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#Urbanizzazione

L’isola di calore urbana si vede soprattutto di notte. Non quando il Sole picchia sull’asfalto, ma quando dovrebbe iniziare il raffreddamento e invece la città continua a restituire calore. Alcuni dati sulle minime della scorsa notte lo mostrano bene. Torino città: 24°C. Zone appena fuori: 22°C. Milano città: 23°C. Zone appena fuori: 21°C. Bologna città: 24°C. Zone appena fuori: 22°C. Roma città: 23°C. Zone appena fuori: 20-21°C. Parliamo spesso di 2°C di differenza, a Roma anche 2-3°C. Di giorno possono sembrare pochi ma di notte fanno tutta la differenza del mondo. Una minima più alta significa case che si raffreddano meno, sonno peggiore, maggiore stress per anziani e fragili, più uso di condizionatori, più calore riversato all’esterno e una città che fatica a respirare. Questo è il cuore dell’isola di calore urbana tra cemento, asfalto, strade che accumulano calore durante il giorno e la rilasciano lentamente dopo il tramonto. Per questo aumentare il verde urbano non è una scelta estetica è una misura di adattamento climatico. Servono molti più alberi, più ombra, più suoli permeabili, più parchi, più corridoi verdi e meno cemento inutile. Nelle città che si scaldano, il verde non serve solo a rendere una strada più bella, serve a renderla più vivibile. #IsolaDiCalore #Urbanizzazione #Clima

Quando una massa d’aria calda inizia lentamente a perdere forza in quota, non è detto che dentro una città il miglioramento si senta subito perchè i centri urbani hanno una memoria termica. Asfalto, cemento, muri, tetti, piazze esposte al sole accumulano calore per ore e poi lo rilasciano lentamente, soprattutto la sera e durante la notte, per questo può capitare che l’atmosfera sopra di noi inizi a cambiare, magari con geopotenziali un po’ più bassi o aria meno calda in quota, ma in città la sensazione resti ancora pesante. Non è una contraddizione, è il modo in cui il calore viene immagazzinato e restituito dall’ambiente urbano. Negli ultimi decenni abbiamo spesso costruito città più dense, più impermeabili, più asfaltate, con meno ombra e meno verde e questa urbanizzazione selvaggia amplifica l’isola di calore urbana, di giorno le superfici si scaldano di più, di notte si raffreddano più lentamente. Il verde urbano non è un dettaglio estetico ma una necessità, alberi, parchi, suoli permeabili e vere foreste urbane possono fare una differenza concreta con ombra, evapotraspirazione, minore temperatura delle superfici, miglior raffrescamento serale. Non cancellano un’ondata di caldo subtropicale continentale ma possono renderla meno dura da vivere. La meteorologia ci dice quale massa d’aria arriva ed il modo in cui costruiamo le città decide quanto quella massa d’aria pesa davvero sulla nostra vita quotidiana. Sembra un problema relativo ma in realtà può avere un impatto importante anche sulla diminuzione delle temperature, non decisivo, ma sicuramente determinante. Roma, in questi mesi, è un esempio molto concreto di come stiamo totalmente sbagliando la strada da percorrere. In alcune aree interessate dai lavori del Giubileo sono stati rimossi alberi e sostituiti spazi ombreggiati con superfici dure, aperte, cementificate. Al di là del giudizio urbanistico, dal punto di vista fisico il risultato è semplice, meno ombra, meno evapotraspirazione, più calore assorbito di giorno e più calore restituito la sera ed i valori termici sia massimi che minimi salgono anche fino a 2-3 °C in piu' di quello che dovrebbero. Rimettiamo la natura al centro delle città, non come arredo, come strumento concreto per rendere il caldo meno invivibile. #UrbanHeatIsland #SustainableCities #GreenUrbanism

In città il caldo non è solo quello del termometro. Quando parliamo di caldo urbano entra in gioco l’isola di calore, un fenomeno microclimatico legato al modo in cui le superfici urbane assorbono, trattengono e rilasciano calore. Asfalto e cemento hanno proprietà radiative e termiche diverse rispetto a suoli naturali e vegetazione, durante il giorno assorbono radiazione solare, nelle ore serali e notturne rilasciano lentamente parte del calore accumulato, per questo l’isola di calore urbana è spesso più evidente di notte che nel pieno pomeriggio. Conta anche la geometria della città, strade strette e palazzi ravvicinati possono ridurre la ventilazione e ostacolare la dispersione radiativa verso l’alto. A questo si aggiunge la minore evapotraspirazione dove il suolo naturale e la vegetazione sono scarsi. Nel contesto del cambiamento climatico, l'urbanizzazione selvaggia e la riduzione delle aree verdi modifica localmente il modo in cui il calore viene assorbito, accumulato e rilasciato. Ci sono studi che dimostrano come l'espansione delle città, l'urbanizzazione selvaggia e la costruzione di quartieri dove le aree verdi sono insufficienti hanno aumentato le "notti tropicali". Sessanta o settanta anni fa molti centri abitati erano più piccoli e meno estesi, c’erano più suoli naturali, più aree agricole attorno alle città, più spazi verdi e meno asfalto, cemento e quartieri densamente costruiti. Questo sicuramente aiutava le temperature minime a scendere maggiormente ed aiutava il rilascio notturno del calore. #IsolaDiCalore #Urbanizzazione #CambiamentoClimatico

Quando una massa d’aria calda si sposta di 200-300 km piu' ad ovest, non cambia solo una mappa, cambia il senso della previsione. Da giorni molti siti stanno annunciando con largo anticipo una nuova ondata di caldo molto intensa sull’Italia, spingendosi spesso fino a valori massimi previsti a 7-10 giorni di distanza mentre io ho preferito predicare prudenza. Non perché il caldo non arrivi, da giovedì 18 giugno il contributo subtropicale continentale tenderà ad aumentare e una fase calda ci sarà, soprattutto su alcune aree del Paese come il Nord Italia. Una cosa però è dire che aumenterà il caldo, un’altra è fissare già oggi intensità, durata e valori massimi come se fossero già scritti nei libri della storia della meteorologia. Le carte aggiornate di GFS ed ECMWF mostrano un lieve-moderato cambiamento rispetto alle scorse emissioni, la parte più intensa della risalita calda viene ora spostata più a ovest, verso la Penisola Iberica e il Mediterraneo occidentale, l’Italia resta coinvolta, ma in modo meno diretto rispetto ad alcune uscite precedenti. Questo è esattamente il motivo per cui, quando si parla di temperature locali, preferisco non andare oltre le 120-144 ore. Le ondate di caldo hanno spesso una predicibilità migliore rispetto ad altri fenomeni, è vero, ma le temperature al suolo restano una grandezza delicata, dipendono da molteplici fattori come isoterme in quota, geopotenziali, ventilazione, umidità, copertura nuvolosa, urbanizzazione e posizione reale dell’asse anticiclonico. Se a dieci giorni un modello disegna 40°C, non significa che quei 40°C vadano immediatamente trasformati in titolo apocalittico clickbait. Questo discorso vale soprattutto quando una risalita anticiclonica dipende dalla traiettoria di una goccia fredda in quota posizionata tra le Azzorre e la Penisola Iberica. Si può attendere con prudenza ed attendere non significa nascondere o minimizzare ma significa rispettare l'incertezza del caos atmosferico. Il problema è che una parte della comunicazione meteorologica ha preso la strada opposta, arrivare prima, gridare più forte, occupare l’attenzione prima ancora che la previsione maturi, così però la meteorologia perde autorevolezza perché non nasce per alimentare apprensione ed ansia per dieci giorni. Nasce per leggere l’atmosfera, dichiarare i margini di incertezza e trasformare una previsione in informazione utile. La meteorologia non deve arrivare prima di tutti, deve arrivare bene. #Meteo #Caldo #PrevisioniMeteorologiche

Il Messaggero May 21

Nell'area dei Campi Flegrei, i terremoti, particolarmente allarmanti quando superano la magnitudo 4.0, sono principalmente legati al bradisismo, rendendo la regione vulnerabile a scosse frequenti e potenzialmente devastanti, a causa della superficialità dell'epicentro e dell'urbanizzazione intensa, con oltre 500.000 abitanti a rischio. #CampiFlegrei #terremoto #bradisismo

Terremoto ai Campi Flegrei, cosa succede quando la scossa supera la magnitudo 4.0? Gli scenari (anche estremi) e come prevenirli