Il caso Roggero riapre un tema delicato: il confine tra legittima difesa e giustizia privata. La legittima difesa serve a respingere una minaccia attuale; quando il pericolo è cessato, spetta allo Stato accertare le responsabilità e punire i colpevoli secondo la legge. È comprensibile che chi subisce una rapina provi paura, rabbia e persino desiderio di vendetta. Ma proprio lo Stato di diritto esiste perché la risposta ai reati non sia affidata alle emozioni o alle decisioni dei singoli. La pena è stabilita dalla legge e applicata dai tribunali, non dai cittadini. La destra lo sa e ci marcia. Invece di costruire carceri, riformare la giustizia e rafforzare la prevenzione, sfrutta ogni fatto di cronaca per dividere il mondo tra vittime e carnefici, e farsi paladina di un giustizialismo populista che mette sotto pressione le garanzie dello Stato di diritto. La sinistra, invece, troppo spesso teme di affermare che chi delinque deve scontare pene certe e che sicurezza e legalità sono esigenze reali. Così si rifugia in argomenti procedurali, senza affrontare il problema dell'illegalità e del crescente senso di insicurezza dei cittadini. La sicurezza si costruisce con forze dell'ordine efficienti, una giustizia rapida, pene certe e prevenzione efficace. Indebolire questo principio significa spostare il confine verso la giustizia privata, con il rischio di aumentare la violenza anziché ridurla. Se passa il principio che si può sparare a chi è ormai in fuga, il messaggio cambia per tutti: chi commette una rapina sarà incentivato a presentarsi armato e a usare la violenza per primo, convinto di non poter lasciare testimoni o di dover anticipare una possibile reazione. Il risultato non è una società più sicura, ma un'escalation della violenza che aumenta il rischio per cittadini, vittime e forze dell'ordine. Lo Stato di diritto serve anche a evitare questa spirale. #Giustizia #Sicurezza #StatoDiDiritto






