Io Conte, NON lo voto. Perché mai dovrei farlo, per passare da una despota ad un opportunista? Articolo in collaborazione con AI DALLA RUSSIA A BIBBIANO, PASSANDO PER IL MIRACOLO DELLA TAP: LE FAKE NEWS E LA PROPAGANDA CHE HANNO COLPITO IL PD. COSA C'È DI VERO O PRESUNTO? Analizzando la recente storia politica italiana, l'ascesa del Movimento 5 Stelle e il violento scontro ideologico con il Partito Democratico si sono consumati su terreni strategici: dalle relazioni con la Russia di Putin al caso Bibbiano, fino alla durissima battaglia contro il gasdotto TAP. In tutti questi casi, il tempo e la giustizia hanno ridefinito i confini tra fatti reali e clamorose fake news. IL CAPITOLO RUSSIA, L'ENIGMA CONTE E LA FORTUNA DELLA TAP: Le ipotesi di un aiuto da parte della Russia di Putin all'ascesa del M5S si muovono sul confine tra relazioni politiche accertate e sospetti mai provati in tribunale. I contatti dei fedelissimi sono documentati: nel 2016 Manlio Di Stefano volò a Mosca al congresso di Russia Unita definendo l'Ucraina "uno stato fantoccio dell'Occidente", e Alessandro Di Battista sostenne a lungo la necessità di assecondare la visione geopolitica del Cremlino. Il punto di massimo interesse per Putin fu l'aspra resistenza del M5S contro il gasdotto TAP in Puglia: bloccare l'opera avrebbe favorito il monopolio energetico russo. Fortunatamente, una volta al governo nel 2018, il Movimento dovette fare retromarcia per evitare penali miliardarie, permettendo il completamento dell'infrastruttura. Oggi, nel pieno della crisi energetica e geopolitica mondiale, la TAP si è rivelata una salvezza assoluta per l'Italia: trasportando miliardi di metri cubi di gas dall'Azerbaigian, è diventata una delle principali rotte che ha permesso al nostro Paese di emanciparsi dal ricatto del gas russo e dal putinismo, calmierando i prezzi e salvandoci dal blackout energetico. Aver fatto l'opera "nonostante" i 5 Stelle è stata la nostra fortuna strategica. Per molti osservatori, l'attuale riluttanza di Giuseppe Conte a inviare aiuti militari a Kiev – che mette a rischio il "campo largo" con il PD – è vista come una "pistola fumante" di questa continuità geopolitica, anche se Conte rigetta le accuse parlando di puro pacifismo per costringere le parti a un tavolo di negoziato. Sul piano VERO c'è stata una forte convergenza comunicativa (con i blog vicini a Casaleggio che rilanciavano i network statali russi), ma sul piano PRESUNTO la magistratura italiana e il Copasir non hanno mai trovato alcuna prova di finanziamenti occulti o illeciti in denaro da Mosca per far vincere il M5S. IL CASO BIBBIANO E IL CROLLO DEL TEOREMA GIUDIZIARIO: Se il caso Russia si è basato su influenze geopolitiche, il caso Bibbiano (l'inchiesta del 2019 sui presunti affidi illeciti in Val d'Enza) è stato l'epicentro di una massiccia campagna di disinformazione utilizzata dal M5S (con Luigi Di Maio che coniò lo slogan "il partito di Bibbiano") e dal centrodestra per abbattere politicamente il PD. La fake news principale fu quella di associare l'intero Partito Democratico a presunti "lavaggi del cervello" e "elettroshock" sui bambini: in realtà, la terapia utilizzata era la legittima psicoterapia EMDR e l'unico legame strutturale con il PD era il sindaco locale, Andrea Carletti, indagato solo per questioni amministrative (abuso d'ufficio e falso) e poi completamente prosciolto. Il ridimensionamento giudiziario è stato totale: le sentenze hanno visto 11 assoluzioni su 14 imputati, smantellando quasi integralmente l'impianto accusatorio. Figure centrali come lo psicoterapeuta Claudio Foti sono state assolte in appello, e i giudici hanno stabilito chiaramente che non vi fu alcun sistema criminale, denunciando come il "clamore mediatico e politico abbia travolto i bambini e i loro familiari". IN SINTESI: La storia recente dimostra che il PD ha dovuto subire due violente ondate di propaganda. Da una parte, i sospetti di un asse Mosca-M5S alimentati da una reale sponda geopolitica originaria (dalle storiche barricate contro la TAP – opera che oggi ci salva dalla crisi energetica – fino alle attuali posizioni di Conte sull'Ucraina) ma privi di riscontri su fondi neri russi. Dall'altra, la drammatica strumentalizzazione di un'inchiesta locale a Bibbiano, trasformata in una fabbrica di fake news elettorali per accusare ingiustamente un partito di crimini contro i bambini, un teorema politico che la stessa giustizia italiana ha infine radicalmente demolito nei tribunali.
I have rarely read an interview so infused with Putinism, even more than Putin himself, as that of Bettini. If those assumptions were to become the basis for formulating the left's proposals for Europe, I say that left would be dangerous for the 🇪🇺. #Putinismo #Sinistra #Europa (translated)
It is indicative of the lack of intelligence of the Putinists that they fill X with posts calling Zelensky a clown (due to his past as a comedian) without realizing that, in fact, they are asserting that Russia is being kicked in the ass by a clown. #Putinismo #Zelensky #Intelligenza (translated)
Se @GiuseppeConteIT voleva un mandato forte dalla base, NON lo ha avuto. Su quasi 107.000 iscritti, cioè di gente che si è teoricamente “tesserata” proprio per dire la sua, solo 45.340 hanno risposto ad almeno un quesito, il 42,4%. Meno di due anni fa il primo voto sullo statuto coinvolse 54.452 iscritti su 88.933 (61,2%) e la ripetizione del voto di dicembre circa 58.000, sfiorando il 65%. Il dato interessante è poi che il quesito identitario su riarmo ed aiuti all’Ucraina, quello sul quale si è concentrata la maggior parte della campagna del duo Conte-Travaglio, è stato uno di quelli che ha convinto meno gli iscritti. Il blocco nel quale era incluso ha raggiunto un’affluenza di quasi 5.000 voti in meno rispetto alla parte riguardante ambiente, energia ed educazione digitale. All’interno del blocco, poi, pur in un contesto plebiscitario - è andato a votare chi sostiene attivamente le politiche del M5S -, il no all’aumento delle spese militari e lo stop agli aiuti a Kyiv hanno ottenuto rispettivamente il 91,8 ed il 91,7% di consensi, decisamente non all’altezza delle aspettative, visto che gli altri quesiti dello stesso blocco sono stati approvati in media dal 96,4% dei votanti. Peggio hanno fatto solo il voto ai sedicenni, la depenalizzazione della coltivazione di cannabis e l’adozione da parte delle coppie omogenitoriali. Alla fine insomma solo un iscritto su tre appoggia la linea di genuflessione verso l’imperialismo russo, questo nonostante la martellante ed ossessiva insistenza con cui se ne è parlato e sebbene su quello Conte abbia preventivamente tracciato delle linee rosse con gli “alleati”, al punto di far sfilare sul palco di Nova un pezzo rilevante del putinismo e del pacifintismo italico e non solo. Trascinare un’intera coalizione e poi l’Italia su posizioni che non hanno convinto nemmeno i suoi, a questo punto, potrebbe essere per lui una strada un po’ in salita. #M5S #GiuseppeConte #PoliticaItaliana
Per Conte e’ Draghi la minaccia bellicista non la Russia. Per me la vera minaccia è il cretinismo filo putiniano al Governo. #Draghi #putinismo #politica #IT
Consentitemi questa riflessione del lunedì mattina, a proposito delle infinite sequenze di video stranianti postati da giovani russi (per lo più ragazze) in lacrime per le chilometriche file ai distributori, ma che non dicono una sola parola sui missili e i droni che il loro paese spedisce contro case scuole e ospedali ucraini, che è poi la causa di ciò che stanno vivendo. La disperazione per l’auto a secco o le vacanze in Crimea rovinate che provocano lacrime, ma non un briciolo di analisi su come si sia arrivati a vedere colonne di fumo in città, alla chiusura dei social, al rigido controllo di internet, sono il sintomo del successo della propaganda di regime, che in un quarto di secolo di putinismo ha cresciuto intere generazioni di automi, addestrati a ricercare il benessere materiale, e ad ignorare il prezzo reale che loro stessi ed altri pagano per assicurarselo. Nelle lacrime di questi ragazzi c’è rabbia, talvolta paura, ma non c’è traccia di colpa, per ragioni storiche che il regime di Putin ha sfruttato per consolidarsi e conquistare il potere. La più importante di queste è che è mancato nella storia russa un processo di identificazione della colpa, che molti storici riassumono come l'assenza di una "Norimberga russa", la quale avrebbe comportato una vera Vergangenheitsbewältigung (il termine tedesco che indica il "superamento/elaborazione del passato"). Nel 1945, la Germania nazista è stata occupata, rasa al suolo, divisa e costretta a guardare in faccia i propri crimini. Il processo di denazificazione non è stato immediato né perfetto, ma l'umiliazione militare e morale totale ha costretto i tedeschi a ridefinire la propria identità nazionale in opposizione al nazismo. Nel 1991, in Russia, non è successo nulla di tutto ciò. L'Unione Sovietica è crollata su se stessa per implosione economica e strutturale. Ma non ci sono state truppe straniere a Mosca, non ci sono stati processi pubblici per i crimini del gulag o dello stalinismo, e gli archivi del KGB sono stati aperti solo parzialmente per poi essere rapidamente richiusi. Il Cremlino stesso ha gradualmente riscritto i libri di storia, rispolverato simboli del passato, messo al bando ong come Memorial, che cercavano di tenere viva la memoria dei crimini sovietici perché si evitasse di commetterli ancora. Il risultato è che per la popolazione, il crollo dell'URSS non è stato vissuto come la liberazione da un regime oppressivo, ma come una catastrofe geopolitica e sociale che ha portato povertà, caos e perdita di status. La fine della Guerra Fredda è stata percepita come un "incidente della storia" o, peggio, come un tradimento interno e occidentale, e non come il fallimento intrinseco di un modello imperiale e autoritario. Mancando l'elaborazione della colpa storica, lo spazio psicologico lasciato vuoto dal crollo dell'ideologia comunista è stato riempito dal risentimento. Negli ultimi vent'anni, la propaganda del regime ha fatto leva esattamente su questa "volontà di rivalsa sociale", incanalata contro l'Occidente, rappresentato come l’entità che ha umiliato e calpestato il paese approfittando di un suo momento di fragilità. Un approccio revanscista che ha permesso a Putin di stabilire una continuità tra l'impero zarista, l'URSS e la Russia odierna per costruire il mito della "Grande Russia" vittoriosa e perennemente assediata da nemici esterni. Per sostenere questo impianto, il regime ha sostanzialmente esonerato in questi anni il popolo dalla politica. La conduzione dello Stato dipende da una classe dirigente autoproclamatasi tale che ha col popolo un patto sociale, il quale prevede la rinuncia collettiva ai diritti politici, in cambio di relativo benessere. Lo sgomento e le lacrime nascono dal fatto che quel patto è per la prima volta entrato in crisi e le promesse vengono infrante. Il nesso di causa-effetto ("non c'è benzina PERCHÉ stiamo aggredendo un altro Stato e siamo isolati dal mondo") viene attivamente rimosso o ribaltato, incolpando le sanzioni "ingiuste" dell'Occidente cattivo, alimentando ulteriormente quel circolo vizioso di vittimismo e vendetta storica. Sostengo, come altri, che la Russia non abbia mai fatto i conti con i propri mostri del passato e, che finché quel passaggio doloroso ma necessario non avverrà, la tentazione di rifugiarsi nel mito dell'impero e della forza rimarrà purtroppo la bussola di gran parte di quel popolo. Senza un’umiliazione netta, un processo pubblico che immortali e fissi nella storia le colpe di oggi e di ieri, quei giovani in lacrime continueranno a sentirsi non responsabili delle loro disgrazie. E a ritenere che il modello costruito da Vladimir Putin sia la soluzione e non il problema. #Russia #Storia #Propaganda