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#VerdeUrbano

Il caldo non si combatte a parole, tre proposte concrete. Oggi è Ferragosto, sarebbe anche un giorno di riposo, ma provo comunque ad avanzare nuovamente tre proposte concrete con effetti nel breve termine per affrontare meglio le estati che stiamo vivendo. Non slogan, non frasi da convegno, ma misure realizzabili. La prima: trattare il condizionatore come presidio sanitario per chi è fragile. Per anziani soli, disabili, cardiopatici, persone malate un ambiente raffrescato può fare davvero la differenza. Serve un fondo pubblico mirato, non bonus a pioggia ma contributi per acquisto, installazione e manutenzione di climatizzatori efficienti o pompe di calore, con priorità a fragili, over 70 e redditi bassi. La seconda: aumentare davvero in modo esponenziale il verde urbano. Non due alberelli da rendering che poi vengono abbandonati e lasciati seccare, ma ombra reale dove le persone vivono e aspettano come fermate bus, scuole, ospedali, piazze, marciapiedi, parcheggi. Gli alberi vanno scelti bene, piantati dove servono, irrigati, curati e fatti sopravvivere. Il verde urbano e gli alberi sono salute pubblica e vivibilità. La terza: rendere scuole, RSA e ospedali edifici climaticamente sicuri. Tetti chiari, schermature solari, isolamento dei sottotetti, ventilazione controllata e climatizzazione efficiente dove serve, senza aria sparata a caso e senza creare problemi ai pazienti più delicati. Raffrescare bene non significa raffrescare ovunque nello stesso modo ma significa progettare ambienti sani, regolati e protetti. Adattarsi non vuol dire arrendersi, vuol dire proteggere le persone. Qui non si tratta di scegliere tra ambiente ed economia, tra salute e buon senso, tra prudenza e sviluppo, si tratta di capire se vogliamo continuare a inseguire ogni estate come un’emergenza, oppure iniziare finalmente a governarla. #Ferroagosto #SalutePubblica #VerdeUrbano

Quando gli alberi smettono di essere "il solito discorso" e diventano tema nazionale, vuol dire che forse qualcosa si sta muovendo. Da settimane, in realtà da mesi, scrivo dell’importanza del verde urbano, degli alberi, dell’ombra, dei suoli permeabili e di città progettate per essere vissute anche alle tre del pomeriggio con 38°C. All’inizio, come spesso accade, il tema sembrava quasi secondario. C’era chi liquidava tutto come fissazione e chi vedeva in ogni ragionamento sull’adattamento urbano una specie di strana deviazione dal "vero" dibattito climatico. Qualcuno, con grande fantasia, è riuscito perfino a darmi del negazionista mentre parlavo di alberi, ombra, caldo urbano e protezione delle persone fragili. Una categoria nuova, immagino, il negazionismo fotosintetico. Ora però vedo crescere l’attenzione. Nei media, nelle discussioni pubbliche, tra amministratori, cittadini e anche tra persone che fino a ieri sembravano considerare questi temi quasi marginali. Non mi interessa prendermi meriti che non ho. Il verde urbano non l’ho inventato io e non ho certo portato io da solo l’argomento al centro del dibattito. Però una cosa la penso. Quando certi contenuti cominciano a girare, a diventare virali, quando migliaia di persone riconoscono nella propria strada, nella propria fermata dell’autobus, nella propria piazza rovente quello che stai raccontando, allora un piccolo contributo alla conversazione pubblica può esserci e va bene così. Il punto non è chi lo dice per primo, il punto è che finalmente se ne parli seriamente. Gli alberi non sono arredo urbano, l’ombra non è un dettaglio estetico, il suolo permeabile non è romanticismo ambientalista ed il verde non è un semplice colore da mettere nei comunicati stampa. Cosi come i condizionatori, la natura può e deve diventare una sorta di presidio sanitario per combattere il caldo intenso. Se questa estate pesante ci sta insegnando qualcosa, è che l’adattamento non può restare una parola elegante nei convegni ma deve diventare marciapiedi ombreggiati, fermate vivibili, scuole meno roventi, piazze attraversabili, quartieri che non si trasformano in piastre di cottura. Poi possiamo anche continuare a chiamarci negazionisti a vicenda ma intanto, per favore, piantiamo alberi veri. #VerdeUrbano #Clima #Sostenibilità

L

Carlo Ratti, architect and urban planner, emphasizes the need for heat urbanism, which integrates greenery and shade as essential infrastructure in urban planning so that cities can adapt to rising temperatures caused by climate change. (translated)

Carlo Ratti: “Più verde e il buono della tecnologia. Così nasce l’urbanistica del caldo”

Il caldo nelle città non si combatte con gli slogan, ecco 10 cose concrete da fare subito. Io ci provo, se siete d'accordo con le proposte e con questa visione, condividendo il post, magari qualche decisore politico potrà leggere. Fermo restando il discorso delle emissioni che resta importante ma con un impatto a lungo termine, il caldo urbano non dipende solo dall’atmosfera ma dipende anche da come abbiamo costruito le città. Troppo asfalto, troppo cemento, poca ombra, poco verde, superfici che accumulano calore di giorno e che lo restituiscono lentamente di sera e di notte come vi ho spiegato tante volte. Se vogliamo ridurre davvero il disagio durante le ondate di caldo, servono interventi concreti. Non miracoli, ma scelte pratiche. Ecco le mie proposte: 1. Mappare i quartieri più caldi con dati satellitari e sensori al suolo, così da intervenire prima dove il rischio è maggiore. 2. Depavimentare piazze, cortili scolastici, parcheggi e marciapiedi inutilmente cementificati, restituendo spazio a suolo naturale e permeabile. 3. Aumentare in modo serio gli alberi nelle strade, non piantarli a caso. Servono specie adatte, spazio per le radici, acqua e manutenzione. 4. Creare corridoi d’ombra lungo percorsi pedonali, fermate dei mezzi, scuole, ospedali, mercati e zone molto frequentate. 5. Rendere obbligatori materiali chiari e meno assorbenti per tetti, piazze, parcheggi, edifici pubblici e grandi superfici esposte al sole. 6. Trasformare i grandi parcheggi scoperti in aree ombreggiate, con alberi e superfici drenanti. 7. Proteggere gli edifici più sensibili. Scuole, ospedali, RSA devono avere schermature solari e raffrescamento efficiente anche attraverso un sistema di condizionamento efficace ma non invasivo. 8. Adattare gli orari dei lavori all’aperto durante le allerte caldo, soprattutto in edilizia, agricoltura, manutenzione stradale e logistica. 9. Recuperare acqua piovana e acque riutilizzabili per mantenere vivo il verde urbano anche nei periodi più secchi. 10. Introdurre per legge un test climatico per ogni nuova riqualificazione urbana. Quanta ombra crea? Quanto calore accumula? Quanta superficie impermeabile aggiunge? Quanto sarà vivibile a luglio ed agosto alle 15? Servono città che nei mesi estivi non diventino piastre roventi ed ogni metro quadrato sottratto alle superfici che diventano bollenti può fare differenza dove il caldo pesa davvero. #CaldoUrbano #Sostenibilità #VerdeUrbano

Rendere le città più fresche non è un sogno, si può fare e i numeri lo mostrano bene. Il progetto MIRIFICUS, coordinato dal CNR con ISPRA e finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana, ha studiato due aree test: Settecamini a Roma e la zona Piazza Artom a Firenze. L’obiettivo era semplice, capire quanto possono cambiare le temperature urbane se si interviene davvero sulla città con più alberi, più aree verdi e pavimentazioni che assorbono meno calore rispetto ad asfalto e cemento tradizionali. Il risultato è molto interessante, nelle ore più calde della giornata, tra le 9 e le 15, la differenza tra la situazione attuale e quella simulata supera i 4°C. Su tutta la giornata, invece, la riduzione resta intorno ai 2-2,2°C. Può sembrare poco, ma in città 2°C in meno fanno una grande differenza per chi cammina, per chi lavora all’aperto, per anziani, bambini, persone fragili e per chi vive in quartieri molto cementificati. C’è poi un altro dato importante, non conta solo quanto verde c’è, ma anche come è fatta la città. La disposizione degli edifici, la loro altezza, i materiali, l’ombra, la ventilazione e la presenza di alberi cambiano moltissimo il modo in cui un quartiere accumula calore. A Firenze, nelle zone con edifici compatti di media altezza si raggiungono temperature superficiali di 44,6°C, mentre nelle aree con boschi urbani si scende a 35,9°C. A Roma, nei quartieri industriali con grandi superfici esposte al sole, si arriva a 57,2°C. Ovviamente facciamo attenzione, in questi casi parliamo di temperatura delle superfici, non della temperatura dell’aria ma il messaggio resta chiarissimo. Asfalto, cemento e superfici scure diventano vere piastre roventi, mentre alberi e suolo naturale aiutano a raffreddare l’ambiente. Un albero in città non è decorazione è una piccolae fondamentale infrastruttura climatica. Dove c’è ombra, suolo naturale ed evapotraspirazione, il caldo non scompare, ma diventa meno aggressivo. Dobbiamo ripensare il modo in cui costruiamo e viviamo le città perché il caldo urbano non dipende solo dal meteo, ma anche da come una città è stata progettata. #CittàSostenibili #VerdeUrbano #Clima

Marco M.M. Jul 12

A Medellín il verde urbano non ha migliorato solo il paesaggio, ha abbassato concretamente il caldo. Negli ultimi 10 anni la città ha realizzato 30 corridoi verdi, 18 lungo le strade e 12 vicino ai corsi d’acqua piantando oltre 600.000 alberi. Nelle aree interessate la temperatura dell’aria è diminuita fino a circa 2°C, con riduzioni ancora più forti sulle superfici esposte al Sole. Il motivo è fisico, più ombra ed evapotraspirazione, meno asfalto rovente e meno calore accumulato. Non hanno dovuto abbattere interi quartieri o stravolgere l'urbanistica della città, hanno lavorato soprattutto sullo spazio pubblico già esistente, trasformando superfici marginali o poco valorizzate in una rete vegetale continua. La scelta intelligente è stata quindi non creare un unico enorme parco, ma distribuire il verde dentro la città costruita, dove le persone camminano, pedalano e aspettano i mezzi pubblici. Naturalmente qualche tratto ha richiesto lavori, rifacimento di marciapiedi e riorganizzazione dello spazio stradale, ma non una demolizione sistematica degli edifici residenziali. È questo che rende il caso replicabile, hanno inserito ombra ed evapotraspirazione nei punti più caldi sfruttando la struttura urbana esistente. Dove il verde urbano è continuo e ben progettato, l’isola di calore arretra e i termometri lo dimostrano. #VerdeUrbano #Medellín #Sostenibilità

Marco M.M. Jul 8

@rep_roma invece di piantare decine di alberi si spendono soldi per questo semplicemente perchè non hanno denari per fare manutenzione del verde e mettere in sicurezza le aree verdi cittadine. #Ambiente #Sostenibilità #VerdeUrbano

A Roma si è registrato un abbattimento di 30.000 alberi tra il 2021 e il 2025, con l'amministrazione comunale che sostiene di averne piantati il doppio, ma esperti e associazioni avvertono che il valore del verde non può essere misurato solo in termini numerici, sottolineando l'importanza della qualità del patrimonio arboreo e le conseguenze ecosistemiche dell'abbattimento. #Roma #verdeurbano #alberi

Roma taglia 30mila alberi, il Campidoglio: “Ne abbiamo piantati il doppio”. Gli esperti: “Non basta mettere piante giovani”