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#gommone
Il Post 6d

Daniel Thomas, un attivista di estrema destra britannico noto come Danny Tommo, è stato arrestato dopo aver tentato di affondare un gommone di migranti nel Canale della Manica, evidenziando l'emergere di un nuovo volto dell'estrema destra nel Regno Unito, che utilizza strategie di mobilitazione aggressive e un'estetica minacciosa. #EstremaDestra #Migranti #RegnoUnito

Il nuovo volto dell’estrema destra britannica

Danny Tommo, un attivista di estrema destra, è stato arrestato dopo aver squarciato un gommone di soccorso per migranti in diretta su YouTube, mentre incitava i suoi follower e metteva in pericolo la vita degli occupanti. #Immigrazione #Ultradestra #GranBretagna

Squarcia il gommone per il salvataggio dei migranti in diretta su YouTube: arrestato l’attivista di estrema destra Danny Tommo
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"Questa è Inghilterra"Sul gommone era però rimasto un soccorritore, al quale Thomas aveva intimato di scendere. #Migranti #DirittiUmani #EstremaDestra

Squarcia con il coltello il gommone salva migranti nella Manica, l'attivista: "Questa è Inghilterra"
www.lastampa.it
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Daniel Thomas, attivista di estrema destra, è stato arrestato dalla polizia britannica dopo aver squarciato con un coltello un gommone per migranti nella Manica, mentre lanciava minacce a un soccorritore a bordo. #Migranti #DirittiUmani #EstremaDestra

Squarcia con il coltello il gommone salva migranti nella Manica, l'attivista: "Questa è Inghilterra"
ANSA.it 7d

Danny Tommo, un estremista di destra del Regno Unito, è stato arrestato dopo aver squarciato un gommone di migranti durante un'azione anti-immigrazione nelle acque della Manica, mettendo in pericolo la vita degli occupanti. #DannyTommo #antiimmigrazione #estremaDestra

Gommone migranti squarciato in mare, arrestato un estremista di destra in Gran Bretagna

"IL FATTO QUOTIDIANO INVENTA E MISTIFICA LA REALTA’ DEI FATTI. ORA BASTA.” Il Ministro alla Difesa, Guido Crosetto, smentisce il Fatto Quotidiano. "Il giornale “Il Fatto Quotidiano”, nella sua edizione di oggi, ha superato sé stesso nella definitiva mistificazione dei fatti. Il titolo «L’Italia in guerra senza dirlo agli italiani e al Colle» è falso, offensivo, ingannevole e gravissimo per la dignità del mio ufficio, il mio giuramento da Ministro, come per il Capo dello Stato, le Forze Armate, i cittadini. L’Italia non è in guerra. Il Parlamento non è stato «escluso» da niente. Il Quirinale non è stato tenuto all’oscuro di nulla. La presenza militare italiana in Arabia Saudita non è mai stata ‘segreta’. Sarebbe stato sufficiente consultare gli atti del Parlamento, dove più volte sono andato, come pure dove si sono recati anche il Capo di Stato Maggiore, il Comandante del Covi, il Ministro degli Esteri, i Sottosegretari alla Difesa, fornendo tutte le informazioni necessarie, e doverose, in merito a tale specifica missione. Ed io non ho «minimizzato» l’attacco al nostro Eurofighter: l’ho seguito personalmente, l’ho comunicato ed ho chiesto le valutazioni operative sulla sicurezza del nostro personale. L’ho fatto di notte come di giorno, seguendo in ogni momento tutti gli sviluppi dell’attacco e sincerandomi, sempre personalmente, delle condizioni dei nostri militari. Il Fatto sta solo fingendo di produrre un ‘caso’ che non esiste: mischia dati qua e là, missioni diverse e decisioni assunte secondo precise e regolari procedure, li mescola e costruisce una storia politica che quei fatti non dimostrano. Infine, sulle navi nel Mar Rosso, una cosa è bene ricordarla: dottor Travaglio, Guido Crosetto non ha né possiede navi. Nemmeno un gommone. Le navi sono della Repubblica Italiana e della Marina Militare e operano nell’ambito di ASPIDES, una missione dell’Unione europea, con un mandato ben preciso sul quale ho scritto una lettera aperta e urgente all’Alto commissario Kallas, ieri uscita ovunque, ma che non vi siete neppure presi la briga di leggere. La Difesa non è, né sarà mai, il giocattolo di un ministro. È un’Istituzione dello Stato, che può muoversi solo dentro leggi, mandati, procedure e responsabilità precise, definite, che passano sempre e comunque dentro il Parlamento e che solo questi può autorizzare rispettando leggi e Costituzione. Si può criticare il Governo. Si può criticare il Ministro. È il sale della democrazia. Ma raccontare agli italiani che il Ministro e il Governo li hanno portati di nascosto in guerra, tenendo fuori Parlamento e Quirinale, senza dimostrarlo con un solo fatto, non è critica. È mistificazione politica. E questa volta non passerò oltre e non fingerò indifferenza per rispetto della Repubblica, della Costituzione e degli italiani". Così il Ministro @GuidoCrosetto #Politica #Italia #Informazione

Il corpo di Sebastiano Piaggi, un giovane di 21 anni scomparso in mare dopo essere caduto da un gommone a Portovenere il giorno di Ferragosto, è stato ritrovato oggi tra le rocce, mentre le ricerche erano state avviate immediatamente e seguite con angoscia da familiari e amici. #Portovenere #cronaca #gommone

Cade in mare dal gommone e non riemerge: ritrovato a Portovenere il corpo del 21enne scomparso da Ferragosto

Marina Castiglione, madre del giovane regista Cristiano Daniele Giamporcaro, esprime il suo incommensurabile dolore dopo la tragica morte del figlio, travolto da un gommone a Lampedusa, mentre la Procura indaga sull'incidente, descritto da lei come strappato via da una bravata. #Lampedusa #Omicidio #Dolore

“Siamo inabissati, in un mare di dolore”: la madre di Cristiano Daniele Giamporcaro: “Strappato via da una bravata”

PEGGIORE DELLO SCHIFO CI SONO SOLTANTO LE RANCOROSE ACIDE PSEUDO-DONNE DI SINISTRA "Nana". "Caciottara a mollo". "È venuta a infestare il nostro mare, spero si sia disinfettata con l'amuchina". Il bersaglio: una madre in vacanza con la figlia di nove anni. Le firme, in gran parte: donne. Questo il trattamento riservato a Giorgia Meloni per tre giorni alla Maddalena. Tre giorni di volo di linea, traghetto, gommone a noleggio e panini nella borsa frigo. Niente yacht, niente voli di Stato: la fila all'imbarco come qualunque madre italiana d'agosto. Ed è proprio questa normalità che ha fatto impazzire la muta di cani rabbiosi. "Nullafacente da sempre", "le ferie le prende chi lavora": quasi quattro anni alla guida del governo, evidentemente, non contano come mestiere. Fino al capolavoro dell'amuchina. Infestare: il verbo che si riserva agli insetti. Quando l'avversario politico diventa un agente contaminante non siamo più nell'insulto, siamo nella disumanizzazione da manuale. Quella su cui si scrivono i saggi e si organizzano i convegni. Quando capita agli altri. E qui il dato che nessuno vuole vedere. Donne che danno della nana a una donna. Donne che deridono la maternità di una donna. Donne che evocano un disinfettante per una donna che fa il bagno con la figlia. La sorellanza, parola d'ordine di ogni piazza femminista degli ultimi dieci anni, si ferma al tornello della tessera politica. Di là dal tornello non ci sono sorelle: c'è una preda. Qualcuna, nel coro, ha pure fornito la teoria: "questa destra ha sdoganato la violenza verbale e ora vi meravigliate che qualcosina torni indietro". Eccola, l'assoluzione preventiva. Se l'è cercata. La stessa identica grammatica che il femminismo denuncia - giustamente - quando viene usata contro qualunque altra donna. La gonna troppo corta, il rientro troppo tardi, le idee troppo di destra: cambia il pretesto, la logica è quella. Ma applicata a Meloni diventa improvvisamente analisi politica. E la rabbia ha una radice precisa, che il vocabolario confessa da solo. Caciottara, borgatara, pescivendola: insulti di censo, non di politica. È il disprezzo del salotto per il mercato rionale, firmato da una sinistra che ormai vince ai Parioli e ha perso nelle borgate che furono sue. La prima donna al vertice di Palazzo Chigi doveva essere una di loro: laurea giusta, quartiere giusto, salotto giusto. Invece il soffitto di cristallo lo ha sfondato una madre della Garbatella che parla come il popolo che loro hanno smesso di frequentare. Non le perdonano le idee. Non le perdonano di essere arrivata prima, partendo da sotto. Né si può dire che manchi il contesto. Due mesi fa, alla Camera, il capogruppo grillino in commissione Esteri Francesco Silvestri ha spiegato che la premier "ha indossato delle ginocchiere per stare più comoda". Detto in aula, a verbale, dal pulpito della Repubblica. E nella stessa seduta si è consumata la scena che vale un trattato di sociologia: l'onorevole Boldrini indignata perché un collega aveva osato dire "signor presidente" - il maschile, che scandalo - e silente sull'allusione alle ginocchiere. La sentinella del linguaggio monta la guardia sull'articolo e dorme sulla sostanza. Risultato: nel giro di giorni, "ginocchiere" era l'argomento più gettonato sotto i post d'odio contro la premier. Il linguaggio non sale dalla fogna al palazzo. Scende dal palazzo alla fogna. E non è la prima volta. Quando Landini la definì "cortigiana", dalle piazze femministe. Quando la televisione di Stato russa la chiamò con epiteti da postribolo, sempre silenzio. Quando un professore augurò alla figlia di nove anni la fine di Martina Carbonaro e quando un camerunense davanti a una questura fece alla stessa bambina allusioni che non si trascrivono, le piazze che si riempiono per un asterisco rimasero vuote. Il copione non cambia mai: si cambia solo la vittima designata e la si toglie dall'elenco delle donne difendibili. Perché di questo si tratta. Il movimento che vede il patriarcato in una pubblicità, in una desinenza, in una ricetta di cucina, davanti alla prima donna presidente del Consiglio della storia repubblicana - coperta di insulti sessisti, minacciata, con la figlia minorenne nel mirino da tre anni - non ha mai trovato dieci minuti per un presidio. Non una fiaccolata. Non un corteo di Non Una di Meno. Non una riga delle firme che vivono di questo. Dov'era il patriarcato quando serviva davvero? Era in vacanza pure lui? La risposta la conosciamo ed è la stessa che spiega un altro silenzio: quello sulle donne musulmane. Sui matrimoni forzati, sulle mutilazioni, sui niqab imposti alle bambine nelle nostre città, il femminismo militante pratica da anni la medesima sordità selettiva. Le donne velate a forza e la premier detestata condividono lo stesso destino: sono donne sbagliate, la cui oppressione non porta consenso. E allora non esistono. Un femminismo che sceglie quali donne difendere in base alla convenienza non è un movimento di liberazione. È un ufficio stampa con la bandiera sbagliata. Il patriarcato lo vedono ovunque, tranne dove c'è una donna che non gli piace. E ogni giorno di questo silenzio, mentre una madre viene linciata per un traghetto e una bambina cresce sotto scorta digitale, quel silenzio firma. Con nome, cognome e sigla dell'associazione. #Femminismo #Sorellanza #Politica

ANSA.it Aug 9

Un giovane regista di 29 anni, Cristiano Daniele Giamporcaro, è morto a Lampedusa dopo essere stato colpito dall'elica di un gommone durante un'immersione, e la Procura di Agrigento sta indagando per omicidio nautico nei confronti dei proprietari dell'imbarcazione. #Lampedusa #omicidi[#nautico](https://www.example.com/nautico) #tragedia

Travolto dal gommone, regista 29enne muore nel mare di Lampedusa
ANSA.it Aug 9

La Procura di Agrigento ha avviato un'inchiesta per omicidio nautico dopo la morte del sub Cristiano Daniele Giamporcaro, ventinovenne di Caltanissetta, colpito dalle eliche di un gommone a Lampedusa durante un'immersione, con possibilità che il decesso sia dovuto a dissanguamento. #omicidioNautico #Lampedusa #incidenteMarittimo

Sub falciato dalle eliche di gommone a Lampedusa, inchiesta per omicidio nautico

Cristiano Daniele Giamporcaro, un regista di 29 anni, è tragicamente morto a Lampedusa dopo essere stato colpito dalle eliche di un gommone mentre stava facendo un'immersione, e la Procura di Agrigento ha avviato un'inchiesta per omicidio nautico. #Lampedusa #omicidio #gommone

Lampedusa, 29enne falciato dalle eliche di un gommone mentre faceva un’immersione: aperta un’inchiesta per omicidio nautico

Nooo ma non arrivano in #Spagna e dunque in Europa. Ecco un gommone da #Ceuta che sbarca in Andalusia. Se #GiorgiaMeloni non avesse sospeso #Schengen domattina sarebbero arrivati in Italia comodamente in treno. È chiaro accoglioni rossi o vi serve lo schemino luminoso? #Sanchez #3agosto #Migrazione #Europa #Politica

L
lastampa.it Jul 30

A Gravelines, sulla costa settentrionale della Francia, molti migranti, tra cui famiglie con bambini, hanno tentato di attraversare il Canale della Manica per raggiungere l'Inghilterra, ma non tutti sono riusciti a salire su un gommone già affollato, mentre le operazioni sono seguite da soccorritori e agenti di polizia. #Migranti #CanaleDellaManica #Inghilterra

Assalto al gommone per l’Inghilterra: non c'è posto per tutti

Indagato il comandante della nave Sea Watch 5 della ONG tedesca Sea Watch: l'ipotesi della Procura di Brindisi è di aver favorito l'immigrazione clandestina. Nelle immagini riprese da un aereo di Frontex, si vedono una lancia dei trafficanti ferma e poi l’arrivo di un gommone della ONG che effettua il trasbordo degli immigrati. #Immigrazione #DirittiUmani #SeaWatch

Non basta salvarsi dal mare se l’odio ti aspetta a terra. Fugge dalla Nigeria perché amare una persona del proprio sesso può costarti la libertà o la vita. Nel sud del Paese l’omosessualità è punita con fino a 14 anni di carcere, mentre in alcuni stati del nord, dove vige la Sharia, è prevista perfino la pena di morte. A soli 16 anni attraversa il deserto. Sopravvive a un anno di violenze e sofferenze in Libia. Affronta il Mediterraneo su un gommone con altre 119 persone: 44 di loro non arriveranno mai a Lampedusa. Il mare inghiotte le loro vite. Evans Ogbajie arriva in Italia. Ottiene lo status di rifugiato, trova un lavoro come benzinaio a Zanè, in provincia di Vicenza, e conquista tutti sul campo da calcio, diventando capocannoniere con il Silva Marano. Finalmente pensa di poter vivere senza nascondersi, senza paura, senza dover chiedere scusa per ciò che è. Ma la violenza cambia volto, non sempre sostanza. Il 2 luglio, alle sette del mattino, trova la sua auto devastata: carrozzeria sfregiata, insulti omofobi, un disegno osceno sul cofano, le scritte “Troia” e “Gay”, la targa strappata e gettata a terra. Questa non è una bravata. È un crimine d’odio. È il segnale che il pregiudizio continua ad avvelenare la nostra società. Ci indigniamo per le persecuzioni nei Paesi lontani, ma troppo spesso ignoriamo l’odio che cresce nelle nostre città, nei nostri quartieri, nelle nostre strade. Un rifugiato che scappa dalla persecuzione non dovrebbe ritrovarsi a fare i conti con la stessa intolleranza nel Paese che gli ha promesso protezione. La dignità umana non ha nazionalità, colore della pelle né orientamento sessuale. Chi semina odio contro chi è diverso non difende alcun valore: calpesta i principi fondamentali di una società democratica. A Evans Ogbajie va tutta la mia solidarietà. Agli autori di questo gesto, invece, va la condanna più ferma. Perché il silenzio davanti all’odio è la sua forma più pericolosa di complicità. #DirittiUmani #Solidarietà #StopOdio