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Ermes Antonucci

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Ermes Antonucci

@ErmesAntonucci

I guanti di velluto dei pm di Roma sul caso Lavitola-Ranucci La procura romana ha indagato Lavitola come mandante dell'attentato ma poi lo ha lasciato libero 37 giorni di parlare con chiunque, incluso Ranucci, inquinando così il quadro probatorio. Ora i pm scoprono che Lavitola ha cancellato molte chat scambiate con Ranucci, ma per recuperarle non acquisiscono il telefono dell'ex conduttore di Report (anche a sua tutela). Un modo molto singolare di procedere con le indagini. Tutti i dettagli sul Foglio ⬇️⬇️ #Giustizia #Indagini #Procura

Lavitola arrestato con l’accusa di essere il mandante dell’attentato a Ranucci. Si attende il post di solidarietà di Ranucci stesso #Lavitola #Ranucci #attentato

Nuovo flop di Gratteri: assolti 60 imputati su 68. Il tribunale di Crotone ha assolto il 90 per cento degli imputati del processo "Black Wood", nato da un'inchiesta lanciata nel 2022 dall'allora procuratore di Catanzaro, incentrata sul presunto coinvolgimento della ’ndrangheta nella gestione della centrale a biomasse di Cutro e sull’utilizzo di rifiuti illeciti. La procura chiese e ottenne 31 arresti. Tra gli assolti anche gli imprenditori Serravalle: hanno trascorso cinque mesi in carcere e svariati mesi agli arresti domiciliari. Il loro legale: “Il giorno della sentenza erano tutti presenti in aula. Io sono tornato a casa con la camicia completamente bagnata dalle loro lacrime. Ricordo perfettamente le parole di Carmine Serravalle: ‘Sono felice, certo, ma non riuscirò mai a dimenticare quello che ho vissuto’”. La storia sul Foglio di oggi ⬇️ #Giustizia #ndrangheta #Crotone

Vittima di Gratteri: assolto dopo 2 anni e 8 mesi ai domiciliari. Oggi sul Foglio la storia di Cesare Pasqua, accusato di reati gravissimi e infamanti (concorso esterno in associazione mafiosa, scambio elettorale politico-mafioso, corruzione aggravata dal metodo mafioso, minaccia aggravata), per poi essere assolto da ogni accusa. 77 anni, ex dirigente dell’Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia, Pasqua è tra i principali imputati dell’inchiesta “Maestrale-Olimpo-Imperium”, avviata da Nicola Gratteri nel 2023 e finita nei giorni scorsi in primo grado con 102 assoluzioni su 181 imputati. Nei suoi confronti la procura aveva chiesto la condanna a 14 anni di reclusione. L’inchiesta ha devastato l’esistenza di Pasqua, stimato dottore di Vibo Valentia. A causa degli arresti domiciliari infatti, durati quasi tre anni, Pasqua non ha potuto stare accanto al fratello in punto di morte né partecipare ai suoi funerali. Non ha potuto incontrare i propri nipotini se non al massimo per due ore durante le festività (come se i bambini potessero portare messaggi mafiosi dall’esterno). Ha dovuto smettere di lavorare e la sua reputazione è stata demolita. Poiché la polizia giudiziaria si recava costantemente, anche di notte, nella sua abitazione per controllare se era presente, la moglie – anziana e gravemente malata – ha cominciato a non dormire più la notte per paura che lui non sentisse il campanello e dovesse andare in carcere. Uno stato d’ansia che la moglie di Pasqua si porta dietro ancora oggi. Sul Foglio tutti i dettagli della vicenda ⬇️ #Giustizia #Mafia #Corruzione

Ranucci denuncia rivelazione di atti coperti da segreto e querela per diffamazione chi ha diffuso notizie sul coinvolgimento di Lavitola nell'attentato. Lui, il conduttore di una trasmissione che da anni fa inchieste basate su fughe di notizie e sulla gogna. La faccia come il c. #giustizia #inchieste #diffamazione

Travaglio non ha querelato la procura generale di Milano per il caso Minetti, come risulta al Foglio. Il 4 giugno il direttore del Fatto minacciò di querelare la procuratrice generale di Milano, Francesca Nanni, se non avesse chiesto scusa per aver smentito il romanzo messo in piedi dal quotidiano sulle presunte irregolarità nella procedura di grazia concessa a Nicole Minetti. Da quello sfogo è trascorso più di un mese ma nessuna querela è mai stata presentata. La sera leoni, la mattina… Travaglio. Tutti i dettagli sul Foglio ⬇️ #Giustizia #Politica #Media

Imperdibile Ranucci che scopre la presunzione di innocenza solo quando è coinvolto un suo amico (Lavitola), fino ad arrivare al paradosso: “Anche se mi ha messo una bomba davanti casa, sono sicuro che non voleva farmi del male”. Cosa ne penseranno i suoi colleghi di Report?? https://t.co/qQCfEoylwH #Giustizia #Media #Politica

L’ennesimo flop di Gratteri: assolti 102 imputati su 181 nel processo "Maestrale-Olimpo-Imperium". Praticamente il 56% degli imputati, più di uno su due, è risultato innocente. Numeri impietosi per una giustizia che vorrebbe definirsi civile. L’Associazione nazionale magistrati probabilmente tornerà a raccontarci, come ha fatto durante la campagna referendaria, che tutto ciò fa parte della fisiologia del processo, che i pm avanzano semplicemente ipotesi accusatorie che vengono valutate dai giudici, insomma che l’assoluzione di oltre 100 cittadini è un “esito naturale” della giustizia. Esercizi retorici degni di chi sembra vivere su Marte, anziché nel paese reale. Nel paese reale, chiamato Italia, si è costretti a prendere nota periodicamente degli esiti disastrosi delle maxi indagini antimafia condotte negli ultimi decenni da Gratteri (nel frattempo promosso alla guida della procura più grande d’Europa, quella di Napoli): la maxi operazione “Marine” del 2003 a Platì con l’arresto di 125 abitanti su 3.800 (soltanto in 8 sono stati condannati e nessuno per mafia); la maxi operazione “Stige”, con 169 arresti (a processo 100 imputati sono stati assolti); l’ancora più nota operazione “Rinascita-Scott”, lanciata nel 2019 con 334 destinatari di misure cautelari (a processo circa un imputato su tre è stato assolto); la serie di inchieste avviate nel 2018 che sconvolsero la politica calabrese contro l’allora governatore Mario Oliverio, poi assolto da tutte le accuse; l’indagine “Erebo Lacinio” del 2021, con 8 persone accusate di associazione a delinquere per traffico illecito di rifiuti (poi tutte assolte, ma nel frattempo l’azienda è fallita); l’inchiesta sulla presunta gara truccata per l’elisoccorso in Calabria, finita dopo sette anni con l’assoluzione di tutti gli imputati. Solo per citare alcuni casi. A caratterizzare questi casi, oltre alla grande esposizione mediatica, è il ricorso a una sorta di pesca a strascico come metodo di indagine, che permette certamente di catturare esponenti mafiosi, ma anche, appunto, persone totalmente innocenti. Anche a causa delle maxi retate di Gratteri, la Calabria è diventata la prima regione italiana per indennizzi per ingiuste detenzioni: dal 2018 al 2024 lo stato ha pagato 78 milioni di euro per indennizzare i cittadini vittime di ingiusta detenzione in Calabria, il 35 per cento della spesa nazionale, pari a 220 milioni. Gratteri potrà anche continuare a dire che le spese per risarcire le vittime della malagiustizia sono ampiamente ripagate dalle risorse ricavate attraverso le sue indagini, come sequestri di droga o il recupero di illecite ricchezze. Ma nessun sequestro di droga potrà risarcire i danni procurati sulla vita di persone innocenti, la cui esistenza viene demolita sotto ogni punto di vista (economico, professionale, sociale, familiare, personale) da indagini fondate su metodi ingiusti. Fare i conti con il “gratterismo” significa questo. Tutti i dettagli sul Foglio di oggi ⬇️⬇️ https://t.co/kpmOyZpkYZ #Giustizia #Antimafia #Italia

Dov’è l’Anm di fronte agli attacchi del Fatto contro la procuratrice Nanni? Dove sono i comunicati? Dove sono le note sull’attacco all’autonomia della magistratura? L’Anm interviene su tutto, spesso con ammirevole tempestività. Se un giornale come il Foglio critica la procura di Torino o quella di Firenze, magari per un comunicato sopra le righe, per una conferenza stampa troppo teatrale, per un’indagine raccontata come una catechesi civile, scatta subito l’allarme: delegittimazione, clima pericoloso, attacco alle toghe. Ora invece no. Silenzio. Anche di fronte a un giornale il cui direttore ha minacciato di portare in tribunale un magistrato, il quale magistrato aveva contestato come non corrispondenti al vero le ricostruzioni del Fatto sul caso Minetti. Il caso Nanni-Minetti, al netto della grazia e delle polemiche, racconta dunque una piccola ipocrisia italiana. Ci sono magistrati difesi per principio e magistrati lasciati soli per convenienza. Gli avvocati, stavolta, hanno ricordato una cosa semplice: il garantismo non si applica solo a chi ci piace. L’Anm, tacendo, ha fatto capire il resto. ⬇️ #Giustizia #Magistratura #LibertàDiStampa

Nei giorni scorsi è crollato in appello il maxi processo antimafia “Gotha”. Assolti: l'ex senatore Antonio Caridi (Forza Italia), di cui il Senato autorizzò l’arresto chiesto dalla procura di Reggio Calabria nel lontano agosto 2016 (si è fatto 18 mesi di carcere in mezzo ai topi), già assolto in primo grado; l’ex deputato socialdemocratico Paolo Romeo, condannato in primo grado addirittura a 25 anni di reclusione per associazione mafiosa; l’avvocato Antonio Marra, anche lui condannato in primo grado a 17 anni di carcere con l’accusa di associazione mafiosa; Francesco Chirico, condannato in primo grado a 16 anni di reclusione; pure un prete, don Pino Strangio, che era stato condannato a 9 anni e 4 mesi per concorso esterno in associazione mafiosa; e infine persino un imputato nel frattempo morto, l’ex sottosegretario regionale Alberto Sarra, deceduto improvvisamente un mese fa, condannato in primo grado a 13 anni (i giudici hanno deciso di entrare nel merito e assolverlo anziché dichiarare estinto il reato per morte dell'imputato). Oltre 80 anni di carcere spazzati via in un colpo solo. L'avvocato Marra si è chiesto: “E’ accettabile un sistema che consente che, a distanza di dieci anni, si accerti l’innocenza di una persona dopo averne di fatto distrutto la vita professionale e umana? Non è forse doveroso interrogarsi su un modello che fa acqua da tutte le parti?”. Tutti i dettagli sul Foglio ⬇️ #Giustizia #Mafia #Processo

L’ultima bufala di Travaglio su Minetti: “La procura ha ascoltato solo i testimoni della difesa”. Falso! Nel comunicato, la procura generale spiega che le affermazioni rilasciate al Fatto dalla massaggiatrice “risultano smentite da numerose dichiarazioni assunte in sede di indagini difensive, nonché dalle dichiarazioni rese ai carabinieri da persone informate sui fatti”. Insomma, Travaglio omette furbescamente una parte del comunicato della pg Nanni persino nel momento in cui sfida Nanni a verificare fino in fondo la veridicità delle notizie rivelate dal Fatto. La macchina della gogna non ammette alcun passo indietro. ⬇️ #giustizia #media #verità

@lucadecarolis @fattoquotidiano La bava alla bocca è solo quella di Travaglio, che attacca la procura generale di Milano e quindi l'indipendenza della magistratura, a proposito di referendum sulla giustizia #Giustizia #Indipendenza #Magistratura

Il colmo: Travaglio accusa la procura generale di Milano di diffamazione e minaccia causa 🤭 https://t.co/ExuLjUKzNY #Travaglio #Milano #Diffamazione

TUTTI I BOCCALONI DEL FATTO SUL CASO MINETTI (da Serracchiani ai grillini, da Casini al Quirinale) Debora Serracchiani, responsabile giustizia Pd: “Quanto sta emergendo è di una gravità inaudita. La grazia è un istituto di massima delicatezza che non può essere gestito con istruttorie improprie o superficiali. Il caso Minetti rappresenta un fatto senza precedenti, con un supplemento di analisi richiesto dal Quirinale che segnala un livello di approssimazione e sciatteria a via Arenula mai visto prima. A meno che non emergano ulteriori elementi, su cui sarà necessario fare piena luce. (…) Le responsabilità politiche sono chiare e non si tratta di una questione tecnica, ma di una questione istituzionale e politica di primissimo piano. Non c'è più tempo da perdere: Nordio deve fare un passo indietro”. Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Valentina D'Orso, Carla Giuliano, Ada Lopreiato e Roberto Scarpinato, rappresentanti del M5S nelle commissioni Giustizia della Camera e del Senato: “A questo punto il ministro Nordio deve fare una sola cosa: dia spiegazioni chiare sull'istruttoria del suo ministero sulla grazia a Nicole Minetti, senza cercare nuovi capri espiatori e risparmiandoci qualsiasi altra esibizione di arroganza e protervia, e poi tolga il disturbo, prima di fara altri danni”. “Su Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani grazie al Fatto Quotidiano sono emersi elementi pesantissimi e ombre allarmanti sull'istruttoria consegnata dal ministero al Quirinale. Siamo davanti, come minimo, all'ennesimo episodio di superficialità di un ministero allo sbando. L'Italia chiede a Nordio rispetto e chiarimenti, è suo dovere rendere conto e agire sempre nel rispetto delle istituzioni”. Ada Lopreiato, capogruppo M5S in commissione Giustizia al Senato: "Sono enormi le ombre emerse grazie al Fatto Quotidiano sull'istruttoria del ministero della Giustizia relativa alla grazia a Nicole Minetti. Il ministro Nordio non pensi nemmeno per un attimo di scaricare su altri la responsabilità sugli approfondimenti necessari, è un lavoro che dovevano e potevano fare i suoi uffici. Invece lo ha fatto un quotidiano e così il Quirinale è stato costretto a richiamare il ministero ai suoi doveri. (…) Nordio spieghi, anche al Parlamento, cosa è accaduto e poi si dimetta”. Alessandra Maiorino, senatrice M5s: “L'inchiesta del Fatto Quotidiano ha svelato come i presupposti per la grazia a Nicole Minetti fossero infondati, pieni di bugie. Ci sono ospedali che non hanno mai visitato il bambino al centro del dossier, cambi di vita di Minetti mai avvenuti e molto altro". (…) Il ministero di Nordio ha messo in grave imbarazzo il Quirinale e fino a ora non ha dato spiegazioni plausibili, dica per filo e per segno cosa è successo negli uffici di via Arenula e non inventi scuse o colpevoli d'occasione e poi si dimetta”. Angelo Bonelli (Avs): “"Quanto sta emergendo sul caso della grazia a Nicole Minetti è gravissimo e inquietante. (…) l’inchiesta de Il Fatto Quotidiano solleva pesanti dubbi sulla ricostruzione alla base della richiesta di clemenza (…) Per questo annuncio la presentazione di un’interrogazione parlamentare al ministro Nordio, anche alla luce dell’inchiesta giornalistica, per sapere quali verifiche siano state effettuate e se vi siano state omissioni o informazioni non corrette nella domanda di grazia. La grazia è un atto delicatissimo che non può poggiare su zone d’ombra. Il Paese ha diritto alla verità". Nicola Fratoianni (Avs): “Le lacune nella documentazione e con ogni probabilità i veri e propri falsi nella ricostruzione su cui Nordio ha messo la firma rappresentano il punto di vista della destra sulla giustizia: se sei potente, se sei amico di persone influenti, un ministro può anche fare carte false per concederti la grazia. (…) Ora farebbe bene a dimettersi, dopo questo ennesimo disastro, nel quale è riuscito a coinvolgere, suo malgrado, persino la più alta carica istituzionale del Paese”. Pier Ferdinando Casini, senatore ed ex presidente della Camera: “Io non sono abbonato al Fatto”, premette il senatore sottolineando poi che “l’unica cosa che emerge è che il giornalista in questo caso ha svolto la sua missione investigativa e il Fatto ha fatto un buon lavoro, lavoro che gli altri non avevano fatto”. “Quindi la notizia è che si abbonerà al Fatto quotidiano?”, chiede Parenzo. “Potrei abbonarmi, non metto limiti alla divina provvidenza”, conclude Casini. Paolo Mieli: “L’inchiesta del Fatto è un’eccellente inchiesta giornalistica, e il resto della stampa italiana è molto timido nel seguirne le cose se non reticente. Quindi 10 e lode, nessuna cosa è stata smentita: puntata 1, 2, 3, 4, 5. Più di così non si poteva fare”. Tomaso Montanari, rettore dell'Università per stranieri di Siena: “Prima della conferenza stampa di Meloni avrei detto che si doveva dimettere Nordio e magari fare ministro Marco Travaglio e capo del gabinetto Thomas Mackinson, visto che sembra siano gli unici che riescono a fare un’istruttoria in questo Paese”. Menzione d’onore al Quirinale e al suo ufficio stampa, che il 27 aprile comunica pubblicamente di aver chiesto al ministro Nordio “accertamenti urgenti” sulle “notizie di stampa in ordine alla supposta falsità degli elementi rappresentati nella domanda di clemenza”, un minuto dopo invia una nota informale all’Ansa in cui precisa che “il Quirinale non dispone di autonomi strumenti di indagine”, e invece “fonda la propria decisione sui documenti che gli vengono sottoposti nonché sulle valutazioni formulate a tal proposito dall’autorità giudiziaria e dal Ministro della giustizia” (colpa loro). Due giorni dopo, quando comincia a emergere che la storia del Fatto non sta in piedi, sempre “fonti del Quirinale” aggiustano il tiro e fanno sapere che “il Presidente ha ritenuto necessario chiedere - d'intesa con il Ministero della Giustizia - che gli organi giudiziari ne accertassero il fondamento”. D’intesa, certo… #Giustizia #Politica #Italia

@antonellocapor2 Non esistono incongruenze, ma solo notizie false (le vostre). Quanto all’etica pubblica avete scambiato l’informazione per un ventilatore di letame, che attivate quotidianamente. Adesso prendere proprio tutti per il culo no, dai. Un po’ di coraggio per le proprie scelte almeno #Fatti #Etica #Informazione

El futuro según Elon Musk

Mattarella e il circoletto che gli sta attorno che si fanno spaventare da un quotidiano specializzato nello sputtanamento e da 10 cretini sui social. Il Colle è in ottime mani #politica #Italia #Mattarella

Eppure @SigfridoRanucci, noto alle cronache, aveva annunciato un’inchiesta killer sul caso Minetti, con tanto di testimonianza sulla presenza del ministro Nordio al “ranch” di Minetti in Uruguay! La procura generale sarà sicuramente in errore #Inchiesta #Politica #Giustizia

Sabato ho scritto un lungo articolo raccontando come è andata a finire un’inchiestona trasmessa nel 2016 da @reportrai3 su una presunta truffa da parte delle banche sui diamanti da investimento: le denunce di Report, trasformate in accuse dalla procura di Milano, sono crollate in sede di giudizio in primo grado, in appello e infine in Cassazione. Tutti i giudici hanno stabilito che non c’è stata alcuna truffa e nessun “rigonfiamento” dei prezzi dei diamanti. Anzi, hanno censurato le indagini dei pm che si sono basate sul recepimento delle denunce di Report, senza verifiche tecniche. Denunce che a loro volta si basavano su errori grossolani (come confrontare il prezzo dei diamanti da investimento con il prezzo indicato nel listino Rapaport, che però è il listino dei diamanti all’ingrosso…). Intanto la società di un imprenditore è stata distrutta e quest’ultimo ha trascorso 11 mesi in carcere ingiustamente. Bene, il conduttore di Report @SigfridoRanucci (che vive sotto scorta) ha definito la mia inchiesta “articolo killer”, aggiungendo che è stato scritto da un giornalista (il sottoscritto) “noto alle cronache”. A cosa si riferisce? In che modo un'inchiesta che spiega, carte alla mano, come sono andate le cose è un articolo killer (e di chi/cosa)? Ma soprattutto, a quali cronache sarei noto? Sono sicuro che l’alfiere della libertà di informazione e di parola non avrà problemi a rispondere. In caso contrario dovremmo concludere che si è di fronte soltanto a un alfiere di allusioni dal tono diffamatorio. #giustizia #inchiesta #informazione