SuperEva come “primo social network”. 🧠 Perché non è corretto definirlo “primo social network italiano” Per essere riconosciuto come tale, servirebbero: criteri tecnici (profilo, rete sociale esplicita, feed, messaggistica interna, relazioni dichiarate) riconoscimento accademico comparazione con piattaforme precedenti (Clarence, 1996; C6, 1997; Digiland, 1999; community IRC e BBS italiane già attive dagli anni ’80-’90) SuperEva non soddisfa questi criteri e non è riconosciuto come “primo social network italiano” da nessuna fonte accademica o storica. 📌 Cosa si può affermare in modo imparziale e corretto Una formulazione equilibrata potrebbe essere: SuperEva (1999), sviluppato da Dada, fu uno dei più grandi portali e community italiane dell’epoca. Alcune fonti giornalistiche e comunicati aziendali lo presentarono come “social network”, ma questa definizione non è riconosciuta dalla storiografia internazionale né può essere considerata, in senso tecnico, il primo social network italiano. Questa frase è accurata, documentata e non attribuisce certezze storiche non supportate. — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — Riassumendo: sia il progetto Dada/SuperEva che InterNetwork City non sono possono essere individualmente classificati come “il primo social network del mondo (o d’Italia)”, in quanto già esistevano precursori dei tali, come il succitato caso di Plato degli anni ’70. Perdipiù, la storia internettiana ci conferma che Dada.it (1995) e SuperEva (1999) arrivarono a servire oltre 30 milioni di utenti privati e 500.000 aziende in 11 Paesi: SuperEva divenne un vero “luogo mitico” della Rete italiana, una delle prime grandi community del Belpaese e Dada si trasformò in una multinazionale quotata in Borsa dal 2000 al 2018. Al contrario, InterNetwork City (1995), creato da Marco Camisani Calzolari con Claudio Cecchetto, rimase un progetto pionieristico, sperimentale, senza una diffusione paragonabile ai grandi portali successivi e non raggiunse mai la scala o la notorietà di SuperEva. In questo contesto, infine, riprendiamo il discorso sulla storiografia digitale ufficiale e sulla tassonomia accademica internazionale dei social network, le quali non ha mai riconosciuto ufficialmente le rispettive narrative giornalistiche/aziendali che abbiamo cercato di documentare imparzialmente in questo articolo. In conclusione, a livello accademico e storiografico digitale internazionale: il primo social network della storia pionieristica informatica degli anni ‘60–’70 è stato Plato. 2. Il primo social network moderno è stato SixDegrees.com. 3. Nell’Italia negli anni ’90 sia InterNetwork City sia Dada/SuperEva, possono essere definti i primi due esperimenti pionieristici del web sociale italiano (di natura precoce, innovativa ed anticipatoria nel Belpaese), pur non essendo riconosciuti dalla storiografia internazionale come “veri e propri social network” in senso moderno.

Qual è il primo Social Network della Storia? In Italia: Dada o InterNetWork City?

Gli smarcamenti senza palla dei giocatori del Como sono una meraviglia. Una macchina in perfetta armonia: non ci sono ruoli, ma solo una costante connessione tra giocatori che interpretano spazi e tempi in continuazione. Si vede che non sono allenati a ripetere ed eseguire, ma a riconoscere le situazioni di gioco ed interpretarle. Nel calcio moderno non si può prescindere da calciatori intelligenti nella lettura del gioco. #Calcio #Como #GiocoIntelligente

Il Post 2w

An investigation by the District Anti-Mafia Directorate of Catanzaro has led to the arrest of twenty people accused of labor exploitation and caporalato in the plains of Sibari, following the massacre of four laborers burned in a minivan, revealing a network of fraud related to the flow decree and the connection with the 'ndrangheta. (translated)

Cosa c’è nell’inchiesta sul caporalato nella piana di Sibari, in Calabria

Nella primavera del 2025 è diventata virale questa domanda che molti utenti hanno fatto a ChatGPT: Se tu fossi il diavolo, come distruggeresti le menti giovani della prossima generazione senza che se ne rendano conto? La risposta di ChatGPT è stata questa: 1 Inondate le giovani menti di intrattenimento e rumore senza fine. 2 Tenetele incollate agli schermi a scorrere contenuti superficiali. 3 Assicuratevi che non si annoino mai, perché è nella noia che nascono immaginazione, riflessione e pensieri profondi. 4 Fate sì che la verità appaia soggettiva, come se ogni versione fosse ugualmente valida, anche quando chiaramente non lo è. 5 Sfumate i confini tra opinioni e fatti. 6 Impregnate la cultura di paura e cinismo. 7 Promuovete l’idea che il pensiero critico sia elitario o inutile. 8 Modellate il mondo sulla velocità, la comodità. 9 Incoraggiate la connessione digitale a discapito delle vere relazioni umane. 10 Date loro follower invece che amici, commenti invece che conversazioni. In breve, per distruggere la prossima generazione non serve giocare sulla paura, la distrazione, l’intorpidimento, la confusione, l’isolamento, la demoralizzazione sono molto più efficaci. E allora viene da chiedersi, dove stiamo andando a finire? #consapevolezza #apocalisse #risvegliodellacoscienza #risvegliospirituale #distrazione #consapevolezza #distrazione #risvegliodellacoscienza

A 43-year-old Swiss man has been arrested in connection with the shooting during a rave in Aarau, in which a 22-year-old Italian girl died and five other people were injured, but many uncertainties remain about the action and the possible involvement of accomplices. (translated)

Attentato al rave, cosa non torna? Dall'arresto del presunto autore al giallo delle due armi: il giallo della sparatoria ad Aarau

L’Inter smentisce con forza qualsiasi legame Curtis Jones-Luis Henrique: non c’è connessione fra le due operazioni. Tanto è vero che Jones potrebbe arrivare con Luis Henrique in rosa o Luis Henrique partire anche senza l’arrivo di Jones (con l’arrivo ovviamente di un sostituto del brasiliano, potenzialmente con caratteristiche diverse) #Calcio #Calciomercato #Inter

A passenger on a Delta flight from Las Vegas to Atlanta created a fake Wi-Fi network called Delta Wifi Fast, forcing the crew to disable the connection for about half an hour and attracting the attention of the FBI, which is investigating the incident related to a group of attendees at the DEF CON 34 cybersecurity conference. (translated)

Finta rete Wi-Fi su un volo Delta: “Un passeggero ha creato una connessione fasulla. Sta cercando di truffare gli altri”. Sul caso indaga anche l’FBI
Il Post Aug 11

During a routine military exercise, the government of Taiwan deliberately slowed down the internet connection for half an hour in fourteen cities on the island, simulating how citizens might react to a Chinese attack on communication infrastructure, all part of an important annual drill that began in 1984. (translated)

Taiwan ha rallentato internet a milioni di persone per mezz’ora

Francesco Guccini, the last poet of the twentieth century, captured the essence of History and tenderness in his songs, reflecting on themes of political commitment, everyday love, and solitude, achieving an incredible connection with generations of listeners through a deep and authentic poetry. (translated)

Francesco Guccini è stato l’ultimo poeta del Novecento: nelle sue canzoni la Storia e la tenerezza
L
lastampa.it Aug 6

The singer-songwriter Francesco Guccini died at the age of 86 in Pavana, leaving behind a fundamental musical legacy, and shortly before his passing, he had presented the project Songs from the Tavern, a collection of folk songs that reflects his deep connection with Italian traditions and culture. (translated)

Guccini e "Le canzoni da Osteria": "Volevo fare un disco di cover ma non ho resistito a questi titoli"
L
lastampa.it Jul 31

Guidalberto Bormolini, monk and spiritual leader, reaffirms in San Sicario the urgency of a spiritual rebirth in the face of ecological and personal crises, emphasizing that true peace can emerge only if the human heart abandons war and rediscovers its deep connection with nature. (translated)

“All’origine del mondo c'è un canto, non un’esplosione”: il messaggio del monaco di Battiato
ANSA.it Jul 29

An ancient document found in the archives of the pharmacy at the convent of San Marco in Florence suggests that an elixir made with coca leaves and kola nuts might be a precursor to Coca-Cola, revealing an interesting historical and cultural connection. (translated)

La 'Coca Cola' dei frati, un antico elisir con gli stessi ingredienti della celebre bevanda

Un uomo di 26 anni senza fissa dimora è stato arrestato dai carabinieri per l'omicidio del giornalista Luigi Luca Esposito, trovato carbonizzato nelle campagne di Eboli, dopo che gli investigatori hanno rinvenuto prove della sua connessione con la vittima e ricostruito i movimenti avvenuti nei giorni precedenti al delitto. #Eboli #omicidio #giornalismo

Omicidio di Eboli, le immagini del casolare abbandonato dove si nascondeva il 26enne fermato dai carabinieri