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#tătari
adevarul.ro Jul 25

Între secolele XV și XVIII, tătarii au capturat peste două milioane de europeni din zonele actuale ale Poloniei, Ucrainei, Rusiei și României, organizând incursiuni brutale ce culminau cu vânzarea prizonierilor ca sclavi în Imperiul Otoman, o parte semnificativă a acestei istorii fiind aproape complet ignorată în manualele școlare. #sclavie #tătari #HanatulCrimeii

Cum au capturat tătarii milioane de oameni între secolele XV și XVIII. „Cele mai tinere femei sunt păstrate pentru plăceri desfrânate”

Le code sul ponte di Kerch oggi hanno raggiunto i 15 km. Stando ai dati rilasciati dalle stesse autorità attraverso il canale Telegram, il picco si è registrato intorno alle 14, con 2450 auto in coda in sola uscita e un tempo di attesa previsto di oltre 5 ore. La Crimea si sta quindi svuotando, come dimostra la pressoché totale assenza di flussi in entrata, al ritmo di almeno 15-25.000 persone al giorno, nonostante le frequenti chiusure determinate da allarmi per possibili attacchi da parte dei droni. Attraverso quell’infrastruttura vitale, che collega la penisola alla terraferma, sta defluendo anche la credibilità del regime e lo sforzo ultradecennale di integrare la regione occupata nell’economia e nel sistema statale russo, per renderla la riviera dell’impero, il fiore all’occhiello delle politiche espansionistiche del Cremlino, oltre che l’esempio dell'immobilismo di un Occidente che nel 2014, quando fu strappata illegalmente all’Ucraina, si limitò ad imporre blande sanzioni. La ragione di queste lunghe code si giustifica con la necessità di effettuare rigidi controlli. Dopo i precedenti storici di attacchi al ponte, i russi utilizzano scanner a raggi X per i camion e ispezioni manuali totali per i bagagliai delle auto civili. Questo processo richiede dai 20 ai 40 minuti per veicolo, creando artificialmente code chilometriche. A questi si aggiungono le verifiche dei documenti per individuare eventuali disertori. I guardacoste e la polizia militare della Rosgvardia controllano i documenti di tutti gli uomini a bordo incrociandoli con il registro unico digitale della mobilitazione. Le autorità fanno attiva resistenza per impedire che la forza lavoro maschile o i potenziali coscritti ucraini, tatari o russi scappino verso la Federazione eludendo la leva forzata. Se un nome è nella lista, l'auto viene bloccata e l'uomo prelevato. Sono in molti tuttavia a ritenere che le code siano in parte volute. Il Cremlino ha infatti bisogno di scoraggiare in ogni modo in trasferimento in massa verso la terraferma, perché una fuga collettiva equivarrebbe ad una sconfitta totale per un regime che vorrebbe rivendicare una posizione di forza per assicurarsi il controllo dei territori occupati nel 2022, quando non riesce nemmeno a garantire la sicurezza di quelli annessi nel 2014. Inoltre secondo gruppi partigiani sul posto, sembra che tra i pochi mezzi in entrata ci sarebbero cisterne e carichi di munizioni, il cui transito è di norma vietato sul ponte, proprio per non mettere in pericolo l’infrastruttura. Le autorità avrebbero però accettato il rischio confidando che le auto di civili in fila dissuadano le forze armate ucraine da eventuali attacchi, usando quindi le persone in fuga come involontari scudi umani per coprire il rifornimento, nel disperato tentativo di sopperire alla totale mancanza di carburante e ai blackout. I leader della Repubblica Autonoma di Crimea e della Città di Sebastopoli hanno però nel frattempo dichiarato lo stato di emergenza, confermando di non poter più gesti #Crimea #KerchBridge #Russia

La Crimea è Ucraina, non può sopravvivere senza l’Ucraina e la guerra iniziata nel 2022 sta paradossalmente dimostrando quanto l'annessione del 2014 sia stata incauta e di fatto insostenibile. Lo scrivo, con buona pace di Travaglio, ma soprattutto di Lucio Caracciolo, che sulla rivista Limes, continua a proporre cartine in cui si ritrova la regione illegalmente occupata puntualmente dello stesso colore della Russia, quasi a legittimare per via editoriale ciò che il diritto internazionale vieta. In questi giorni, infatti, si parla molto - l’ho fatto io stesso - del blocco logistico che sta paralizzando i rifornimenti della penisola, legato all’abbandono del traffico ferroviario attraverso il ponte di Kerch, oltre ai colpi inferti all’Ucraina sia ai traghetti che operano nello stretto, sia ai collegamenti via terra lungo la M-14, la strada che attraversa tutte le aree occupate del sud-est dell’Ucraina. Si susseguono notizie sui razionamenti della benzina e sui social appaiono immagini di code interminabili ai distributori per accaparrarsi quel poco di carburante che non viene requisito dalle forze di occupazione per le esigenze militari. Ma ci sono almeno altre due emergenze che ora rischiano di esplodere e che ben rappresentano come la visione imperiale di Vladimir Putin sia del tutto scollegata dalle reali capacità militari e logistiche di una media potenza come la Russia. La prima è quella energetica. La Crimea viene rifornita attraverso cavi sottomarini che operano già al massimo della capacità, anche a causa delle necessità dell’esercito e dei sistemi di difesa. L’infrastruttura è quindi estremamente fragile, dal momento che le sottostazioni elettriche sia sul lato della Crimea che su quello di Krasnodar sono esposte al fuoco ucraino e il loro danneggiamento causerebbe il collasso dell’intera rete. Per compensare il deficit, la Russia ha costruito due grandi centrali termoelettriche a ciclo combinato, Tavridska (vicino a Simferopol) e Balaklava (vicino a Sebastopoli). Questi impianti sono alimentati a gas, ma l'intero sistema di generazione di supporto (inclusi i massicci generatori diesel d'emergenza installati per proteggere i siti militari, i radar e gli ospedali) dipende appunto dalla logistica dei combustibili liquidi, che, come si è detto, è praticamente interrotta. I flussi turistici estivi rischiano di mettere a dura prova la tenuta del sistema. La seconda e assai più grave emergenza è quella idrica. La scelta folle delle forze di occupazione russe di far saltare la diga di Kakhovka nel giugno del 2023 per ostacolare la controffensiva ucraina ha di fatto azzerato la portata del Canale Nord-Crimeano (Severo-Krymskiy Kanal), che storicamente forniva l’85% dell’acqua utilizzata dalla penisola. I bacini idrici che alimentano il sud-est e il centro della Crimea (in particolare il bacino di Belogorsk e quello di Taigan) mostrano ampie aree completamente deidratate. Il fiume Biyuk-Karasu, che dovrebbe alimentarli, è quasi in secca. Le riserve accumulate ad inizio anno, nonostante le rassicurazioni delle autorità, difficilmente sopravviveranno alla stagione estiva. A questo si aggiungono le recenti criminali perforazioni disposte dall’amministrazione, le quali hanno causato la contaminazione delle falde con acqua salata. Dai rubinetti in molte zone della penisola esce quindi acqua salmastra, inutilizzabile sia per scopi potabili, sia per l’irrigazione, elemento questo, che sta azzerando tutte le coltivazioni intensive. Il Cremlino sta stanziando miliardi di rubli in sussidi d'emergenza per salvare almeno la viticoltura e la frutticoltura, ma gli idrologi locali concordano sul fatto che, senza una soluzione strutturale, la Crimea si avvia verso un processo di progressiva desertificazione interna. Il paradosso vero è che le azioni criminali del Cremlino stanno ricreando artificialmente esattamente le condizioni che costrinsero l’allora leader dell’URSS Nikita Chruščëv a “donare” la Crimea all’Ucraina nel 1954. Una scelta ritenuta scellerata da Putin. Secondo la retorica del capo del Cremlino - avvalorata anche da diversi accademici nostrani, che sostengono che la penisola sia "sempre stata russa” - quella cessione fu infatti un’elargizione azzardata ed ingiusta, ma la realtà dei fatti è che fu allora una scelta non solo oculata, ma anche necessaria. Dopo la deportazione nel ‘44 di 200.000 tatari, la popolazione turcofona indigena della penisola, accusati falsamente di collaborazione col nazismo (un evergreen della propaganda di Mosca), Stalin vi spostò decine di migliaia di russi, i quali tuttavia, a differenza dei nativi, non riuscirono a coltivare le aride terre interne con la poca acqua disponibile, facendo così crollare la produzione agricola e l’economia della regione. Fu allora progettato proprio il Canale Nord-Crimeano, che avrebbe dovuto portare acqua dal Dnipro grazie alla diga di Kakhovka, ma il fatto che la mastodontica opera dovesse essere gestita da due diverse amministrazioni (russa e ucraina) rendeva l’impresa un incubo burocratico. Chruščëv decise dunque di rendere la Crimea ucraina proprio per ragioni “idriche”, sebbene avesse presentato la cessione come un "nobile atto del popolo russo" per commemorare il 300° anniversario del Trattato di Perejaslav (1654), interpretato dalla propaganda sovietica come la "riunificazione eterna" tra Ucraina e Russia, ottenendo peraltro anche l’appoggio della potente élite politica di Kyiv. Non ci vuole molto per capire che nella Crimea ucraina, che fino al 2014 i russi frequentavano senza restrizioni come splendido paradiso turistico, oggi quegli stessi russi si ritrovano su spiagge piene di denti di drago, con chilometri di filo spinato sulla battigia e trincee per la fanteria, per poi immergersi in un mare minato, spesso a due passi da postazioni missilistiche che rappresentano obiettivi militari, mentre mancano benzina, acqua ed energia e la situazione agricola del 2026 somiglia a quella dei primi anni ‘50. Piaccia o no ai propagandisti nostrani, il fallimento della presa di Kherson nel 2022 rende impensabile uno scenario in cui la Crimea possa sopravvivere senza l’Ucraina. La Russia d’altra parte fa, anche lì, le uniche cose che sa fare: uccidere, deportare, militarizzare, desertificare, distruggere. #CrimeaIsUkraine #SlavaUkraini #CrimeaIsUkraine #Ukraine #Russia

Denník N May 14

Ukrajinský expert Sulejman Mamutov upozorňuje na systematické prenasledovanie Krymských Tatárov zo strany Ruskej federácie po okupácii Krymu v roku 2014, pričom hovorí o obmedzeniach v oblasti kultúrnych práv, slobode svedomia a náboženstva, a uvádza, že Krymskí Tatári, ač tvoria len 12-13% populácie regiónu, sú nadmerne zastúpení medzi uväznenými a prenasledovanými osobami. #Ukrajina #KrymskíTatári #ľudsképráva

Ukrajinský expert Mamutov: Rusko si dlhodobo budovalo obraz, že kolonializmus sa ho netýka
Matyas Zrno May 4

Mezi 15-18. stoletím odvlekli Tataři z obrovské oblasti mezi dnešní polsko-ukrajinskou hranicí a Moskvou pět milionů lidí do otroctví. Krymský chanát na tom založil svou ekonomiku - na prodeji slovanských otroků na trhy v Istanbulu, Damašku, Káhiře. Díky tomu se rozsáhlá #historie #otroctví #Tataré