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#Mattanza

In Israel, the election campaign is ongoing with the worsening of the fierce ethnic cleansing in the West Bank and the ordinary slaughter in Gaza. In this infernal context, the ineffable High Representative for Foreign Affairs and Security Policy of the EU, voice of the overwhelming majority... (translated)

Quello di Travaglio è ormai un virus che contamina anche chi gli sta intorno. Persino @a_padellaro, che aveva mantenuto sinora posizioni più decenti ha alla fine aderito al corteo degli sbandieratori pro-Cremlino. Lo sciacallaggio sui problemi di corruzione è forse la parte più ignobile del pezzo di ieri, perché ad esempio citare la posizione nel relativo indice di Ucraina e Russia nel 2021 (122esima la prima e 136esima la seconda) senza poi dire come siano collocate oggi, significa nascondere deliberatamente le loro traiettorie, che hanno portato Kyiv, nonostante la guerra, a risalire fino al 104esimo posto e Mosca a precipitare al 157esimo. E non è un dettaglio, visto che il giornale di Padellaro e Travaglio sta portando avanti una campagna per denunciare le ruberie degli uomini (e delle donne) di Zelensky perché si smetta di finanziare l’Ucraina, ma vorrebbero riprendere a comprare gas da Mosca, pur sapendo che un bel pezzo delle nostre bollette per decenni sono servite a pagare i cessi d’oro di Putin e della sua cerchia, e che Gazprom, come sostiene la Fondazione Navalny, è strutturata per essere il “bancomat” del regime. È poi interessante vedere il doppio registro del giornale, che sei 6 giorni su 7 parla di Kyiv come di un regime, ma il settimo si compiace delle proteste popolari che costringono Zelensky a cambiare leggi e degli organismi anticorruzione indipendenti che ne stanno decimando l’entourage, due esempi di democrazia e di bilanciamento di poteri che in un regime non dovrebbero esistere. E infine il grande classico: la menzogna. È falso che il fabbisogno dell’Ucraina sia di 15-20 miliardi al mese (le stime UE parlano di 3-4). È falso che l’Italia abbia versato 19 miliardi per l’Ucraina (in 4 anni ne abbiamo spesi poco più di 4 e partecipato in quota parte al sostegno europeo per un totale di forse 9-10 miliardi, cioè circa 3 euro al mese. E di nuovo l’accusa, tanto cara al Fatto, agli ucraini di rivendere le armi che vengono fornite per la difesa. Prove? Nessuna. Fonti? Zero. Mentre i Z-blogger russi solo pochi mesi fa avevano rivelato di ispezioni del Ministero della Difesa di Mosca al fronte, dove i militari fanno sparire benzina, munizioni, droni e mezzi per rivenderli al mercato nero, e dove i gradi più bassi subiscono torture dai superiori e devono cedere parte della loro paga per non essere spediti in missioni suicide. Il tutto per approdare da una strada laterale allo stesso repertorio di sempre. L’“inerme armamentario ucraino” fornito dai “cosiddetti volenterosi”, che non impedisce la mattanza di civili, ma che non lo porta a dire di aumentare il sostegno per impedire che questo avvenga. Al contrario, meglio disarmare e possibilmente bullizzare l’aggredito, per poi premiare e fare affari con l’aggressore. “Dell’Ucraina ce ne dovremmo fregare”, dice il suo direttore. Sarei felice se cominciassero a farlo, piuttosto che scrivere illegibili scemenze sotto dettatura del Cremlino. #Ucraina #corruzione #media

Come si è visto nei giorni scorsi, i colpi ucraini nella Crimea occupata si sono ormai spostati dalla logistica all’energia e al comparto militare. Per quanto riguarda la Tavricheskaya TPP si è registrata un’esplosione con vistoso "zarevo" (bagliore) nel quartiere Pnevmatika a Simferopol e un conseguente forte odore di bruciato. È stato confermato l'impatto diretto dei droni sui moduli di trasformazione e stoccaggio della centrale. I ricercatori OSINT e i canali locali confermano lo scoppio di incendi strutturali all'interno dell'impianto. Quanto alla Balaklavskaya TPP (Sebastopoli), l'ondata verso le 4:00 ha centrato la sottostazione principale. Il governatore occupante Mikhail Razvozhayev ha dovuto ammettere il blackout totale. Lo stop all’elettricità ha colpito di riflesso l'intera costa sud (Yalta al buio) e la Valle di Belbek. I russi hanno dovuto imporre lo spegnimento dell'illuminazione pubblica e limitazioni drastiche ai trasporti civili (come i filobus). Due fortissimi scoppi si sono registrati nella notte (all'01:59 e alle 03:45) al momento dell'impatto su strutture logistiche della base navale aerea russa, situata a nord di Sebastopoli. Saki e Gvardeyskoye: esplosioni simultanee in queste aree a conferma del fatto che l'Ucraina ha preso di mira i depositi di munizioni e carburante degli aviogetti russi. L'incendio a ovest di Gvardeyskoye (Shafranoye) colpisce un hub primario non solo per gli aerei, ma per la gestione logistica e i vettori dei droni d'attacco russi. I caccia russi alzati a bassissima quota sopra il distretto di Nizhnegorsky segnalano il tentativo frenetico e visivo dei piloti di intercettare i droni ucraini a quote minime, dato che i radar di terra della contraerea sono stati accecati o saturati dalle ondate precedenti. Continuano inoltre gli attacchi nella zona di Kerch. I dati telerilevati dai satelliti hanno confermato lo scoppio di due grandi focolari d'incendio d'origine ignota a sud della città, precisamente all'interno del perimetro di un complesso/villaggio militare russo. Il fatto che continui ad essere risparmiato il ponte di collegamento con la terraferma russa sembra il chiaro segnale della volontà di Kyiv di garantire un passaggio sicuro a chi lascia la penisola. E gli stessi russi che formano file chilometriche in uscita non sembrano temere attacchi. A parti invertite, possiamo solo immaginare quale mattanza avrebbero provocato le forze di Mosca. Salvo poi negare tutto e parlare di missili americani difettosi, ovviamente. #Ucraina #Crimea #Militare

A 34 anni dall'attentato a Giovanni Falcone, il podcast Mattanza del Fatto Quotidiano esplora i misteri irrisolti legati a quella strage, ponendo interrogativi sulla motivazione e le circostanze dell'omicidio, nonché su come e perché sia stata manomessa la sua documentazione postuma. #GiovanniFalcone #Mattanza #StrageDiCapaci

Strage di Capaci 34 anni dopo: tutti i misteri irrisolti dell’attentato a Falcone nel podcast del Fatto