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#Controffensiva

1#Ucraina Fronte di Lyman: Ho deciso di pubblicare alcuni risultati, della controffensiva che ucraini hanno lanciato a Nord di Lyman mesi fa. Già ci sono molte mappe in giro che mostrano o iniziano a mostrare i progressi in questo settore, ed anche i russi si sono in dovere di mostrare alcuni video con dei (presunti) soldati russi a Kolodzyaky e Katerynivka, che è il segno tangibile, data questa necessità, che la situazione in quella zona è tutt'altro che ottima per i russi. La mappa ha linee che non considero in contrasto con Opsec e che si basano principalmente su osservazione satellitare e conseguente interpretazione, e sono una versione che giudico conservativa di quello che sta succedendo nel settore. #Ucraina #Guerra #Controffensiva

The 3rd Ukrainian Army Corps is conducting a counteroffensive in Lyman, pushing Russian forces back up to 15 kilometers and threatening to encircle them. (translated)

Ucraina, la controffensiva dei droni a Lyman: russi respinti fino a 15 km, ora rischiano l?accerchiamento
Majakovsk Jul 17

#Ucraina La cosa incredibile di tutta questa retorica stucchevole che leggo su Fedorov in questi giorni, è che viene descritta come la lotta tra il nuovo e il vecchio, tra la nuova era e la "scuola sovietica". Probabilmente a molti sfugge che Syrskyi ha trascorso gli ultimi 30 anni della sua formazione e carriera militare all'interno dell'esercito ucraino post-sovietico, maturando anche una lunga esperienza di cooperazione con la NATO, tra cui periodi a Bruxelles e Münster e incarichi di rilievo. Un percorso che gli ha permesso di contribuire alla difesa di Kyiv nel 2022 e di progettare la controffensiva di Kharkiv (è stato lui l'ideatore e il comandante operativo della strategia, successivamente approvata da Zaluzhnyi). Quindi quella della "scuola sovietica" è una delle tante semplificazioni, se non una delle tante minchiate, che leggo in questi giorni. L'idea che mi sto facendo è che un cattivo e un capro espiatorio facciano sempre comodo, soprattutto in vista di un probabile cambio di passo nella mobilitazione ucraina, che sarà necessario. Questo non significa che Syrskyi non abbia commesso o non commetta errori. Bakhmut, in particolare la mancata ritirata quando era ancora possibile farlo, è stato un gigantesco errore. Ma nel complesso ha dimostrato notevoli capacità e da anni funge da parafulmine per un apparato che ha ereditato in condizioni disastrose nel periodo prebellico e che sta lentamente evolvendo verso un esercito moderno. L'idea che mi sto facendo è che ci sia anche una componente di stanchezza della guerra, insieme all'illusione che Fedorov possa portare a una guerra "pulita": senza troppi morti, senza violenza e senza coercizione. Forse è anche uno dei motivi del suo successo. L'ho già scritto: di fronte a una nuova mobilitazione russa, sarà necessario innalzare il livello della mobilitazione ucraina, che conta probabilmente centinaia di migliaia di uomini che evitano la leva (300k? 500k? non ci sono dati ufficiali ma solo stime). Un lavoro sporco, brutto, impopolare e necessario, che spiega bene perché il parafulmine Syrskyi sia rimasto al suo posto mentre Fedorov no. #Ucraina #NATO #Difesa

Luca Zaia Jul 12

Chiedo al governo di mettere in campo una controffensiva politica per tutelare l'autonomia della Biennale; questa decisione è un atto di ostilità istituzionale e un'azione di arroganza senza precedenti.

Padiglione russo alla Biennale: Zaia, Lega e M5s contro Bruxelles per la revoca dei fondi: “Meloni intervenga”
www.ilfattoquotidiano.it

Il batterio mangiacarne, noto come New World Screwworm, è riemerso negli Stati Uniti dopo 60 anni, minacciando non solo il bestiame ma anche animali domestici, con cinque focolai confermati e un caso di infestazione su un cane in New Mexico, portando le autorità a lanciare una controffensiva aerea con milioni di mosche sterili per arginare l'emergenza. #NewWorldScrewworm #animali #emergenza sanitaria

Torna l’incubo del batterio mangiacarne: “Dopo 60 anni il parassita è tornato ad uccidere anche i cani”. Individuati 5 focolai negli Usa, pioggia di mosche sterili dal cielo

La Crimea è Ucraina, non può sopravvivere senza l’Ucraina e la guerra iniziata nel 2022 sta paradossalmente dimostrando quanto l'annessione del 2014 sia stata incauta e di fatto insostenibile. Lo scrivo, con buona pace di Travaglio, ma soprattutto di Lucio Caracciolo, che sulla rivista Limes, continua a proporre cartine in cui si ritrova la regione illegalmente occupata puntualmente dello stesso colore della Russia, quasi a legittimare per via editoriale ciò che il diritto internazionale vieta. In questi giorni, infatti, si parla molto - l’ho fatto io stesso - del blocco logistico che sta paralizzando i rifornimenti della penisola, legato all’abbandono del traffico ferroviario attraverso il ponte di Kerch, oltre ai colpi inferti all’Ucraina sia ai traghetti che operano nello stretto, sia ai collegamenti via terra lungo la M-14, la strada che attraversa tutte le aree occupate del sud-est dell’Ucraina. Si susseguono notizie sui razionamenti della benzina e sui social appaiono immagini di code interminabili ai distributori per accaparrarsi quel poco di carburante che non viene requisito dalle forze di occupazione per le esigenze militari. Ma ci sono almeno altre due emergenze che ora rischiano di esplodere e che ben rappresentano come la visione imperiale di Vladimir Putin sia del tutto scollegata dalle reali capacità militari e logistiche di una media potenza come la Russia. La prima è quella energetica. La Crimea viene rifornita attraverso cavi sottomarini che operano già al massimo della capacità, anche a causa delle necessità dell’esercito e dei sistemi di difesa. L’infrastruttura è quindi estremamente fragile, dal momento che le sottostazioni elettriche sia sul lato della Crimea che su quello di Krasnodar sono esposte al fuoco ucraino e il loro danneggiamento causerebbe il collasso dell’intera rete. Per compensare il deficit, la Russia ha costruito due grandi centrali termoelettriche a ciclo combinato, Tavridska (vicino a Simferopol) e Balaklava (vicino a Sebastopoli). Questi impianti sono alimentati a gas, ma l'intero sistema di generazione di supporto (inclusi i massicci generatori diesel d'emergenza installati per proteggere i siti militari, i radar e gli ospedali) dipende appunto dalla logistica dei combustibili liquidi, che, come si è detto, è praticamente interrotta. I flussi turistici estivi rischiano di mettere a dura prova la tenuta del sistema. La seconda e assai più grave emergenza è quella idrica. La scelta folle delle forze di occupazione russe di far saltare la diga di Kakhovka nel giugno del 2023 per ostacolare la controffensiva ucraina ha di fatto azzerato la portata del Canale Nord-Crimeano (Severo-Krymskiy Kanal), che storicamente forniva l’85% dell’acqua utilizzata dalla penisola. I bacini idrici che alimentano il sud-est e il centro della Crimea (in particolare il bacino di Belogorsk e quello di Taigan) mostrano ampie aree completamente deidratate. Il fiume Biyuk-Karasu, che dovrebbe alimentarli, è quasi in secca. Le riserve accumulate ad inizio anno, nonostante le rassicurazioni delle autorità, difficilmente sopravviveranno alla stagione estiva. A questo si aggiungono le recenti criminali perforazioni disposte dall’amministrazione, le quali hanno causato la contaminazione delle falde con acqua salata. Dai rubinetti in molte zone della penisola esce quindi acqua salmastra, inutilizzabile sia per scopi potabili, sia per l’irrigazione, elemento questo, che sta azzerando tutte le coltivazioni intensive. Il Cremlino sta stanziando miliardi di rubli in sussidi d'emergenza per salvare almeno la viticoltura e la frutticoltura, ma gli idrologi locali concordano sul fatto che, senza una soluzione strutturale, la Crimea si avvia verso un processo di progressiva desertificazione interna. Il paradosso vero è che le azioni criminali del Cremlino stanno ricreando artificialmente esattamente le condizioni che costrinsero l’allora leader dell’URSS Nikita Chruščëv a “donare” la Crimea all’Ucraina nel 1954. Una scelta ritenuta scellerata da Putin. Secondo la retorica del capo del Cremlino - avvalorata anche da diversi accademici nostrani, che sostengono che la penisola sia "sempre stata russa” - quella cessione fu infatti un’elargizione azzardata ed ingiusta, ma la realtà dei fatti è che fu allora una scelta non solo oculata, ma anche necessaria. Dopo la deportazione nel ‘44 di 200.000 tatari, la popolazione turcofona indigena della penisola, accusati falsamente di collaborazione col nazismo (un evergreen della propaganda di Mosca), Stalin vi spostò decine di migliaia di russi, i quali tuttavia, a differenza dei nativi, non riuscirono a coltivare le aride terre interne con la poca acqua disponibile, facendo così crollare la produzione agricola e l’economia della regione. Fu allora progettato proprio il Canale Nord-Crimeano, che avrebbe dovuto portare acqua dal Dnipro grazie alla diga di Kakhovka, ma il fatto che la mastodontica opera dovesse essere gestita da due diverse amministrazioni (russa e ucraina) rendeva l’impresa un incubo burocratico. Chruščëv decise dunque di rendere la Crimea ucraina proprio per ragioni “idriche”, sebbene avesse presentato la cessione come un "nobile atto del popolo russo" per commemorare il 300° anniversario del Trattato di Perejaslav (1654), interpretato dalla propaganda sovietica come la "riunificazione eterna" tra Ucraina e Russia, ottenendo peraltro anche l’appoggio della potente élite politica di Kyiv. Non ci vuole molto per capire che nella Crimea ucraina, che fino al 2014 i russi frequentavano senza restrizioni come splendido paradiso turistico, oggi quegli stessi russi si ritrovano su spiagge piene di denti di drago, con chilometri di filo spinato sulla battigia e trincee per la fanteria, per poi immergersi in un mare minato, spesso a due passi da postazioni missilistiche che rappresentano obiettivi militari, mentre mancano benzina, acqua ed energia e la situazione agricola del 2026 somiglia a quella dei primi anni ‘50. Piaccia o no ai propagandisti nostrani, il fallimento della presa di Kherson nel 2022 rende impensabile uno scenario in cui la Crimea possa sopravvivere senza l’Ucraina. La Russia d’altra parte fa, anche lì, le uniche cose che sa fare: uccidere, deportare, militarizzare, desertificare, distruggere. #CrimeaIsUkraine #SlavaUkraini #CrimeaIsUkraine #Ukraine #Russia

Il Messaggero May 22

Kiev ha riconquistato 400 chilometri quadrati di territorio nella sua controffensiva, facilitata dalla disattivazione dei terminali Starlink utilizzati dalle forze russe per le comunicazioni e dalla limitazione dell'uso di Telegram, comportando un significativo compromesso delle capacità militari russe secondo il rapporto della Defense Intelligence Agency degli Stati Uniti. #Ucraina #Kiev #Starlink

Ucraina, Kiev riconquista 400 chilometri quadrati di territorio: la controffensiva dopo aver bloccato Starlink ai russi
Il Messaggero May 22

L'articolo analizza la difficile situazione per il Cremlino nella guerra in Ucraina, evidenziando l'aumento delle perdite russe e l'efficacia della controffensiva ucraina, guidata dal ministro della Difesa Mykhajlo Fedorov, che ha impiegato droni avanzati e tecnologie moderne per frustrate gli obiettivi russi e complicare ulteriormente la posizione di Putin. #GuerraUcraina #Droni #Putin

Guerra Ucraina, per Putin la strada si fa senza uscita: droni micidiali e perdite in aumento