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#Parenzo

#Parenzo: "Siamo più sicuri se a detenere l'atomica è un Paese democratico piuttosto che una dittatura" #Rovelli: "Per adesso l'unico Paese ad aver sganciato 2 bombe atomiche è stato il Paese con la più grande democrazia del mondo" E il sorrisetto ebete di #Parenzo sparisce. https://t.co/uNmoVu8eqx #Atomica #Democrazia #Dittatura

#Cruciani a #Parenzo : "Devi sapere, tu che frequenti solo i salotti e non la gente e le piazze, che ovunque va il Generale, cosa che non fa nessun politico, c'è la fila di gente fuori ad aspettarlo. Penso che Forza Italia si adatterà." https://t.co/hteJOz1nja #politica #Italia #ForzaItalia

@PQuerela @DAVIDPARENZO @Ariachetira Ma si figuri se Parenzo mi querela 😄 comunque forse non ha capito. Io sono un PARLAMENTARE e come tale se una emittente televisiva pensasse di intimorirmi con una querela si scontrerà con la Costituzione. #giustizia #diritti #politica

Ecco il momento in cui Greenspan, venuto a mancare oggi, disse la verità che non si doveva dire. Notare la faccia del personaggio in studio con lui mentre si rendeva conto di cosa stesse dicendo. Audio originale senza traduzione di Parenzo 😅 https://t.co/r12mgQTaPm #Greenspan #Verità #Economia

Stamattina tiene banco la storia della telefonata fra Trump e il giornalista Compatangelo de LA7. La7 diffonde la telefonata con un doppiaggio con voci da adolescenti stizziti in cui si mette in bocca a Trump la frase "[Meloni] MI HA FATTO PENA" e tutti stanno correndo dietro a queata cosa. Non hanno fatto sentire l'audio originale con esatte parole e tono. Io magari sarò smentito ma sono pronto a scommettere che nella telefonata la parola PITY (pena) semplicemente non esiste. Suggerisco a TUTTI di essere molto prudenti perché fare relazioni internazionali con gli USA partendo da una traduzione di Parenzo mi sembra quanto meno eccessivo. Può essere stata una sbruffonata "alla Trump"... tipo "he he... voleva la foto con me e mi spiaceva deluderla". Il resto della telefonata con la critica alla UE su migranti e energie green invece era perfettamente condivisibile. Nelle relazioni internazionali, specialmente con un alleato chiave come gli USA, le parole e il contesto sono troppo importanti per partire a testa bassa. C'è già abbastanza tensione nel mondo e non abbiamo bisogno di aggiungere benzina sul fuoco. #Trump #RelazioniInternazionali #Media

Trump che risponde a Parenzo e smerda la Meloni top 3 robe nonsense di sempre, è la versione premium delle telefonate di Lotito. Paese che se guarda indietro vede il futuro #Trump #Meloni #Politica

Giusto per capire la spazzatura che vi propinano i giornali a dosi sempre più assurde... Ecco che io e Alberto MOHICANI (perché notoriamente abbiamo tanti capelli a cresta) a difendere strenuamente Salvini al consiglio federale (come se ne avesse bisogno). Peccato che non essendo segretari regionali non ci siamo in consiglio e che, come tutti hanno potuto vedere, ieri ero da Parenzo a parlare di banche. #Politica #Giornalismo #Salvini

TUTTI I BOCCALONI DEL FATTO SUL CASO MINETTI (da Serracchiani ai grillini, da Casini al Quirinale) Debora Serracchiani, responsabile giustizia Pd: “Quanto sta emergendo è di una gravità inaudita. La grazia è un istituto di massima delicatezza che non può essere gestito con istruttorie improprie o superficiali. Il caso Minetti rappresenta un fatto senza precedenti, con un supplemento di analisi richiesto dal Quirinale che segnala un livello di approssimazione e sciatteria a via Arenula mai visto prima. A meno che non emergano ulteriori elementi, su cui sarà necessario fare piena luce. (…) Le responsabilità politiche sono chiare e non si tratta di una questione tecnica, ma di una questione istituzionale e politica di primissimo piano. Non c'è più tempo da perdere: Nordio deve fare un passo indietro”. Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Valentina D'Orso, Carla Giuliano, Ada Lopreiato e Roberto Scarpinato, rappresentanti del M5S nelle commissioni Giustizia della Camera e del Senato: “A questo punto il ministro Nordio deve fare una sola cosa: dia spiegazioni chiare sull'istruttoria del suo ministero sulla grazia a Nicole Minetti, senza cercare nuovi capri espiatori e risparmiandoci qualsiasi altra esibizione di arroganza e protervia, e poi tolga il disturbo, prima di fara altri danni”. “Su Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani grazie al Fatto Quotidiano sono emersi elementi pesantissimi e ombre allarmanti sull'istruttoria consegnata dal ministero al Quirinale. Siamo davanti, come minimo, all'ennesimo episodio di superficialità di un ministero allo sbando. L'Italia chiede a Nordio rispetto e chiarimenti, è suo dovere rendere conto e agire sempre nel rispetto delle istituzioni”. Ada Lopreiato, capogruppo M5S in commissione Giustizia al Senato: "Sono enormi le ombre emerse grazie al Fatto Quotidiano sull'istruttoria del ministero della Giustizia relativa alla grazia a Nicole Minetti. Il ministro Nordio non pensi nemmeno per un attimo di scaricare su altri la responsabilità sugli approfondimenti necessari, è un lavoro che dovevano e potevano fare i suoi uffici. Invece lo ha fatto un quotidiano e così il Quirinale è stato costretto a richiamare il ministero ai suoi doveri. (…) Nordio spieghi, anche al Parlamento, cosa è accaduto e poi si dimetta”. Alessandra Maiorino, senatrice M5s: “L'inchiesta del Fatto Quotidiano ha svelato come i presupposti per la grazia a Nicole Minetti fossero infondati, pieni di bugie. Ci sono ospedali che non hanno mai visitato il bambino al centro del dossier, cambi di vita di Minetti mai avvenuti e molto altro". (…) Il ministero di Nordio ha messo in grave imbarazzo il Quirinale e fino a ora non ha dato spiegazioni plausibili, dica per filo e per segno cosa è successo negli uffici di via Arenula e non inventi scuse o colpevoli d'occasione e poi si dimetta”. Angelo Bonelli (Avs): “"Quanto sta emergendo sul caso della grazia a Nicole Minetti è gravissimo e inquietante. (…) l’inchiesta de Il Fatto Quotidiano solleva pesanti dubbi sulla ricostruzione alla base della richiesta di clemenza (…) Per questo annuncio la presentazione di un’interrogazione parlamentare al ministro Nordio, anche alla luce dell’inchiesta giornalistica, per sapere quali verifiche siano state effettuate e se vi siano state omissioni o informazioni non corrette nella domanda di grazia. La grazia è un atto delicatissimo che non può poggiare su zone d’ombra. Il Paese ha diritto alla verità". Nicola Fratoianni (Avs): “Le lacune nella documentazione e con ogni probabilità i veri e propri falsi nella ricostruzione su cui Nordio ha messo la firma rappresentano il punto di vista della destra sulla giustizia: se sei potente, se sei amico di persone influenti, un ministro può anche fare carte false per concederti la grazia. (…) Ora farebbe bene a dimettersi, dopo questo ennesimo disastro, nel quale è riuscito a coinvolgere, suo malgrado, persino la più alta carica istituzionale del Paese”. Pier Ferdinando Casini, senatore ed ex presidente della Camera: “Io non sono abbonato al Fatto”, premette il senatore sottolineando poi che “l’unica cosa che emerge è che il giornalista in questo caso ha svolto la sua missione investigativa e il Fatto ha fatto un buon lavoro, lavoro che gli altri non avevano fatto”. “Quindi la notizia è che si abbonerà al Fatto quotidiano?”, chiede Parenzo. “Potrei abbonarmi, non metto limiti alla divina provvidenza”, conclude Casini. Paolo Mieli: “L’inchiesta del Fatto è un’eccellente inchiesta giornalistica, e il resto della stampa italiana è molto timido nel seguirne le cose se non reticente. Quindi 10 e lode, nessuna cosa è stata smentita: puntata 1, 2, 3, 4, 5. Più di così non si poteva fare”. Tomaso Montanari, rettore dell'Università per stranieri di Siena: “Prima della conferenza stampa di Meloni avrei detto che si doveva dimettere Nordio e magari fare ministro Marco Travaglio e capo del gabinetto Thomas Mackinson, visto che sembra siano gli unici che riescono a fare un’istruttoria in questo Paese”. Menzione d’onore al Quirinale e al suo ufficio stampa, che il 27 aprile comunica pubblicamente di aver chiesto al ministro Nordio “accertamenti urgenti” sulle “notizie di stampa in ordine alla supposta falsità degli elementi rappresentati nella domanda di clemenza”, un minuto dopo invia una nota informale all’Ansa in cui precisa che “il Quirinale non dispone di autonomi strumenti di indagine”, e invece “fonda la propria decisione sui documenti che gli vengono sottoposti nonché sulle valutazioni formulate a tal proposito dall’autorità giudiziaria e dal Ministro della giustizia” (colpa loro). Due giorni dopo, quando comincia a emergere che la storia del Fatto non sta in piedi, sempre “fonti del Quirinale” aggiustano il tiro e fanno sapere che “il Presidente ha ritenuto necessario chiedere - d'intesa con il Ministero della Giustizia - che gli organi giudiziari ne accertassero il fondamento”. D’intesa, certo… #Giustizia #Politica #Italia